Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Un “new deal” per l’ebraismo italiano

Nasce (rinasce?) oggi, Yom Ha’atzmaut 5780-2020, e sul web una nuova testata ebraica dal sapore antico, IL CORRIERE ISRAELITICO. Questo è il primo editoriale col quale si presenta ai lettori.

La crisi generata dall’epidemia del virus COVID19 ha duramente colpito la comunità ebraica italiana, il cui stato di salute era già tutt’altro che roseo. La flessione demografica ed economica non nasce certo nelle ultime settimane ma l’aggravarsi della situazione nella società italiana, rischia di minare le fondamenta stesse delle nostre comunità. Già alcuni anni fa, il compianto Rabbino Yosef Laras zz’l ha affrontato con grande forza questo argomento nel suo testamento spirituale, tracciando le basi di un “new deal” che verta su un rinnovato rapporto tra le kehillòt italiane in Israele e quelle in Italia.

“Il nostro ebraismo italiano è giunto a una fase accelerata di consunzione e inaridimento. Il nuovo Statuto è già vecchio e privo di vigore nella pratica, sicché servirà quanto prima che vi sia un congresso straordinario, che duri qualche giorno, ove siedano assieme rabbini, presidenti di comunità e consiglieri, giovani, lucidi analisti ebrei dalla Francia e da Israele, membri delle kehillòt italiane in Eretz Israel. È necessario e quanto mai urgente pensare, senza romanticismi, senza compiacimenti esterni e senza voler indorare pillola alcuna, a un’architettura nuova per le sfide prossime che solleciteranno l’ebraismo italiano dopo un cammino secolare. Ho già scritto che è doveroso coinvolgere gli ebrei italiani di Eretz Israel, le giovani famiglie che lì si sono formate e chi, in vario modo, anima e guida le loro comunità. Non farlo sarebbe folle e suicida, nonché ingiusto nei loro e nei nostri riguardi.”

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Altri tempi, altri luoghi, altri rabbini!

La favola che segue fa parte di una antologia di leggende popolari raccolte in yiddish da Efim Rajze (1904-1970), uno dei maggiori esperti di folklore yiddish, un esponente dell’ultima generazione di intellettuali di madrelingua yiddish in Unione Sovietica (inviato nei Gulag tre volte: 1929-31; 1934-36; 1948-55). L’autore, che aveva raccolto le storie intervistando narratori, poeti e scrittori ebrei sovietici, non riuscì naturalmente a pubblicare l’antologia in yiddish (anzi quel testo originale è andato perduto, probabilmente intenzionalmente distrutto dalla polizia sovietica), ma fece in tempo a tradurla in russo e in tale lingua fu pubblicata postuma (con il titolo Evrejkie Narodnye  Skazki, Predania, Bylicki, Rasskazy, Anekdoty, Symposium, San Pietroburgo 2000) suscitando vivo interesse in patria. Da quella edizione Bompiani pubblicò una traduzione italiana: Racconti e Storielle degli ebrei, Testi inediti della tradizione yiddish, Raccolti da E.S. Rajze, Bompiani, Milano 2004), che pare a me sia passata abbastanza inosservata nelle nostre comunità. Sandro Servi

Favola del rabbino che finì all’Inferno

Morì il rabbino di Sklov. Lo seppellirono con tutti gli onori. Ben presto il figlio del rabbino fu colto da una forte nostalgia di suo padre. A Sklov nel vecchio mercato stazionava notte e giorno più di un balagole1 in grado di portare ogni passeggero ovunque fosse. Il figlio del rabbino si avvicinò a uno di quei balagole e gli chiese: 

“Quanto mi verrà a costare un viaggio all’altro mondo?” 

“Vi costerà”, rispose il balagole, “dieci rubli, com’è vero che una focaccina costa un solo copeco.” 

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Shira Haas, è nata una stella. La prima in epoca di streaming

L’attrice israeliana in “Unorthodox” e “Shtisel” su Netflix. Dopo mesi di studio, la rivelazione sul set con l’abito nuziale: la parte emotiva ha trovato quella fisica.

