Israele | Kolòt-Voci

Categoria: Israele

“Si è sconfitto il nazismo per tacitamente accordarsi con chi vuole distruggere in vario modo Israele?”

“La lotta all’antisemitismo come strategia della civiltà”

Giuseppe Laras

Alain+Elkann+Book+Launch+MmwukGP8ouXlCaro direttore, l’importanza del ricordo come antidoto all’antisemitismo è ribadita in ogni commemorazione del Giorno della Memoria. Molto viene fatto. Con mezzi scientifici, tecnici e didattici si cerca di mostrare ciò che di infame ed efferato fu perpetrato dal nazifascismo in Europa — e non solo — dagli anni 30 del ‘900. Si è parlato. Si sono mostrate immagini agghiaccianti dei campi di sterminio, in cui strame fu fatto dei corpi di milioni di esseri umani. Si è ricorso ai superstiti vittime di tali brutture (ai quali va commossa gratitudine per lo sforzo, specie psichico, a cui si sottopongono) per rendere testimonianza dell’annientamento dell’essere umano e dello sterminio del Popolo Ebraico.

Le scuole accompagnano scolaresche ad Auschwitz perché «vedano» e «tocchino con mano» quello che, lungi dall’essere favola triste, è verità storica profanante e contraddicente i valori etici e spirituali dell’umanità e, specialmente, delle culture da secoli promananti dalla scaturigine biblica. Presso il grande pubblico si è purtroppo ridotto l’ebraismo alla Shoah. L’ebraismo è ben altro: Bibbia, Talmùd, persone, volti, lingue, Israele, Oriente e Occidente insieme. In Italia, poi, si tratta di un cammino di popolo e di cultura — in primis religiosa, ma non solo — , in dinamica osmosi con la cultura italiana non ebraica, perdurato 22 secoli, nonostante sofferenze ed emarginazioni.

Gli ebrei italiani hanno, almeno in parte, la responsabilità di non aver loro stessi sufficiente cognizione e coscienza di ciò. E di non averlo spesso convenientemente saputo trasmettere ad altri, compresi persino gli ebrei non italiani. Sembrerebbe che la memoria della Shoah non sia servita a granché: l’antisemitismo, mutante anche in antisionismo, con il suo corredo di discredito, violenza e morte, è vivo e vegeto, più aggressivo che mai in Europa e in terra di Islam. I giornali riportano bollettini di opinioni e fatti antisemiti. Non accadeva nulla di simile, con tale intensità e frequenza, dalla caduta del nazismo, inclusa l’ignavia di troppa cultura e politica occidentale. Si è sconfitto il nazismo perché gli ebrei debbano abbandonare nuovamente l’Europa o per vedere accostati da alcuni, con falsità assordante e perversa immoralità, nazifascismo e sionismo? Si è sconfitto il nazismo per tacitamente accordarsi con chi vuole distruggere in vario modo Israele e inficiare così ogni costruttiva, ancorché talvolta severa, critica che tale Stato, come qualsiasi realtà statuale, necessita? Conservare e trasmettere la memoria serve allora poco o niente? Se così fosse, sarebbe disperante. Potrebbe invece essere che questa memoria, che ci sforziamo di conservare e di attualizzare, in realtà non sappiamo trasmetterla come occorrerebbe, nonostante la grande dedizione di molti.

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Cambia il vento per gli ebrei in Europa. Come opporsi

L’antisemitismo montante e i rischi di un mutamento d’attitudine anche nella Spagna che soltanto un anno fa omaggiava i sefarditi cacciati e che oggi invece manda al governo Podemos ed esponenti politici più filo Hamas che filo Israele.

