Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

La Cabala. Il mondo mistico dell’ebraismo, di Daniela Leoni

Elena Lattes 

Nell’Ebraismo sono molti i testi di supporto alla comprensione della Bibbia. Uno di questi, il cui nome proviene dal verbo “ricevere” e che è diventato di uso comune per indicare la pratica di indovinare il futuro attraverso l’interpretazione dei numeri (ma con l’accento spostato sulla prima vocale), è la Cabalà. Cabalà è dunque una “ricevuta” (anche nella lingua moderna) e si riferisce alle Tavole della Legge che, secondo le tradizioni bibliche, il Signore dette a Mosè sul Monte Sinai. Attorno ad essa si è sviluppata nei secoli una letteratura immensa: verso la fine del Medio Evo e nel Rinascimento alcuni cristiani, infatti, fondarono un movimento che, applicando procedure di studio cabalistiche anche al greco e al latino,  trasformò “una tradizione religiosa esclusivamente ebraica in un fenomeno intellettuale universale.”  Tra questi Pico della Mirandola fu sicuramente uno dei più famosi esponenti.

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29 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Il ghetto interiore

Emanuele Calò

Lo scrittore e regista argentino Santiago Amigorena, ha vinto il Premio Goncourt all’estero, assegnato da giurie di studenti (per l’Italia ed il Belgio) per Il ghetto interiore (Neri Pozza editore, 2020, tradotto da Margherita Botto). La trama riguarda il nonno, Vicente Rosenberg, emigrato in Argentina, lasciando la madre ed il resto della famiglia in Polonia negli anni del nazismo, ed il suo rimorso di fronte alla crescente certezza del loro destino infausto, il quale sviluppa in parallelo un crescente degrado e un altrettanto crescente mutismo. Il volume fa parte di un progetto letterario di lunga gittata, tendente a proporsi verso Marcel Proust come Joyce si propose ad Omero, con una pretesa forse eccessiva. Il romanzo, ameno e scritto con grande professionalità, mi riporta, con grande efficacia, nella Buenos Aires degli anni quaranta, che potrebbe non essere stata molto diversa da quella degli anni sessanta che, anche per ragioni anagrafiche, ben conosco.

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28 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Il numero di ebrei in Europa tocca il minimo storico degli ultimi 800 anni

Queste tendenze includono anche un aumento del tasso di matrimoni misti e un calo del tasso di riproduzione delle coppie ebree.

Oggi nell’Europa continentale, il Regno Unito e la Turchia vivono 1,3 milioni di persone che si identificano come ebrei. Rappresentano il 60% in meno rispetto alle cifre del 1970, quando 3,2 milioni di ebrei vivevano nello stesso territorio. Secondo la ricerca, se alla fine del XIX secolo l’Europa continentale ospitava l’88% dell’intera popolazione ebraica mondiale, oggi questa cifra è scesa drasticamente al 9%, il tasso più basso degli ultimi 800 anni.

“La proporzione di ebrei residenti in Europa è più o meno la stessa che al tempo del primo resoconto della popolazione ebraica mondiale di Benjamin de Tudela, un viaggiatore ebreo medievale, nel 1170”, affermano gli autori.

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27 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Il genio di Sacha Baron Cohen torna a stenderci tutti

A 14 anni dal mockumentary di culto, l’attore riprende (a sorpresa) il più debordante dei suoi personaggi. Che aveva già previsto tutto: anche l’America di Trump

K. Austin Collins 

Dunque, il film parla di… Ma è importante di che parla? È Borat! E il titolo completo di questo sequel, Borat – Seguito di film cinema. Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan (disponibile su Amazon Prime Video), dice già tutto da solo. Sono passati quattordici anni da quando Borat Sagdiyev (Sacha Baron Cohen) è sbarcato negli States e ha sputtanato i valori americani, facendo a pezzi cimeli dei Confederati da 400 dollari, portando una busta piena di cacca in un ristorante stellato e gridando, in un negozio di armi da fuoco, «Eddai, fammi contento, ebreo!», alla maniera del suo eroe, l’ispettore Callaghan di Clint Eastwood.

