Pensiero ebraico | Kolòt-Voci

Categoria: Pensiero ebraico

I limiti del dialogo e una sinfonia stonata

Riccardo Di Segni

Riccardo Di SegniL’Osservatore Romano del 15 novembre ha pubblicato un’intervista al rabbino David Rosen (“Perché non possiamo essere nemici”) nella quale tra l’altro appare questa domanda: “Alla fine di giugno Auschwitz ha ospitato una celebrazione in memoria delle vittime dell’Olocausto a cui hanno partecipato importanti rabbini, cardinali e vescovi e dove è stata eseguita una sinfonia sulla sofferenza. Anche lei era presente. Che cosa ha significato questo atto per gli ebrei?”.

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Elinor contro i rabbini. Mio figlio non sarà circonciso!

Articolo perfetto per Chanukkà e gli ellenizzanti. Aumentano gli ebrei contro la circoncisione e si aggiungono agli anti-semiti. “Mio figlio è perfetto così” (non ha letto il Midràsh). Ri-leggete anche Kolòt (1, 2, 3)

Fabio Scuto

Brit-MilahFinirà davanti alla Corte Suprema di Israele il caso di Elinor H. e di suo figlio, che la madre si rifiuta di far circoncidere. Perché una Corte rabbinica, che ha giurisdizione legale in Israele per tutte le questioni che hanno che fare con la religione- e quindi anche matrimoni, divorzi, nascite – ha stabilito che la donna dovrà pagare una multa di 500 shekel (120 euro) per ogni giorno di attesa se non farà circoncidere il figlio entro una settimana.

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Ma Bush vuole “convertire” gli ebrei?

L’ex presidente partecipa alla raccolta fondi del Messianic Jewish Bible Institute, un’associazione che vuole «convincere gli ebrei ad accettare Gesù come Messia». Parla il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni

Stefano Pitrelli

Riccardo Di SegniUn conto è la pretesa politica d’importare la democrazia in Medio Oriente, un conto quella religiosa di convertire gli ebrei. Entrambe belligeranti – in modi e tempi diversi – ma l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush, nel corso della sua carriera potrà asserire di averle praticate entrambe. Si terrà oggi a Dallas il banchetto per la raccolta fondi organizzato dall’Mjbi, ossia il “Messianic Jewish Bible Institute”, che avrà Bush Jr. come ospite d’onore, per «condividere la sua passione nel liberare la gente».

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Sul divieto di rivolgersi a tribunali non ebraici

Molti lettori hanno scritto per avere maggiori informazioni sul divieto stabilito dalla Halakhà ebraica e sollevato dal caso di Trieste

Lo Shulchàn ‘Arùkh (O.C. 581,1) raccomanda che per le Tefillòt dei Giorni Penitenziali si scelga il chazan più degno, superiore ad altri per comportamento e per conoscenza della Torà. Il commento Mishnà Berurà aggiunge: “Chi si è rivolto ai tribunali dei Gentili (‘arkhaòt shel Goyìm) non è adatto a essere ufficiante per Rosh ha-Shanà e Yom Kippur fino a quando non abbia fatto Teshuvà (nota 11). Perché il fatto di essersi rivolti ai tribunali dei Gentili è tanto grave, al punto che la persona non può essere accettata come chazan di Rosh ha-Shanà e di Kippùr?

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Ogni figlio è un pegno

In anteprima per Kolot, un brano dal libro tradotto da rav Colombo: “Seminare e costruire nell’educazione” di rav Shlomo Wolbe, un educatore di grande sensibilità. Il libro verrà presentato giovedì a Milano nell’ambito del Progetto Kèsher

Rav Shlomo Wolbe

WolbeSe guardo il Tuo cielo, opera delle Tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché Te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché Te ne curi?34 (Salmi 8, 4, 5)

Quando il re Davìd guardò l’immenso Creato chiese con stupore: “Quali meriti ha mai l’uomo perché il Signore lo abbia tanto in considerazione e lo reputi degno di un ruolo sì importante da affidargli un pikadòn – un pegno?”

Il pegno che il Signore dà all’uomo non è altro che un figlio. Quando un uomo diventa padre deve rendersi conto che ciò è una dimostrazione di fiducia da parte del Santo, benedetto sia, che crede in lui e per questo gli ha affidato un bambino da custodire e curare.

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New York oramai come Bene Berak

New York: sempre più pressioni da parte degli ebrei ultra-ortodossi sulle autorità cittadine. La comunità chiede il rispetto delle proprie tradizioni ma spesso si scontra con le leggi. Rappresentano il 30% del milione di ebrei che vivono nella metropoli

Angelo Paura

Non è insolito, camminando per le vie di New York, incontrare decine di uomini vestiti in nero, con camicie bianche e un largo cappello sulla testa dal quale escono due boccoli che cadono lungo il viso. E ancora donne con calze coprenti (anche in estate), gonna sotto il ginocchio e maglietta chiusa sul collo. Superando il ponte di Williamsburg, Brooklyn, in un attimo si passa dalla super modernità di Manhattan al passato, entrando in una delle enclavi di ebrei ortodossi più grande al mondo.

Per anni chiusa e lontana dalla politica, adesso fa sentire la propria voce, con pressioni verso le autorità cittadine che non si vedevano da decenni. La continua crescita della gruppo – che si sta espandendo oltre la storica enclave di Williamsburg – e l’aumento della sua influenza pone i politici di New York davanti a un bivio: evitare di apparire a favore di una minoranza religiosa e nello stesso tempo accomodare le loro richieste. Continua a leggere »

Si rimane ebrei anche… in vacanza

Avraham De Wolff*

All’inizio di luglio due persone diverse mi hanno chiesto se potevo dare loro qualche “consiglio rabbinico” o “prospettiva” sul periodo di vacanza che stava per iniziare. Entrambi erano sicuri che la loro domanda fosse strana o perlomeno inusuale. Eppure devono aver assunto che l’ebraismo ha quasi indiscriminatamente voce in capitolo su qualsiasi cosa nella vita e nel mondo che ci circonda. E questo è quasi vero, in effetti. Ho dato allora alcune risposte. Ma ora che percepiamo più forte questo periodo intorno a noi, credo di poter fare un discorso più corretto, con un’idea più completa.

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