Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Mara, una vita dietro le quinte del cimitero ebraico

Di solito non ci piace parlare di ebrei morti, ma per questa volta faremo un eccezione (Kolòt)

Pietro Marino

Dall’inizio di Via delle Vigne possiamo scorgere sulla linea dell’orizzonte, a chiudere la strada per la quale ci siamo incamminati, un imponente cancello di metallo incorniciato da pesanti pietre granitiche, poste lì quasi a voler incutere timore a chi si arrischi ad avvicinarsi: ci troviamo di fronte all’ingresso delcimitero ebraico di Ferrara. Se pure a prima vista possa dare l’impressione di trovarsi di fronte a un luogo inespugnabile, il cui ingresso sia riservato ai soli autorizzati, non ci si deve lasciare scoraggiare: dietro quel portale si celano, in realtà, prati fioriti, intrecci di rami, lapidi semplici e maestose che fanno di questo rettangolo di terra al lato delle mura estensi un piccolo scrigno pieno di meraviglie da scoprire.

Dimentichiamo, allora, la nostra prima impressione, l’ingresso maestoso e il timore riverenziale, volgiamo lo sguardo verso quella porta sulla destra, e iniziamo a sentirci in un luogo più famigliare. Sulla porta è appeso un cartello“Per visitare il cimitero ebraico suonare il campanello della custode”: come quando si deve fare visita ad un amico, ad un parente, per entrare nel cimitero ebraico suoniamo il campanello. Ad aprirci è un’anziana signora e, di nuovo, non ci si deve lasciare intimorire dalla sua apparente riservatezza, in realtà basta trattenersi un po’ con lei per scoprire i segreti di una vita, di trent’anni vissuti come custode di questo angolo di storia. E così abbiamo deciso di fare oggi, intrattenendoci ad ascoltare le parole di chi a vissuto il cimitero ebraico da dietro le quinte.

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Le persone credono ai complotti per non accettare la realtà, ci disse Eco

Dai Protocolli dei Savi di Sion ai chip nei vaccini

Mattia Giusto Zanon

Il 19 febbraio del 2016 moriva a Milano Umberto Eco. Un anno prima il professore e semiologo ha tenuto una lectio magistralis all’Università degli Studi di Torino dal titolo Conclusioni sul complotto: da Popper a Dan Brown, tracciando un excursus sul complotto, una tendenza antica che continua a influenzare anche il mondo contemporaneo. L’ossessione per il complotto è forse nata con l’essere umano, come ricorda il filosofo Karl Popper ne La società aperta e i suoi nemici, descrivendolo come quella “teoria cospirativa della società che risiede nella convinzione che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno e che hanno progettato o congiurato per promuoverlo”. 

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Storici tedeschi dicono che il Papa sapeva dei massacri

GARIWO: Papa Pio XII e la Shoah, le rivelazioni dagli archivi vaticani aperti a marzo

Papa Pio XII era a conoscenza, da proprie fonti, dell’uccisione di massa degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, ma i suoi collaboratori dubitarono delle informazioni ricevute, che non furono rivelate al governo degli Stati Uniti. Lo ha riferito il quotidiano israeliano Haaretz citando i primi risultati delle ricerche condotte da un gruppo di storici tedeschi negli Archivi Vaticani all’inizio di marzo, quando la documentazione attinente al Pontificato di Pio XII è stata aperta alla consultazione degli studiosi interessati a chiarire il ruolo svolto dall’allora Papa durante la tragedia della Shoah. 

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Conoscere Dio e le sue vie

Parashà di Ki Tissà

Rav Scialom Bahbout

Mosè disse:  fammi conoscere le tue vie… Il Signore disse: Ecco un posto vicino a me, tu ti presenterai sulla rupe e avverrà che quando transiterà la mia gloria, io ti metterò in un anfratto della roccia … io toglierò la mia mano  …… tu potrai vedere (ciò che è) dietro di me, ma non ti sarà concesso di vedere il mio volto. (Esodo  33: 13 – 23) Cosa voleva sapere Mosè? Dio aveva decretato la morte di tutto il popolo, mentre solo una sua piccola parte aveva servito il vitello doro e trasgredito i comandamenti. Quali erano i criteri della giustizia divina? La concezione della giustizia divina è completamente diversa da quella umana? Perché non riusciamo a vedere nessuna giustizia in terra? La risposta di  Dio è che se si metterà in un luogo vicino a Lui, Mosè potrà avere una percezione della storia dell’uomo: stando in alto, l’orizzonte è più ampio e si ha una visione maggiore,  si può vedere e capire meglio cosa succede in terra. Dio dice quindi a Mosè: “mettiti in un luogo vicino a me” in modo da poter avere una visuale diversa: le cose ti appariranno completamente diverse.

