Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Il futuro delle donne

Parashà di Pekudè

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nella Parashà di Pekude il versetto dice: “E ogni uomo il cui cuore lo ispirava venne, e chiunque era di spirito generoso portò la sua offerta alla Tenda del Convegno” [Shemot 35:21]. Dopo che Moshe ha convocato le persone e le ha esortate a fare una donazione al Tabernacolo, le persone hanno iniziato a portare il materiale. “E gli uomini vennero sulle donne (al haNashim)” [35:22]. Rashi interpreta questa sintassi unica nel senso che gli uomini sono venuti con le donne.

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In ricordo di Virginia Gattegno z.l.

Scialom Bahbout

Virginia Gattegno ha scelto per andarsene il mese di Adar I, il mese in cui cade Purim katan, forse per dirci “Non siate tristi, io ho passato momenti terribili nei campi di sterminio, ma non solo sono ancora qua e ho formato una famiglia, ho avuto delle figlie e delle nipoti”. Io ho conosciuto Virginia negli anni in cui sono stato a Venezia e ho frequentato la Casa di Riposo soprattutto il Venerdì pomeriggio, quando andavo a parlare della Parashà settimanale e aiutavo le donne che vivevano ancora in Casa di Riposo ad accendere le candele di shabbat e a cantare per loro (e talvolta anche assieme a loro) Lechà dodì. Virginia accendeva e ascoltava, e talvolta interveniva con qualche domanda. 

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Saper apprezzare

Parashà di Vayakhèl

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Leilui nishmat Avi uMorì haRav Eliahu ben David Richetti

La Parasahà di Vayakhel inizia con la mitzvà dello Shabbat. “Sei giorni il tuo lavoro sarà compiuto e il settimo giorno sarà per te santo, uno Shhabbat per Hashem”. La formulazione del versetto è molto interessante. Cosa si intende per “il tuo lavoro sarà compiuto”? Il nostro stato d’animo deve essere tale che tutto il nostro lavoro sia completato – solo allora possiamo entrare nello Shabbat correttamente. Come possiamo avere un tale atteggiamento quando sappiamo che in realtà il nostro lavoro è lontano dall’essere finito? Spesso siamo nel mezzo di molte cose il cui risultato avrà un grande impatto sulla nostra vita. La formulazione del versetto resta dunque strana.

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Un figlio non può venire al mondo che contro la sua volontà

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

Mettere al mondo un figlio: un crimine?

Il problema del decremento demografico sta allarmando i paesi occidentali e l’Italia in particolare. Qualcuno ha fatto notare che, con l’andamento attuale delle nascite, la popolazione italiana decrescerà a tal punto che tra cento anni, la popolazione dell’Italia sarà dimezzata e tornerà ad essere pari a quella di cento anni fa. La diminuzione e l’invecchiamento della popolazione avrà come conseguenza immediata la mancanza di forza lavoro per garantire i servizi cui la società si è abituata e la mancanza di versamenti contributivi creerà dei problemi al pagamento delle pensioni: due aspetti non indifferenti per l’equilibrio della società.

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Le capacità che rendono unico ognuno di noi

Parashà di Ki Tissà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Ci sono aspetti del racconto della costruzione del Tabernacolo nel deserto che sembrano incredibili, tanto che alcuni critici tendevano a rifiutare a priori la sua accuratezza storica. Studiosi più recenti, citando possibili parallelismi antichi e moderni, hanno adottato un approccio più cauto. In ogni caso, due domande sorgono alla maggior parte dei lettori: Dove sono stati reperiti i materiali preziosi necessari per la costruzione? E poi, chi tra la gli ex schiavi in Egitto avrebbe posseduto le capacità necessarie per assemblare quei materiali per il Tabernacolo e per i suoi utensili? Una stima del fabbisogno di materiale includerebbe una quantità non specificata di legno di acacia, più di una tonnellata d’oro, più di tre tonnellate di argento e almeno due tonnellate e mezzo di bronzo, insieme a notevoli quantità di tessuti tinti, pelli di animali, pietre preziose, olio e spezie.

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San Valentino di sangue

Quando il 14 febbraio 1349 migliaia di ebrei furono bruciati a morte 

Michelle Zarfati

La maggior parte delle persone tende ad associare il 14 febbraio ad un evento estremamente felice. La festa dell’amore, una giornata dedicata al romanticismo. Eppure, centinaia di anni fa il giorno di San Valentino segnò l’orribile omicidio di massa di migliaia di ebrei. In quella giornata, circa duemila persone vennero bruciate vive nella città francese di Strasburgo.

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Quando è l’abito che “fa il monaco”

Parashà di Tetzavvè

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nel nosto vivere quotidiano trasmettiamo costantemente messaggi silenziosi attraverso il nostro aspetto, le nostre espressioni e persino i nostri vestiti. La Parashà di Tetzave offre una descrizione elaborata dei “paramenti sacri” del Kohen Gadol. Rav Sacks, z”l, sottolinea quanto apparentemente contraria una descrizione così ampia dell’abbigliamento sia all’ideologia ebraica che si focalizza sulla spiritualità, l’anima e la preghiera. Quando diciamo lo Shemà chiudiamo gli occhi per raggiungere Hashem e concentrarci sul “mondo del suono: delle parole, della comunicazione e del significato”. Nelle Parashot precedenti, l’abbigliamento è legato alla colpa e al tradimento: Nel Giardino dell’Eden, per coprire la nudità e la vergogna di Adam e Chava, l’inganno di Yaacov al padre per prendere la benedizione del fratello, l’inganno di Tamar a Yehuda, il vestito di Yosef tradito dai suoi fratelli, e il tentativo di seduzione della moglie di Potifar. Qui, per la prima volta, l’abbigliamento ha un connotato positivo. L’abbigliamento del Kohen Gadol è descritto come “splendido e glorioso”. Come afferma Rav Sacks z”l, “la spiritualità umana riguarda le emozioni, non solo l’intelletto; Il cuore, non solo la mente”. L’estetica di questa “uniforme” è un modo visivo per ispirare stupore.

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