Shoah | Kolòt-Voci

Categoria: Shoah

Elena Loewenthal, “La lenta nevicata dei giorni”

Oggi, digiuno del 10 di tevèt, è anche il giorno che la tradizione ebraica dedica al ricordo della Shoah

Simone Somekh

Quei muri erano fantasmi. Non di quello che non c’era più, ma di quello che avrebbe potuto essere e non era stato.

LentaNevicataLa scorsa settimana ho visto un video scioccante su YouTube. Nel video c’era una donna, figlia di una superstite della Shoà, che andava in giro per le università della Pennsylvania a intervistare studenti con lo scopo di vedere quanto ne sapevano di Seconda Guerra Mondiale, Nazismo, Soluzione Finale. Risultato: la maggior parte dei ragazzi intervistati non era in grado di dire né cosa sia stato l’Olocausto, né quanti anni fa si sia verificato, né di che Paese fosse leader Adolf Hilter. Infatti solo in 5 stati degli USA l’insegnamento di tali argomenti è obbligatorio nelle scuole pubbliche, mentre in tutti gli altri 45 (tra cui figura la Pennsylvania) non è così.

Terminato il video, sono rimasto a fissare come un ebete lo schermo del mio computer per qualche minuto. Non credevo ai miei occhi. Eppure è così.  Solo 70 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, le persone già cominciano a dimenticare. Tra questi “smemorati”, c’è chi si ostina a non voler ricordare, come i negazionisti, e c’è anche chi non crede che sia importante studiare, confrontarsi con la realtà, imparare da un passato per nulla remoto.

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Le radici ebraiche di Bambi perseguitato

Nella storia del cerbiatto e dei suoi amici sarebbe una metafora rivolta agli ebrei europei tra le due guerre, divisi tra orgoglio dell’ identità e necessità di mimetizzazione nell’ angoscia delle persecuzioni.

Gianluca Nicoletti

BambiPossiamo finalmente spiegarci perché Bambi ci ha angosciato la fanciullezza di terrificanti incubi: la sua storia era, in origine, pensata come monito per una possibile persecuzione degli ebrei in Europa. La teoria di una radice sionista nelle vicende di Bambi e i suoi amici della foresta è spiegata in un articolo apparso su Jewish Review of Books, la rivista trimestrale di cultura ebraica pubblicata a New York.

Sull’ effetto angosciante del cartoon Bambi si potrebbero scrivere volumi. La maggior parte dei fans della prima ora del cerbiattino con gli occhini dolci ne sono stati (me compreso) terrorizzati. Una storia terribile con una madre massacrata dai cacciatori, con un incendio che rischia di trasformare gli animaletti in arrosticini, con mute di cani feroci, con uomini crudeli. Insomma non è storia che si può facilmente dimenticare.

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Ebrei, anzi tedeschi

Due anime in un solo corpo: dai poeti ai rivoluzionari, un’identità tormentata. La storia di un’assimilazione, prima del diluvio

Franco Debenedetti

KristallnachtE’ il 1933: Hannah Arendt, detenuta e rilasciata dalla Gestapo, decide di lasciare la Germania della barbarie. E’ senza documenti, il treno corre verso il confine con la Cecoslovacchia. Va nella direzione opposta a quella che, 190 anni prima, aveva seguito il quattordicenne Moses Mendelssohn andando dalla nativa Dessau verso la Berlino dell’illuminismo. “Oggi sono passati sei buoi, sette maiali e un ebreo” annotava nel suo registro il custode della porta di Rosenthal. La Arendt, la sera prima di partire aveva recitato poeti greci cenando sul Kurfürstendamm con Kurt Blumenfeld. Il giovane Moses, malnutrito, sapeva solo l’ebraico e lo Judendeutsch: tedesco, latino, greco, francese, inglese li avrebbe imparati da solo e in segreto, agli ebrei era proibito.

