Conversioni | Kolòt-Voci

Categoria: Conversioni

Conversioni in Israele: contrordine compagni!

Filippo Tedeschi

ghiur-500x250È di domenica 5 luglio la notizia del sostanziale blocco della nuova riforma sulle conversioni da parte del nuovo governo israeliano. La riforma proposta dal precedente governo Netanyahu prevedeva la creazione di tribunali rabbinici locali che avessero potere decisionale sui ghiurim (conversioni), spostando questa prerogativa dal rabbinato centrale a nuovi tribunali che, secondo la tesi di chi sosteneva questa riforma, sarebbero stati più in linea con le tendenze religiose del territorio.

Con le nuove elezioni di quest’anno però, per ottenere la maggioranza, Bibi ha dovuto far entrare nel governo i partiti della destra religiosa haredi sefardita (Shas) e askenazita (United Torah Judaism) che, come contropartita, hanno preteso sostanziali modifiche a questo provvedimento ridimensionandone la portata.

Forte sostenitore di questa riforma nello scorso governo era stato Avigdor Lieberman di Yisrael Beytenu, partito che storicamente è vicino agli Israeliani di origine sovietica. È infatti di origine sovietica il principale blocco di Israeliani che, immigrati in Eretz Israel secondo la legge del ritorno che concede la cittadinanza diretta anche a chi abbia anche solo un nonno di fede ebraica, si ritrovano poi, ad esempio, ad avere difficoltà a sposarsi proprio per il fatto di non essere considerati Ebrei in terra d’Israele.

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La straordinaria storia degli ebrei di Mashad

Il grande nascondimento. Conversione o morte – questa la tragica alternativa che si trova di fronte la comunità ebraica locale, nel 1839, a Mashad (Persia). Un libro ne racconta la storia.

Il grande nascondimento3Alcuni scappano, altri scelgono i Bahai, ma la maggior parte di questa collettività decide diversamente. Si proclama musulmana, e ha così salva la vita, ma continuerà in segreto a seguire la propria religione. Il fatto straordinario è che questa scelta andrà avanti per circa 120 anni, in una situazione in parte conosciuta e riconosciuta dalle autorità.

Si tratta di un caso di “marranesimo” in terra d’Islam e in epoca contemporanea che non ha precedenti e che un saggio dello storico Daniel Fishman – Il grande nascondimento; la straordinaria storia degli ebrei di Mashad – uscito per i tipi de La Giuntina ha portato all’attenzione del grande pubblico.

E’ una vicenda di cui si sa poco o nulla, proprio perché per motivi di sicurezza i suoi protagonisti non hanno potuto o voluto parlarne. La storia e la difesa delle proprie origini si è tramandata per via orale, ma anche attraverso diversi sotterfugi.

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Storia di un antisemita che scoprì di essere ebreo

Anni di campagne contro «zingari e giudei», poi la scioccante verità: la famiglia del numero due di Jobbik era stata deportata ad Auschwitz. E lui decide di convertirsi

Angelo Allegri 

Szegedi-CsanadNella sua prima vita Csanad Szegedi aveva le idee chiare. E gli piaceva dimostrarlo con i fatti. Quando è stato eletto al Parlamento europeo si è presentato a Bruxelles indossando l’uniforme di una milizia paramilitare, la Magyar Garda, la Guardia ungherese: pantaloni e giacca neri, camicia bianca, lo stemma araldico della dinastia degli Arpad, quattro strisce rosse alternate ad altrettante fasce argento simbolo dei fiumi della Grande Ungheria, Danubio, Tisza, Sava e Drava.

Una provocazione: le Croci frecciate ungheresi, che tra il 1944 e il 1945 hanno aiutato le SS a deportare gli ebrei di Budapest, indossavano una tenuta simile. Ma a Szegedi provocazioni e polemiche, anche estreme, non hanno mai fatto paura.

