Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

In vendita la lista degli ebrei “comprati” da Schindler

All’asta la Schindler’s list: in vendita su eBay una copia con gli 801 nomi di ebrei salvati dai lager

Fabio Isman

Sono i nomi di 801 uomini: dattiloscritti su una vecchia macchina per scrivere, numerati e incolonnati su fogli in carta velina. Non nomi qualsiasi: nomi di ebrei salvati dai lager del Terzo Reich, i campi di sterminio; sopravvissuti alla Shoah. E non è una lista qualunque: è uno dei quattro esemplari conosciuti di quella di Oskar Schindler (1908 – 1974), l’imprenditore tedesco famoso per averne salvati non si sa se 1.100 o 1.200, e che ha ispirato Steven Spielberg per il film omonimo, premio Oscar 1993.

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La Roma ebraica del New York Times

L’eco della Roma ebraica arriva Oltreoceano

David Laskin

Il Portico d’Ottavia è uno di quei tocchi di surrealismo urbano che si può incontrare solo a Roma. Da una cavità di circa 20 piedi al di sotto del livello stradale, ci sono le rovine di un enorme portico vecchio di 2,000 anni che impone la sua cadente geometria in marmo nel presente. La cupola della chiesa Barocca, Santa Maria in Campitelli, collega la piazza successiva come una matrona impicciona. Pochi passi dopo le rovine, camerieri poliglotti accalappiano turisti per cena sulle loro terrazze tra piramidi di carciofi. Un poster sul muro di un palazzo preannuncia kosher sushi- prossima apertura! uomini barbuti in kippot si fanno largo tra studenti in gilé.

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Prima si bruciava il Talmud, poi l’eretico

Letture per il 9 di av … Affinché sappiano le vostre generazioni… (Levitico 19, 42)

Jehudà Nello Pavoncello (z”l)

Il 9 settembre 1953 si compivano quattro secoli dal giorno in cui venne dato alle fiamme il Talmud pubblicamente in Piazza Campo di Fiori a Roma, dove alcuni anni dopo verrà arso vivo il marrano Josef Saralvo e dove dopo più di mezzo secolo subirà la stessa sorte il pensatore e filosofo Giordano Bruno (v. «dai Canti d’Israele in Italia» a cura di Sh. Bernstein, Gerusalemme 1939 (in ebraico), pp. 47-53). In Italia quella data passò pressoché inosservata, né i giornali e le Riviste allora esistenti ne fecero parola. Non così avvenne in Erez Israel, dove la nefasta data non passò sotto silenzio. In quell’anno, infatti, lo studioso e bibliografico A. Ja’ari, dava alle stampe un volumetto, in lingua ebraica, dal titolo: «Il rogo del Talmud in Italia nel compiersi 400 anni dall’accaduto», nel quale raccoglieva tutto il materiale storico, liturgico e letterario sull’argomento. Questo volumetto mi è stato di guida e di grande aiuto nella compilazione del presente articolo, che altra pretesa non vuole che portare a conoscenza di un pubblico ignaro della lingua ebraica e che non ha la fortuna di leggere i testi nella sua forma originale, i fatti e l’accaduto.

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Dove gli ebrei sembrano mostri

Giulio Meotti

In Germania ha generato scandalo la vignetta pubblicata dalla Süddeutsche Zeitung, in cui gli ebrei sono raffigurati come dei mostri. Infanticidio, omicidio rituale, deicidio, avarizia, malvagità innata, doppiogiochismo. Sono soltanto alcuni dei topoi antisemiti che ormai dominano la migliore stampa europea e occidentale. I vecchi schemi della demonizzazione antiebraica sono stati applicati a Israele e una degenerazione giornalistica dilaga ovunque, dal Guardian al Times, dal Monde al Mundo, riempiendo le pagine dei maggiori giornali dell’establishment europeo.

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Disinformatia. Come un generale rumeno tenta di difendere Pio XII

La testimonianza di Jan Karski, una delle figure più grandi della Resistenza polacca contro i nazisti, cattolico fervente. E’ contenuta nel volume “La mia testimonianza di fronte al mondo” appena uscito da Adelphi, in cui l’indifferenza di Pio XII nei confronti delle sterminio degli ebrei risulta chiarissima. Quella di Karski è una delle innumerevoli testimonianze alle quali è del tutto inattendile il giudizio di peronaggi quali il generale rumeno Pacepa.

Il nome del generale romeno Ion Mihai Pacepa è legato a una delle più clamorose fughe all’ovest degli anni Settanta. Pacepa divenne il militare di più alto grado di un paese dell’ex blocco sovietico a essere fuggito negli Stati Uniti. Del regime di Nicolae Ceausescu sapeva tutto, dei suoi traffici d’armi in nome e per conto dei russi con Gheddafi fino alla fine degli anni Settanta per esempio, e di molte operazioni sovietiche “coperte” in tutto il mondo, visto che l’interfaccia di Bucarest col vertice del Kgb era proprio lui.

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L’Odissea di Feuchtwanger

Ebreo di Germania, costretto ad attraversare Europa e gli Stati Uniti per fuggire al governo nazista, uno dei più fidati collaboratori di Bertolt Brecht problematizzava i miti epici secondo l’attualità. Odisseo e i maiali raccoglie alcuni dei suoi racconti a sfondo mitologico e insieme uno scritto esclusivo di Claudio Magris

Stefano Nicosia

Più che al libro, verrebbe voglia di fare una recensione all’autore, in questo caso, vista la sua rocambolesca biografia. Quella di Feuchtwanger è infatti la vita di un intellettuale ebreo tedesco nato alla fine dell’Ottocento e morto nel 1958, e già questo basterebbe a evocare esilii di guerra, attraversamenti di confini e oceani, traumi che basterebbero per numerose reincarnazioni. In questo libro della romana nottetempo possiamo leggere tre suoi racconti, che sembrano coniugare alcuni verbi capitali sua biografia: viaggiare, tornare, morire.

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Sui crimini della gente qualunque

Ancora su Hannah Arendt e il processo Eichmann

Donatella Di Cesare

Non senza qualche perplessità Hannah Arendt aveva accettato di seguire, come inviata del periodico The New Yorker, il processo contro l’ex tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann. Nel maggio del 1963 uscì il suo libro Eichmann a Gerusalemme. Il sottotitolo A Report on the Banality of Evil era destinato a suscitare accese polemiche. Perché parlare di «banalità del male»? Non si rischiava così di banalizzare persino la Shoah? E, soprattutto, non si finiva per togliere ogni responsabilità ai criminali nazisti?

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