Pensiero ebraico | Kolòt-Voci

Categoria: Pensiero ebraico

Verso Gerusalemme

David Bidussa

Non è facile definire che cosa sia l’ebraismo. Certo se si ritiene che l’ebraismo sia una religione che ha regole precise e che si riconosce in base all’osservanza di quelle regole, definirlo e riconoscerlo è allora alquanto semplice. E’ sufficiente aprire dei testi, mettere insieme e comparare ciò che nei testi è contenuto, scegliere i commenti più autorevoli. Da questa immagine si ricava che l’ebraismo è un costrutto culturale che stabilisce regole comportamentali e che nel tempo consente di conformare comportamenti a principi. Gli ebrei sono coloro che si comportano in un certo modo e che si conformano a un modo di agire. Pensano perché fanno. Ovvero: sono qualcuno (soprattutto sono riconoscibili) perché preliminarmente agiscono secondo regole pratiche e pragmatiche che nel momento stesso in cui vietano e consentono, o permettono, costruiscono la personalità culturale di un individuo o di un insieme di individui. E’ una risposta plausibile, sostenibile, ma non credo che sia l’unica da considerare. Continua a leggere »

Sull’omosessualità

Alberto Somekh

Norman Lamm, Judaism and the Modern Attitude to Homosexuality, in “Encyclopaedia Judaica Yearbook 1974”, pp. 194-205; rist. in F. Rosner-J.D. Bleich, “Jewish Bioethics”, Sanhedrin Press, New York , 1979, pp. 197-218.

Rivoluzione sessuale a fatti, o soltanto a parole? Su questo si interroga il Rettore della Yeshiva University in un saggio di poco posteriore al ’68. “Gli omosessuali domandano di essere accettati nella società, e questa domanda ha assunto forme diverse: non essere condannati come criminali, non essere soggetti a sanzioni sociali, fino all’affermazione ardita per cui essi rappresenterebbero un modo di vita alternativo non meno legittimo dell’eterosessualità”. Citando i dati statistici del saggio di Kinsey, Sexual Behaviour in the Human Male del 1948, rispetto ai quali non riscontra notevoli variazioni al suo tempo, Lamm stima che negli anni ’70 gli omosessuali esclusivi fossero in America circa 10 milioni, pari al 5% della popolazione totale. Continua a leggere »

I frangenti della Storia

Alberto Somekh

Yonah. 2,4: “Tutti i tuoi frangenti e le tue onde sono passati su di me”. Shemot 15, 11: “Chi è come Te fra gli dei, H.”

Chi può avere pronunciato una frase simile nella Shirat Ha-yam, la “Cantica del Mare” cui è dedicato lo Shabbat odierno, detto appunto “Shabbat Shirah”? E’ la domanda del Midrash, che si trova dinanzi all’ingombrante cenno a divinità straniere contenuto in questo verso. Difficilmente sarà partito dalle bocche di Mosheh e dei Figli d’Israel. Ebbene, sarebbe stato nessun altro che il Faraone a pronunciarla per primo, dopo aver visto il suo popolo annegare nel mare: estrema, tragica conseguenza di una politica sbagliata. Quello stesso Faraone che aveva detto: “Chi è H. alla cui voce debba prestare ascolto?” ora fa Teshuvah e dice: “Chi è come Te fra gli dei, H.?” Continua a leggere »

Il nome di Dio

Rav Benchitrit

Alla fine della Parashat Shemot, la Torà ci riporta che Hashem aveva mandato Moshè per chiedere la liberazione dei Benè Israel a Faraone. Non solo questo gli viene rifiutato, ma per lo più Faraone aumenta l’intensità e la crudeltà della schiavitù. Moshè si gira verso Hashem e gli “rimprovera” di aver portato ad aumentare la sofferenza dei Benè Israel. Continua a leggere »

Ebrei della legge, ebrei del sentimento, anche a Trieste (2)

Rigidità o flessibilità? Semplicemente rispetto delle regole

Mi fa molto piacere vedere come il nostro mensile sia diventato uno strumento di discussione e di confronto fra gli iscritti, ma, avrei altrettanto piacere che la partecipazione alla vita Comunitaria non sia semplicemente limitata a lanciare critiche che a volte non sono costruttive, come dovrebbero esserlo mentre contribuiscono a creare polemiche che poi non producono assolutamente nulla. Con ciò, credo che la tua esperienza tanto imbarazzante da farti prendere quella “sofferta” decisione di non offrire il Kiddush per festeggiare la tua laurea, sia l’esempio pratico di chi non ha capito lo spirito d’appartenenza ad una Comunità. Essere ebrei non è facile, per noi la Comunità è come la famiglia in cui uno nasce, non si sceglie, la si ama con tutti i difetti. Chi la dirige e amministra e prende decisioni così “rigide” lo fa in buona fede, nell’interesse comune e nel rispetto di tutti anche di quelli che credono che il solo essere ebrei o avere qualche ascendenza dia loro molti diritti e pochi doveri. Per doveri intendo per esempio, il solo partecipare alla vita Comunitaria, contribuire svolgendo qualche piccolo incarico, aiutando qualche istituzione come tanti di noi fanno volontariamente oppure semplicemente frequentando il Tempio per fare il minian. Continua a leggere »

Quel fuoco che può illuminare o distruggere

Riccardo Di Segni

Per l’ultimo giorno di Chanukka e per l’ottavo centenario della scomparsa di Maimonide (secondo la data civile).

E’ noto che la Mishnà dedica poco spazio alla festa di Chanukkà. Una delle rare citazioni è quando si parla della responsabilità civile nell’eventualità di un incendio. Il caso è questo: Un cammello carico di balle di lino passa per un vicolo e la merce sfiora una chanukkià accesa accanto alla porta di un negozio sulla strada. Scoppia un incendio. Chi paga i danni? La questione nella Mishnà (Baba Qama 6:6) è controversa. Continua a leggere »

Quello che dobbiamo al Risorgimento

Guido Fubini

Per chi non l’avesse capito, sono Guido Fubini, il “simpatico, arzillo narratore di barzellette” di cui parla Rav Somekh in “Marasha” del 14 novembre, senza tuttavia nominarmi esplicitamente per rispetto (della legge sulla privacy). Rav Somekh infatti mi ha fatto l’onore di partecipare alla magnifica festa che gli amici del Gruppo di studi ebraici di Torino hanno organizzato per i miei ottanta anni.

Devo però fare alcune puntualizzazioni perché il commento che il nostro Rabbino Capo ha fatto di tale serata contiene alcune imprecisioni. Continua a leggere »