Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Coronavirus: un segno per la prossima generazione

Riflessioni su Ecclesiaste e Coronavirus

Scialom Bahbout

L’epidemia dovuta al Coronavirus ha riportato in prima pagina l’esperienza della morte, che è rientrata improvvisamente e prepotentemente nella vita del singolo e della società. La morte era stata quasi bandita dalle case e confinata negli ospedali. La riflessione sulla morte e sulle epidemie ha spinto molte persone a cercare ispirazione nella lettura dei testi classici: ecco quindi che si tornano a leggere I promessi Sposi di Manzoni, il Decameron di Boccaccio o La Peste di Camus.

Davvero strano che tra questi testi non trovi posto nessuno dei libri della Bibbia. Pur senza averle inserite nelle proprie leggi costitutive, l’Europa dichiara di ispirarsi alle radici giudaico-cristiane: ci saremmo quindi aspettati di trovare tra i testi proposti alla lettura e su cui riflettere qualcuno dei testi biblici. Ecclesiaste è un libro con molte domande e con qualche risposta per chi lo legge in momenti di crisi con la dovuta attenzione.

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Bruciarsi al fuoco delle stelle

Shalom Rosenberg

Le cattive ideologie possono apparire con ottime relazioni pubbliche e operare magie. Ma successivamente il loro meccanismo di auto-distruzione annienterà anche noi 

Uno dei motivi centrali nei racconti di viaggi è la presenza della guida che porta l’uomo verso il mondo sconosciuto e lo accompagna in esso. Un esempio classico di questo motivo è la Divina commedia di Dante. All’inferno lo accompagna Virgilio, il poeta romano, e nel paradiso lo accompagna Beatrice, la donna che amava. Anche nei racconti dei viaggi fantastici dell’amoraita Rabbà bar bar Channà (nel Talmud Babilonese), egli viene portato da marinai e da uomini del deserto che gli rivelano anche dei segreti. In uno degli episodi (TB Bavà Batrà 73a) dei marinai gli raccontano così: “Tra un’onda e l’altra c’era una distanza di 300 parasange e questa misura era anche l’altezza di ogni onda. Una volta un’onda li sollevò vicino a una piccola stella, dove era possibile seminare quaranta seà di senape. Se l’onda li avesse sollevati ancora più in alto, sarebbero bruciati”.

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‘Il complotto contro l’America’, la visione di Philip Roth diventa una serie tv.

L’attore tra i protagonisti della serie tratta dal romanzo del Premio Pulitzer americano, disponibile su Sky dal 24 luglio

E se le elezioni presidenziali americane del 1940 avesse visto contrapposti Franklin D. Roosevelt e Charles Lindbergh, l’aviatore eroe con simpatie naziste, e fosse stato quest’ultimo a prevalere? L’America della Seconda guerra mondiale di fronte a un bivio decisivo per le sorti del mondo intero: uno dei capitoli cruciali della storia degli Stati Uniti completamente riscritto dall’inquietante ucronia di Il complotto contro l’America, che debutterà su Sky Atlantic e NOW TV il 24 luglio, quando tutti i sei episodi della serie saranno disponibili anche on demand. L’adattamento televisivo targato Hbo del capolavoro omonimo del Premio Pulitzer Philip Roth, firmato da David Simon ed Ed Burns (già dietro il successo di The Wire), racconta la nascita di un’America filonazista in cui proliferano antisemitismo e populismo. La serie riscrive la storia degli Stati Uniti seguendo dal punto di vista dei Levin, una famiglia ebrea di Newark, New Jersey, l’ascesa politica di Charles Lindbergh, aviatore con idee xenofobe e populiste che arriverà a legare a doppio filo il destino degli Stati Uniti d’America a quello della Germania di Hitler. Nel cast Winona Ryder, Zoe Kazan e John Turturro.

“Conoscevo personalmente Roth – racconta Turturro – ho lavorato con lui, mi volle per un suo adattamento teatrale dopo avermi visto in Quiz Show di Robert Redford, nel 1994. Ho letto tutti in suoi libri, compreso ovviamente The plot against America“. Forse, mentre lo leggeva, non immaginava che sarebbe stato tra i protagonisti della miniserie, nel ruolo del rabbino Lionel Bengelsdorf, seguace di Lindbergh.

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Charedim, un mondo poco conosciuto e troppo vituperato

Giacomo Michele Zippel

Il Corriere  Israelitico pubblica il 12 Maggio, l’articolo “Criminali mascherati da ebrei” (ARTICOLO RIMOSSO DAL SITO), viene poi condiviso sul gruppo Facebook “Kol Israel la voce degli ebrei in Italia” e da altre 29 persone, corredato da innumerevoli, incontrollati e talvolta volgari commenti contro la generalità del mondo Haredi, veniva negata dall’autore e nei commenti la specificità di quelle fazioni che  all’interno del movimento, sono solo una piccola minoranza. L’articolo venne  poi fatto sparire da tutte le pagine web, ma le polemiche apparse su Facebook, giornali e riviste, avevano ormai prodotto i loro effetti dannosi. Ho pensato di riassumere le varie posizioni all’interno del mondo haredi, corredando l’articolo con informazioni  che rendano più agevole comprenderne la storia, le basi ideologiche e gli opposti comportamenti, riaffermando la marginalità numerica nei modi di agire di alcune correnti minoritarie.