All’inizio degli anni 2000, poco più che ventenne (è nato nel 1982) è stato tra i fondatori di Jobbik, o, come si chiama per esteso, Jobbik Magyarországért Mozgalom, Movimento per un’Ungheria migliore, il partito di destra che rivendica la purezza della tradizione magiara. Ne è diventato vice-presidente e nel 2009 è stato tra i tre eletti al Parlamento di Bruxelles. I suoi nemici erano gli zingari, «la piaga del Paese», e gli speculatori ebrei, «si stanno comprando passo dopo passo l’Ungheria intera». Sul giornale che ha contributo a fondare, Barrikad , Barricata, i «giudei» sono rappresentati col naso adunco, sempre impegnati a tessere trame ai danni del popolo ungherese.

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Ebrei georgiani, storia di una diaspora

Jacopo Miglioranzi 

GeorgiaCol termine ‘ebrei georgiani’ (ქართველი ებრაელები, kartveli ebraelebi) si è soliti indicare quegli ebrei presenti nella nazione caucasica della Georgia. Essi rappresentano una delle più antiche comunità della regione, giunti, secondo alcuni, circa 2600 anni fa, il che ne fa una delle più remote comunità diasporiche. Alcune testimonianze a proposito sono riportate, di fatti, in alcune antiche cronache georgiane, come ad esempio ‘La conversione di Kartli’ (მოქცევაი ქართლისაი, moqtsevai kartlisai), unica fonte locale riguardante proprio la storia della comunità ebraica in Georgia. Tali ebrei georgiani costituirono a lungo una comunità ben distinta, e non solo dalla popolazione, autoctona, ma anche da altre comunità ebraiche come gli Ashkenaziti.

Questi ebrei erano impegnati in agricoltura, allevamento, artigianato e commercio. Date le condizioni imposte dalla diaspora erano numerosi coloro che possedevano pecore e bovini, oppure vigneti e campi, ma questo non si tradusse quasi mai in un forte sviluppo. Tale tipo di economia, a dispetto del commercio, rimaneva così di tipo domestico, e rispetto al dinamismo commerciale risultava dunque alquanto statica, di modo che l’occupazione principale rimaneva la vendita al dettaglio. La maggior parte dei venditori erano ambulanti di dolci: l’ attività durava tutta la settimana, ed ogni venditore si spostava nei villaggi della zona a cavallo o a piedi, con sacchi sulle spalle o sul proprio animale. Alcuni di loro, causa il lavoro, abbandonavano la propria abitazione, per mesi o addirittura un anno intero, e le festività religiose rappresentavano per loro un’ occasione di ritorno alle proprie famiglie.

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Il nuovo libro di Camilleri sull’ebreo siciliano convertito

Redazione Online
camilleri_11PALERMO – Un nuovo libro, dedicato all’ ebreo siciliano convertito del XV secolo Samuel Ben Nissim, e l’annuncio, sicuramente più atteso: «Ci sono tre nuovi libri pubblicabili del Commissario Montalbano, il primo arriverà verosimilmente a maggio». Così Andrea Camilleri, con la sua inseparabile sigaretta, ha chiuso la Festa del Libro e della Lettura «Libri Come» di Roma

RICCIARDINO’ – «Il terzo libro su Montalbano – aggiunge lo scrittore – arriverà a giorni, ma deciderà l’editore quale far uscire per primo». Sellerio ha anche l’ultimo, quello che conclude il ciclo, «con titolo provvisorio ‘Riccardinò e quello quando lo riprenderò in mano sarà una tragedia perchè la mia scrittura si è evoluta».

