Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

Memorie di un ebreo laico

Mario Pirani. Ritratto dell’Italia attraverso una vita

Eugenio Scalfari

Mario PiraniQualche tempo fa ho recensito un libro di Alfredo Reichlin intitolato Il midollo del leone superando dentro di me la difficoltà di parlar bene dell’opera d’un caro e vecchio amico. Quel libro, che univa insieme storia politica e vicende personali, era molto piaciuto e l’amicizia non credo abbia fatto ombra all’oggettività del giudizio. Mi accingo ora ad affrontare un compito un poco più arduo: l’autore del libro del quale oggi voglio scrivere, e che si intitola Poteva andare peggio (Mondadori, pagg. 440, euro 20), non è soltanto un amico ma anche un collega che fu tra i fondatori di Repubblica, ci lasciò dopo tre anni, ritornò dopo altri sei e da allora è sempre rimasto con noi. «Ritorno a casa», si intitola l’ultimo capitolo del volume di Mario Pirani; questo giornale è stato dunque la sua casa e a me fa grande piacere sentirglielo dire anche se accentua la difficoltà di recensirlo col dovuto e oggettivo distacco.

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Praga, uno scrittore e il Golem

L’autore franco-polacco racconta il suo itinerario attraverso la città di Kafka e del mitico gigante d’argilla creato dal rabbino Loew. E della statua che né i nazisti né i sovietici osarono toccare

Marek Halter

A Praga, davanti al municipio cittadino, troneggia l’imponente statua del gran rabbino Loew Jehouda ben Bezalel (1512-1609), detto il “MaHaRaL”, il cabalista. La statua ha più di un secolo e nessuno – né i nazisti, né i sovietici dopo di loro, e neppure i graffitari odierni – si è mai azzardato a danneggiarla. È là, sempre identica, protetta dalla sua stessa leggenda. Durante il processo dell'”Ebreo Slánský” nel 1952 – intentato dal potere stalinista contro le spie e i “cosmopoliti”, ovvero gli ex dirigenti comunisti di origine ebraica – il governo sistemò delle guardie tutto intorno al monumento, per proteggerlo da eventuali aggressioni antisemite. Jiri Danicek, presidente delle comunità ebraiche della Repubblica Ceca, osserva con umorismo che “gli stessi uccelli evitano di poggiarsi sulla testa del MaHaRaL”.

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Pacifici, l’amico ebreo di Alemanno

Katia Ippaso

Per parlare con Riccardo Pacifici, si entra in Sinagoga, da una porta più piccola. Siamo nel cuore della Roma ebraica, luogo che i romani non ebrei guardano a volte con timore, come fosse un monolite sganciato dal passato. Ad un uomo che appare dalla penombra esibisco il passaporto, con tanto di timbro israeliano che lui registra con in sorriso enigmatico: “Sì, sono stata in Israele, più volte”. Tutti parlano a voce bassa, qui. Anche le scale sono piccole e strette. Come in un libro di Kafka, penso.

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Margherita Hack, fedele al fascismo, ora pro-palestinese

Le reazioni all’articolo sulla kashrut a Roma


Sharon Nizza

Leggo con stupore la newsletter di oggi dell’Unione, che riporta una ridente foto della redazione di Pagine Ebraiche con l’astrofisica Margherita Hack. Non ho ancora avuto modo di leggere l’intervista contenuta nel numero di agosto di Pagine Ebraiche, alla quale si fa riferimento nella breve nota. Ho potuto invece leggere ieri sul Corriere – e senza rimanerne così sorpresa considerato il comportamento di molti altri intellettuali italiani, antifascisti del poi, che al momento clou prestarono giuramento al fascismo – l’articolo in cui la Hack “rivela” che all’età non così fertile di 21 anni, giurò lealtà alla patria e al fascismo per ricevere una medaglia d’oro in atletica.

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Art Spiegelman – La storia in un romanzo

Art Spiegelman, l’autore di Maus, verrà insignito del Premio FriulAdria 2010 nell’ambito di Pordenonelegge

Raccontare a fumetti un evento drammatico di portata storica come la Shoah, che a prima vista sembra l’esatta antitesi di un tema declinabile in “comic strips”: è l’impresa compiuta da Art Spiegelman, che, consegnando alle stampe il suo “Maus” – storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti – ha firmato uno dei più clamorosi casi letterari della scena mondiale, accreditandosi come il più autorevole padre della ‘graphic novel’, e al tempo stesso consacrandone ufficialmente il linguaggio e l’innovativa capacità di raccontare.

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L’ultima provocazione o inno estremo alla vita?

Dancing Auschwitz. L’artista australiana Jane Korman in una video-installazione con la famiglia e il padre, un sopravvissuto, nei luoghi che hanno visto lo sterminio del popolo ebraico, accompagnati dalla musica di Gloria Gaynor.

Fonte

Quando il cinema di Hollywood faceva affari con il Terzo Reich

Un saggio storico revisionista americano: «Inizialmente Hitler non fu contrastato»

Lorenzo Soria

E’ una delle storie che Hollywood ama raccontare a se stessa e che viene tramandata di generazione in generazione: come la fabbrica dei sogni ebbe il suo momento di eroismo reale durante la II Guerra Mondiale, trasformandosi in un efficace braccio di propaganda e mandando al fronte divi come James Stewart, Robert Taylor e Clark Gable. C’è pure Carole Lombard, morta in un incidente aereo mentre era in un tour per vendere obbligazioni di guerra. Ma come le storie generate nelle sue sale di posa anche questa ha un difetto ed è che non corrisponde alla realtà, che è perlomeno un po’ più complessa: negli anni tra l’arrivo del nazismo in Germania e l’ingresso in guerra dell’America, Hollywood mantenne un atteggiamento alquanto timido e schizofrenico. Come il resto del Paese.

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