Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

“America, nuova terra promessa”: primo libro sulla storia degli ebrei italiani fuggiti in Usa durante il fascismo

Alessandra Farkas

NEW YORK – E’ il primo libro interamente dedicato alla storia degli ebrei italiani fuggiti in Usa dal 1938 al 1940 a causa delle leggi razziali del regime fascista. L’autrice Gianna Pontecorboli, giornalista genovese con una lunga carriera come corrispondente dall’estero di periodici e quotidiani italiani, ha impiegato oltre cinque anni per raccogliere la trentina di testimonianze contenute in “America, nuova terra promessa” recentemente pubblicato in Italia daBrioschi Editore (con una prefazione di Furio Colombo). “L’idea di questo libro mi è venuta non appena sbarcai negli Stati Uniti, 35 anni fa”, spiega l’autrice, “e conobbi diversi ebrei emigrati dall’Italia subito prima della Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno subito incuriosita e affascinata perché erano perfettamente integrati sia con l’ambiente americano, ebraico e non, sia con la comunità italiana, ma al tempo stesso continuavano a essere ‘diversi’. Anche se capii subito che la loro storia meritava di essere raccontata, i tempi non erano maturi perché il trauma dell’esilio bruciava ancora troppo sulla pelle di molti”. Continua a leggere »

L’errore degli ebrei: non sapersi difendere neppure dai nazisti

Abituati da sempre a cercare l’appoggio dei sovrani dei vari Paesi “accettarono” i ghetti e i lager. E a volte collaborarono con i carnefici

Fiamma Nirenstein

Quanto è problematica, irritante, provocatoria la storia ebraica, quanto ogni considerazione ci rimanda poi a problemi complessi cui gli storici non trovano mai una risposta soddisfacente. Ad esempio, perché gli ebrei non capirono che si avvicinava la mostruosa mannaia della Shoah? Perché si adeguarono (anche se non bisogna dimenticare che negli stessi anni nell’Yishuv ebraico di Palestina i guerrieri sionisti si battevano contro gli arabi per la loro Terra) a una realtà impossibile, a volte sistemandosi nei ghetti mortiferi, talora addirittura collaborando con i carnefici nelle deportazioni?

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Lettera aperta a Margherita Hack

In 3400 chiedono spiegazioni alla scienziata che ha aderito a un manifesto antisionista (29.11.2007)

http://www.kolot.it/2010/07/22/margherita-hack-fedele-al-fascismo-ora-pro-palestinese/

Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.

L’ebreo italiano bandito da Ramallah

Succede con i nostri “partner per la pace”. Succedeva solo con i nazisti.

Giulio Meotti

Nella recente visita a Ramallah, “capitale” dell’Autorità Nazionale Palestinese, della delegazione ufficiale della Città di Torino, guidata dal sindaco Piero Fassino, non ha potuto far parte il vice Presidente della Comunità Ebraica di Torino, Emanuel Segre Amar, perché EBREO. Sì, perché EBREO. Perché le istituzioni italiane e i loro rappresentanti accettano il “judenrein”, come i nazisti chiamavano le entità ripulite dagli ebrei? Continua a leggere »

Lo stereotipo dell’ebreo usuraio

Una conferenza alla Cattolica di Marina Caffiero

Dino Messina

Il dialogo iniziale tra Shylock e Antonio nel «Mercante di Venezia» di William Shakespeare non fa che riprendere e rendere «culturale» uno dei dibattiti cari alla teologia cristiana, in particolare alla predicazione francescana, del tardo Medioevo e dell’età moderna. Ci riferiamo alla differenza tra uso corretto del denaro e usura, tra mercanti e banchieri cristiani e prestatori ebrei. I primi utili alla società, i secondi pericolosi e inaffidabili, in base al principio che «l’infedele» non può essere «degno di fede».

Il libro su Primo Levi stroncato senza averlo letto

Ancora su Partigia di Sergio Luzzatto. Il “segreto brutto” di Primo Levi e le pieghe della storia italiana

Paolo L. Bernardini

Ci vollero quasi quarant’anni perché quel che era una guerra civile vera e propria venisse chiamata con il proprio nome. Lo fece uno storico di sinistra, Claudio Pavone, classe 1920, ex partigiano, in un volume del 1991, “Una guerra civile”. Prima, non era bello dirlo, ma che fosse una guerra civile non ci voleva molto per comprenderlo. Dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 l’Italia – quel che rimaneva, doverosamente e confusamente bipartita o tripartita – visse una guerra civile, le cui funeste appendici continuarono poi a lungo. Si sentiva parlare, bisbigliare quasi, di atrocità commesse dai partigiani ai danni dei fascisti dopo il 25 aprile, del “triangolo rosso” si parlava sottovoce e senza chiare cognizioni, non era una cosa erotica, ma certo era una cosa sporca, di cui se possibile non fare menzione, nei salotti buoni della buona borghesia “progressista e di sinistra”. Sinistra. Ne sentivamo parlare a scuola, ma sommessamente. I partigiani erano i buoni, anzi il Bene. Come è possibile che si siano macchiati di abomini quali stragi, torture, esecuzioni sommarie, macelli sistematici ed occasionali per diversi mesi (o anni?) dopo il fatidico 25 aprile? Sono nato e vissuto in una strada, via Rimassa, che porta il nome di un giovanissimo antifascista ucciso pochi giorni prima del 25 aprile, a vent’anni o forse meno. Ma poi è arrivato un altro libro, tardino, nel 2003 (!), “Il sangue dei vinti”, di Giampaolo Pansa, anche lui, classe 1935, filo-partigiano da sempre, per giunta. A quei libri ne seguirono altri, forse troppi altri, ma la strada era spianata. Il “triangolo rosso” esisteva eccome ma quanti altri acquitrini colore del sangue, nell’Italia… “libera”.

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Lanzmann riabilita quel rabbino

Il Documentario. «Ultimo degli ingiusti»

Giuseppina Manin

Il destino ha dato loro appuntamento a Cannes. Steven Spielberg, presidente della giuria, autore di Schindler’s List e Claude Lanzmann, autore dell’epica Shoah, ieri al Festival con Le dernier des injustes. Due grandi registi ebrei, due diversi modi di fare i conti con l’Olocausto e il suo complesso groviglio di colpe e responsabilità. Se Spielberg aveva raccontato la vicenda di Oskar Schindler, l’industriale tedesco che assunse un migliaio di ebrei salvandoli dalla deportazione, Lanzmann mette al centro del suo film la figura controversa di Benjamin Murmelstein, rabbino e ultimo presidente del Consiglio degli ebrei di Terezin, il «ghetto modello» dove convogliare gli ebrei più facoltosi in cambio dei loro beni.

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