Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Nuovo machazor e siddur per bambini, la sfida di guardare al futuro

Sara Valentina Di Palma 

Si è tenuta (il 14 settembre) nel giardino del Tempio di Firenze, alla presenza di diversi convenuti, la presentazione del nuovo machazor di Rosh HaShanà curato da rav Amedeo Spagnoletto secondo il minhag fiorentino e del siddur sefardita per i bambini del Talmud Torà curato da rav Gadi Piperno. Entrambi i volumi sono editi da Morashà. Proprio il rabbino capo della Comunità fiorentina, rav Piperno, ha sottolineato la vivacità editoriale che negli ultimi anni ha ruotato intorno alla Comunità – di cui fa parte anche il machazor di Kippùr pubblicato un anno fa sotto la curatela del suo predecessore, rav Spagnoletto.

Continua a leggere »

Ernő Erbstein, il ‘genio ebraico’ che costruì il Grande Torino

Niccolò Mello: ‘Erbstein ha avuto tanti ‘figli’, tutti gli allenatori che hanno cercato un’alternativa al gioco all’italiana’

Michele Caltagirone

Ernő Erbstein, il ‘genio ebraico’ o l’architetto del Grande Torino. Una vita vissuta pericolosamente in un periodo in cui, in un’Europa devastata dalla guerra e percorsa dalla barbarie del nazismo, era un crimine essere semplicemente ‘un ebreo’. Non è facile riassumere in poche righe la parabola di un grande uomo di calcio capace di costruire una delle squadre più celebri di ogni tempo, la morte tragica e prematura ha consegnato lui e tutti i suoi giocatori al mito, il 4 maggio del 1949, quella morte che gli era passata accanto tante volte pochi anni prima, in un periodo storico in cui la follia era diventata ordinaria amministrazione. 

Erbstein è stato però, soprattutto, un uomo di calcio la cui eredità ha permesso di gettare le basi della concezione moderna del ruolo di allenatore. Esponente di quella ‘scuola’ danubiana che, per prima, ha cambiato nella sua essenza il gioco più bello del mondo, ha avuto in Italia diversi ‘eredi’ che, con le loro squadre, sono diventate sinonimo stesso di un calcio offensivo e spettacolare come quello prodotto dal leggendario squadrone granata. Di Erbstein e di altri allenatori ‘ebrei danubiani’ si è occupato di recente in un libro anche il giornalista e scrittore Niccolò Mello a cui abbiamo chiesto di ricostruire dal punto di vista tattico la ‘rivoluzione’ dell’allenatore ungherese.

Continua a leggere »

Beata Nemcovà. La guardiana

Stefan Chrappa, .tyzden, Slovacchia

È la custode volontaria di un cimitero ebraico in una città della Slovacchia. Motociclista e antifascista, ha trasformato un luogo abbandonato in un monumento alla memoria storica della comunità locale

Strade tortuose arrivano a Banskà Stiavnica, nel centro della Slovacchia. È una città dall’atmosfera straordinaria, che non a caso negli ultimi anni attira un numero crescente di turisti. È così ambita che la domanda di immobili è in costante aumento, e questo a sua volta fa salire le quotazioni immobiliari. C’è davvero qualcosa di particolare qui. Stiavnica ha i suoi segreti e i suoi traumi sia nel lontano passato sia nel presente. Il suo misterioso castello è incantevole: costruito attorno a una chiesa medievale, si dice fosse una roccaforte dei templari.

Nel quartiere, tra piazza della Santa Trinità e piazza Radnicné, c’è la chiesa di Santa Caterina, che fu costruita dai minatori. Al cantiere parteciparono sia cattolici sia luterani. Alla fine la chiesa rimase cattolica, ma fin dal 1658 in questa città multiculturale si predicava in slovacco. Di fronte a Santa Caterina sorge una chiesa evangelica in stile classicista.

Continua a leggere »

Equivoci sul Bund

Emanuele Calò

Non penso sia opportuno far passare il concetto che il Bund fosse un movimento socialista nazionale ebraico. Claudio Vercelli spiega, a proposito del Bund: “Rimane il fatto che la militanza in un partito territorialista ma non sionista costituisca il più originale contributo ebraico allo sviluppo del socialismo in Europa. In altre parole: sì al radicamento nelle terre di origine; rifiuto, invece, di un’ipotesi nazionale per la soluzione dei veri problemi degli ebrei, dall’antisemitismo all’assimilazionismo, nel nome semmai dell’«internazionalismo», ossia l’universalità del disagio dei lavoratori al quale si può dare un’unica risposta, collettiva, egalitaria, al medesimo tempo politica e morale, che coinvolga chiunque sia sfruttato” (L’ebraismo dell’Europa orientale e i regimi comunisti. Spunti di riflessione #2.) Dal canto suo, Yitzhak “Antek” Zuckerman, combattente del ghetto di Vasavia, scrisse: “I must say that the official position of the Bund was the sharpest and silliest position opposed to Zionism. Their words and acts were not only against Zionism, but also against themselves. It was self-destruction, but they didn’t understand it. Most others had no choice, since they were Poles and Poland was their homeland ; but the Bundists could have been Bundists in any free place in the world , and they didn’t understand there wouldn’t be room for the Bund in Poland . Their whole war against Zionism, against our people, was anachronistic; and the same goes for their opposition to the exodus of the Jews” (A surplus of memory, Chronicle of the Warsaw Ghetto Uprising, University of CaliforniaPress, 1993, p. 652).

