Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

L’illusione dello Stato laico neutrale – L’esempio Usa

Donato Grosser

Nella sua lettera sulla “Questione Buttiglione” Giorgio Gomel cita Amos Luzzatto che in un’intervista al Corriere aveva affermato che “la morale religiosa non può essere a fondamento del diritto pubblico”.

L’affermazione che la morale religiosa non può essere fondamento del diritto pubblico lascia aperta la questione di quale debba essere il fondamento del diritto pubblico. L’autore della lettera si limita a scrivere che lo stato laico deve mantenere un neutrale rispetto delle diversità religiose. Se è vero che lo Stato può essere neutrale nel senso di non favorire questa o quell’altra religione, il concetto che uno Stato laico sia neutrale è un’illusione. Continua a leggere »

Crisi rabbinica a Quarto Oggiaro

Valeriana Angius*

da Nuovi orizzonti della fede, Novembre 2004, per gentile concessione

“E’ stato difficile liberarsene, ma ora siamo più sereni e guardiamo con ottimismo il futuro” così commenta uno dei dirigenti comunitari –che vuole rimanere anonimo- la tormentata vicenda che ha portato al precoce licenziamento della rabbina e ha aperto una crisi al buio. Finisce così il suo mandato rabbinico nella vivace e litigiosa comunità ebraica di Quarto Oggiaro la cinquantenne Addolorata Pacelli. Donna di aspetto minuto, ma di spiccata personalità, non priva di civetterie femminili a stento tollerate dalla sua compagna (“trovo di pessimo gusto l’accostamento di colori sgargianti nella sua Kippà- il tradizionale copricapo- ad uncinetto” , così sembra avesse commentato imbarazzata in occasione di una manifestazione pubblica; “e poi, quel fiocco rosa sul lulav –il ramo di palma della festa delle Capanne- ce n’era proprio bisogno?”). Continua a leggere »

Quello che dobbiamo al Risorgimento

Guido Fubini

Per chi non l’avesse capito, sono Guido Fubini, il “simpatico, arzillo narratore di barzellette” di cui parla Rav Somekh in “Marasha” del 14 novembre, senza tuttavia nominarmi esplicitamente per rispetto (della legge sulla privacy). Rav Somekh infatti mi ha fatto l’onore di partecipare alla magnifica festa che gli amici del Gruppo di studi ebraici di Torino hanno organizzato per i miei ottanta anni.

Devo però fare alcune puntualizzazioni perché il commento che il nostro Rabbino Capo ha fatto di tale serata contiene alcune imprecisioni. Continua a leggere »

Scusi dov’è il West?

La nostra comunità, Modena, è una delle più piccole in Italia, pochi ebrei, una sinagoga, un consiglio e tanti problemi.

Eppure anche una comunità piccola come la nostra diventa appetibile agli occhi della “congregazione” riformata milanese Lev Chadash. Hanno chiamato in comunità e hanno offerto un incontro con il loro nuovo capo spirituale: una “rabbina” (faccio ancora difficoltà a digerire il termine). I nostri responsabili comunitari hanno purtroppo abboccato all’amo e hanno risposto positivamente, con uno spirito di “abbiamo provato tutto, proviamo anche questo”. La cosa è però molto più grave. Temo che il riconosciuto senso di ospitalità della comunità modenese venga frainteso e usato per trovare nuovo terreno dove attecchire con ideologie estranee. Continua a leggere »

Yom huledet sameach – Buon compleanno

Alberto Somekh

Qualche sera fa ho avuto l’onore di presenziare, nel Centro Sociale della ns. Comunità, alla festa per gli 80 anni di un nostro illustre correligionario. Per motivi legali di privacy, non posso rivelarne il nome. Di lui dirò soltanto che è un simpatico, arzillo narratore di barzellette, che ha una moglie molto affabile ed attiva (una vera signora) e che è considerato da molti uno dei padri dell’Ebraismo Italiano del dopoguerra, avendo avuto magna pars, per esempio, nell’articolazione dello Statuto. Ma soprattutto, come in quella festa è stato presentato da chi, a nome di tutti, gli porgeva gli auguri, “un difensore della diversità nell’Ebraismo e fuori”. I lettori capiranno che oltre non mi posso spingere… Continua a leggere »

La confusione tra “laicità” e sfera religiosa

Giovanni De Martis

Ho letto con una certa sorpresa le critiche mosse al Presidente Luzzatto. Sorpresa, debbo dire, mista ad un certo preoccupato stupore. Sta passando in Italia l’idea che l’essere cattolici sia un “peccato” agli occhi dell’Europa e che il professor Buttiglione sia una sorta di “martire” conculcato da una selva di seguaci di Robespierre atei e rabbiosamente antireligiosi. Idea che – francamente – trovo assai buffa per non dire fantascientifica. Romano Prodi, presidente uscente della Unione Europea, non ha mai fatto mistero di essere cattolico e per di più cattolico praticante. Nel suo caso credo non sia possibile parlare di “integralismo laico”. Probabilmente allora il problema si trova sotto altre latitudini. Probabilmente in Italia si fa una certa fatica a capire che un commissario europeo non è il rappresentante di una nazione ma è un esponente di comprovata capacità politica indicato da un governo aderente per rappresentare tutti i cittadini europei nell’ambito del suo incarico. In questo senso un commissario europeo ha il dovere di mettere da parte non soltanto le sue considerazioni e convinzioni di ordine partitico ma anche religioso. L’Unione Europea non è una istituzione a carattere religioso e non è il luogo per discettare di fede. Le decisioni che l’incarico affidato ad un commissario comportano vanno ad investire la vita quotidiana non di un paese al 99% cattolico come l’Italia ma anche nazioni con fedi e orientamenti differenti, con legislazioni diverse su argomenti estremamente delicati. Invece di domandarsi in modo enfatico se vi sia o meno una rabbiosa canea di giacobini in agguato sarebbe il caso di chiedersi in quale misura Buttiglione sarebbe stato in grado di rappresentare gli orientamenti e i convincimenti in tema di eutanasia che in questi anni sono maturati in Olanda.

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Questa non è laicità

Riccardo Pacifici, vicepresidente degli ebrei romani e simpatizzante radicale, spiega perché ha sottoscritto – a titolo personale – una dichiarazione di solidarietà a Rocco Buttiglione

È un simpatizzante del partito Radicale, è un ebreo osservante (vicepresidente della comunità di Roma e portavoce della medesima) che dice «noi ebrei siamo stati liberati da 400 anni di ghettizzazione forzata dai bersaglieri che il 20 settembre 1870 hanno aperto la breccia di porta Pia», eppure Riccardo Pacifici ha firmato convintissimamente la dichiarazione di solidarietà col papista Rocco Buttiglione che il quotidiano Il Foglio ha pubblicato nei giorni scorsi. «Perché siamo di fronte a un caso di isteria collettiva, siamo di fronte a un caso di integralismo laico», ribadisce deciso commentando quel che è accaduto al Parlamento europeo due settimane fa. Continua a leggere »