Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Quando è l’abito che “fa il monaco”

Parashà di Tetzavvè

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nel nosto vivere quotidiano trasmettiamo costantemente messaggi silenziosi attraverso il nostro aspetto, le nostre espressioni e persino i nostri vestiti. La Parashà di Tetzave offre una descrizione elaborata dei “paramenti sacri” del Kohen Gadol. Rav Sacks, z”l, sottolinea quanto apparentemente contraria una descrizione così ampia dell’abbigliamento sia all’ideologia ebraica che si focalizza sulla spiritualità, l’anima e la preghiera. Quando diciamo lo Shemà chiudiamo gli occhi per raggiungere Hashem e concentrarci sul “mondo del suono: delle parole, della comunicazione e del significato”. Nelle Parashot precedenti, l’abbigliamento è legato alla colpa e al tradimento: Nel Giardino dell’Eden, per coprire la nudità e la vergogna di Adam e Chava, l’inganno di Yaacov al padre per prendere la benedizione del fratello, l’inganno di Tamar a Yehuda, il vestito di Yosef tradito dai suoi fratelli, e il tentativo di seduzione della moglie di Potifar. Qui, per la prima volta, l’abbigliamento ha un connotato positivo. L’abbigliamento del Kohen Gadol è descritto come “splendido e glorioso”. Come afferma Rav Sacks z”l, “la spiritualità umana riguarda le emozioni, non solo l’intelletto; Il cuore, non solo la mente”. L’estetica di questa “uniforme” è un modo visivo per ispirare stupore.

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Il dilemma del Pronto soccorso: chi curiamo per primo?

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

Uno dei problemi che sorge ebraicamente quando i pazienti arrivano al Pronto soccorso è quello di stabilire, in base alla Halakhà, quale deve essere la priorità da seguire: la domanda è se si debba decidere in base all’ordine di arrivo dei pazienti oppure alla gravità della loro situazione. E’ noto che in un Pronto soccorso cui accedono molti pazienti esiste un sistema di accoglienza denominato Triage: una parola che deriva dal francese trier «scegliere», «classificare», usata ai tempi delle guerre Napoleoniche (Triage hopital era la stazione di verifica per i soldati feriti). E’ quindi necessario un metodo di valutazione e selezione immediata quando si è in presenza di molti pazienti, oppure quando si è in presenza di un’emergenza extraospedaliera e si deve valutare la gravità delle condizioni cliniche del paziente. 

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Tra il dire e il fare

Parashà di Terumà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

Le Parashot che leggeremo nei prossimi due Shabbatot – Terumà e Tetzavé – descrivono le istruzioni date da D-o per la costruzione del Mishkan, il Tabernacolo – il Tempio temporaneo che accompagnò gli ebrei nel loro peregrinare fino alla costruzione del Tempio costruito a Gerusalemme. Queste istruzioni sono molto dettagliate. Le istruzioni per ogni pezzo del Mishkan e dei suoi utensili sono fornite con grande precisione. Tra poche settimane leggeremo le Parashot di Vayakhel e Pekude che descrivono la costruzione vera e propria del Mishkan e dei suoi utensili, sempre con grande dettaglio e precisione. La descrizione della costruzione del Mishkan e dei suoi utensili è distribuita su circa 400 versi, oltre dieci volte la descrizione della Creazione. Nel Talmud si dice che la prima descrizione tratta del “Primo Mishkan” e la seconda del “Secondo Mishkan”. Ma questo non sembra avere senso dato che c’è stato un solo Mishkan.

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L’abitudine del bue

Parashà di Mishpatìm

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

La maggior parte di noi sceglie l’inizio dell’anno come tempo adatto per apportare modifiche. Decidiamo di perdere peso, smettere di fumare, fare più esercizio o spendere di meno. Naturalmente, questo è sempre l’anno in cui faremo un vero cambiamento. Le statistiche mostrano che entro la seconda settimana di febbraio, oltre l’80% di noi non sarà riuscito ad apportare queste modifiche. La realtà è che prima di un cambiamento spirituale o fisico, ci deve essere la consapevolezza e l’abitudine in modo che possano essere messe in atto misure di salvaguardia per aumentare le possibilità di successo.

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Visto da fuori, tutto è diverso

Parashà di Yitrò

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

Dopo aver saputo dell’esodo dall’Egitto, Yitro prende sua figlia (la moglie di Moshè), i due nipoti e li porta da Moshè, viene accolto nella sua tenda, si siedono e chiacchierano. Si può solo immaginare il divario che probabilmente esisteva tra le voci e la storia incredibile ma vera che descriveva quello che era accaduto; Yitro reagisce in modo più potente quando sente la storia direttamente da Moshè: “E Yitro si rallegrò per tutto il bene che Hashem aveva fatto a Israele, salvandolo dall’Egitto. E Yitro disse: ‘Benedetto Hashem, che ti ha salvato… Ora so che Hashem è più grande di tutti gli dei… E Yitro, il suocero di Moshè, portò un Olà e Zevachim a D-o, e Aharon venne, con tutti gli anziani, a mangiare il pane con il suocero di Moshè davanti a D-o”. (Shemot 18:9-12).

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Anche il miracolo inizia sempre da una nostra azione

Parashà di Beshallàch

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

La Parashà di questa settimana inizia con la descrizione di come il popolo ebraico lascia l’Egitto e il giogo del Faraone. Di fronte al Mar Rosso, videro che l’esercito egiziano li stava inseguendo. Dopo aver gridato verso D-o ed essersi lamentati con Moshè, gli ebrei entrano nel mare e si verifica il miracolo. Dopo averlo attraversato, assistono alla distruzione finale dell’esercito egiziano. A questo punto ci dice la Torà; “In quel giorno D-o liberò Israele dalla mano dell’Egitto, e Israele vide il popolo (egiziano) morto sulla riva del mare”.

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Vaccini e Halakhà

Obbligatori, permessi o proibiti?

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

A seguito dell’obbligo di vaccinazione, imposto dal Governo per varie categorie e per varie età, si pone il problema di quale sia la posizione della Halakhà. Una risposta precisa a questo quesito è stata data da rav Asher Weis, uno dei più importanti decisori attuali: vaccinarsi è permesso, è Hovà (obbligatorio), è Mizvà (adeguarsi a un precetto) oppure è addirittura proibito? In sintesi rav Weiss arriva a queste conclusioni. Da un punto di vista della halakhà,

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