Stefano Basilico

Antisemitismo EuropaDeve essersi sentito fino a Gerusalemme lo stridore provocato dall’attrito tra l’attuazione della nuova legge sulla nazionalità spagnola agli ebrei sefarditi e il probabile insediamento del possibile nuovo governo che dovrebbe farla rispettare. Era esattamente un anno fa, nel gennaio 2015, quando la Camera dei Deputati di Madrid ha votato a favore di questa decisione storica, “che ripara  un’ingiustizia di 500 anni”. In base alla normativa, in breve, si hanno a disposizione tre anni dalla sua emanazione per fare richiesta di nazionalità alle ambasciate del Regno. Non ci sarà obbligo di residenza, né di rinuncia della propria nazionalità “d’origine”. Unica richiesta, un esame di lingua e cultura per chi non proviene da paesi latini. La decisione, seppure simbolica, mette una toppa su una diaspora  che dura dal 1942, quando Ferdinando ed Isabella di Aragona completarono la Reconquista scacciando l’ultimo Sultano di Granada, Boabdil. In seguito alla cacciata dei Mori, sotto il cui dominio agli ebrei era garantita una relativa libertà di culto, furono costretti a convertirsi o partire in 300.000, scacciati da Torquemada e dall’inquisitore Alfonso Suarez de la Fuente del Sauce. L’editto venne cancellato nel 1858, ma si trattava più di una formalità che di un programma coerente ed inclusivo di scuse.

E’ stato Avner Azulay, 80 anni, ex agente del Mossad, il primo cittadino sefardita a giurare alleanza a Re Felipe VI, in una cerimonia a Tel Aviv. La legge è “il simbolo di una nuova Spagna” secondo Azulay, inviato dall’allora direttore dell’agenzia Yitzhak Hofi nella penisola Iberica dopo la morte di Franco nel 1975. Sono 4.300 gli ebrei di origine spagnola ad avere ottenuto la doppia nazionalità, oltre 100.000 i richiedenti, le cui richieste verranno esaminate scrutinando cognomi, tombe di famiglia e alberi genealogici. Le richieste arrivano da paesi di consolidata emigrazione ebraica, come Israele e Stati Uniti e ovviamente da quei paesi sudamericani in cui si parla spagnolo e che sono stati rifugio sicuro per molti durante la seconda guerra mondiale, come Cile, Messico, Venezuela e Argentina.

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Wonder Ruth

L’intervista al Presidente della Comunità ebraica di Roma, vera protagonista della visita del papa in Sinagoga

Alain Elkann

Ruth DureghelloRuth Dureghello, lei è presidente della comunità ebraica di Roma: domenica scorsa, davanti a Papa Francesco, al rabbino capo Disegni e alla comunità ebraica di Roma riunita nel tempio maggiore per accogliere il Pontefice, lei ha detto: «Con questa visita ebrei e cattolici lanciano oggi un messaggio nuovo rispetto alle tragedie che hanno riempito recentemente le cronache. La fede non genera odio, non sparge sangue, richiama al dialogo».

«Sì, questo è uno dei passi fondamentali del mio discorso. Il messaggio delle religioni deve essere consapevole che il nome di Dio non si può invocare per uccidere o per sopraffare, come troppo spesso accade oggi, ma deve ispirare un percorso di conoscenza, di dialogo e di rispetto comune».

Lei si è presentata con molta eleganza e con un cappello ed è la prima donna nella storia ad essere presidente della comunità ebraica di Roma e a salire sulla «tevà», l’altare, per parlare alla comunità: come si è sentita in quella circostanza?

«Ero molto emozionata ma anche fiera di rappresentare la mia comunità. Quando si deve rappresentare una comunità come la nostra, bisogna fare al meglio e nel mio abbigliamento volevo mostrare un momento di orgoglio: era importante che venissero ribaditi certi tratti che caratterizzano la bimillenaria comunità di Roma».

Quanti ebrei fanno parte della comunità a Roma?  Continua a leggere »

Rav Laras: “Vogliono rabbini addomesticati e ricattabili”

In occasione del digiuno del 10 tevèt rav Giuseppe Laras ha diffuso un lungo e doloroso testo sulla situazione dell’ebraismo italiano del quale pubblichiamo un estratto.

Proprio in questi giorni infatti al Consiglio dell’Unione delle Comunità si sta consumando un dramma che nessuno si è degnato finora di raccontarci: l’imposizione di contratti a progetto che minerebbero l’autorevolezza dei rabbini comunitari. Ogni tentativo di mediazione dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia è caduto purtroppo fino a oggi nel vuoto.