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26 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Diluvio e Torre di Babele: le radici di Capitalismo e Comunismo

Scialom Bahbout

Dieci generazioni passano tra Adamo a Noè e dieci generazioni da Noè ad Abramo (Pirkè avoth  cap. 5, 2): le prime tre parashoth della Torà ci raccontano tre inizi della storia dell’umanità. Possiamo porci una domanda generale: quale sia il motivo per cui la storia dell’umanità sia dovuta passare attraverso tre inizi e quale sia la relazione tra i due eventi che fanno da spartiacque nella narrazione tra i diversi inizi: il diluvio universale e la costruzione della Torre di Babele, narrati entrambi nella parashà di Noach.

Rav Mordechai Miller * si chiede quale sia la relazione tra i due eventi narrati in questa parashà.

La lezione del Diluvio

La distruzione dell’umanità viene decretata quando, come dice il testo, la terra si  era riempita di Hamas (violenza) e Rashi spiega che il testo si riferisce alla consuetudine di rapinare e derubare  il prossimo, ignorando e violentando  i diritti del singolo.  Ognuno cercava di accumulare quanto più beni possibile sottraendoli agli altri: possiamo individuare già in questo comportamento le radici  del capitalismo antelitteram.

Lo scopo del Diluvio sembra rispondere alla necessità di creare una nuova umanità e in effetti sembra che l’uomo abbia imparato la lezione perché decide di rovesciare il proprio comportamento. Il midrash (Bereshit Rabbà 38, 6) spiega l’espressione Devarim Ahadim: “ciò che è nella mani di uno è nelle mani dell’altro” e il commento Mattenot Kehukà: “tutto veniva posto in proprietà comune: un’unica tasca per tutti”: tutti i beni venivano messi in una cassa comune per raggiungere un unico scopo, cioè la costruzione di una Torre che arrivasse fino al Cielo. Quindi la lezione cui era stata sottoposta la generazione del diluvio sembra sia servita. L’uomo è passato da una concezione per così dire  capitalista a una socialista o meglio comunista ante litteram. In teoria un regime perfetto: eliminata la proprietà privata, l’uso della rapina sarebbe stata superato: ma non era questo il loro obiettivo!

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23 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Quindici paesaggi russi di Isaak Levitan che dovete ammirare

Aleksandra Guzeva

Isaak Levitan (1860-1900) nacque in una famiglia ebrea povera nel villaggio di Kibarty nell’ovest dell’Impero russo (oggi Kybartai, in Lituania). Sebbene i Levitan avessero pochi soldi, si sforzarono di dare ai loro figli la migliore istruzione possibile e si trasferirono a Mosca in modo che Isaak e il suo fratello maggiore, Avel, potessero studiare alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca. Isaak mostrò grande talento e per i suoi risultati eccellenti venne persino esonerato dalle tasse scolastiche. I genitori morirono presto e il ragazzo rimase in povertà: soffrì la fame, e fu costretto a pernottare all’interno della scuola.

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21 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Religione, scienza e religione della scienza

Le comunità haredi di New York sembrano essere gli ultimi americani in grado di mantenere un sano equilibrio tra scienza e fede

Liel Leibovitz

La scorsa settimana, ho letto circa 407 articoli, alcuni sulla stampa ebraica e altri su pubblicazioni nazionali, che esprimevano orrore assoluto per le immagini di ebrei haredi che protestavano contro le nuove restrizioni collegate al COVID. Le storie sono tutte simili: ecco di nuovo gli uomini barbuti vestiti di nero, che feticizzano il loro modo di vivere arretrato e non riescono, nella loro medievale cattiva comprensione dei principi scientifici, a comprendere le minacce rappresentate dal virus. In tal modo, sono uno shonda[1] e non sono per niente come noi, sofisticati ebrei moderni, esperti, intelligenti e responsabili. Vergogna su di loro.

In questo spirito, permettetemi di offrire una replica: nel senso più completo, vero e letterale di queste parole, gli haredim si sono dimostrati questa settimana i veri Ebrei Americani, mostrando dedizione non solo ai fondamenti della fede ma anche ai valori concreti americani come la libertà o l’equità o, per quel che conta, la scienza.

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21 Ott 2020 Comunità Ebraiche