Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Capsula del tempo di 150 anni trovata nella sinagoga più antica di Manchester

L’amministratore delegato del museo ha già dichiarato che non vede l’ora di esporre la capsula la prossima primavera.

I lavori di ristrutturazione effettuati al Museo Ebraico di Manchester hanno recentemente prodotto un’intrigante scoperta sotto forma di una capsula del tempo che fu sepolta in una cavità del muro circa un secolo e mezzo fa, riferisce il ‘Guardian’. Secondo il giornale la capsula – un barattolo di vetro con il sigillo di cera ancora intatto – è stata ritrovata accanto all’Arca del Museo, “la camera che ospita i rotoli della Torah”, ed era “piena di documenti della sinagoga, giornali e alcune monete antiche”.

“Stavamo facendo molta attenzione a rimuovere la targa, ma non avremmo mai immaginato di trovare qualcosa vecchia quanto l’edificio ancora intatta”, ha detto Adam Brown, il responsabile del sito.

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Kippùr. Il cuore dell’esperienza ebraica

Scialom Bahbout

Le 25 ore che passano dall’inizio alla fine di Yom Kippur sono il cuore dell’ebraismo e anche il cosiddetto ebreo di kippur non può fare a meno di questo cuore. Se questo giorno è importante, lo è sempre di più quest’anno in cui si fanno i conti con un anno in gli Yamim Noràim, i giorni temibili, per il messaggio che trasmettono, sono stati preceduti dai mesi terribili contrassegnati dall’epidemia del Coronavirus.  

Ma cosa fa di Yom kippur un giorno speciale? Una risposta a questa domanda dà Shmuèl Yosèf Agnon, premio Nobel per la letteratura del 1966, nell’introduzione al libro Yamìm Noràim.

Agnon narra che all’età di quattro anni uno dei suoi parenti lo condusse dal nonno che si trovava nella Casa di preghiera. L’atmosfera era magica e tutto era meraviglioso: le luci delle candele, l’odore della cera e le persone ammantate negli scialli di preghiera, la voce soave di una persona anziana che stava alla Tevà e la cui voce usciva dal suo Tallet e si diffondeva nella casa. Le persone erano tutte ammantate nei propri Talitot e non potevano essere visibili in faccia. L’impressione che aveva il bambino era che tutto il mondo non era altro che un anticamera di questa casa e che ciò che vedeva e viveva in quel momento non dovesse avere mai fine, e che questa casa e gli uomini che la riempivano erano una sola cosa.

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Orrore per la minorenne stuprata dal branco, Israele scende in piazza

Sarebbero 30 i ragazzi responsabili dell’aggressione avvenuta il 14 agosto in un hotel sul Mar Rosso, ma finora solo uno è stato arrestato. Netanyahu: “Crimine contro l’umanità”

Sharon Nizza

Israele è sotto shock per un’agghiacciante aggressione avvenuta nei giorni scorsi a Eilat, la località di villeggiatura israeliana sulle rive del Mar Rosso. Il 14 agosto, una sedicenne ha denunciato una violenza sessuale di gruppo, avvenuta due giorni prima nella stanza di un hotel della città all’estremo sud d’Israele. Secondo indiscrezioni dalle indagini in corso, si tratterebbe di 30 uomini. La notizia è stata diffusa solo mercoledì sera con l’arresto di un primo sospettato. Ma il nome della ragazza è uscito sui social media e i servizi sociali hanno chiesto di trasferire la giovane in un posto sicuro “per evitare che possa essere minacciata dagli aggressori o loro famigliari”.

Ieri sera, un migliaio di manifestanti si è radunato in sedici presidi sparsi per tutto il Paese. A Gerusalemme qualche centinaio di partecipanti hanno presenziato al raduno spontaneo, donne e uomini che hanno gridato il loro dolore e la loro solidarietà con le vittime della violenza sessuale.

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Secondo uno studio inglese, l’algoritmo di Facebook «promuove attivamente» la negazione dell’Olocausto. Ecco come

Giada Giorgi

Nei divieti di incitamento all’odio stabiliti da Facebook non rientrano quelli per i contenuti negazionisti dell’Olocausto. È quanto emerge dall’indagine condotta dall’organizzazione antiestremista inglese ISD (Institute for Strategic Dialogue), che riporta come l’algoritmo di Facebook «promuova attivamente i contenuti di negazione». Una ricerca che sconcerta e che coincide con le crescenti richieste internazionali dei sopravvissuti all’Olocausto al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, di rimuovere tale materiale dal social network. 

