Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

«I magnifici Sette»

Massimiliano Boni*

Sette rabbini romani per sette giorni

Parliamo di Rabbini?
Ho una naturale ammirazione e stima per i rabbanim. Che sarebbe una comunità senza un rav? Probabilmente, non ci sarebbe neppure una comunità. I nostri rabbanim sono molti, per fortuna. In questi anni, alcuni ho avuto modo di conoscerli meglio di altri. Confidando nel loro senso dell’umorismo, ho provato a stilare una piccola formazione, buona per tutta la settimana; eccola: 

Yom rishon: il rav «Bon Monghed»
Rabbino de’ core, generoso, è il rav della porta accanto, quello cui non puoi non dare del tu; sempre in maniche di camicia, è protagonista di lezioni gorgoglianti e animate. Si è un po’ immalinconito da quando sciacqua i panni in Arno, e sospira: «Io però so’ judìo de Roma!». 

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Arbib, il rabbino capo di Milano “ Essere costretti a nasconderci è la vittoria di chi odia gli ebrei”

Paolo Salom

È grave che si chieda agli ebrei di non mettere la kippah in pubblico. E tuttavia mi colpisce in modo particolare il senso di impotenza che traspare dalle parole di Felix Klein, peraltro una persona vicina agli ebrei: è terribile che non si sappia cosa fare». Rav Alfonso Arbib, Rabbino capo della Comunità ebraica di Milano, intercetta la polemica che arriva dalla Germania al termine dello Shabbat, il giorno dedicato alla preghiera e al riposo. «In ogni modo, non è la kippah il vero scandalo», dice. 

In che senso?
«La kippah non è indispensabile. Per un ebreo è importante avere il capo coperto. Va bene anche un cappello: è un segno di umiltà, l’idea di avere qualcosa di più “grande” sopra la testa. Il problema è che sostanzialmente si chiede agli ebrei di nascondere ciò che sono. Una vittoria notevole per chi ci odia».

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Israele al voto. Bibi cade sui “timorati” decisivi nel futuro ebraico

Intervista a Ofir Haivry: “Per la prima volta nella storia ebraica migliaia di persone sono pagate per studiare la Torah. Questo però sta cambiando. E il peso anche demografico degli ortodossi è conseguenza del ruolo sempre più importante che la religione esercita nella società israeliana. E’ l’opposto dell’occidente”. 

Giulio Meotti 

La popolazione di Israele raggiungerà i 20 milioni di abitanti nel 2065. Una crescita demografica senza uguali fra i paesi occidentali. Di quei 20 milioni, un terzo sarà composto da ebrei ortodossi. E su questi è appena caduto il nuovo, mai nato, governo di Benjamin Netanyahu. Israele dunque torna a votare il 17 settembre, dopo che il partito nazionalista e laico “Israel Beitenu”, guidato dall’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, si era detto contrario a un accordo di Bibi con i partiti religiosi, concedendo loro una modifica della legge sul servizio di leva che limita per i giovani ultra ortodossi gli obblighi verso l’esercito.

Nel 2017, il numero di ultraortodossi in Israele ha superato per la prima volta il milione, ovvero il 12 per cento della popolazione, che salirà al 20 per cento nel 2040 e al 32 per cento nel 2065 (c’è chi parla anche del 40 per cento). Che gli ortodossi stessero crescendo molto nella demografia israeliana si era visto anche dall’ultima composizione della Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, dove erano saliti a 16 seggi rispetto ai 13 delle precedenti elezioni. In Israele, tutti i cittadini devono prestare servizio militare o svolgere un altro tipo di servizio nazionale. Ma un gruppo è esentato da quando è stato istituito lo stato nel 1948: gli ultraortodossi, o haredim, che raddoppiano di numero ogni 10-15 anni grazie a una natalità prodigiosa. Nel 1948, c’erano circa 400 haredim che poterono usufruire delle esenzioni. Oggi ce ne sono più di 50 mila. I giovani ortodossi studiano la Torah invece di indossare un’uniforme.