OMAGGIO A SCIASCIA – Commissario Montalbano ma non solo: Camilleri si è anche lasciato affascinare dalla storia di un oscuro personaggio dalle grandi doti intellettuali, l’ebreo siciliano convertito del XV secolo Samuel Ben Nissim al quale ha dedicato il suo ultimo libro, «Inseguendo un’ombra» (edito da Sellerio). «Tanti gruppi di ebrei si trasferirono in Sicilia dopo la cacciata dalla Spagna e costituirono grosse comunità soprattutto a Caltabellota, allora centro politico assai importante, e Agrigento, che allora si chiamava Girgenti, dove c’era un centro molto forte di cultura ebraica» racconta Camilleri. Indagine psicologica su un uomo oscuro e ambiguo, ebreo convertito al cattolicesimo con il nome di Guglielmo Raimondo Moncada e poi insegnante di cabala e lingue orientali per Pico della Mirandola con il nome di Flavio Mitridate, il libro è anche un omaggio a Leonardo Sciascia che lo aveva citato nel catalogo della mostra di un suo amico pittore. «L’attrazione che uno può nutrire per un personaggio così è per la sua natura camaleontica. Ogni volta che cambia nome, cambia personalità e interessi culturali. È questa faccia ferina dell’umanesimo che si contrappone alla bellezza». Continua a leggere »

Riformati a libro paga

Stato e chiesa separati? Si ma solo se non mi pagano.

Pierpaolo Pinhas Punturello

PunturelloLa separazione tra Stato e Chiesa (o Sinagoga) è sempre stato uno dei punti fondamentali nell’agenda dei movimenti ebraici, ortodossi o riformati o conservative che fossero. Sin dalla sua fondazione, la “Union of American Hebrew Congregations”, una delle principali organizzazioni riformate statunitensi, ha sostenuto con forza la necessità di questa separazione richiamando, tra le tante fonti, anche il Primo Emendamento della Costituzione e stimolando l’impegno in quanto ebrei e in quanto cittadini nel non volere una commistione tra le due istituzioni e nel vigilare affinché nessuna legge o decisione governativa creasse un disordine o un pericolo in questa direzione. Seguendo il principio di “dare a Cesare quel che è di Cesare” anche i movimenti riformati e conservative (masortim) in Israele sono sempre stati attivi nel portare avanti le esigenze di questa separazione, aggiungendo nel contesto israeliano, il valore di una necessità politica che diventa anche una apertura verso il pluralismo e il riconoscimento delle differenti realtà ebraiche del paese.

Questi approcci idealisti e combattivi dei movimenti liberali sono cambiati lungo il cammino che li ha visti protagonisti nel dibattito politico e sociale del Paese, fino a quando nel 2012 i movimenti riformati e conservative hanno festeggiato la decisione dell’Alta Corte di Israele che ha approvato la nomina di quindici rabbini non ortodossi come rabbini comunitari per alcuni villaggi e altre realtà rurali del paese. Dallo scorso 2 gennaio 2014, i festeggiamenti sono aumentati e il banchetto per i festeggiamenti del 2012 è diventato un pranzo di nozze poiché quattro rabbini non ortodossi sono entrati ufficialmente nel libro paga dello Stato di Israele, elemento che, secondo l’intero mondo ebraico non ortodosso, è senza dubbio alcuno un grande passo verso una vera società israeliana pluralista e inclusiva.

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L’inclusività che esclude… le mitzvòt

Una risposta all’articolo Mamma, li riformati

Donato Grosser

GrosserL’articolo sul gruppo riformato Beth Hillel di Roma cita il fatto che “Nel mondo, specie negli Stati Uniti esistono invece molti gruppi riformisti che interpretano le norme religiose alla luce dei tempi”. Abitando negli Stati Uniti da oltre 40 anni ho visto i cambiamenti ai quali è stato soggetto il movimento “Reform” nel paese e le relative conseguenze.

Diversi anni fa i “Reform” in America hanno inventato la trasmissione dell’ebraismo per via patrilineare annullando così la mizvà della Torà che è ebreo solo chi è nato da madre ebrea o che si è convertito accettando le mizvot. Decimati dai matrimoni misti che stavano distruggendo le loro comunità, i “rabbini” Reform, decisero di cambiare le regole del gioco. Così oggi questa setta è composta in grande percentuale, e forse addirittura per una maggioranza, da non ebrei.

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