Egle Santolini 

La prima stella internazionale dello streaming, del cinema in sala sperando che sopravviva, della tv o di quello che mai arriverà dopo la pandemia si chiama Shira Haas, sta per compiere 25 anni ed è israeliana. Unorthodox, la miniserie di cui è protagonista totale, la macchina da presa incollata senza interruzione sui delicati lineamenti che compongono un perfetto materiale da primo piano, è in questo momento quarta nella lista delle più viste su Netflix: racconta la storia di Esty, che fugge dai Satmar, una stretta comunità hassidica di Brooklyn, per trovare la propria strada a Berlino. Gli spettatori che di Shira hanno subito voluto un’altra dose massiccia sono ormai dipendenti da Shtisel, la serie per ora in due stagioni (sempre Netflix) che in Israele ha raccolto tutti i premi possibili e che, molto a sorpresa, ha appassionato il pubblico di tutto il mondo alla vita familiare degli ebrei haredi in un quartiere di Gerusalemme. 

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I Maestri d’Israele, il misantropo e il Coronavirus

Rav Chaim Navòn

Una volta i Maestri d’Israele e un misantropo stavano affacciati alla finestra durante il Coronavirus, e videro delle volpi che passavano per le vie di Gerusalemme (cfr. Talmùd Babilonese Makkòt 24b NdT). I Maestri piangevano mentre il misantropo rideva. Gli domandarono: Perché ridi? Domandò loro: Perché piangete? Risposero: Nelle strade dove risuonavano le voci dello sposo e della sposa, dove sedevano anziani e anziane appoggiati al bastone, dove ragazzi e ragazze giocavano, adesso passano solo delle volpi – e noi non dovremmo piangere? Rispose loro: A maggior ragione! Proprio per questo io rido, finalmente abbiamo fatto spazio alla natura, gli animali selvatici sono tornati al loro ambiente naturale, e il terribile genere umano ha smesso di distruggere il “sacro” equilibrio ecologico.

Gli risposero i Maestri: Ma è forse questo quello che abbiamo studiato nella nostra santa Torà? Rispose il misantropo: Ditemi voi, quali sono preferibili, le opere dell’uomo e le opere di Dio? Gli risposero: Le opere dell’uomo. Il misantropo sussultò. Guardate il cielo e la terra, disse ai Maestri, voi sareste capaci di fare lo stesso? Gli risposero: Non rivolgere lo sguardo all’astronomia, ma a quello che è a portata dell’uomo. Che cosa è meglio, il grano selvatico o una pagnotta? La polvere di ferro o la navicella Apollo? La pianta del cotone o un vestito da sposa? La ferocia di un branco di lupi, oppure i comportamenti gradevoli e gentili della società tradizionale?

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Il sorprendente discorso del Membro della Knesset Mansur Abbas per Yom HaShoah

Per la prima volta nella storia: un parlamentare del Movimento Islamico ha tenuto un discorso il giorno di Yom HaShoah parlando dal podio della Knesset

Signor Presidente della Knesset Egregi Membri della Knesset. Vorrei parlarvi oggi della forza di Yom HaShoah. Non traendo spunto dai libri né tantomeno dalle citazioni occasionalmente trovate su Internet. Bensì da una visione del valore del mondo, da uno sguardo all’interno della persona che si nasconde dentro di me e da nozioni storiche che ho avuto modo di imparare nel corso degli anni. Ventisei anni fa rimasi per la prima volta in silenzio per due minuti, principalmente per mostrare rispetto per i colleghi dell’Università Ebraica.

Oggi leggo versi del Corano e prego per l’elevazione dell’anima dei sei milioni di ebrei morti nella Shoah durante la Seconda Guerra Mondiale.
Come arabo palestinese e musulmano religioso, cresciuto ispirandomi agli insegnamenti dello sceicco Abdallah Nimr Darwish, fondatore del Movimento Islamico, provo empatia per il dolore e la sofferenza vissuta negli anni dai sopravvissuti dell’Olocausto e dalle famiglie di quanti sono stati sterminati.

