Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Tutti pazzi per Shtisel

Matrimoni combinati, patriarcato imperante, regole bizzarre da seguire dalla mattina fino alla sera, e un unico grande Dio da adorare. Sì, tutto questo ci ha appassionato.

Elena Crioni

La prima cosa da fare se si vogliono seguire le tre stagioni di Shtisel è abbandonare il giudizio. Toglierci la maschera degli occidentali detentori di ogni verità entrare in punta di piedi nel quartiere di Goula a Gerusalemme, dove vivono gli Haredim, una comunità ebraica ultra ortodossa (anche se loro rifiutano di essere chiamati così, perché ritengono di essere loro gli unici veri ortodossi, tutti gli altri ebrei, compresi quelli che noi chiamiamo ultra ortodossi sono eretici.)

Senza giudizio e con l’occhio curioso dell’antropologo veniamo accolti nella casa del capofamiglia, il Rabbino Shulem Shtisel, (Dov Glickman), vedovo padre di quattro figli e nonno di molti nipoti. Padre nell’eccezione più ortodossa di questo termine, Shulem incarna letteralmente tutti i valori dell’essere Haredim. È l’ebreo furbo e prepotente descritto in mille racconti e barzellette, quello che alla fine trova un modo per gestire a modo suo tutte le cose, dai conti della yeshivah (scuola dove i bambini maschi studiano la Torah) ai sentimenti, alla vita dei figli. Shulem è Abramo, il padre di tutti per eccellenza, pronto a sacrificare tutto a Dio, anche il suo adorato figlio.

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Ricordando Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti

Mauro Salucci

Nato nel 1908, ebreo austriaco ma polacco di nascita, morto nel 2005, Simon Wiesenthal scampò nel corso della sua vita travagliata a ben 12 plotoni di esecuzione all’interno dei campi di sterminio tedeschi. Originario di Buczacz, al margine orientale della monarchia austro-ungarica, faceva parte della famiglia di Sigmund Freud. La suocera di Wiesenthal era, infatti, una Freud.

Consapevolezza ebraica

Buczacz era all’epoca un luogo in cui gli ebrei dominavano, con ben sessantamila persone a cui si contrapponevano duemila polacchi e circa mille ucraini. Questo incise fortemente nella vita di Wiesenthal, creando in lui una forte autostima e la consapevolezza di appartenere a un popolo importante e con forti connotazioni culturali. Quando arrivò a Mauthausen, nel maggio 1945, aveva 38 anni.

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Così quattro spie “arabe” salvarono lo Stato ebraico

Matti Friedman racconta la storia dei primi “mistaravim” che si infiltrarono cancellando la propria identità

Fiamma Nirenstein

Da quando tutto il mondo ha visto Fauda sullo schermo tv, i «mistaravim» sono ormai di famiglia. Sono agenti israeliani che sanno non solo l’arabo alla perfezione, ma che nel linguaggio, nel comportamento, nel gusto del cibo e nelle esclamazioni, anche parlando nel sonno, sono in tutto e per tutto capaci di arabizzarsi, appunto di «diventare come arabi». Mistaravim. Chi ne vuole capire lo sfondo storico, politico, filosofico, il nodo di avventura, rischio e ideologia che li riguarda può adesso leggere Spie di nessun Paese di Matti Friedman (Giuntina, in libreria dal 29). È proprio nell’avventura e nel pericolo mortale continuo e nell’eroismo che i quattro mistaravim delle origini dello Stato raccontati da Friedman si giocano tutto: la loro stessa origine familiare e sociale, il loro cuore, il più alto senso della patria ebraica e insieme del legame col mondo arabo. E, fa capire Friedman, la patria non li ha mai ringraziati né li ringrazia abbastanza: sono sempre «mizrachim», orientali, patriarcali, religiosi, in un universo la cui cultura ha il segno genetico della storia europea, anzi, di quella del socialismo.

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La storia di Mosè Di Segni, il medico del Battaglione Mario

Donato Moscati

C’è una via a Serripola, una frazione di San Severino Marche, dedicata ad un medico ebreo romano, un medico che ha combattuto per la liberazione dal nazifascismo, quel medico aveva il nome di Mosè Di Segni. Abbiamo chiesto a Rav Riccardo Di Segni, terzo figlio di Mosè, di raccontarci la storia di Resistenza del padre. Mosè Di Segni è un pediatra che si è pagato gli studi scrivendo per «Il Giornale d’Italia» e proprio la conoscenza con un giornalista lo porterà a scappare dalla retata del 16 ottobre 1943.

Alla fine del 1936 viene chiamato come medico militare nella guerra di Spagna, fino al 1938 quando con le leggi razziali viene radiato sia dall’esercito che dall’ordine dei medici con il permesso di poter esercitare solo per gli ebrei.

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25 aprile, a Porta San Paolo “blitz” della comunità ebraica: tensione con gli antagonisti

Pacifici ex presidente della Comunità Ebraica Romana: “Con un blitz ed insieme ad un gruppo di volontari ebrei di Roma ci siamo ripresi Porta San Paolo”

“Blitz” della Comunità ebraica a Porta San Paolo, a Roma, nel corso dell’annuale celebrazione del 25 Aprile dell’Associazione nazionale partigiani. Nel corso della celebrazione, però, ci sono stati momenti di tensione fra alcuni antagonisti che avrebbero voluto deporre fiori sulla lapide dei caduti per la Resistenza e il servizio d’ordine che ha impedito loro il passaggio: spintoni, insulti, qualche schiaffo. 

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Quando la coperta è troppo corta…

Parashà di Acharè Mot-Kedoshìm – L’amore per il prossimo

Rav Scialom Bahbout

C’è una frase della Torà che, nonostante non sia compresa nei 10 Comandamenti, è molto più famosa di ogni altra: “Ama il prossimo tuo come te stesso –אני ה’ – ‘ואהבת לרעך כמוך  ” . Non tutti sanno o hanno la consapevolezza che vi sono varie formulazioni dei Dieci Comandamenti: a  parte le due versioni quasi identiche – quella in cui viene narrata la rivelazione e l’altra ripetuta alla vigilia dell’ingresso del popolo nella Terra Promessa – troviamo una versione, simile nei contenuti, in una forma assai diversa,  proprio nella Parashà di Kedoshim: proprio qui troviamo la mizvà ואהבת לרעך כמוך . 

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Preservare vecchi caratteri mobili ebraici

Tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX, col diffondersi di sentimenti antisemiti in tutta Europa, milioni di ebrei emigrarono negli Stati Uniti, andando a costituire quella che è oggi la seconda più grande comunità ebraica del mondo, seconda solo a Israele. Per dare un’idea del fenomeno migratorio, basti pensare che prima del 1880 erano meno di 300.000 quelli che già abitavano nel paese, mentre tra il 1880 e il 1924 ne arrivarono oltre 2 milioni.

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