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Ghenizà, involontario archivio di un mondo

Nelle stanze dei libri /4. Il tesoro nascosto nella sinagoga Ben Ezra, a Fostat, la vecchia Cairo egiziana. La soffitta sopra il matroneo, secolo dopo secolo, ha continuato a riempirsi. E un giorno, Solomon Schechter vide un antro polveroso zeppo di parole, rotoli, piccoli frammenti

Lia Tagliacozzo

Su quel nascondiglio misterioso giravano in Europa solo voci nella ristretta cerchia degli studiosi e dei mercanti d’arte. I guardiani della sinagoga Ben Ezra, a Fostat – la vecchia Cairo egiziana – ne custodivano invece il segreto tra superstizioni e inconsapevolezza. Per loro era solo un vano sopra il matroneo, una soffitta senza finestre a cui si accedeva da una traballante scala a pioli. Si mormorava che al suo interno si nascondesse un serpente velenoso e che a colui che vi fosse entrato sarebbe accaduto qualcosa di male.

LÌ, AL SECONDO PIANO della sinagoga, era posta la Geniza – parola ebraica di origine persiana con una radice che rimanda a riserva o a tesoro nascosto. Ogni comunità ebraica ha una Geniza, il deposito dove riporre i testi che il tempo o l’errore umano hanno reso inutilizzabili in attesa di seppellirli in un cimitero. Ha fascino l’idea che le parole abbiano un’anima che non vada profanata. Così, nella Geniza del Cairo, vennero accumulate parole vergate su pergamena, su papiro o su carta di stracci. Parole sacre e profane, accatastate e poi dimenticate.
Il secco clima egiziano ha preservato molti documenti, altri sono stati mangiati dalle pulci, altri ancora rovinati dall’incuria ma una strana forma di dimenticanza ha impedito alle generazioni che si sono susseguite di provvedere alla sepoltura e la soffitta sopra il matroneo, secolo dopo secolo, ha continuato a riempirsi.

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I Ribelli, un progetto fotografico israeliano che racconta la vita dei più deboli che non si sono arresi

David Zebuloni – Mosaico-Cem.it

Oltre alla crisi sanitaria mondiale generata dal Covid-19, una crisi economica altrettanto devastante sembrerebbe aver messo in ginocchio numerosi Stati colpiti dal virus. Accade così che le piazze israeliane si riempiono di manifestanti, piccoli e grandi imprenditori accusano serie difficoltà ad arrivare a fine mese e centinaia di imprese dichiarano fallimento. Il virus spietato non guarda in faccia nessuno, ma il governo Netanyahu-Gantz garantisce di avere a cuore la causa e di fare ogni sforzo possibile per sostenere i cittadini israeliani in difficoltà. 

In preda a un apparente caos totale, l’ambizioso progetto fotografico sui piccoli imprenditori che lottano per sopravvivere realizzato da Assi Haim nel 2011 torna ad essere più attuale che mai e ricomincia a circolare sui media israeliani, ben 9 anni dopo dalla sua realizzazione.

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Nathan Englander, un internauta di fronte a lutti, gioie, nodi talmudici

Scrittori americani. Fuggito dal rigore dei rituali e di gesti immutati da secoli, l’ebreo newyorkese dell’ultima trama di Nathan Englander si tuffa nella modernità più sguaiata e multicolore: «Kaddish.com», da Einaudi

Massimiliano De Villa

Larry è un ebreo di New York. I suoi trent’anni hanno addosso i primi segni dell’invecchiamento, mentre la sua quotidianità si srotola pigramente, i giorni trascorsi nel settore della pubblicità, le notti strafatte di canne e junk food. Solo la pornografia del web, di cui è avido consumatore, riesce a provocare qualche sussulto nella sua esistenza indifferente e consegnata, con piena avvertenza, alla più meccanica pulsionalità. La famiglia di origine è ortodossa, con le radici nel quartiere chassidico di Brooklyn. La madre è fuggita in seconde nozze con un ebreo un po’ osservante e un po’ ingrigito hippie, il padre è appena morto, la sorella Dina vive a Memphis, a miglia di distanza da tutto, con un marito e tre figli, ancorata saldamente al tronco dell’ortodossia. Questo l’identikit che raggiunge, rapido ma con sapiente gradualità, il lettore dell’ultimo romanzo di Nathan Englander, Kaddish.com (Einaudi, bella traduzione di Silvia Pareschi, che lascia intatta la freschezza dell’originale, pp. 208, € 18,50).

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