Giuseppe Laras

Alain+Elkann+Book+Launch+MmwukGP8ouXl… Proprio in relazione all’ebraismo italiano, mi permetto, spinto da tormenti, silenzi e riflessioni, di inviarVi queste mie considerazioni, chiedendoVi di leggerle e meditarle, riprendendo e sviluppando quanto scrissi a Rosh ha-Shanah.

Come già feci presente, la nostra Golah italiana, dopo un cammino glorioso e faticoso, sembra destinata rapidamente a ridimensionarsi, prendendo un assetto per lo più inedito. Molte nostre piccole e medie Comunità nei prossimi decenni, ma in alcuni casi anche ben prima, andranno cioè dissolvendosi.

Che ci piaccia o no, sappiamo tutti che la natalità è tristemente bassa; che il rovinoso dramma dei matrimoni misti, assieme a tutto ciò che ne consegue, ha decimato le nostre Comunità; che l’età media è sempre più alta. Purtroppo non si tratta di cupi spettri, ma di solide realtà. In molte ns. kehilloth, c’è sì un presente ebraico -talora solo “formalmente” ebraico-, ove osservanza, studio della Torah e identità ebraica sono labili, ma è spesso difficile scorgere un futuro concreto, in alcuni casi comunitari anche abbastanza prossimo.

Tutto questo esiste e troppo raramente ci riflettiamo, lo portiamo a parola, lo affrontiamo. Questo assordante silenzio sul reale, la cui sola “lettura” spesso ci rifiutiamo di fare e di assumere proprio noi che abbiamo avuto o abbiamo responsabilità per gli ebrei di Italia e per il futuro dell’ebraismo italiano, ha reso sempre più macroscopico il problema, fugando, oltre all’analisi, molte possibilità di cura o, se non altro, di efficace manovra.

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I molti punti deboli della risposta del Sindaco Nogarin alla Comunità Ebraica di Livorno

Sono diversi i punti deboli della risposta che il Sindaco Nogarin ha dato alla Comunità Ebraica di Livorno, in replica alla lettera critica inviata a firma del Presidente Mosseri. Vediamoli

Gadi Polacco

Gadi Polacco– circa la questione relativa al Consigliere Valiani è troppo semplice, quasi da furbesco apparato burocratico, dire che spetterebbe al Presidente del Consiglio Comunale intervenire. Siamo al famoso “non è di mia competenza” : ma in politica, salvo pagarne lo scotto almeno in termini di credibilità, non ci si può sottrarre dal prendere posizione, specialmente quando si rivesta carica primaria. Ciò vale però anche per il pesante silenzio,al riguardo, delle altre forze politiche (con l’eccezione dei Liberali)e ovviamente del Presidente del Consiglio Comunale;

– non mi pare che,nella lettera della Comunità,si esprimesse “fastidio” per le dichiarazioni del Cons. Valiani “dove accosta l’ebraismo al mondo massonico”. Spero che questa sia una frettolosa lettura da parte del Sindaco e non il tentativo di “arruolare” la Comunità Ebraica nella battaglia antimassonica che sembra,talvolta con contorni maniacali,caratterizzare gran parte del mondo M5S. Comunità Ebraica e Massoneria sono,ovviamente,cose diverse,autonome e distinte ma il rilievo, grave non coglierlo o non volerlo cogliere, riguardava la riproposizione dello stereotipo del complotto “demo-pluto-giudaico-massonico” caro anche al regime (razzista) fascista;

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Livorno: La Comunità Ebraica attacca il sindaco

Dura lettera di Mosseri a Nogarin: frattura con la Comunità ebraica. Il presidente della Comunità ebraica ha scritto al sindaco chiedendo “rispetto” ed “equilibrio” dopo alcune parole dette in consiglio comunale da un consigliere e l’organizzazione della Giornata per la Palestina.