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Tutti gli ebrei del maresciallo Lucignano

Pier Luigi Guiducci 

Nella manovra di accerchiamento attuata dai nazisti il 16 ottobre del 1943 non venne rivolta una particolare attenzione all’Isola Tiberina perché non vi risiedevano famiglie ebree. Si voleva soprattutto violare, oltre ad altre zone, l’area dell’antico Ghetto per cancellare l’immagine di una comunità viva e laboriosa. In tale operazione alcuni ebrei riuscirono comunque a sfuggire alla cattura. E trovarono rifugio anche sull’Isola Tiberina. In questa Isola, intorno alle 5,30, furono in diversi ad accorgersi della tragedia in atto. Dall’Ospedale Fatebenefratelli vennero presto individuate le manovre dei militari tedeschi. Tra i presenti figurano anche il medico Vittorio Emanuele Sacerdoti (ebreo) e il laureando inmedicina Adriano Ossicini. In quel momento era assente il primario Giovanni Borromeo, ma i suoi collaboratori sapevano che era favorevole ad accogliere ebrei e a nasconderli. Mentre Ossicini si assentò da Roma per più giorni, si mosse nel frattempo una figura importante: quella dell’economo fra Maurizio Bialek. In una situazione di emergenza l’intesa tra frati, medici e infermieri fu immediata e fruttuosa. Tale azione umanitaria ricevette il sostegno del cardinale vicario Marchetti-Selvaggiani. 

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La comunità ebraica di Roma accoglie il premier Conte in sinagoga

Roma, 8 mag. (askanews) – “In molti Paesi d’Europa, anche qui in Italia e anche a Roma, si sono verificati episodi di deplorevole violenza” che pongono “di fronte a nuove forme di razzismo spesso anche di matrice antisemita” e contro questi episodi, ha aggiunto il premier, “bisogna fare attenzione e vigilare con la massima fermezza e la più totale determinazione”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi nel Tempio maggiore di Roma, in occasione della visita nella Capitale di una delegazione di 800 giovani provenienti da oltre 50 città della Russia, guidata dal rabbino capo del Paese Berel Lazar.

Il viaggio, realizzato nell ambito del progetto “Yachad” della Federazione delle Comunità Ebraiche Russe, ogni anno si svolge in una diversa capitale europea per terminare ad Auschwitz e che in questa circostanza ha come tema anche il centenario dalla nascita di Primo Levi.

Accolto dalla presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello, dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e dal Testimone della Shoah Sami Modiano, il premier ha espresso “ferma condanna per gli episodi riprovevoli che si sono intensificati”, assicurando “l’impegno dell’Italia in Europa e nel mondo per tutelare la libertà religiosa e combattere ogni forma di discriminazione e intolleranza. L’antisemitismo di ieri e di oggi – ha detto Conte – è il suicidio dell’uomo europeo”.

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Perché si sta parlando di Asymmetry

È il romanzo di Lisa Halliday, una scrittrice americana che vive a Milano e ha a che fare con Philip Roth, ma non solo.

Clara Mazzoleni

Il motivo per cui da un paio di settimane si sta parlando tanto di questo libro non è la sua bella copertina: la storia d’amore che ne costituisce la prima metà, quella tra una venticinquenne aspirante scrittrice e uno scrittore famoso molto più vecchio di lei, è ispirata alla vera relazione tra l’autrice, Lisa Halliday (ai tempi poco più che ventenne) e un Philip Roth sessantenne. Il secondo motivo per cui si parla di Asymmetry (Simon and Schuster) ha sempre a che fare con la vita privata dell’autrice, che nel 2017 è stata una dei vincitori dei Whiting Awards: Halliday, che oggi ha un’età non proprio da esordiente (41 anni) dal 2011 vive in Italia, e nello specifico a Milano (il fotografo Calogero Russo l’ha ritratta per il New York Times seduta sugli scalini della chiesa di Sant’Alessandro). È sposata con un italiano che lavora nell’editoria. Anche lei ha sempre lavorato nel campo dei libri: come agente, editor, traduttrice, ghostwriter. Prima di pubblicare ha scritto in segreto per una ventina d’anni. E ora, dall’Altantic al Times, le migliori testate in lingua inglese fanno a gara per recensire il suo primo lavoro.

