Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Vaccini, una prospettiva ebraica

Ariel Di Porto*

La scoperta dei vaccini ha permesso di salvare numerosissime vite umane. Secondo delle stime solo nel periodo 2000-2015, venti milioni di persone sono state salvate dai vaccini; secondo altri due milioni di persone l’anno (Cohen 2018). La maggior parte dei paesi industrializzati non ammette a scuola bambini che non siano vaccinati. Negli ultimi tempi tuttavia il numero dei genitori che mostrano delle perplessità e rifiutano di vaccinare i propri figli è in aumento, per via di disattenzione, sfiducia nei programmi governativi, o preoccupazione per la salute dei propri figli. Internet ha ingigantito il fenomeno, tramutandolo in un vero e proprio movimento; l’aspetto più preoccupante è la mancata correlazione fra le idee sostenute e il grado di istruzione di chi le professa. Anche i pronunciamenti della comunità scientifica, volti a ribadire l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, non hanno raggiunto i risultati sperati, dal momento che ad esempio chi aveva indicato nei vaccini una causa dell’autismo è stato denunciato per frode internazionale ed è stato interdetto dalla pratica della medicina, ma la “scoperta” circola ancora ampiamente nei social media. Una delle conseguenze di queste tendenze è l’aumento sensibile e costante dei casi di morbillo.

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C’è un nuovo monopolio del cibo kosher?

La fusione tra due storiche aziende «è stata accolta nel mondo ebraico come se General Motors acquistasse Ford», scrive il New York Times

Manischewitz Company – una delle più importanti e storiche aziende statunitensi di cibo kosher, cioè quello permesso dalle leggi religiose ebraiche – ha venduto quasi tutti i suoi prodotti alla Kenover Marketing Corporation, nota anche come Kayco; Manischewitz controllerà soltanto il marchio Season, famoso per le sardine in lattina anche tra i consumatori di cibo non kosher. Le due aziende controllavano più del 50 per cento del mercato di cibo kosher: per questo il New York Times scrive che nel mondo ebraico «la notizia della fusione è stata accolta come se General Motors acquistasse Ford» e c’è chi si chiede se Kayco non sia diventato un monopolio. Le aziende non hanno spiegato il motivo della fusione ma secondo alcuni – tra cui Menachem Lubinsky, editore del sito KosherToday, che si occupa del mercato alimentare kosher – si deve alla progressiva scomparsa dei clienti tradizionali di Manischewitz, un marchio così consolidato da essere citato anche nella serie tv Mad Men per un suo slogan. La gestione di Kayco, organizzata e competitiva, potrebbe contribuire a espandere ulteriormente Manischewitz.

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Rav Arbib: l’educazione è l’unica garanzia di eternità che abbiamo

HaTikwa (D. Zebuloni)

Prima ancora di essere Rabbino Capo della Comunità ebraica di Milano, Rav Arbib è un maestro. Un maestro inteso come intendiamo oggi i maestri del Talmud: severi e paterni al punto giusto, dalle parole semplici, prive di alcuna retorica. Un maestro di Halachà (la legge ebraica) e un maestro di Mussar (l’etica ebraica). Un maestro di vita. Ho avuto il privilegio di studiare con Rav Arbib decine e decine di volte, in contesti e periodi diversi. Ricordo con particolare nostalgia i pomeriggi trascorsi con il gruppo del collegio rabbinico, seduti nell’ufficio del Rav intorno alla grande scrivania di legno, a studiare la matrice della sofferenza di Giobbe e la logica risoluta che si cela dietro i trattati della Ghemarà. Oggi torno nello stesso ufficio per intervistarlo, seduto alla stessa scrivania di legno, circondato dagli stessi libri dall’aspetto secolare e con lo stesso desiderio di apprendere.

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Dissoluzione ebraica in nome dell’Umanità

Già lo scorso anno era uscito il provocatorio libro “To Heal the World?” (Curare il mondo? – Come la sinistra ebraica erode l’ebraismo e mette in pericolo Israele) facendo il verso al libro di rav Jonathan Sacks dal titolo simile. (Kolòt)

