Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Quando le Comunità ebraiche si spaccarono per una lettera tagliata

Riunire i due pezzi di una vav?

Rav Scialom Bahbout

Diverse sono state le controversie su aspetti di Halakhà che sono state sollevate in passato nelle comunità italiane nel  medio evo e nel rinascimento (famose le polemiche sullo Stam yenam, il vino prodotto dai non ebrei, e sul mikvè di Rovigo). Meno nota è la polemica che ha attraversato l’ebraismo italiano nella seconda metà del 18° secolo: La controversia sulla VAV Keti’à di Shalom. Una polemica infuocata ha attraversato comunità e rabbini dell’epoca sia italiani che esteri, studiata da rav Simcha Chasida di Benè Berak (in Morià 5768, 3 – 4)

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Il successo di “Shtisel”, il desiderio e la Legge

Alessio Aringoli

Uno dei fenomeni della cultura di massa più interessanti, ma anche più enigmatici, dei primi mesi del 2021 è stato, senza dubbio, il grande successo della serie tv Shtisel. Per quale motivo una serie che racconta le vicende di una famiglia di ebrei haredim (i cosiddetti ultraortodossi), in modo molto realistico ma senza accenti critici (diversamente da tutti i prodotti cinematografici e televisivi che l’avevano preceduta), ha riscosso un simile successo, e in particolare anche presso un pubblico raffinato, colto, laico – in Israele, negli Usa, in Europa, tra ebrei, cristiani, non credenti? 

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L’aquila e il pipistrello

Parashà di Balàk

Rav Scialom Bahbout

La parashà di Balak e le altre fonti che parlano del mago – profeta Bil’am non danno un’immagine che giustificano l’affermazione dell’identità tra due personaggi che sembrano agli antipodi.  E’ interessante quanto stabilisco i Maestri nel Talmud (Bavà Batrà 14b), “Moshè ha scritto il suo libro, la parashà di Bilam e il libro di Giobbe” (Sifrè ….) Il suo libro è evidentemente la Torà. Il libro di Giobbe ha alcune caratteristiche simili alla Genesi e questo giustifica l’affermazione dei Maestri, ma perché era necessario affermare che Moshè ha scritto anche la parashà di Bil’àm, che è già parte integrante della Torà?   In effetti, Bil’am osservava dall’alto delle montagne tutto ciò che accadeva nell’accampamento di Israele, ma il popolo e Mosè non ne avevano la consapevolezza. Quindi dato che Moshè ha scritto la Torà, era comunque necessario sottolineare che aveva scritto anche la parashà di Bil’am (cioè Balak) in cui il suo nome  non compare.

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Storia di Nathan, il più grande sindaco di Roma, e di una squadra di disorganici fuoriclasse

Estratto da “Nathan e l’invenzione di Roma” di Fabio Martini, edito da Marsilio

Da oggi è in libreria “Nathan e l’invenzione di Roma. Il sindaco che cambiò la città eterna”, un libro di Fabio Martini per Marsilio. A pochi mesi dall’elezione del nuovo sindaco, Fabio Martini, raffinato cronista ed editorialista della Stampa, ripercorre l’esperienza di Ernesto Nathan, che fu primo cittadino oltre un secolo fa. Con Nathan, Roma lasciò l’Ottocento e in pochi anni fu trasformata in una moderna città novecentesca. Il sindaco aveva composto una giunta con sette liberali, tre socialisti, due radicali e due repubblicani. Niente di più eterogeneo. Ma che cosa univa gli assessori? Che erano fuoriclasse, e spesso i fuoriclasse vanno d’accordo oltre le ideologie. Stiamo parlando di Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini, Giovanni Montemartini, gente che farà la storia d’Italia. 

Qui sotto un’anticipazione del volume di Martini, che potrebbe persino dare qualche buona idea a chi il prossimo autunno sarà eletto alla guida del Campidoglio.

