Pensiero ebraico | Kolòt-Voci

Categoria: Pensiero ebraico

Lo Shemà

Scialom Bahbout

Lo Shemà rappresenta il fondamento della preghiera quotidiana. Viene infatti recitato al mattino svegliandosi e alla sera coricandosi, oltre ad essere presente nei momenti di preghiera che scandiscono la giornata. Analizziamo il significato e il senso della preghiera. Nella accezione comune esso sta a indicare una richiesta oppure una lode rivolta al Signore. Se però esaminiamo l’etimologia del termine ebraico tefillà (preghiera) esso deriva dalla radice palal, che significa gidicare, da cui pelilim, giudici. Pregare si dice le-it-pallel, una forma riflessiva che può significare appunto sia sottoporsi al Giudizio divino che autogiudicarsi. Continua a leggere »

E Dio si ritira con discrezione

Claude Riveline

Un aspetto notevole della Meghillat Esther è l’assenza totale della menzione di D.io nel testo, che comunque è incluso nel canone biblico. Tutto ivi è affare di politica, d’intrigo, di violenze tra i protagonisti, ed il saluto finale non è attribuito che a Mardocheo, Esther ed ai loro alleati. Continua a leggere »

Coppie di patto

Alberto Somekh

La delicata questione delle “coppie di fatto” che tanto appassiona il mondo cattolico in Italia oggi è già stata affrontata da eminenti autorità rabbiniche del XX secolo. E naturalmente, queste lo hanno fatto in un modo genuinamente ebraico. Mentre da noi in genere due partners ebrei finiscono prima o poi sotto la chuppah, sembra che non sia sempre così altrove, soprattutto negli Stati Uniti, dove le convivenze sono un fatto comune anche all’interno della Comunità ebraica. Il problema che i Rabbini si sono posti è perciò il seguente. Se due conviventi ebrei si lasciano e uno dei due decide di sposarsi regolarmente con un altro/a, si deve richiedere il ghet per “formalizzare” lo scioglimento della prima unione? Continua a leggere »

Discorso d’insediamento

Alfonso Arbib – Milano 18.9.2005

Il Talmud, nel trattato di Kiddushìn (40b) afferma che il mondo viene giudicato per la maggior parte delle sue azioni. Se la maggior parte di queste è positiva, viene giudicato positivamente; se è negativa, negativamente. Le azioni di cui parla il Talmùd sono quelle di ogni singolo uomo che sommandosi decidono del destino del mondo. Credo che questo passo talmudico ci dica qualcosa di importante su cosa sia una comunità. Continua a leggere »

Di mamma ebrea ce n’è una sola

Sulla matrilinearità nell’ebraismo

Gianfranco Di Segni

In un recente numero di Ha Keillah (febb. 2005), nella lettera intitolata “Limpieza de sangre”, Claudio Canarutto ha riproposto il problema della trasmissione matrilineare dell’appartenenza all’ebraismo e ha messo a confronto la visione ortodossa con quella riformata, che sarebbe, a suo dire, più moderna perché considera ebrei anche coloro che abbiano il padre ebreo ma non la madre. Sorvolando sulla sgradevolezza di certe sue espressioni, Canarutto sostiene che il popolo ebraico, rifiutando i figli di solo padre ebreo, si priverebbe “dell’innegabile apporto differenziante e vivificante del sangue” degli altri popoli. La “bella norma rabbinica”, che accetta figli di “mamma ebrea, anche se di padre ignoto o, peggio, stupratore”, è “pericolosamente limitativa”. Canarutto afferma, senza rendersi conto di cadere in contraddizione, che “i nostri Rabbini, che si dichiarano tutti ortodossi, perseguono una impossibile politica di ‘purezza’ e di incontaminazione generazionale”. La conclusione, secondo Canarutto, è che “il razzismo, come sempre, è il nostro peggior nemico, anche, e forse più, quello che alligna tra le nostre fila”. E i razzisti sarebbero, evidentemente, i rabbini ortodossi. Continua a leggere »

Shavuòt: Il passaggio dall’inusuale all’usuale

David Piazza

Tra tutte le feste del calendario ebraico, quella di Shavu’òt si distingue per un particolarità: è una festa senza mitzvòt, senza cioè obblighi particolari. Non si celebra, non si accende, non si suona e non si mangia niente di speciale. Questa ricorrenza inoltre, non ha nemmeno un nome particolare dalla Torà che la definisce solo col termine “settimane”, in ebraico appunto Shavu’òt. E di quali “settimane” si parla? Quelle che si contano a partire dalla seconda sera di Pèsach. Questo conteggio, comandato dalla Torà, è legato al manipolo d’orzo che in questo periodo veniva portato al Santuario di Gerusalemme. Ogni giorno, per quarantanove giorni. Continua a leggere »

Fecondazione assistita: Halakhà e referendum

Alberto Somekh

Il prossimo 12 Giugno è indetta una consultazione referendaria con quattro quesiti sul difficile tema della fecondazione assistita e della ricerca scientifica sugli embrioni. Qual è il punto di vista ebraico? Nelle righe che seguono cercherò di fornire delle indicazioni succinte, partendo dalla presentazione dei quesiti così come apparsa sul “Corriere della Sera” dell’8 maggio scorso. Continua a leggere »