Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Quando la coperta è troppo corta…

Parashà di Acharè Mot-Kedoshìm – L’amore per il prossimo

Rav Scialom Bahbout

C’è una frase della Torà che, nonostante non sia compresa nei 10 Comandamenti, è molto più famosa di ogni altra: “Ama il prossimo tuo come te stesso –אני ה’ – ‘ואהבת לרעך כמוך  ” . Non tutti sanno o hanno la consapevolezza che vi sono varie formulazioni dei Dieci Comandamenti: a  parte le due versioni quasi identiche – quella in cui viene narrata la rivelazione e l’altra ripetuta alla vigilia dell’ingresso del popolo nella Terra Promessa – troviamo una versione, simile nei contenuti, in una forma assai diversa,  proprio nella Parashà di Kedoshim: proprio qui troviamo la mizvà ואהבת לרעך כמוך . 

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Preservare vecchi caratteri mobili ebraici

Tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX, col diffondersi di sentimenti antisemiti in tutta Europa, milioni di ebrei emigrarono negli Stati Uniti, andando a costituire quella che è oggi la seconda più grande comunità ebraica del mondo, seconda solo a Israele. Per dare un’idea del fenomeno migratorio, basti pensare che prima del 1880 erano meno di 300.000 quelli che già abitavano nel paese, mentre tra il 1880 e il 1924 ne arrivarono oltre 2 milioni.

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Victor e Raya, i Ginger e Fred ebrei dell’Unione Sovietica

Sono i protagonisti di ‘Voci d’oro’ su MioCinema

Francesco Gallo

Ci si affeziona subito a questa coppia non più giovane composta da Victor e Raya Frankel e che ricorda un po’ quella di ‘Ginger e Fred’ di Federico Fellini. Loro non sono però ex ballerini di tip tap, ma una coppia di leggendari doppiatori dell’Unione Sovietica che nel 1990 decisero di fare Aliyah (l’emigrazione ebraica in terra di Israele), proprio come centinaia di migliaia di ebrei sovietici. Questi gli straordinari protagonisti di un film israeliano, piccolo e delizioso, come VOCI D’ORO (Golden Voices) di Evgeny Ruman, dal 24 aprile in esclusiva su MioCinema.

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«Sono ebreo ma non in Israele. Rifiuto la nazionalità ebraica»

Israele. Parla Avraham Burg, ex presidente della Knesset: «Significa avallare la discriminazione. Facciamo uno Stato per palestinesi ed ebrei in piena uguaglianza»

Michele Giorgio

Presidente dell’Agenzia ebraica, Presidente della Knesset, Capo dello Stato ad interim di Israele, dirigente del Partito laburista per anni, figlio di Yosef Burg ministro ed esponente di punta dei religiosi nazionalisti. Titoli più da establishment sionista di questi se ne trovano pochi. Eppure Avraham Burg, se la sua domanda sarà accolta dalla Corte Suprema, non verrà più designato come ebreo nel registro della popolazione israeliana. «Non smetterò di sentirmi un ebreo ma non voglio più far parte della collettività ebraica in Israele, non voglio percepirmi come un privilegiato rispetto ai non ebrei, chiedo di essere un cittadino israeliano e basta», ci spiega Burg accogliendoci nella biblioteca, vuota per le misure anti-Covid, di Tantur, il centro religioso cristiano alle porte di Betlemme dove si reca spesso a leggere e studiare. Quale sarà la decisione dei giudici è difficile prevederlo. Dieci anni fa accolsero la richiesta dello scrittore Yoram Kaniuk che non voleva più essere definito ebreo ma un «senza religione». Burg pone una questione diversa e più complessa, che riguarda la sua nazionalità, chiede che sia indicata come «israeliana» e non come «ebraica». Rischia un rifiuto perché in passato la Corte suprema ha stabilito che nell’ordinamento del paese non esiste la «nazionalità israeliana».

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Parole contagiose e da isolare

Parashà di Tazrìa – Metzorà

Rav Scialom Bahbout

I Maestri interpretano la tzara’at come la condizione in cui viene a trovarsi la persona colpita nella propria pelle, nei propri vestiti e nelle pareti della propria casa, e la considerano una punizione per una colpa specifica: avere fatto lashon harà’, l’avere sparlato delle persone: comportamento considerato gravissimo e addirittura punibile con la morte. Ciò fa sorgere l’ovvia domanda: perché parlare male è considerato così grave, tanto da essere paragonato all’omicidio? Perché parlare dovrebbe essere peggiore, diciamo, della violenza fisica?. È spiacevole sentire dire cose malvagie su se stessi, ma possiamo sempre ignorarle e non prestare loro ascolto. Vediamo cosa dice il Midrash:

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Il discorso di rav Riccardo Di Segni per Yom Ha’atzmaut

Il 5 di Yiar del 5708, in data civile il 15 maggio del 1948, giorno deciso per la fine del mandato inglese sulla  allora Palestina, cadeva di sabato, come quest’anno. Prima che entrasse shabbàt, il pomeriggio del venerdi, Ben Gurion con il suo governo proclamò solennemente la costituzione dello Stato indipendente di Israele. Fu un atto di incredibile coraggio e di speranza, contro tutte le valutazioni politiche pessimistiche. Sono passati 73 anni e noi siamo qui a festeggiare, insieme ai cittadini dello Stato di Israele e gli ebrei di tutto il mondo, che considerano questo evento come un momento decisivo e rivoluzionario della nostra storia, l’inizio della realizzazione di promesse millenarie, il coronamento di un desiderio e di una speranza incrollabile malgrado tutto ciò che ci è successo, e solo tra anni dopo la fine della più grande sciagura che abbia colpito il popolo ebraico nella sua storia, che pure di sciagure ne aveva conosciute tante.

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Le tre madri d’Israele

Il discorso del Capo di stato maggiore d’Israele in occasione di Yom Hazikkaron, la giornata in ricordo di tutti i caduti, civili e militari, che ricorre oggi

Il discorso di ieri sera al Kotel del Capo di Stato Maggiore Aviv Kochavi è uno di quei discorsi che resterà nella memoria collettiva d’Israele. Le tre madri di Israele: Rachel che muore entrando in Israele ma i cui figli torneranno, Nechama che vive in Israele ma che perde due figli nella difesa del paese. E poi la madre senza nome, ogni madre d’Israele, che cresce in sicurezza i suoi figli grazie al sacrificio dei figli di Nechama. Un grande privilegio che a comandare i nostri ragazzi ci sia un uomo con una prospettiva storica e un compasso morale del genere. Di seguito riportiamo i passaggi principali del discorso.

“Il viaggio di ritorno del popolo di Israele nella sua terra è un evento senza precedenti nella storia delle nazioni. È una sorta di miracolo, anche se l’attuale generazione vede il paese come un evento naturale. I risultati registrati qui dal giorno in cui la prima persona ha calpestato le rive di questa terra benedetta e si è unito al vecchio Yishuv sono straordinari. È un viaggio di fede, determinazione e creatività, durante il quale generazioni di difensori si sono levati in piedi e hanno pagato un prezzo pesante, un prezzo in sangue…

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