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Emuna Elon, le acque profonde della vita

Simonetta Della Seta

Un amico ferrarese mi ha chiamata una mattina per chiedermi: “cosa significa emuna in ebraico?”. Ho risposto: “fede”. “E cosa vuol dire elon“? “Quercia”. “Allora, ha concluso lui, sto recensendo un libro scritto da una donna straordinaria che ha una fede come una quercia”. Ho capito solo a quel punto che stava parlando di Emuna Elon, una scrittrice israeliana che avevo letto in ebraico e in inglese. “Ci ha donato un libro bellissimo – ha ripreso Gianni – costruito come un thriller e tradotto magistralmente da Elena Loewenthal. Si intitola La casa sull’acqua e lo ha pubblicato Guanda”.

Quella mattina non sapevo che presto avrei incontrato io stessa Emuna, toccando con mano quel destino raccolto nel nome: la sua fede nel popolo ebraico, radicata e frondosa, come una grande quercia.

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Quando Udine volle ringraziare i soldati che portavano la stella di David

L’episodio del 23 giugno 1945 per salutare la Brigata Ebraica è uno dei capitoli poco conosciuti della Liberazione

Valerio Marchi 

“Sabato 23 giugno 1945 alle ore 9 in via dell’Ospedale n. 2, avrà luogo una riunione per porgere in forma solenne alle Autorità Alleate, Ecclesiastiche e Italiane un ringraziamento per l’assistenza prodigata ai correligionari internati, fuggiaschi e rimpatriati”: era questo il testo di un biglietto d’invito – una cui copia è conservata dalla famiglia Gentilli – diffuso all’epoca, a Udine, dalla Comunità Israelita di Trieste, sezione di Udine (gli ebrei udinesi, pur presenti e attivi da lungo tempo, non diedero vita a una comunità giuridicamente stabilita).

Ora quel lontano 23 giugno, che ci riporta all’immediato dopoguerra, merita di essere ricordato.Prendiamo quale esempio dei correligionari fuggiaschi e rimpatriati l’ingegnere ebreo udinese Roberto Gentilli (1923-2015), che ricordiamo ancora con affetto e stima. Al pari degli altri studenti ebrei, con le leggi razziali del 1938 egli fu espulso dalla scuola (nel suo caso il Regio liceo Stellini); poi, fra il 1943 e il 1945 la “caccia all’ebreo” lo costrinse a continue fughe e ricerche di rifugi in Toscana e in Veneto assieme ai suoi famigliari, salvatisi grazie a circostanze provvidenziali: sempre per portare un esempio, Roberto fu ospitato sotto falsa identità dai frati Stimmatini di Verona che, per proteggerlo, gli fecero anche indossare un abito talare.

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Matan Kahana, dalle unità d’elite agli F-16

Davide Romano

Ho tradotto al volo in italiano un pezzo del Jerusalem Post che parla del nuovo ministro israeliano delle funzioni religiose, Kahana. Un uomo notevole, che ha servito nell’unità d’elite dell’esercito israeliano, e poi come pilota di F-16. Una persona religiosa. E a giudicare da come ha risposto a quei haredim che lo hanno attaccato, molto serio. Kahana è un amico di lunga data del Primo Ministro Naftali Bennett. I due si sono incontrati mentre prestavano servizio nell’unità d’élite dell’IDF Sayeret Matkal negli anni ’90.

Dopo tre anni e mezzo nel Sayeret Matkal, Kahana ha continuato a servire nell’aeronautica israeliana come pilota da combattimento pilotando F-16 nella seconda guerra del Libano e in diverse operazioni su Gaza. Ha poi servito come comandante di squadriglia, e ha ottenuto il grado di colonnello, prima di terminare il servizio militare nel 2018.
Kahana è cresciuto nella comunità religioso-sionista, è stato membro del movimento giovanile Bnei Akiva e ha studiato nella yeshiva Netiv Meir nel quartiere Bayit Vagan di Gerusalemme, che fa parte della rete di scuole superiori e yeshiva Bnei Akiva.

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