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Il problema di Giuseppe

La matematica alle prese con un episodio avvenuto in Galilea circa duemila anni fa

Davide Silvera

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio (37-100 circa) è noto a coloro che si interessano al regno di Erode il Grande (37-4 aev) e in generale alla fine del periodo del Secondo Tempio con la Grande rivolta (66-74). Il suo nome è conosciuto in modo particolare per essere l’unico a raccontare, ne La Guerra Giudaica, del suicidio collettivo degli Zeloti ebrei che difendevano la fortezza di Masada dall’assedio dei Romani negli anni 73-74.

Flavio è famigliare anche a chi si interessa alla “storicità” di Gesù per via di quella che è conosciuta tra gli storici come la Testimonianza Flaviana. In una delle sue opere più importanti, le Antichità Giudaiche, vi è un breve paragrafo su Gesù, nel quale viene descritto come uomo saggio, operatore di fatti straordinari, considerato il Messia. E che sebbene Pilato lo condannasse alla Croce passato il terzo giorno apparve ad essi di nuovo vivo. Il testo, considerato autentico per molti secoli, a partire dal XVI secolo fu ritenuto da molti storici come variamente elaborato e oggetto di aggiunte posteriori da parte di copisti cristiani. Senza entrare nel merito della lunga diatriba vale la pena citare Emil Schurer che scrisse nel suo Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo: Anche se Giuseppe certamente non chiamò Gesù il Messia, e non asserì che la sua risurrezione il terzo giorno sia stata pronunciata da profeti di Dio, l’impressione che si riceve è che non fosse nel complesso indifferente nei riguardi di Gesù.”

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Hashomer di oggi e di domani

Ciao a tutti, siamo i madrichim (guide) del movimento Hashomer Hatzair (La giovane guardia) di Torino. Per chi non ci conoscesse, siamo un movimento ebraico mondiale, presente in Italia anche a Milano, Roma, Firenze e Napoli. Ci occupiamo di educazione, di responsabilizzazione e il nostro fine è creare una società migliore attraverso una presa di coscienza di ciò che ci circonda utilizzando come strumenti l’osservazione critica e oggettiva. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non siamo animatori, ma veri e propri educatori, delle guide con la propensione a porsi sullo stesso piano morale e di pensiero di un/a qualsiasi bambino/a, mantenendo al contempo la capacità di trasmettere la nostra ideologia, che, pur essendo così complessa ed estesa da non poterla sintetizzare in poche righe se si vuole apprezzarne realmente e per intero la potenza e il potenziale, è solo e unicamente tramandata per mezzo della parola e dell’esperienza.

Ci è stata data la possibilità di scrivere un articolo riguardo l’andamento del nostro ken (nido/sede), il luogo dove svolgiamo le attività. Ebbene, dopo anni tra spostamenti e situazioni provvisorie, ci è stato affidato un nuovo nido da proteggere. Sicuramente, come alcuni di voi sapranno, la parola “shomer” ha il significato di guardiano, protettore, osservatore. Questa, tuttavia, non ha un significato univoco e per ognuno può rimandare a un concetto anche molto diverso da quello dei compagni: c’è chi decide di proteggere l’atmosfera del luogo, chi l’educazione, chi cura le tradizioni, chi si dedica alla trasmissione dei valori. Le sfaccettature sono pressoché infinite e tutte sono altrettanto importanti, variano nel tempo e di per sé non sono esplicitate su carta, ma si può dire che aleggino nell’aria. Quando si inizia il percorso all’Hashomer nessuno te lo dice e mai nessuno te lo dirà direttamente, ma è sensazione comune che esista una sorta di atmosfera diversa, quasi magica aggiungerebbero alcuni dalla fantasia più accentuata, nel luogo adibito alle attività. Provate a chiedere a chiunque frequenti assiduamente il movimento, le risposte saranno molto simili. Attenzione però a interpretare correttamente questo concetto: non è il luogo che crea l’atmosfera, bensì noi stessi che creiamo l’atmosfera nel luogo. Quest’ultima, per essere più chiari, nel corso degli anni è sempre rimasta pressappoco identica nelle diverse sedi e finché c’è volontà di incontrarsi non si estinguerà. Bisogna aggiungere che ovviamente non si tratta solo di una cosa immateriale e intoccabile, ma anzi si riflette sul luogo stesso rendendolo speciale e familiare. 

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