Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

Cinema: The round up – La deportazione degli ebrei di Parigi


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L’ala destra dell’Ajax, ucciso ad Aushwitz

Aimbolo del rapporto tra la squadra di Amsterdam e le sue radici ebraiche

Tra i tavolini del Cafè Brandon di Amsterdam, fino a non troppo tempo fa, si poteva ancora incontrare qualche vecchietto che aveva visto giocare Eddie Hamel. Un’ala destra offensiva, di quelle che ti puntano palla al piede, come se la vita fosse una finta tra la geometria della linea laterale e l’anarchia dell’invenzione per forzare l’area di rigore.

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Dellai racconta la storia di un musicista ebreo salvato dai partigiani

Il film s’intitola “Oscar” come il personaggio reale

Matteo Marcolin

Alle 10.30, ieri mattina, il set era già allestito. Luci posizionate, cineprese montate, i vestiti degli attori stirati sugli appendiabiti e pronti per essere indossati. A villa Tretti Brazzale a Campodoro è stato battuto il primo ciak del nuovo film di Dennis Dellai. Ad un anno e mezzo dall’uscita di Terre rosse, la troupe del regista thienese che è anche redattore del nostro Giornale è tornata al lavoro per raccontare un’altra toccante vicenda umana accaduta nel Vicentino durante la seconda guerra mondiale.

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Il chimico che salvò Primo Levi

Domenico Scarpa

A Torino, nell’aula magna dell’Istituto di chimica, i banchi dell’anfiteatro e la grande cattedra sono gli stessi di quando Primo Levi prese a frequentarla nell’autunno 1937: lo stesso legno, levigato dall’uso e scurito dal tempo. Anche nella «venerabile biblioteca …, a quel tempo impenetrabile agli infedeli come la Mecca, difficilmente penetrabile anche ai fedeli qual ero io», scaffali e armadi a vetri sono quelli di allora. Quell’anno, nel catalogo a schede, la matricola Levi avrebbe potuto scegliere tra ben sette edizioni di un medesimo libro di testo, noto per antonomasia come «il Gattermann»: Ludwig Gattermann, Die Praxis der organischen Chemikers. Proprio su quel manuale di chimica organica pratica Levi avrebbe cominciato a imparare il tedesco, lingua di lavoro della sua disciplina nonché – di lì a qualche anno appena – lingua del lavoro coatto in Auschwitz, Arbeit macht frei. Continua a leggere »

Radici lontane per la Shoah

L’antisemitismo è nato soltanto nel 1879, però si discute dei suoi legami con l’antico «disprezzo antigiudaico» che faceva parte della teologia cattolica fin dalla patristica L’analisi della storica Anna Foa

Anna Foa

Le parole che usiamo per definire l’ostilità antiebraica sono nate tardi, assai più tardi del fenomeno che intendono descrivere. È solo in tempi assai recenti che appaiono sia il termine «antigiudaismo », con cui designiamo oggi un’opposizione nei confronti degli ebrei caratterizzata in senso religioso e diretta in particolar modo contro l’ebraismo post-biblico, sia quello di «antisemitismo», con cui designiamo un’ostilità antiebraica a carattere prevalentemente razziale. «Antisemitismo», infatti, è un termine che si afferma nel lin guaggio comune soltanto nel 1879, dopo essere stato usato dal giorna lista tedesco W. Marr nel corso di una violenta campagna giornalisti ca contro gli ebrei. Continua a leggere »

Vishniac: Le contestate immagini dell’orrore

È lecita la manipolazione delle immagini per una “buona causa”? Se no, come possiamo giudicare lo straordinario lavoro di Roman Vishniac che documentò gli orrori del Ghetto di Varsavia? E se la manipolazione la operano i palestinesi a Gaza oppure le truppe americane in Afganistan? Bel problema.

Michele Smargiassi

Non passa giorno ormai senza che qualcuno scopra con scandalizzata sorpresa una cosa che sorprende ormai solo gli ingenui, ovvero che la fotografia ha un rapporto problematico con la realtà. Ora la croce tocca a un fotografo su cui è difficile nutrire sentimenti ostili: Roman Vishniac, mite biologo ebreo russo a cui la storia riservò il dovere di lasciarci una straziante, empatica documentazione della vita negli shtetl israeliti della Polonia alla vigilia dell’orrendo macello nazista, un lascito potentemente emotivo che ha strutturato il nostro immaginario della persecuzione, e ha fornito le basi iconografiche per innumerevoli film, non ultimo lo Schindler’s List di Spielberg. Continua a leggere »

Storie di ebrei fascisti

CONTROMEMORIA

Nico Pirozzi

È la storia, realmente accaduta, di una famiglia di ebrei fascisti, che come altri seimila ebrei italiani, dichiarati tali dalle leggi razziali del novembre 1938, finirono i loro giorni in un campo di sterminio della Polonia orientale, o vittime di qualche rappresaglia nazista. Una storia della Shoah, la terza per la precisione, quella che racconta Nico Pirozzi, autore di “Traditi” (Edizioni Cento Autori, pag. 160, Euro 15). Una storia che, anche questa volta, ha per sfondo Napoli.

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