Livorno“Rispetto”, “equidistanza” ed “equilibrio”. A chiederli è la Comunità ebraica di Livorno, in una lettera inviata dal presidente Vittorio Mosseri al sindaco Cinquestelle Filippo Nogarin. Come si legge sul portale dell’ebraismo italiano (Moked), nella lettera si fa riferimento “ad alcuni episodi delle scorse settimane tra cui un delirante intervento del consigliere comunale Marco Valiani, che ha parlato in pubblico di “giudeomassoneria italica” senza ottenere né censure né condanne da parte del primo cittadino”. Accanto a questo “l’organizzazione di una Giornata per la Palestina (in un primo tempo prevista nella sala più prestigiosa del Comune) segnata da prese di posizione apertamente anti-israeliane”. “Non è la prima volta – si legge su Moked – che si registrano forti tensioni tra Nogarin e la Comunità ebraica. I rapporti si erano fatti particolarmente tesi nell’estate del 2014, dopo l’affissione di uno striscione con scritto “Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista” su un palazzo di proprietà comunale”. “Adesso il rischio concreto, senza inversione di tendenza – conclude la nota – è di una clamorosa rottura”.

“Sono molto amareggiato, volevo che la questione restasse tra la Comunità e il sindaco”, ha detto Vittorio Mosseri contattato dal Tirreno: “Se avessi voluto scrivere ai giornali, lo avrei fatto, come accadde un anno e mezzo fa, quando ci fu la storia dello striscione appeso durante Effetto Venezia. Nella lettera faccio riferimento a quello che è accaduto lunedì, durante la Giornata per la Palestina organizzata a Livorno, che ho trovato squilibrata: doveva esserci un chiarimento tra noi e il sindaco. Ma non voglio aggiungere altro: sono molto dispiaciuto per quello che sta accadendo, non ho intenzione di creare alcuna tensione, i momenti sono già molto difficili”. Di seguito la lettera che sta circolando in città.

Pregiatissimo sig. Sindaco

a che gioco giochiamo? I suoi concittadini ebrei meritano maggiore rispetto ed equilibrio nelle iniziative che il Comune da Lei gestito inserisce nella sua agenda e non solo. Solo per una questione temporale innanzitutto vorrei chiederLe ragione di un suo mancato chiarimento sulla posizione espressa dal consigliere comunale Valiani in merito alla questione Fasulo. E’ forse proibito, e da chi, partecipare ad una iniziativa pubblica della massoneria? Nel commentare la partecipazione di Fasulo alla riunione del Grande Oriente di Livorno il consigliere Valiani ha utilizzato slogan nazifascisti del tipo “giudeomassoneria italica”, che richiama il “complotto demoplutogiudaico massonico” tesi tanto cara durante il ventennio fascista. Da parte Sua non una presa di distanza, non un chiarimento. Ha pensato ai suoi concittadini ebrei, ha pensato a quali fantasmi potessero evocare in loro, li ha difesi come sarebbe stato giusto? Dove si nascondono gli antifascisti a cui dovrebbe ribollire il sangue solo a sentire certe cose?

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Ecco perché il papa ha torto sul “terrorismo dei disperati”

No, non è per disperazione e povertà. L’analisi quantitativa applicata al terrorismo

Rosamaria Bitetti

Rosamaria-Bitetti-SAESGli attentati di Parigi hanno dato un po’ a tutti l’occasione di esprimere il proprio giudizio, non sempre ragionato, sul terrorismo, e talvolta la scusa per spiegare questo problema secondo la propria chiave di lettura del mondo: la religione, la globalizzazione, la povertà. Piketty su Le Monde spiega il terrorismo, ad esempio, con il suo cavallo di battaglia, la disuguaglianza. Il Papa a Nairobi dichiara che “la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione”.

Siccome Econopoly nasce con l’idea di spiegare i problemi con i fatti e un’analisi rigorosa dei dati, è il caso di riprendere in mano un piccolo classico con cui si cerca, forse per la prima volta, di applicare l’analisi quantitativa al problema del terrorismo. Nel 2007 Alan Krueger pubblica What Makes a Terrorist (edito in Italia da Laterza) cercando di smontare la spiegazione secondo la quale il terrorismo dipenda da povertà, mancanza di accesso all’istruzione e “odio per il nostro modo di vivere”, una spiegazione che è tanto diffusa quanto “accettata quasi interamente per fede, e non per prove scientifiche”.

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