Conversioni | Kolòt-Voci

Categoria: Conversioni

La rivolta di Torino

Il risultato delle elezioni comunitarie di ieri porta alla vittoria l’opposizione con la nuova lista Anavim che conquista 8 seggi su 13. Sconfitta la lista che aveva revocato Rav Somekh dalla carica di Rabbino capo e nominato al suo posto un rabbino israeliano.

David Sorani

La vittoria netta e indiscutibile della lista Anavim – che non è solo uno schieramento elettorale ma anche una nuova associazione culturale della Comunità Ebraica di Torino – dimostra senza possibili equivoci che la maggioranza della Kehillà torinese non si identifica nelle scelte esasperate e unilaterali compiute dalla precedente maggioranza, a partire dal provvedimento di revoca a Rav Somekh. Dimostra che non era solo una sparuta minoranza a manifestare perplessità e riserve di fronte a una politica comunitaria fatta di eclatanti ma in fondo effimere iniziative. Soprattutto nel contesto di una difficile situazione economica come quella attuale, che richiede invece realismo e rigore senza nulla togliere alla sostanza dell’azione formativa e aggregante.

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Raiz, “Ya!” è l’esortazione che arriva dal Mediterraneo

L’ex leader degli Almanegretta torna con un nuovo album nel quale canta in inglese, ebraico, napoletano e italiano. Fra le righe emerge la sua origine ebraica: “Necessario sfatare miti perché le acque stagnanti delle opinioni sul conflitto arabo-israeliano vanno smosse con coraggio”. Con Saviano ha aderito a ottobre a un appello pro-Israele

L’”anima migrante” dà voce all’Italia multietnica di oggi: “Ho da sempre una convinzione: il Mediterraneo, a dispetto dei confini (nord e sud, ovvero ricchezza e povertà; est e ovest, sinonimi di “arretratezza” e “democrazia”) è un’area culturalmente omogenea”.  Raiz, l’ex leader degliAlmamegretta ritorna con “Ya!” (Universal, 2011): colonna sonora della diaspora dei popoli del sud del mondo in cerca di un futuro migliore.

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Per diventare ebreo in Israele basta fare il servizio militare

Sul problema delle conversioni nell’esercito israeliano, su LIBERO di oggi, 12/01/2011, a pag.18

Giovanni Longoni

Essere figli di madre ebrea, essere circoncisi, accettare e rispettare i comandamenti (le 613 mitzvot). Tutto con l’approvazione del Gran Rabbinato di Gerusalemme. Ai requisiti classici per diventare ebrei, lo Stato di Israele, stretto dalla necessità di trovare braccia per la difesa e per l’economia, ne sta affiancando uno nuovo: fare il servizio militare. Sono 4mila infatti i soldati di Tsahal, le forze armate con la stella di Davide, che sono diventati ebrei “sul campo”.

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JewsNews 14

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Anoressia e ortodossia

JewsNewsSecondo un’indagine del Washington Post i disturbi alimentari rappresenterebbero un serio problema tra gli ebrei ortodossi. Quasi 1 ragazza ultraortodossa su 19 soffre in Brooklyn di problemi del comportamento alimentare. L’ebraismo ortodosso, con le sue rigide e restrittive regole di Kashrut, abituerebbe molte giovani donne a un controllo ossessivo del cibo e costituirebbe un alibi dietro cui nascondere gravi patologie, quali anoressia, bulimia, binge eating disorder e altri gravi disturbi.

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La disinvolta comunità che ama il maiale e sconvolge il crogiolo israeliano

Medio Oriente. I russi sono una forte presenza. Conservano le loro abitudini, anche alimentari, e la loro lingua. E’ un mondo a parte.

Dan Rabà

I russi in Israele non sono più “russi”: come si sa, la disgregazione dell’Unione sovietica ha fatto riemergere i nazionalismi interni, che si sono via via consolidati: sono ucraini, moldavi, caucasici… parlano lingue diverse e hanno recuperato le loro originarie identità nazionali. E il nuovo caleidoscopio etnico si rispecchia fedelmente nella cospicua presenza di immigrati provenienti dall’ex-Urss in Israele. Si tratta di un milione e mezzo, poco più degli arabi israeliani (palestinesi), diversi dei quali, peraltro, solo sulla carta sono davvero ebrei.

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Torino: Quali rabbini nel nostro domani?

Un seguitissimo convegno riporta a Torino la leadership culturale che aveva perso negli ultimi anni

Giulio Tedeschi

Tutti gli oratori l’hanno definita un gran pasticcio. Ed è già molto meglio delle precedenti. L’ultima versione della travagliata proposta di riforma dello Statuto, in tema di rabbini, recita che Per l’espletamento dei compiti di cui all’articolo 1, comma 2… la Comunità nomina un Rabbino Capo. Lo nomina per un periodo di sette anni. Rinnovabili. Ora l’art. 1 elenca semplicemente tutte, nessuna esclusa, le competenze e gli ambiti d’intervento di una Comunità.

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Le responsabilità della dirigenza ebraica romana nella deportazione del 16 ottobre 1943

Nella Roma ebraica il nome del Rabbino capo che si convertì al cristianesimo non si può ancora nemmeno pronunciare, ma anche della cecità del presidente Ugo Foà, fascista modello, ne parlano in pochi

Anna Foa

La Comunità ebraica romana arriva, come è noto, all’8 settembre 1943 e alla persecuzione nazifascista avendo nel ruolo di rabbino maggiore un galiziano, vissuto molti decenni a Trieste e reso apolide dalle leggi del 1938, Israel Zolli.

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