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A proposito di “hamanismo”*

Riccardo Di Segni

Uno spettro si aggira per il mondo ebraico, si direbbe con una frase famosa. In realtà ce ne sono molti di spettri circolanti. Ma stavolta c’è uno spettro nuovo, che è stato chiamato con un nome finora (a me) ignoto: hamanismo, da Hamàn, il protagonista negativo della meghillà di Ester. Sappiamo tutti chi era Hamàn e del suo proposito di sterminare tutto il popolo ebraico vivente nel grande impero persiano. Chi ha suggerito il neologismo “hamanismo” spiega che: “nella mente bigotta e contorta di Haman, le differenze devono essere soppresse. Haman sogna una distopia di uniformità, in cui tutti pensano allo stesso modo e tutti si attengono a un solo insieme di regole: le sue.”

Di qui la definizione: “L’hamanismo è la paura della differenza, e sta alla base di ogni regime autoritario”.

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Ruth Dayan, mia nonna

Su com’e stato strano essere nipote di un personaggio della storia.

Assia Neumann Dayan

Venerdì ho letto su internet che mia nonna era morta. Era successo anche con mio padre, ed è stato spaventoso, con i social network che ti fanno “bu!” e ti viene da piangere, in una seduta di EMDR collettiva. Mia nonna aveva 103 anni, a marzo sarebbero stati 104, non propriamente una morte in culla, eppure. Eppure. Mia nonna era Ruth Dayan, era nata nel millenovecentodiciassette, e a scandire piano millenovecentodiciassette si capisce bene la dimensione esatta della storia. Prima guerra mondiale. Seconda guerra mondiale. Guerre in Medioriente. Pandemia. È sopravvissuta a due figli su tre, a un matrimonio, a un divorzio, è sopravvissuta a un ex marito e alla sua benda sull’occhio. La sua casa era piena di fotografie dell’ex marito, sculture, libri, ricordi di tutti e trentasette gli anni di matrimonio, ed è chiaro che non siamo dalle parti di Marriage Story, ma dentro una storia coniugale poco ordinaria.

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Il pol.cor. anglosassone si diffonde anche nelle università italiane

Intervista al semiologo Ugo Volli. “Attenzione, il woke americano sta arrivando. Sorgono studi sul colonialismo e il gender e in molte facoltà italiane ora usiamo chiamarci collegh*”

Giulio Meotti

Ugo Volli

L’Università di Glasgow ha cancellato su pressione dei militanti woke una conferenza del celebre economista della London School of Economics Gregory Clark. La scorsa settimana Clark non ha potuto spiegare “Per chi suona la curva della campana” (questo il titolo del suo intervento) . Il riferimento alla poesia di John Donne non era il problema. L’allusione al lavoro di Charles MurrayRichard Hernstein, sì. “The Bell Curve”, il loro libro del  1994, rimane uno dei saggi più controversi mai pubblicati. I suoi critici, sebbene tendano a non averlo letto, insistono  che non solo sostiene, ma addirittura si rallegra  dell’idea che l’intelligenza sia determinata dalle origini etniche di una persona. E’ un malinteso che continua da oltre un quarto di secolo, e ogni discussione sul libro di solito finisce male. Così, quando il professor Clark ha accennato al lavoro nel titolo della conferenza, l’università gli ha chiesto di cambiarlo. “Ho avuto una riunione su Zoom di mezz’ora con il preside”, ha raccontato Clark. “Avrebbe riprogrammato la conferenza se avessi accettato di cambiare il titolo. Ho rifiutato”. E la conferenza è stata annullata. 

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