Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

Meno dialogo, meno Shoah e più riavvicinamento degli ebrei lontani

Intervento di Scialom Bahbout al Consiglio dell’Unione delle comunità ebraiche italiane

Domenica 16 novembre 2008

Pur non ricoprendo alcun incarico comunitario, penso che la mia esperienza di vari anni al DAC e in molte attività comunitarie – che avevano lo scopo di avvicinare gli ebrei lontani – mi consenta di fare una riflessione e di seguito una proposta che qui presento in sintesi. Il tempo a disposizione è limitato e quindi si tratta solo di appunti che potranno essere approfonditi nelle sedi più opportune.

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Ma la Chiesa ha aiutato anche i nazisti a mettersi in salvo

Famoso il caso di quell’ebreo romano che alla liberazione di Roma, uscendo dal Vaticano (dove era stato nascosto) vide entrare un membro della famigerata Banda Koch armato di tutto punto.

Lo storico Steinacher racconta la fuga dei criminali nazisti e il ruolo centrale di Bressanone

Alto Adige — 10 settembre 2008

È la città vescovile, paese d’arte, meta turistica, è anche sede delle vacanze di Papa Benedetto XVI; ma da quando è uscito il libro di Gerald Steinacher, Bressanone è anche uno dei nodi cruciali della fuga dei criminali nazisti dal Reich verso il Sudamerica e tutte quellealtre mete dove – chi più chi meno – hanno trovato la salvezza. E’ anche per questo motivo che l’autore di «Nazi auf der Flucht» ha volutoorganizzare la prima presentazione del suo volume proprio nel capoluogo della Valle Isarco. Invitato dall’associazione Heimat, lunedì sera Steinacher si è trovato dinanzi ad un pubblico davvero folto, nella sala congressi dell’accademia Cusanus (centro studi della diocesi locale)per parlare della sua ultima fatica, un volume di oltre 350 pagine in cui descrive per la prima volta nella storia, come molti nazisti sianoriusciti ad acquisire – ed acquistare – una nuova identità grazie alla complicità della Chiesa locale, che a suon di raccomandazioni scritte,era riuscita a fare in modo che la Croce Rossa internazionale fornisse loro dei passaporti falsi, ma validi per il loro espatrio. «Il mio non èun libro che si vuole fermare a Bressanone o solo all’Alto Adige, ma è un’opera di respiro molto più ampio», spiega l’autore.

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L’ossessione dell’Olocausto

L’ultima polemica di Avram Burg

Il clima di mobilitazione permanente contro l’ eterna minaccia antisemita genera una mentalità militarista e giustifica aspre misure repressive

Secondo l’ autore israeliano di un libro apparso ora in traduzione italiana, esiste ormai una «impresa della Shoah» che «imperversa» nella vita pubblica, ritorna insistentemente nel dibattito nazionale, condiziona la vita degli ebrei in Israele e nel mondo.

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Viaggio ad Auschwitz andata e ritorno

Di ritorno a Milano da un viaggio magistralmente organizzato da Anat Levy e Zhala Cohen Pour a Cracovia – Birkenau-Auschwitz, con il preziosissimo aiuto di Marcello Pezzetti e Rav Simmantov mi preme scrivere ora a caldo alcune mie impressioni su un viaggio molto interessante ed emozionante.

Samy Blanga

Durante la visita al “quartiere ebraico ” di Cracovia e successivamente al “ghetto” , dalle parole di Marcello Pezzetti ho avuto un assaggio della vita degli ebrei durante la guerra e a tratti come era stata vissuta . Tali nozioni erano facilitate dal fatto che le case erano rimaste intatte ad oggi come erano allora. Addirittura alcune case fatiscenti dentro il ghetto sono rimaste esattamente le stesse e sono ora addirittura abitate da cittadini polacchi nelle medesime condizioni, medesimo colore, medesime finestre etc,,, Era una situazione irreale, guardare queste stesse abitazioni , immaginare la vita degli ebrei dentro durante la guerra e nel medesimo istante vedere sbucare dalla veranda o dalla finestra un giovane polacco del 2008 in maniche di camicia con la sigaretta in mano a guardarci divertito.

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Prima i contenuti e poi la forma

Dal numero di gennaio di Shalom: Che futuro per l’informazione ebraica in Italia?

David Piazza

È curioso osservare come l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, quando decide di muoversi dal suo immobilismo, spesso riesca ad andare in controtendenza.

Sono mesi che si agita lo spettro di un giornale ebraico nazionale che a molti piace chiamare, chissà perché, “unico”. Uno dei sostenitori più convinti di questo progetto, il mio amico Guido Vitale, giornalista e consulente per la comunicazione all’Ucei, mi ha elencato i possibili vantaggi: l’ottimizzazione delle risorse economiche che le diverse Comunità certo non lesinano, l’autorevolezza di una voce ebraica unitaria, la possibilità di dedicarsi a temi di respiro nazionale che spesso le testate locali rischiano di non avere. Fin qui Vitale.

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E se fossero gli ebrei a chiedere i danni ai Savoia?

La dichiarazione del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia

Ritengo che l’iniziativa intrapresa dai Savoia e finalizzata a ottenere dalo Stato italiano un risarcimento per presunti danni morali e violazione dei diritti dell’uomo sia oltre che insostenibile sul piano giuridico anche inopportuna e offensiva della memoria storica dell’Italia. Nell’esprimere questa convinzione parlo come cittadino italiano. E sempre come cittadino italiano rilevo che la storia degli ebrei italiani è parte integrante della storia dell’Italia in generale. Continua a leggere »

Il passato antisemita di Enzo Biagi

“La memoria selettiva di Enzo Biagi”

Gaspare De Caro e Roberto De Caro

Nell’intervista concessa a Luciano Nigro in occasione dei festeggiamenti per il suo ottantasettesimo compleanno nella natia Pianaccio di Lizzano in Belvedere e pubblicata il 9 agosto scorso sull’edizione bolognese di Repubblica, Enzo Biagi racconta che «Giorgio Pini, cognato di un mio zio che si chiamava come me, incontrò Mussolini alla vigilia del gran consiglio che lo destituì», cioè poco prima del 24 luglio 1943. Nigro chiosa: «Lei in quei giorni scelse i partigiani». Biagi non fa una piega: «E mi trovai con gente di ogni classe…». Non è certo la prima volta che l’illustre giornalista glissa sui particolari, e crediamo sia giusto informare i lettori che non fu affatto «in quei giorni» che «scelse i partigiani», poiché qui le date contano e l’omissione non è innocente.

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