Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Fatti non foste a viver come bruti

Parashà di Mishpatim

Rav Scialom Bahbout

Il passaggio dall’atmosfera che si respira nella parashà di  Itrò a quella di Mishpatim, può lasciare interdetti: si ha una specie di caduta di tono e di stile. Dall’enunciazione dei grandi principi si passa all’analisi delle piccole cose di tutti i giorni: Rashi ci dice che l’uso della vav ו all’inizio della parashà (e questi.. ואלה) sta ad indicare che quanto segue va a completare ciò che è stato detto in precedenza ed è una sua continuazione. La Torà in sostanza afferma che la vita dell’individuo e della società è fatta spesso di piccoli dettagli e l’importante è che questi siano in linea con i principi generali appena enunciati. Potremmo cercare di individuare come le norme racchiuse nella parashà di Mishpatim si relazionano al Decalogo, ma questa sarebbe un’analisi troppo lunga. Ci limiteremo a individuare la relazione tra la prima Parola e la prima norma che si trova nella parashà.

Il primo comandamento afferma “Io sono il Signore che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto dalla casa degli schiavi”: la prima norma riguarda quindi lo schiavo ebreo, l’’eved ‘ivrì.

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Temi ricorrenti nei romanzi di Roth

“Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.”

Titti Ferrante

“Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.” I tre romanzi di Roth: “Ho sposato un Comunista”, “La macchia umana” e “Lasciar Andare” presentano personaggi e temi che hanno diverse affinità. Il primo ha un taglio più politico mentre gli altri due hanno una natura più intimista, ma il tema della rivoluzione attraversa, in modo diverso, tutti e tre.

Ira Ringold, dopo la guerra, decide di fare la sua parte nella lotta di classe, fa parte del sindacato, anche dopo aver lasciato Calumet City per andare a New York a lavorare alla radio ed essersi fatto un nome come Iron Rinn di Liberi e Audaci, Ira continua a parlare della fabbrica di dischi, delle riunioni sindacali nella lingua carismatica dei suoi ex compagni. Nella sua vita privata cerca di piacere a Syplphid, sua figliastra, e al mondo raffinato della moglie, molto diverso dal suo ambiente pur di avere Eve accanto.

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Quando la pezza è peggio del buco

Doppio serpente. Alcune reazioni alle scuse frettolose della farmacia milanese di piazza Vesuvio con la zelante commessa anti-Israele.

La farmacia Vesuvio ringrazia sentitamente il Presidente della Comunità ebraica di Milano, Milo Hasbani, per averci dato la possibilità di scusarci pubblicamente per le gravi e improvvide affermazioni della nostra dipendente, che non esprimono in alcun modo il sentire della Farmacia e dalle quali la stessa si dissocia fermamente. Ci dispiace se tale episodio ha causato offesa o disagio alla cliente che ha denunciato l’accaduto e a qualsiasi altro membro della Comunitá. Confidiamo che simili episodi non si ripeteranno in futuro e garantiamo che la Farmacia sarà, in piena coerenza con la sua storia, un luogo aperto a tutti. Dott Achille Bonandrini – Farmacia Vesuvio

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Morta Rina Lattes due mesi dopo suo marito Nedo Fiano

Ricoverata da anni nella casa di riposo ebraica di Milano è morta poco dopo Nedo, testimone instacabile dell’Olocausto per tutta la sua vita. Di famiglia ebrea fiorentina, era scampata alle deportazioni e nel 1945 aveva incontrato Nedo

Zita Dazzi

Sono stati sposati 71 anni e, come se non potessero vivere divisi, hanno lasciato la loro vita terrena  a meno di due mesi di distanza. E’ mancata dopo esser stata attaccata dal Covid, nella casa di riposo ebraica di Milano, Rina Lattes, detta Riry, moglie di Nedo Fiano, instancabile testimone degli orrori della Shoah. Nedo era spirato il 19 dicembre scorso, nello stesso luogo dove entrambi i coniugi erano ricoverati da anni. Ne dà notizia su Facebook, il figlio Lele Fiano, deputato Pd, dopo aver negli ultimi giorni raccontato l’agonia di Rina: “La mamma non c’è più. Ha smesso di soffrire su questa terra. Ha lottato con le sue piccole forze contro il Covid per giorni. Ha resistito, combattente quale era, e poi ha raggiunto il suo amore di una vita, papà. Ora soli, non più figli, ma mariti e padri. Ora soli ad interrogarci per sempre sulla vita, il suo messaggio continuo, la forza dell’attaccamento alla vita che ci avete trasmesso, l’etica di una vita retta che ci avete tramandato, la scelta di dare battaglia sempre”.

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Ricordare l’unicità della Shoah, perché non si ripeta

Roberto Della Rocca

A proposito della Shoah si registra sempre più spesso un tentativo di assimilare lo sterminio degli ebrei ad altre stragi dell’età contemporanea, così da diminuirne l’importanza e negarne l’unicità. La Storia narra di molti stermini apparentemente motivati da obiettivi mirati, quali conquiste territoriali, assalti al potere o ontologie totalitarie. Nella Shoah c’è qualcosa di diverso e di più specifico. L’obiettivo dei persecutori e la “colpa” delle vittime sono identificabili in un atto di nascita: essere ebrei.

La specificità della Shoah non sta nella somma algebrica di quante espulsioni, schiavizzazioni, violenze, abusi o assassinii sono stati compiuti rispetto a altre folli stragi della storia, ma piuttosto nella sua genesi. 

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Jean Jacques Rousseau e le leggi di Mosè

Parashà di Yitrò

Rav Scialom Bahbout

Come per ogni parashà gli argomenti di cui trattare sono molti, ma non si può fare a meno di trattare dell’argomento centrale della Parashà di Itrò: la promulgazione del Decalogo, traduzione più corretta di quella più usata “ Dieci Comandamenti”, in quanto la Torà li definisce Dibberot Devarim, cioè parole: da cui – Decalogo. Difficile dire qualcosa di nuovo su un argomento del genere, anche se in generale quanto più un tema è centrale nella storia e nella cultura, tanto più si tende a sorvolare e dare per scontato che sia tutto chiaro.

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Blondet e la galassia neo-fascista e “socialista-nazionale”

Davide Cavaliere

In Italia esiste una vasta galassia, presente soprattutto in rete, di individui e riviste di area neofascista e socialista nazionale. Uno dei nomi più conosciuti è quello del giornalista Maurizio Blondet. Ex inviato di “Avvenire”, diffonde sul web tesi strampalate e cospirazioniste imbevute di antisemitismo e cattolicesimo preconciliare. I suoi scritti si concentrano su presunti “poteri occulti” ebraici e massonici. Da vent’anni si impegna a promuovere la versione complottista dell’Undici settembre, secondo la quale gli attentati di Manhattan sarebbero il prodotto di un piano segreto dei sionisti e dei neoconservatori statunitensi. Blondet attinge con abbondanza dagli scritti di Thierry Meyssan e ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion.

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