Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

I paragoni improponibili di Gad Lerner

Niram Ferretti

Gad Lerner, quando parla di Israele, tocca un argomento che gli si ritorce sempre contro. Il motivo è semplice. Come tutti i parlati, Lerner usa solo stereotipi, un prontuario già confezionato a cui attingere senza grosso sforzo. Israele è troppo reazionario per questo stagionato ex lottatore continuo. Non gli piace proprio. Non gli piace il nazionalismo, non gli piace Netanyahu, non gli piace un ebraismo ben radicato nella terra, troppo mosaico, troppo arcaico. Un ebreo diasporico come lui ha altri orizzonti, quelli del mondo, non quelli angusti di un piccolo stato in Medio Oriente.

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Il fardello dell’uomo bianco israeliano

Rav Beniamino Goldstein*

Leggendo il recente intervento dello stimato professore Sergio Della Pergola (“Messaggio dall’isola di Pasqua”) nel quale parla dei pellegrinaggi a Meron come di “riti semi pagani”, ho pensato che alcuni concetti riportati nell’articolo possano costituire degli spunti per capire in maniera più vasta (e non legata soltanto alla tragedia avvenuta la settimana scorsa) la problematicità dei rapporti tra laici e ortodossi (haredim) nello Stato d’Israele.

Un grande scrittore inglese, Joseph Rudyard Kipling (1865-1936), premio Nobel per la letteratura nel 1907, scrisse la famosa poesia The White Man’s Burden (il fardello dell’uomo bianco), descrivendo la visione dell’uomo europeo dell’epoca (oggi potremmo chiamarlo l’uomo occidentale) sulle cultura a lui estranee.

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L’anno sabbatico: una risposta alla crisi economica e spirituale

Parashà di Behàr Sinài – Bechukkotài

Rav Scialom Bahbbout

Di tanto in tanto, ma soprattutto nei momenti di crisi come quello in cui ci troviamo a causa dell’epidemia Covid, sorge il problema della necessità di ridurre il numero dei lavoratori mediante i licenziamenti che vengono impiegati in questa o quella azienda.  Di fronte alla necessità di comprimere il numero dei lavoratori, in passato imprenditori e rappresentanti dei lavoratori hanno ragionato sulla possibilità di ridurre il numero delle ore di lavoro, con la conseguente riduzione dello stipendio e della settimana lavorativa. Questa strategia consentirebbe alle aziende di evitare il licenziamento di migliaia di operai, in un momento di grave stasi dell’economia. L’intervento dello Stato per dare dei ristori potrebbe poi  restituire ai lavoratori parte o tutta la differenza rispetto allo stipendio originario.

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La storia di questo piatto toscano è la storia degli ebrei italiani

Le triglie alla maniera di Mosè romane sono diventate negli anni un piatto tipico toscano: le triglie alla livornese. E la loro storia è quella del popolo ebraico italiano.

Federico Di Vita

Le storie di alcuni piatti possono portarci molto lontano nel tempo svelando connessioni inaspettate tra le traiettorie di popoli e quelle dei sapori che alcune culture, spostandosi, portano con sé. E questi sapori sono destinati a contaminare i luoghi e le ricette di quanto incontreranno nel loro cammino lungo le pieghe della storia. Qui scriverò una di queste storie, che ha portato un piatto povero proveniente dal Ghetto di Roma e dall’antichissima tradizione gastronomica degli ebrei italiani, a influenzarne un altro, molto più noto, che associamo a un’altra zona e a un’altra cultura, sia sociale che gastronomica.

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Chrystie Sherman, tracce di identità nella diaspora

FOTOGRAFIA. Incontro con l’artista statunitense intorno al progetto «Home in Another Place». Dal Medio Oriente all’ex Unione Sovietica e fino a Cuba alla ricerca delle ultime comunità ebraiche. Immagini che entrano nella quotidianità, nei vicoli dei villaggi sperduti, in attesa che si celebrino lo shabbat o un Bar Mitzvah

Manuela De Leonardis

Come atolli in balia delle acque agitate dell’oceano, le sempre più rare comunità ebraiche sparse in luoghi diversi del mondo guardano ad un futuro quanto mai appesantito dall’incertezza. A chi affidare la memoria, la storia, la difesa stessa della continuità delle tradizioni religiose e culturali? «Potrebbero non esserne rimasti molti di questi ebrei, ma vogliono restare dove sono e continuare a preservare la loro comunità. Non gli piace che ci si riferisca a loro come a un futuro perduto», afferma la fotografa statunitense Chrystie Sherman che dall’inizio del nuovo millennio dedica loro il progetto Home in Another Place, cercando tenacemente quelle tracce per mapparle con il mezzo fotografico. Un obiettivo che l’ha portata sulle coste del Mediterraneo, dal Nord Africa al Medio Oriente, in Asia Centrale fino all’ex Unione Sovietica spingendosi anche a Cuba.

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La perenne crisi del modello ebraico romano

Una riflessione di Riccardo Di Segni

Pochi mesi dopo la liberazione di Roma dai tedeschi un piccolo gruppo di ebrei romani fece la ‘aliyà. Nel giro di pochi anni molti di loro rientrarono in Italia. È una vicenda non molto nota, su cui esistono alcune preziose testimonianze memorialistiche, ma forse ancora non una ricostruzione storica precisa. Su questa vicenda fa ulteriore luce un libro appena uscito che ho ricevuto, gradito omaggio, dall’amico Maurizio Tagliacozzo; curato da sua sorella Giordana, è intitolato Il ritorno di Tosca, Auschwitz – Roma- Eretz Israel – Roma, Silvio Zamorani editore, Torino 2021. Di questo libro si parla in altre parti di questo giornale; concentriamoci piuttosto sulla vicenda degli intrepidi ‘olìm. Alcuni di loro riuscirono a inserirsi, ma molti altri no, e tornarono. Non fu però un abbandono dell’ebraismo: loro stessi e i loro discendenti, oltre ad aver fatto carriere importanti nel mondo degli studi e dell’imprenditoria, hanno avuto e continuano ad avere ruoli dirigenziali anche ai massimi vertici dell’ebraismo italiano; un ramo conta dei rabbini noti; e alcuni di quella generazione e dei loro discendenti sono tornati o si sono mossi a vivere in Israele. 

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Odio per odio

Parashà di Emòr

Rav Scialom Bahbout

Una delle attacchi più infamanti cui è stato oggetto l’ebraismo, e con lui la Torà e la Halakhà, è stata l’accusa che la Bibbia inciterebbe a una “applicazione” pratica della cosiddetta legge del Taglione – “Occhio per occhio e dente per dente” – per chi procura un danno fisico a una persona bisogna procurargli lo stesso danno. I Maestri nel Talmud hanno sempre stabilito che non si tratta di un intervento brutale sul corpo dell’uomo, ma di un risarcimento pecuniario, cosa dimostrabile anche secondo la logica: lo scopo è quello di esercitare la giustizia e quindi tutto viene fatto attraverso i Tribunali e non per vendetta: del resto la reazione a una prepotenza o a un sopruso è spesso ben più violenta, mentre la Torà stabilisce innanzi tutto un termine chiaro di eguaglianza.

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