Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Poveri ma kosher alla mensa ultraortodossa

Gestita dal movimento Chabad Lubavitch, e l’unica a Milano a fornire piatti cucinati secondo la tradizione ebraica. Un presidio aperto a tutti, ovviamente musulmani compresi

Luigi Mastrodonato

Beteavon, “buon appetito”. E questo il nome che nel 2014 la scuola del Merkos di via delle Forze Annate, a Milano, ha dato a quella che e la prima e al momento unica cucina sociale kosher in citta. Un nome che e anche un auspicio per tutte quelle persone bisognose che qui possono trovare dei pasti pronti e gratuiti. L’associazione del Merkos e il ramo educativo del movimento ebraico Chabad Lubavitch, dottrina ultra ortodossa nata in Bielorussia e diffusissima nel mondo. Chabad e l’acronimo di Chochmah, Binah, Da’at, cioè saggezza, comprensione e conoscenza, mentre Lubavitch significa “citta dell’amore” ed e il nome del villaggio russo dove tutto inizio a meta del 1700.

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La Siria contro la Rai, i Protocolli contro i banchieri ebrei e altre prove di questi tempi impazziti

La Rai è riuscita nella fenomenale impresa di dare voce a un criminale di guerra e di farsi accusare di censura dal medesimo dittatore. Uno con cui Di Maio, mentre propone Lannutti alla Commissione Banche, dice che bisogna dialogare. Il Pd, intanto, chissà

Christian Rocca

La Siria contro la Rai è la perfetta sintesi di questi tempi impazziti dove non ci sono solo Michele Anzaldi o Maurizio Gasparri o ignoti leghisti o grillini a occuparsi dei palinsesti della televisione pubblica, ma anche il dittatore Bashar al Assad, amico dei russi, degli ayatollah iraniani e di qualche lottizzato Rai, noto per infischiarsene dei flebili ultimatum di Barack Obama che lo pregava di non gasare i suoi concittadini, un criminale di guerra che non si scompone a intimare Saxa Rubra di trasmettere, «come concordato», la sua propaganda di regime a uso degli allocchi. Del resto, il nostro ministro degli Esteri non ha appena detto al Corriere della Sera che è arrivato il momento di dialogare con Assad? E, allora, quale miglior posto, per un bel dialogo con lo sterminatore di curdi e di siriani, di una bella prima serata su Raiuno, magari si potrebbe organizzare uno special di Ballando con le stelle con il giudice e ballerino Ivan Zazzaroni, quello che non ha ancora capito che titolare in prima pagina Black Friday a corredo della foto di due calciatori neri è da ignoranti, prima ancora che da inconsapevoli razzisti.

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The Marvelous Mrs. Maisel e le altre

La serie tv di Amy Sherman-Palladino è un tributo all’impatto delle donne nella stand-up comedy.

Prodotta, scritta e girata da Amy Sherman-Palladino per Amazon Prime Video, The Marvelous Mrs. Maisel è una delle serie tv più impressionanti del 2017 per molte ragioni: racconta una persona fuori dal comune, ritrae la Manhattan della fine degli anni Cinquanta come fosse il fondale di cartone di un musical di Broadway, pone l’accento sulla solidarietà femminile mentre il ritmo sostenuto e una sceneggiatura essenziale fanno il resto. Come provano i due Golden Globe per Miglior Commedia e Miglior Attrice a Rachel Brosnahan, tutto ciò è più di quanto ci si sarebbe aspettati da uno show che è arrivato alla fine di un anno fondamentale nel grande libro della televisione; eppure è solo l’apparenza di un’opera d’arte che poggia soprattutto sull’impatto di alcune donne nella storia della comicità, restituendo allo spettatore un quadro tanto intimo quanto politico e storico.

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Il mistero bizzarro del caso Safra

Sono passati vent’anni da quando il banchiere libanese Edmond Safra è stato ucciso a Montecarlo. Un giallo ancora irrisolto.

