Pensiero ebraico | Kolòt-Voci

Categoria: Pensiero ebraico

Maestra con la Torah

In America la psicologa Wendy Mogel insegna a lasciare che i bambini imparino a arrangiarsi. Indipendentemente dalla fede

Francesca Gentile

I genitori americani? Stressati e petulanti. Il “bambino perfetto”? Una missione impossibile. La classifica delle dieci migliori università americane? Pura pornografia. Idee chiare e concetti sferzanti escono dalla bocca di Wendy Mogel, la psicologa autrice del long-seller The Blessing of a Skinned Knee (Penguin Compass), una specie di guida a uso dei genitori, che utilizza gli antichi insegnamenti ebraici per dare consigli a misura del mondo contemporaneo sul difficile compito di crescere i figli.

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Le persone nobili parlano di idee

Le persone nobili parlano di idee, le persone mediocri parlano di cose; le persone basse parlano di altre persone

Roberto Della Rocca

Dalla presentazione al nuovo libro di Morashà: “Le leggi della maldicenza”

Lashòn harà’ – letteralmente la lingua del male, o mala lingua – è, per traduzione corrente, la maldicenza, un tema che la tradizione ebraica ha trattato e sviluppato con particolare attenzione. L’uso della parola è infatti, per l’ebraismo, un aspetto fondamentale della condotta etica, che deve essere curato quanto ogni altro.

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La via mediana

Il punto di vista ebraico tradizionale sulla famiglia in un’interpretazione tardo-cinquecentesca della Parashah di questa settimana.

Alberto Somekh

Non è la prima volta nella storia che si mette seriamente in discussione il ruolo della famiglia nella società. Era già accaduto ai tempi biblici. Leggiamo quanto recitano in proposito alcuni versetti della Parashah di questa settimana, Beha’alotekhà: “E quando (l’Arca) si posava (Mosheh) diceva: Torna H. alle miriadi e alle migliaia di Israel. E il popolo cercava pretesti cattivi alle orecchie di H… Ricordiamo il pesce che in Egitto mangiavamo gratis… Mosheh udì il popolo che piangeva per le sue famiglie…” (Bemidbar 10,36; 11,1 e 10).In cosa consisté la ribellione? Qual è il legame con il versetto precedente, che parla delle “miriadi e migliaia di Israel”? Secondo la ricchezza di sfumature tipica della lingua ebraica la parola mit’onenim (“cercava pretesti”) può anche essere connessa con il vocabolo onèn, “fare lutto”. Ed ecco che Rashì interpella il Midrash e ci introduce ad una lettura originale di tutto l’episodio.

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DICO: quello strano silenzio dell’ebraismo italiano

Bisogna dire con chiarezza che non tutto è moralmente accettabile come nel caso dell’omosessualità maschile

Riccardo Di Segni – Rabbino Capo di Roma

C’è uno strano silenzio dei diversi esponenti dell’ebraismo italiano su un tema che è stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi, quello dei DICO, la legge sulle convivenze che è stata presentata e poi rallentata nel suo iter parlamentare. Anche Shalom, che nello scorso mese ha pubblicato alcuni articoli dell’argomento, ha dato delle spiegazioni, ma non ha riportato dichiarazioni e pronunciamenti ufficiali, né poteva farlo perché fino a quel momento non c’erano stati. Un silenzio che contrasta da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa Cattolica su questo tema e dall’altra con la ormai abituale loquacità ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica. Come gli ebrei italiani intervengano su temi di politica italiana o mediorientale lo sappiamo tutti. Su temi caldi di bioetica, ad esempio la fecondazione artificiale oggetto di referendum lo scorso anno, o nel dibattito sull’eutanasia sollevato dal caso Welby, gli interventi ebraici ci sono stati, anche se qualcuno, forse non bene informato, ha sostenuto il contrario, insinuando persino che un presunto nostro silenzio sarebbe dovuto alla riluttanza a non condividere pubblicamente le posizioni della Chiesa; ma il silenzio non c’è stato e le posizioni ebraiche in entrambi i casi non erano sovrapponibili a quelle della Chiesa. Continua a leggere »

Riconquistare la libertà

Alfonso Arbib – Rabbino capo di Milano

A Pèsach ricordiamo la Yetziàt Mitzràim, l’uscita degli ebrei dall’Egitto. Questo evento centrale della nostra storia non viene ricordato solo a Pèsach ma ogni giorno, più volte al giorno. Lo shabbàt e quasi tutte le feste ricordano questo avvenimento, la mitzvà dei tefillìn e la lettura dello shemà servono a perpetuarne la memoria. Continua a leggere »

I denti del figlio lontano

Un commento alla Haggadà di Pesach

Amedeo Spagnoletto

“Con i nostri ragazzi e i nostri vecchi, con i nostri figli e le nostre figlie con le nostri greggi e bestiami andremo perché è festa di Dio per noi” (Esodo 10:9)

C’e’ un brano dell’aggadà molto noto che a mio avviso ha bisogno di un approfondimento. Come si sa, vengono presentate quattro tipologie diverse di figlioli. Il saggio, il malvagio, il semplice e colui che non sa porre domande. Il brano trae spunto da quattro diverse espressioni contenute nella Torà, in tutte e’ affermato il compito di trasmettere alla generazione successiva la memoria dell’uscita dall’Egitto. Continua a leggere »

Noi ebrei erranti senza Papa

Inedita riflessione sul popolo d’Israele che, dai tempi di Mosè, non ama ubbidire, discutendo di tutto con Dio

Aos Oz

Democrazia e tolleranza implicano umanesimo, umanesimo implica pluralismo – in altre parole il riconoscimento del diritto comune a tutti gli uomini ad essersi diversi l’uno dall’altro. La diversità fra gli uomini non è un male passeggero, piuttosto una fonte di benedizione: siamo diversi l’uno dall’altro non perché alcuni fra noi ancora non vedono la luce, bensì perché al mondo di luci ce ne sono tante e non una sola; tante fedi e opinioni e non una fede e una opinione.

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