Cristianesimo | Kolòt-Voci

Categoria: Cristianesimo

Il rabbino e il cardinale

Il rabbino Elia Richetti traccia la geografia della fronda, da monsignor Manganini al cardinal Ravasi, ma mostra fiducia: “Ho avvertito in lui una forte dignità lombarda e un senso di orgoglio, di appartenenza al suo territorio”

Nadia De Lazzari

Venezia, 1 luglio 2011 – Non si annunciano tempi facili per il cardinale Angelo Scola quando, a settembre, s’insedierà alla guida dell’Arcidiocesi ambrosiana. Tira aria di fronda, di opposizione, e la conferma arriva da Venezia, dagli ambienti coi quali l’arcivescovo di Milano ha dialogato ecumenicamente da patriarca. «Lo aspetta una sfida difficile», dice rav Elia Richetti, presidente dell’Assemblea rabbinica in Italia. Il rabbino conosce bene la realtà ambrosiana, perché è milanese e per aver tenuto cattedre in città, così come a Venezia, dove ha incontrato più volte Scola.

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Jacob Frank. Dalla kabbalà al cristianesimo

Jacob Frank e il messianismo polacco. Intervista a Massimo Introvigne

Gianni Valente

Professore, chi era Jacob Frank? Era un “messia” dell’ebraismo polacco del Settecento. Ma non è un personaggio che esce dal nulla. Di fenomeni di questo tipo, più o meno clamorosi, ne sono spuntati tanti, negli ultimi due millenni di storia ebraica. Era nato nel 1726 nel villaggio polacco di Korolowka. Suo padre era un seguace di Sabbatai Zevi, un cabalista di Smirne che costituisce il precedente più immediato di Frank, ed è sicuramente una figura di maggior rilievo.

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In ricordo di un nonno goy

Pierpaolo Pinhas Punturello

Il giorno che sono salito per la prima volta a Sefer, entrando a pieno diritto nel popolo ebraico ed in quella che ancora oggi è la “mia” comunità, con la mia famiglia di origine decidemmo di festeggiare l’evento offrendo un kiddush. In quella occasione la nostra amica e colonna storica della Comunità napoletana, Alberta Levi Temin, decise, con la sensibilità che la contraddistingue, non solo di fare a me tanti auguri ma anche di complimentarsi con mio padre.

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Il santo Wojtyla beatificò l’arcivescovo fascista Stepinac

Il cardinale che piaceva ad Ante Pavelic

Pierluigi Milanese

«Carne umana». Non era infrequente, tra il 1941 e il 1945, trovare questi cartelli appesi alle vetrine delle macellerie di Zagabria e delle altre città croate. La carne in questione erano i poveri resti di ebrei, serbi comunisti e ortodossi massacrati dagli ustacha di Ante Pavelic, il Poglavnik (duce) della Croazia, salito al potere con l’aiuto di Mussolini e Hitler nell’aprile del 1941.

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Omicidi rituali. Ma è solo un romanzo

Stavolta Ariel Toaff non c’entra. “La signora dell’arte della morte” di Ariana Franklin

Elisa Pibiri

Diamo un’occhiata alla trama: allora siamo nella contea di Cambridge ed è Pasqua, del 1170 però. All’improvviso ecco che un grido squarcia la quiete della notte. Un grido di bambino, che nessuno ode. Esattamente un anno dopo però la chiesa si accinge a vendere le reliquie di quel povero bambino (Peter) che il fiume ha pietosamente riportato a galla e che porta addosso i segni della crocifissione, il modo con cui probabilmente è stato ucciso.

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Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante

Paolo Flores d’Arcais

Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e meno che mai di fondare una “Chiesa”. Non si è mai sognato di proclamarsi il Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse “Cristo”, lo ha fulminato di anatema. All’idea di essere considerato addirittura “Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”, secondo il “Credo” di Nicea, sarebbe stato preso da indicibile orrore.

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Viva la Bibbia sporca di sugo

Intervista con Gioele Dix

Brunetto Salvarani

Gioele Dix, ovvero Davide Ottolenghi, attore: prevalentemente comico, di teatro, Tv (da Mai dire gol a Zelig) e cinema. Ma anche autore di libri di successo, fra i quali si insinua, nel 2003, uno spiazzante La Bibbia ha (quasi) sempre ragione. Spiazzante perché, ovvio, si ride mentre lo si legge (o se si ha la fortuna di incrociare la versione teatrale), anche se il sacro non ha sempre fortuna quando incrocia l’umorismo, ma si pensa anche. E si riflette inevitabilmente sulle radici ebraiche di Davide-Gioele, che affiorano qui costantemente, con la sfrontatezza di un figlio di una tradizione abituata dalla notte dei tempi a trovarsi con Dio faccia a faccia.

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