OPINIONI – Niram Ferretti

Il radicalismo antiebraico che viene dagli ebrei è una di quelle patologie con cui è necessario fare i conti, e per le quali, purtroppo, non esiste alcuna cura. Chi, come Karl Marx ritrae nella Questione ebraica del 1844, l’ebraismo sotto il sembiante della religione del denaro la cui dissoluzione potrà servire solo la buona causa della società disalienata, è un celebre esempio di quell’odio per la storia e la tradizione che anima nel profondo i fautori progressisti del Nuovo Mondo che verrà. Nipote di due rabbini ortodossi, Marx getta alle ortiche insieme all’”oppio” religioso i panni obsoleti della sua stessa genealogia. Il passato, con tutto il proprio ingombrante peso di cultura e appartenenza a una comunità, a un popolo e a una religione, è orrendo. Splendido è solo il futuro, il domani in cui l’uomo sarà pienamente Uomo e niente più di quello. E’ la linea di pensiero che ritroveremo nel lavoro di un altro pensatore ebreo marxista, Isaac Deutscher, il quale, in un suo saggio del 1954 dal titolo emblematico, L’ebreo non ebreo, spiegherà la necessità di liberarsi di questo ingombrante carapace.

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Giovani musulmani in visita al Tempio Maggiore di Roma: “Le nostre differenze non ci dividono”

M. Chiara Biagioni

Martedì 30 luglio, l’Unione dei giovani ebrei italiani (Ugei) ha accolto una delegazione di giovani musulmani dell’Istituto Tevere (di nazionalità algerina, turca e albanese) per una visita guidata al Museo ebraico e alla Sinagoga di Roma. Un’occasione per “approfondire la storia e la cultura ebraica e rafforzare il percorso di reciproca conoscenza intrapreso insieme. Con l’augurio di incontrarci ancora e ribadire la centralità del dialogo interreligioso”  

La pace è già realtà nel cuore dei giovani. Ci sono spazi silenziosi nelle città dove l’incontro è possibile e i pregiudizi cadono come foglie al vento perché si combattono con il confronto diretto e la conoscenza reciproca. Ad esserne testimoni sono giovani ebrei e musulmani di Roma. Martedì 30 luglio, l’Unione dei giovani ebrei italiani (Ugei) ha accolto una delegazione di giovani musulmani dell’Istituto Tevere (di nazionalità algerina, turca e albanese) per una visita guidata al Museo ebraico e alla Sinagoga di Roma. I ragazzi musulmani sono entrati nel Tempio Maggiore indossando il copricapo in segno di rispetto. I ragazzi ebrei li hanno accolti prima nel Museo ebraico dove si sono ripercorsi gli anni bui delle leggi raziali e della Shoah, poi in Sinagoga per un momento di “contemplazione e preghiera” ciascuno secondo le proprie tradizioni e nel rispetto del luogo sacro.

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Ayelet, la lady di ferro che sfida Netanyahu da destra

Si sprecano gli aggettivi negativi, ma in realtà sfugge a Repubblica l’eccezionalità di una donna laica che guida un partito sionista religioso (Kolòt)

Può il capriccio di una donna cambiare il destino politico di un Paese? Può se la donna in questione si chiama Sara Netanyahu ed è l’influente moglie del primo ministro uscente e candidato da battere alle prossime elezioni politiche israeliane, a settembre. Il veto di Sara, scrive il quotidiano Haaretz, sarebbe stata la causa della porta sbattuta in faccia dal premier alla sua ex braccio destro ed ex ministra della Giustizia Ayelet Shaked, che nelle settimane scorse aveva a più riprese chiesto di essere ammessa nel Likud, il partito di Netanyahu: un “no” tanto fermo che ha spinto Shaked a cercare altri lidi e a diventare una spina nel fianco per il suo ex mentore.

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Eshkol Nevo: ogni libro è un viaggio

HaTikwa (M. Zarfati)

La simmetria dei desideri, Neuland, Nostalgia e Tre piani sono solo alcuni dei titoli degli amatissimi libri di Eshkol Nevo, una delle voci israeliane più autorevoli e interessanti nell’ambito della letteratura contemporanea, dopo Amos Oz e David Grossman.  Nato a Gerusalemme nel 1971, laureato in psicologia, cresciuto tra gli Stati Uniti e Israele, Nevo è oggi scrittore per vocazione e insegnante per passione. Insegna e tiene corsi di letteratura creativa in varie istituti tra cui la scuola Holden di Torino, istituto di cui ci ha raccontato con orgoglio la sua esperienza. Arrivato a Roma in occasione del Festival della Cultura Ebraica, ho avuto modo non solo di poter scambiare qualche parola con lui, ma addirittura di poterci andare a cena e colmare quindi il divario tra Eshkol  scrittore e Eshkol  persona

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