Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

L’ostacolo

Emanuele Calò

L’ebraismo appare talvolta come un ostacolo alla mobilità verticale. Ostacolo vero oppure solo paventato, gli ebrei che raggiungono vette sociali spesso abbandonano l’ebraismo. L’autore propone agli studiosi questa ipotesi di lavoro.

Nell’Ottocento, man mano che gli ebrei tedeschi si emancipavano, cresceva dentro di loro uno stato di disagio. A cosa era dovuto? Le pratiche ebraiche sembravano assolutamente anacronistiche e viziate da obsolescenza. Non viaggiare di sabato, non mangiare di tutto, perdersi in corrivi rituali, in parole assimilabili all’ostrogoto, i motivi d’imbarazzo erano tanti. Non aveva forse detto Flaubert (Dictionnaire des idées reçues) che “Est hébreu tout ce qu’on ne comprend pas” ?

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Messianismo ebraico oltre i limiti del ghetto

Ad Arezzo un convegno su Jakob Frank

ALBERTO BURGIO

Jakob Frank, chi era costui? Proviamo a rispondere risalendo alla metà del ‘600 quando un ebreo di Smirne, destinato a una sinistra fama, si proclama messia. È il primo dai tempi di Cristo a osare tanto e il gesto sacrilego gli procura una sacrosanta scomunica. Ma Shabbetay Zewi non demorde, fonda una setta, si erge a paladino di una religiosità mistica libera dai rigidi rituali dell’ortodossia rabbinica. E fa proseliti in massa tra Gerusalemme e il Cairo e in tutta Europa, tra le file della diaspora marrana. Due sono i cardini dell’eresia sabbatiana: il peccato come percorso di liberazione, giacché prima di realizzare la redenzione il messia deve discendere nell’abisso del male; e l’abiura della fede dei Padri, interpretata per mezzo della cabala quale prova di messianità. La vicenda sconvolge. Agita la vita delle comunità. E alimenta una nuova forma di mistica messianica venata di trasgressione e di nichilismo.

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Viaggio ad Auschwitz andata e ritorno

Di ritorno a Milano da un viaggio magistralmente organizzato da Anat Levy e Zhala Cohen Pour a Cracovia – Birkenau-Auschwitz, con il preziosissimo aiuto di Marcello Pezzetti e Rav Simmantov mi preme scrivere ora a caldo alcune mie impressioni su un viaggio molto interessante ed emozionante.

Samy Blanga

Durante la visita al “quartiere ebraico ” di Cracovia e successivamente al “ghetto” , dalle parole di Marcello Pezzetti ho avuto un assaggio della vita degli ebrei durante la guerra e a tratti come era stata vissuta . Tali nozioni erano facilitate dal fatto che le case erano rimaste intatte ad oggi come erano allora. Addirittura alcune case fatiscenti dentro il ghetto sono rimaste esattamente le stesse e sono ora addirittura abitate da cittadini polacchi nelle medesime condizioni, medesimo colore, medesime finestre etc,,, Era una situazione irreale, guardare queste stesse abitazioni , immaginare la vita degli ebrei dentro durante la guerra e nel medesimo istante vedere sbucare dalla veranda o dalla finestra un giovane polacco del 2008 in maniche di camicia con la sigaretta in mano a guardarci divertito.

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I due ebraismi

Gli europei non nascondono la desolazione. I cugini americani? Vitalisti e dinamici.

Alessandro Piperno

Ma non siete stanchi di parlarvi addosso? Per quanto tempo ancora ci ferirete i timpani con il vostro esibizionismo ebraico? Per voi non esiste argomento più interessante? Ecco il genere di domande che ogni scrittore ebreo prima o poi si sentirà rivolgere. Tanto che i più solerti tra noi, giocando d’ anticipo, se le auto-infliggono. E tra questi certo anche Howard Jacobson, a giudicare dal suo Kalooki nights (Cargo, pagine 568, 20, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra), romanzo che s’ iscrive in quel genere ipercollaudato che va sotto il nome di «romanzo ebraico».

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Giornata della cultura ebraica per chi?

Riccardo Di Segni

Ieri c’è stata la Giornata della Cultura ebraica, un successo come sempre, secondo le prime valutazioni. “Capofila” insieme a Milano era Mantova, dove ero presente al mattino e ho visto la partecipazione non solo formale ma anche condivisa e spesso commossa di autorità e pubblico.

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Ortodossi contro ultraortodossi

La stampa italiana, pur con atteggiamenti diversi, continua a scoprire il mondo ultraortodosso. Qui improvvisamente gli ortodossi diventano i “buoni”. DP

Posti separati negli autobus, botte alle ragazze che indossano i pantaloni, polizia della moralità scatenata: così la comunità di ultraortodossi di Gerusalemme reprime le sue donne. Ma c’è chi inizia a ribellarsi: associazioni e attiviste che minacciano il dominio maschile tra i sempre più influenti «haredim», che ormai rappresentano il 10% della popolazione ebraica d’Israele

Michele Giorgio – IL MANIFESTO

«Mi chiamo Hana Pasternak. Esatto, Pasternak, come lo scrittore russo». Il tono della voce di Hana riflette la tranquillità interiore di una donna di 64 anni che, sorridendo, racconta la sua vita di ebrea osservante e il suo ruolo di nonna fortunata di parecchi nipoti. Ma è solo apparenza, perché Hana è conosciuta dalle sue amiche come una donna che improvvisamente ha saputo tirar fuori una forza sorprendente.

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A proposito di ebraismo sommerso

Scialom Bahbout

I dirigenti delle comunità italiane hanno l’abitudine di piangere di fronte alla crisi in cui versano.  L’ argomento sollevato più frequentemente è quello del decremento della popolazione ebraica, problema che coinvolge tutto il mondo ebraico occidentale e non sarò certo io a trovare o a proporre soluzioni miracolose. Voglio qui riportare solo alcuni esempi di quanto non si faccia e si potrebbe fare per fare quello che altrove è chiamato “outreach”, cioè ricerca e accoglienza di nuovi iscritti.

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