Enrico Ratto

Montecarlo è il posto dove, se qualcuno finisce ammazzato, dopo vent’anni se lo ricordano come un evento. La notte del 3 dicembre 1999 è toccato ad Edmond Safra, banchiere libanese di origine siriana, ebreo, tanto ricco e nel mirino da farsi proteggere – nell’attico monegasco da mille metri quadrati della palazzina “Belle Epoque” affacciata sul porto – da un ex membro delle forze speciali israeliane e dei Berretti Verdi americani. Il suo nome è Ted Maher, subito arrestato per l’omicidio del suo capo, il quale rilascerà una confessione in grado in convincere i poliziotti, i giudici e pochi altri. Sentiamola. Esattamente vent’anni fa, il 3 dicembre 1999, Edmond J. Safra ha appena concluso l’affare della vita: ha venduto la sua banca ad HSBC ed è deciso a ritirarsi. Alloggia nel suo attico di Montecarlo protetto solamente da Ted Maher e da un’infermiera. Gli altri venti membri dello staff, tra sicurezza, infermieri ed assistenti, sono rimasti alla Leopolda, la villa sulle alture di Villefranche, un immenso parco costruito da Re Leopoldo II del Belgio e luogo in cui l’Avvocato Agnelli ha vissuto gran parte del suo tempo – ben movimentato – prima di iniziare ad occuparsi direttamente della Fiat, a quarantacinque anni. Insomma, luogo mitico Villa la Leopolda, ricco di storie e aneddoti, ma poco sicuro per gli standard ed i timori del banchiere.

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Cosa ho imparato da mio nonno: Rav Sierra

Michael Yosef Sierra

In prima elementare, quando studiavo l’alfabeto, la maestra mi insegnò che la lettera צ in ebraico veniva pronunciata come zadik – un errore comune che viene fatto da vari israeliani per via della lettera ק (kuf) che viene subito dopo. Quando feci vedere a nonno quello che imparai a scuola, lui mi disse che quella lettera si pronunciava zadi. La mia prima reazione fu di sfiducia. Gli dissi: “Ma nonno, la maestra ci ha detto che si chiama zadik. Tu che parli italiano che ne sai?”. Allora non sapevo che il mio ‘nonno rabbino italiano’ era anche un professore accademico di letteratura ebraica. Nonno mi spiegò semplicemente, in modo tranquillo e modesto, che è un errore comune già dall’undicesimo secolo e che non era certo colpa della maestra. Gli dissi: “Domani lo dirò alla maestra” e lui mi rispose: “Glielo puoi dire ma privatamente e non di fronte alla classe”.

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Nella scuola segreta degli ebrei

Vecchi studenti tornano a villa Celimontana: “Si studiava qui al tempo delle leggi razziali”. Tra il 1938 e il 1940 era l’unica possibilità di continuare gli studi per i giovani israeliti

Ariela Piattelli

C’è una villa a Roma, nel cuore del rione Celio, a pochi passi dal Colosseo, dove oggi si trova la residenza degli studenti della University of Notre Dame. La fece costruire una nobildonna nel 1909, la Contessa Benilde Rossignano, moglie di Pasquale Loschiavo, Conte di Pontalto, Senatore del Regno d’Italia. La villa in via Celimontana tra il 1938 e il 1940 diventò una scuola in cui gli studenti ebrei, cacciati dagli istituti statali a causa delle leggi razziali, hanno potuto continuare a studiare: la Comunità ebraica infatti, prese in affitto dalla famiglia nobile l’edificio e nell’ottobre del ’38 mise in piedi una scuola media ed un liceo, con ben sette indirizzi. Alcuni ex studenti della scuola sono tornati a visitarla dopo 80 anni in occasione di una visita organizzata dal Notre Dame Rome Global Gateway assieme all’Ascer (Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma). 

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La perdita dello shabbàt

Giuseppe Momigliano

A partire dallo scorso sabato, la città di Tel Aviv ha introdotto un servizio pubblico di autobus che circolano di Shabbat collegando anche alcuni cittadine circostanti. In quanto ebreo della diaspora, non posso entrare nel merito di quanto questa azione modifichi una precedente situazione di “status quo” nei rapporti tra i settori religiosi e laici della seconda città d’Israele; il fatto però che sia stata adottata questa risposta con l’intenzione di venire incontro all’esigenze che una parte, evidentemente considerevole della popolazione, avverte e manifesta sul modo di trascorrere lo Shabbat, tutto ciò mi riguarda molto direttamente, come riguarda ogni ebreo, per il fatto che lo Shabbat è una delle espressioni fondamentali della vita e dell’identità ebraica.

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