Continua a leggere »

Le sukkòt: risveglio dall’alto/risveglio dal basso

Scialom Bahbout

Abiterete nelle capanne (succòt) per sette giorni ,…  poiché nelle capanne ho fatto abitare i figli d’Israele quando li ho fatti uscire dall’Egitto (Levitico 23: 43): Che tipo di capanne erano? Rabbi Eli’ezer dice: erano nubi di gloria, Rabbi Akivà dice: erano capanne vere e proprie (TB Sukkà 11b).

Rashi, sempre molto attento al significato letterale del testo, riporta solo l’opinione di Rabbi Eliezer, e quasi tutti i commenti, a partire dalla traduzione aramaica di Onqelos, concordano con Rashi. Ora il buon senso e la logica vorrebbero che quando la Torà parla di succòt, intende capanne in “carne e ossa” e non di nubi di gloria, ma Rashì sceglie proprio l’opinione di Rabbi Eli’ezer che viene poi sostenuta da molti Maestri. La decisione di Rashi è ancora più strana se si pensa che Rabbi Akivà nel Sifrà, il midrash halakhà al Levitico, sostiene che le capanne erano nubi di gloria e in genere la sua opinione prevale su quella degli altri Maestri.

Cosa ha spinto Rashì a sostenere che si trattava di nubi di gloria e non di  capanne? Perché Rabbi Akivà, il Maestro uscito indenne dall’esperienza mistica legata all’interpretazione della Torà, privilegia proprio quella che sembra essere la più banale e materiale?

Continua a leggere »

I fratellini “rapiti” dal clero perché ebrei

La verità sul caso di Robert e Gerard Finaly, i due fratellini ebrei contesi tra Vaticano e Israele negli anni ’50.

Questo racconto si basa su documenti custoditi in Vaticano a cui si è avuto accesso (da parte di studiosi selezionati) soltanto a partire dal marzo dello scorso anno. L’accesso riguarda il periodo del pontificato di Pio XII, dal 2 marzo 1939 fino alla sua morte il 9 ottobre 1958. Ogni anno vi possono accedere solo 1200 studiosi da 60 Paesi. Le informazioni sono state raccolte da David Kertzer, vincitore del Premio Pulitzer per le Biografie nel 2015, il quale le ha pubblicate a fine agosto in un articolo su The Atlantic.

Nel 1938, immediatamente dopo l’Anschluss, il dottor in medicina Fritz Finaly e la moglie Anna, entrambi ebrei, lui di 37 e lei di 28 anni, fuggirono dall’Austria cercando di andare in Sud America. Non ci riuscirono e trovarono allora rifugio in un paesino poco lontano da Grenoble, in Francia. Dopo la creazione dello Stato fantoccio di Vichy fu impossibile continuare ad esercitare ufficialmente come medico ma, se pur in modo fortunoso, la coppia riuscì a sopravvivere. Nel 1941 Anna partorì il figlio Robert e nel 1942 il secondogenito Gerald.  Nonostante la campagna antisemita instaurata dal governo del maresciallo Pétain su pressione dei tedeschi, i genitori riuscirono a circoncidere entrambi i bambini secondo i dettami della loro religione.

Continua a leggere »

A Kippùr non c’è il “se”, ma il “quando”, ed è proprio in questi momenti che si realizza la salita

Riccardo Shemuel Di SegniNell’ora di Ne‘ilà 5781, 28 Settembre 2020

(בִּנְעָרינּו ּ ובִּזְקנינּו (שמות  י ט “con i nostri giovani e con i nostri anziani” (Shemòt 10:9)

Il Kippùr di quest’anno si svolge in condizioni eccezionali, qui, in Europa e ancora di più nello Stato d’Israele, per le necessarie misure di contenimento della diffusione di un virus fino a poco fa del tutto ignoto. In tutti gli anni precedenti il problema della tefillà a quest’ora della giornata era di convincere il pubblico sempre più numeroso a fare un minimo di silenzio perché le voci dei chazanìm fossero ascoltate. Anche questo mio messaggio, divenuto un’abitudine, da molti anni viene stampato su carta perché a questo momento della giornata la voce non arriva lontano.

Quest’anno è tutto diverso, abbiamo cominciato a imporre misure restrittive già a Purim e siamo arrivati al Yom haKippurim, che i Maestri con un gioco di parole dicono che è KePurìm, come Purim, e non ne siamo usciti. Anzi ogni giorno è come Purìm, tutti mascherati. Chi dieci giorni fa ha potuto partecipare alle tefillòt di Rosh haShanà ha fatto il confronto tra le folle di un tempo e i pochi ammessi ora, tra le berakhòt alle famiglie raggruppate sotto al talled e quelle distanziate, tra i presenti e gli assenti, sentendo la mancanza dei nostri bambini e dei nostri anziani. Al Faraone che provava a dire a Moshè che il permesso di uscire dall’Egitto riguardava solo gli adulti maschi, Moshè rispondeva che “andremo via con i nostri giovani e con i nostri anziani, con i nostri figli e le nostre figlie, perché per noi è la festa del Signore”. Da allora è così per le nostre feste e se ora questo ci manca è perché la moltitudine, anche se inevitabilmente chiassosa e difficilmente controllabile è un ingrediente fondamentale del nostro essere e del nostro gioire con Hashem. Speriamo di tornarci molto presto. D’altra parte cerchiamo di cogliere l’opportunità e di riscoprire che le feste non sono solo riunione e confusione, ma prima di tutto un richiamo all’individuo e alle sue responsabilità. 

Continua a leggere »