L’inizio di Asymmetry è pulito, trattato in modo da risultare il più spoglio e semplice possibile: un po’ noioso. New York. Lei, Alice, legge su una panchina nel parco, ogni domenica. Lui, Ezra, inizia a sedersi vicino a lei. Lei lo riconosce da subito (è evidentemente Philip Roth). Ezra offre cioccolato, poi un cono gelato. Lei allunga un piede calzato da un sandalo blu nel sole del pomeriggio, lui le chiede se è fidanzata (qualche giorno fa Literary Hub ha pubblicato queste primissime pagine). E poi, molto presto, arriva il sesso. Lui viene come «una debole fontanella». A parte questo e pochi altri dettagli, che sono sempre quasi (quasi divertenti, quasi teneri, quasi tristi, quasi eccitanti, quasi commoventi) la relazione è descritta con una sobrietà priva di tensione: non è il minimalismo di chi dice poco per creare mistero, ma una piattezza strana, che lascia il lettore un po’ interdetto. La sfera erotica è trattata senza pathos ed è evidente che alle brevi descrizioni sparse qui e là non interessa solleticare o coinvolgere il desiderio sessuale di chi legge. Insomma: tutto è raccontato come se fosse molto “normale” (non saprei come spiegarlo altrimenti).

La relazione procede, con di mezzo un aborto di lei, un intervento di lui e altri avvenimenti (ad esempio lei si rompe una mano e approfitta del gesso per dare il via a un gioco erotico che viene soltanto suggerito). Da questo punto di vista, tutto potrebbe sembrare una specie di 50 sfumature di Roth. Lui è un Mr Gray che però fa il pigmalione culturale e non sessuale: quella brava nel sesso, più audace e propositiva, in questo caso, è lei, la Anastasia che lavora nella casa editrice ma sogna di scrivere. Il racconto è interrotto di tanto in tanto dalla lista dei costosissimi regali che l’aspirante scrittrice riceve dal ricco scrittore. Una giacca con cappuccio di visone, soldi per comprarsi un condizionatore, alcolici di lusso (che lui non beve perché non vanno d’accordo con una delle molte pastiglie che prende), ecc. Continua a leggere »

Ma chi è George Soros?

È un miliardario e filantropo che per la sua attività politica è diventato lo spauracchio di tutti i complottisti di destra (e non solo)

George Soros è uno dei trenta uomini più ricchi del mondo, un filantropo che ha donato centinaia di milioni di dollari a ong che si occupano di diritti umani e che si è spesso impegnato in politica, finanziando il Partito Democratico statunitense e i suoi candidati alla presidenza, come fanno molti altri miliardari americani. La risposta alla domanda nel titolo potrebbe esaurirsi qui, se non fosse che  Soros è anche un’altra cosa: la “bestia nera” dei complottisti di tutto il mondo.

Uno sguardo rapido alla sezione “Conspiracy” del sito Reddit, dove solo negli ultimi sei mesi sono state aperte 800 discussioni su Soros, restituisce un’idea abbastanza chiara dell’opinione che molti hanno del miliardario americano: «È un burattino miliardario della famiglia Rothschild che destabilizza intere nazioni finanziando programmi destinati alla “giustizia sociale” e corrompendo politici»; «È un tizio che vuole distruggere tutto ciò che c’è di bello nel mondo e non credo di aver mai sentito una buona ragione sul perché voglia farlo. Vorrei che questa fosse un’iperbole»; «Se non vado errato è il cugino del diavolo. In sostanza, finanzia ogni causa spregevole a cui puoi pensare e lo fa in nome del denaro e dell’influenza globale».

Soros è particolarmente detestato dai conservatori statunitensi per via delle sue idee progressiste, ma negli ultimi anni la sua persona ha iniziato a diventare famigerata anche tra gli esponenti della destra radicale italiana. Soros – che è ebreo, particolare citato sgradevolmente spesso nelle varie teorie del complotto – di recente è accusato soprattutto di essere la mente di un bizzarro piano che sembra uscito da un romanzo di fantascienza distopica: sostituire la popolazione italiana con immigrati da utilizzare come operai a basso costo. Questa strampalata cospirazione è stata sdoganata anche dai politici e dai media mainstream. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, ha parlato di questo complotto più volte, l’ultima proprio questa settimana: «Sono sempre più convinto che sia in corso un chiaro tentativo di sostituzione etnica di popoli con altri popoli: è semplicemente un’operazione economica e commerciale finanziata da gente come Soros. Per quanto mi riguarda metterei fuorilegge tutte le istituzioni finanziate anche con un solo euro da gente come Soros».

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