Di recente abbiamo assistito sulla stampa israeliana e straniera a critiche talvolta violente e generalizzate nei confronti del mondo Haredì ed anche sui media comunitari ebraici sono apparsi commenti esacerbati ed in alcuni casi rabbiosi. E’un universo all’interno dell’ebraismo ortodosso, costituito da gruppi caratterizzati da una stretta aderenza all’Halacha e alle tradizioni, in opposizione ai valori e alle pratiche moderne. Per dovere di verità e per stemperare le animosità, è necessario chiarire le diverse specificità di quel mondo variegato e frammentato in numerose fazioni differenziate fra loro per cultura, usi, costumi, attitudini verso i temi riguardanti l’ebraismo, Israele ed il sionismo attivo, come per le peculiarità dell’abbigliamento ed in alcuni casi per l’isolamento dalla società e dalla cultura circostante. Cerchiamo quindi di comprenderne le complessità e da cosa scaturiscano gli eccessi di alcune frange minoritarie, ricordando che l’impopolarità non è di per sé sinonimo di oggettività. Per comprendere quel mondo è necessario saper distinguere.

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Non si può essere inclusivi con chi strizza l’occhio al BDS

Corriere Israelitico

Walker Meghnagi, lei è stato presidente della Comunità ebraica di Milano, e nelle scorse settimane ha aperto una polemica contro una rivista ebraica. Perché? Dal 2018 un nuovo giornale online si è affacciato nel mondo dell’editoria ebraica. Si chiama Joi (Jewish, Open and Inclusive). Essere ebrei, aperti e inclusivi è bella cosa ma a condizione di essere leali con i lettori.

Cosa le ha dato fastidio di Joi?

Troppa faziosità che porta a dividere la comunità. Il 28 aprile per esempio è uscito un articolo offensivo verso la memoria dei caduti di Israele (https://www.joimag.it/yom-hazikaron-israeliani-e-palestinesi-insieme-per-un-futuro-di-pace/) su cui ho sentito il dovere morale di intervenire visto che riguarda un tema che molto caro a tutti noi: quello di onorare chi ha perso la vita per difendere lo Stato di Israele. In tale occasione JOI a mio parere ha superato il limite della tollerabilità, raccontando ed esaltando una manifestazione estremamente minoritaria avvenuta in Israele nel giorno di Yom Hazikaron.

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Finalmente decifrato il manoscritto Voynich?

Un egittologo tedesco ritiene di aver scoperto il significato del misterioso libro illustrato del XV secolo. In passato molti altri hanno fatto la stessa affermazione e hanno fallito

Rivelerà finalmente i suoi segreti il manoscritto Voynich, un documento degli inizi del Quattrocento conservato all’Università di Yale negli Stati Uniti e considerato uno dei libri più misteriosi del mondo? Finora qualsiasi tentativo di decifrare il testo del manoscritto, composto da una combinazione di lettere latine scritte a mano, numeri arabi e caratteri sconosciuti, non è riuscito. A causa dei molti misteri che circondano il suo contenuto, è apparso in programmi tv, libri, musica e persino in videogiochi. Ora, dopo tre anni di analisi, l’egittologo tedesco Rainer Hannig, del Roemer- und Pelizaeus Museum di Hildesheim, crede di aver trovato il codice per tradurre l’opera: ha scoperto che il linguaggio del manoscritto si basava sull’ebraico.

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La filosofia di rabbì Akivà

Shalom Rosenberg

Contrariamente alla teoria di Urbach, sembra che il detto dei Maestri del Talmud “Tutto è previsto, ma il permesso è dato” suggerisca il paradosso della conoscenza e della scelta

“Tutto è previsto, ma il permesso è dato” (Pirkè Avòt 3, 15). Riferendosi a questa espressione il Rambàm scrive: “Tutto quello che esiste al mondo è conosciuto presso di Lui, sia benedetto, ed è compreso, di questo hanno detto che è tutto previsto, e dopo ha detto: Non pensare che essendo Egli a conoscenza delle azioni, siano necessariamente obbligate, cioè che l’uomo sia costretto nelle sue azioni a una qualsiasi azione tra le azioni. Le cose non stanno così, al contrario il permesso è nelle mani dell’uomo in quello che fa, ed è quello che hanno detto che il permesso è dato”.

Secondo questa interpretazione, rabbì Akivà si riferisce al paradosso della conoscenza e dell’arbitrio – il santo, benedetto Egli sia, conosce il futuro e anche quello che l’uomo sceglierà di fare, e ciò nonostante l’uomo possiede il libero arbitrio. Gli studiosi contemporanei hanno sollevato dei dubbi su questa interpretazione. E così il mio maestro, E.E. Urbach, di benedetta memoria, (1912-1991 Studiò a Roma prima della guerra e vi tornò come rabbino militare della VIII armata inglese NdT) pensava che questa lettura filosofica fosse fondamentalmente sbagliata. La sua argomentazione era basata sull’analisi della radice tz.f.a. nella lingua dei tannaiti (i Maestri della Mishnà NdT). Secondo Urbach non si riferiva alla conoscenza del futuro, ma piuttosto alla visione di quello che avviene nel presente, come nel versetto: “Gli occhi dell’Eterno osservano il buono e il cattivo” (Mishlè 15, 3). Secondo Urbach l’uso del verbo “tzafùi” col significato di conoscenza a priori, è un nuovo significato del periodo degli amoraiti (i Maestri del Talmud, successivi ai tannaiti NdT).

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