Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Eliezer, servo affidabile

Parashà di Chayè Sarà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Chaye Sara comprende due capitoli di Bereshit: il capitolo 23 tratta della morte e sepoltura di Sara, e il capitolo 24 tratta della scelta di una moglie adatta per suo figlio, Itzchak. La connessione tra questi due temi è chiara: con la perdita della suo amata compagna di vita, Avraham comprende la responsabilità che ha di trovare una compagna adatta per Itzchak. Per questo compito importante sceglie “il suo servitore di fiducia, il che controllava tutto ciò che era suo”, Eliezer.

Eliezer dimostra grande abilità nel comprendere ciò che è richiesto alla moglie di Itzchak. Deve essere un membro della famiglia (Rivka è nipote del fratello di Avraham, Nachor), e non deve abitare tra i cananei. Inoltre la giovane donna deve essere disposta a vivere con Itzchak, deve subire l’influenza di Avraham. Soprattutto, deve avere il carattere dell’ospitalità come Avraham; non solo attingerà acqua dal pozzo per lui ma attingerà acqua anche per i suoi cammelli. Eliezer organizza un incontro che determinerà il destino dei discendenti di Avraham con saggezza, tatto e sensibilità.

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Eitan, il nonno e i tanti motivi di uno sbaglio

Fiamma Nirenstein

Non ho nessuna intenzione di sostenere che Shmuel Peleg abbia ragione, e nemmeno la moglie Esther, anche se il loro strazio è così sincero e evidente. Le loro ragioni di genitori, figli e nonni deprivati di tre generazioni di affetti, cui ora viene strappato anche l’ultimo virgulto, spezzano il cuore ma non giustificano il rapimento. La legge è chiara e giusta: non si può ottenere la custodia di un bambino rapendolo e esportandolo a forza, e il tribunale israeliano ha fatto bene a agire secondo la legge. Così del resto fa abitualmente: Israele è un Paese ubbidiente alla legge internazionale, al contrario di quello che si vocifera. Spiegare però non vuol dire giustificare; è giusto comunque cercare di capire perché Peleg abbia violato le norme in modo, alla fine, masochistico. Per farlo si può avventurarsi cautamente senza conosce il soggetto, fra le possibili colonne psicol ogiche di una persona come lui, sempre tenendo ferma l’idea che il suo gesto forzoso è frutto di un tratto particolare.

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Spunti dal lunario 1934 per il “Modello ebraico Italiano”

Rav Scialom Bahbout

Da qualche tempo ho tra le mani un Lunario ebraico per l’anno 5694, corrispondente all’anno 1934, pubblicato a Venezia per la Comunità locale (vedi figura).  E’ opera abbastanza pregevole e soprattutto contiene molte notizie sulle quali vale la pena fare una riflessione. Accanto all’anno dell’Era volgare, viene ricordato anche l’anno dell’Era fascista e più avanti tra le feste civili e nazionali vien segnalata anche la data della Marcia su Roma: così si usava allora!

Sfogliando il lunario della  Comunità di Venezia scopriamo che: si facevano ancora i digiuni di Shovavim (12 tra Gennaio e Febbraio!), si segnalavano l’ora della Luna nuova e della Luna piena  e il giorno e l’ora esatta della Tecufà. Inoltre per ogni mese veniva segnalato un breve midrash.

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Vista e visione

Parashà di Vayerà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Vista e visione giocano un ruolo importante nelle due narrazioni iniziali di Parashat Vayera. All’inizio della Parashà di questa settimana, Avraham appena circonciso, che riposa nella sua dimora di Elonè Mamre, “alza lo sguardo” e vede “tre uomini in piedi davanti a lui” (Gen. 18:1-2). La loro apparizione innesca una raffica di attività frenetica nella tenda dei nostri antenati con Avraham e Sara che si affrettano a eseguire la mitzva di hakhnasat orhim, accoglienza degli ospiti nella propria casa. Questi misteriosi messaggeri vengono accolti come ospiti, per poi recapitare la notizia che Sara concepirà un figlio. Il gesto di Avraham che volge lo sguardo “verso l’alto”, si rivela un atto sia fisico che spirituale. Il gesto spirituale rispecchia il gesto fisico mentre Avraham si adopera a soddisfare i bisogni dei perfetti estranei che gli stanno facendo visita.

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“Collaboriamo con Roma per il bene dell’ebraismo italiano”

Intervista a Walker Meghnagi, neopresidente della Comunità Ebraica di Milano

Ariela Piattelli

Come considera il risultato dalle elezioni della CEM?

«Bisogna trovare risorse per i giovani e riacquistare l’armonia all’interno della nostra comunità» Walker Meghnagi dosa bene franchezza e diplomazia mentre parla con Shalom a poche ore dalla sua elezione come Presidente della Comunità Ebraica di Milano (CEM). La sua lista “Beyachad” ha vinto con 300 voti di scarto, mentre “Milano Ebraica”, guidata dal Presidente uscente Milo Hasbani, è arrivata seconda. «Abbiamo vinto con uno scarto minimo, ma che ci permette di governare» commenta Meghnagi, nato a Tripoli nel 1950, imprenditore immobiliare, con 3 figli, e impegnato nelle istituzioni comunitarie da più di un decennio. Meghnagi ha già guidato la CEM dal 2012 al 2014, e adesso torna in pista con nuovi obiettivi, perché le sfide, come ci spiega, sono cambiate.

Noi siamo chiaramente contenti del risultato raggiunto. Siamo preoccupati però per la scarsa affluenza, sintomo di allontanamento degli iscritti alla comunità. Questo lo consideriamo un grave sintomo al quale bisogna porre rimedio.

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Ebraismo italiano, la storia di un secolo

La prefazione di rav Riccardo Di Segni al libro Diritto ed ebraismo. Italia, Europa, Israele – Giorgio Sacerdoti, ed. Il Mulino

Oggi “La Zanzara” è il nome di un programma radiofonico discusso e di successo, che si richiama non solo al fastidioso insetto, ma all’ormai storico titolo di un giornaletto scolastico del liceo milanese Parini che negli anni ’60, con le sue prese di posizioni a quell’epoca innovative e provocatorie, suscitava lo scandalo dei benpensanti. Tra gli altri autori, scriveva su quel giornaletto l’adolescente studente Giorgio Sacerdoti, che da allora non ha smesso di scrivere; questo libro, che presenta un’ampia raccolta di suoi scritti, più maturi nella forma e nella sostanza ma sempre pungenti, ce ne offre una ricca e preziosa testimonianza.

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Tecnicamente kashèr, ma vietato

L’Impossible pork e l’ebraismo. La strana storia del maiale vegetale

Rav Scialom Bahbout

La prima rivoluzione industriale, con lo sviluppo economico e ambientale che ha prodotto, ha creato molti problemi di cui oggi lentamente i governi si rendono conto: quale impatto ha avuto questa rivoluzione sul mondo ebraico e sulla Halakhà, che è il modo ebraico con cui l’ebraismo risponde ai cambiamenti. La rivoluzione digitale e le nuove tecnologie, assieme alla creazione di nuovi prodotti alimentari, hanno creato non pochi problemi, ma hanno anche permesso di risolverne altri e creare nuove opportunità. Gli ambiti in cui la Halakhà è stata chiamata a cercare una soluzione ai problemi che via via sono sorti sono vari: lo shabbath, la kasheruth, Pèsach, l’utilizzazione dei sistemi di comunicazione nelle riunioni di Beth din, partecipazione alle tefilloth, l’alimentazione ecc.

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