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Berlino, la nuova Gerusalemme

“La Storia non ci fa più paura”. Migliaia di giovani arrivano da Israele: ci sentiamo a casa, è la nuova Gerusalemme

Tonia Mastrobuoni

juden deutschlandLa prima volta che sono venuto qui, dopo il servizio militare, volevo solo divertirmi. Ma avevo anche la testa piena delle storie orribili dei miei genitori e dei miei nonni e quel numero: sei milioni di morti. Dopo un po’ ho cominciato a sentire tutto quello che c’era stato prima e che senti ovunque, e ho capito che Berlino è come Gerusalemme». Zeev Avrahami sta preparando dell’hummus con le melanzane, ogni tanto esce dalla cucina, si siede al tavolo e racconta un pezzo della sua storia. Mentre armeggia con le pentole, canticchia le canzoni di Ariel Silber. «Qui non lo conosce nessuno, ma noi “nuovi ebrei” lo conosciamo tutti». I «nuovi ebrei», spiega, sono quelli che come lui che hanno deciso di andarsene da Israele per cercare le loro radici qui. «Siamo sempre di più. Tanti, come me, vengono dopo il militare, poi sentono dentro questa cosa forte. La “grande bestia” ha cercato di ucciderci. Ma noi stiamo tornando».

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Quando l’America divenne la terra promessa degli ebrei italiani

Anna Guaita

FShips - Coming to the USAra la promulgazione delle leggi razziali e il sabato nero del ghetto di Roma corrono cinque anni. Per i 40 mila ebrei che vivevano nel nostro Paese, gli anni fra il 1938 e il 1943 segnarono la fine di una parentesi felice e la progressiva discesa agli inferi. Pochi si salvarono. Circa 5 mila riuscirono a scappare e lasciare l’Italia, e 2 mila arrivarono negli Usa. Erano scienziati e musicisti, docenti universitari, intellettuali, e difatti si parla spesso di quella fuga come della prima “fuga di cervelli”. Ma ci furono anche tanti piccoli imprenditori, medici, commercianti, avvocati. E spessissimo coloro che trovarono in America una “nuova terra promessa” dovettero reinventarsi, rinunciando alle loro brillanti carriere, pur di racimolare il necessario per vivere.

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Col suo attacco Moni Ovadia ricompatta gli ebrei

Anche se l’articolo del Corriere recita il contrario, l’attore (vecchia conoscenza di Kolot) riesce a mettere d’accordo tutti e fa pubblicità gratuita al Festival rivelazione dell’anno. Andrebbe pagato (Kolot)

Gian Guido Vecchi

moni-ovadia-640Per capire il clima basterebbe il commento di Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, «non mi pare una grande perdita, non credo che nessuno piangerà dopo queste parole incoscienti e pericolose». Moni Ovadia ha deciso di lasciare la comunità, cui era iscritto «per rispetto dei miei genitori», accusandola d’essere diventata d’ufficio di propaganda» del governo israeliano. Intervistato dal Fatto quotidiano, ieri, ha parlato di «un veto» che «qualcuno» tra gli organizzatori avrebbe posto alla sua presenza nel festival di cultura ebraica Jewish and the city, che si è svolto a Milano dal 28 settembre all’1 ottobre. E questo «per le mie posizioni critiche del governo Netanyahu».

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Svastica e Corano

La conversione all’islam, una seconda vita per gli ufficiali nazisti In nome della nuova guerra contro gli ebrei in medio oriente

Giulio Meotti 

nazi_islam“Il nazista più ricercato al mondo vive a Damasco?”, domanda un articolo della rivista americana Foreign Policy. L’ultimo dispaccio del Centro Wiesenthal, che porta il nome del cacciatore dei nazisti e non dà tregua agli ultimi criminali di guerra ancora in vita, riguarda un signore che oggi avrebbe centouno anni. Il suo nome è Alois Brunner ed è responsabile della morte di oltre 130 mila ebrei fra Salonicco e Parigi. Il caso Erich Priebke, scomparso a Roma all’età di cento anni, insegna di non escludere che un boia possa arrivare ai cento. “Tardi, ma non troppo tardi”, recita il poster diffuso dal Centro Wiesenthal per raccogliere informazioni su Brunner. I cacciatori di nazisti lo collocano in Siria, dove è stato visto l’ultima volta nel 2001, protetto dal regime di Bashar el Assad. “E’ possibile che sia vivo e vogliamo portarlo davanti alla giustizia”, ha detto Egbert Buelles della procura di Colonia.

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