Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Torino come metafora

Dietro al piccolo episodio

David Sorani

Si potrebbe anche sostenere che tutta la questione sollevata intorno alla riunione organizzativa convocata dal Consiglio della Comunità di Torino un venerdì pomeriggio alle 17,30 (questione diffusa e dibattuta in questi giorni su “Kolot”) sia in fondo cosa di poco conto, alla quale si è dato fin troppo peso: che importanza può avere e quali tracce può lasciare un incontro di lavoro tra pochi volontari in vista della prossima giornata europea della cultura ebraica? E invece no, invece è chiaro a tutti che la data e l’ora stabilite, e le priorità seguite per fissarle assumono una valenza emblematica della mentalità, del modo di porsi e di gestire le situazioni di interesse comune propri dell’attuale maggioranza consiliare.

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La Comunità aspetta il Comune e il cimitero va in malora

Lettera aperta al Sindaco di Napoli – On. Rosa Russo Iervolino

Napoli 24 luglio 2008

Le voglio segnalare un ennesimo disservizio al cimitero Ebraico di Napoli di proprietà comunale.

Ma mi sembra opportuna un po’ di storia. Nel 1954 la Comunità Ebraica di Napoli stipulava con il Comune di Napoli una convenzione con cui il Comune cedeva alla Comunità Ebraica un terreno nella zona cimiteriale adatto alle nostre esigenze di culto. Nella convenzione si chiariva che la manutenzione, la pulizia, il giardinaggio e la guardiania sono totalmente a carico del Comune, alla Comunità restava solo l’onere di pagare di volta in volta la porzione di suolo necessaria alle singole sepolture.

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Un precedente illustre all’episodio torinese

Ariel Finzi

Riassumiamo la discussione a cui abbiamo assistito: Il consiglio della Comunità di Torino, mediante due suoi rappresentanti (Kaminski e Montagnana), ha organizzato una riunione alle ore 17:30 di un venerdì pomeriggio.

Il prof. Giulio Tedeschi si è lamentato del fatto che ciò va in contrasto con la preparazione dello Shabbat e che questo discrimina coloro che lo osservano. I due rappresentanti del consiglio rispondono con una lettera che ho letto e riletto ma che proprio non sono riuscito a capire. La lettera comincia con una disquisizione sui tempi dell’entrata dello Shabbat. Viene citato Rav Eliezer Melamed ed un principio alachico “Sfekà deoràita lechumrà”.

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Una scelta rigorosissima

1) Non abbiamo sbagliato 2) Anzi sì, ma siamo sinceri

Sarah Kaminski e Manfredo Montagnana

Egregio direttore,

rispondiamo all’intervento dal titolo “Torino sul limite”, giunto ai nostri indirizzi mail venerdì 18 luglio, in cui un Giulio Tedeschi indignato deplorava la scelta dei Consiglieri alla Cultura della Comunità Ebraica di Torino, per aver fissato una riunione organizzativa di venerdì alle 17.30, mettendo in profondo imbarazzo gli ebrei torinesi.

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Torino sul limite

Giulio Tedeschi

I consiglieri alla cultura e manifestazioni della Comunità di Torino, Sarah Kaminski e Manfredo Montagnana hanno convocato una riunione organizzativa in vista della prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica. La riunione si è svolta venerdì 27 giugno, alle 17.30. Credo si sia trattato di una prima volta in assoluto. Una attività comunitaria organizzata a due ore dall’inizio della tefillah di shabbath. Non è evidentemente nella sensibilità dei due suddetti consiglieri l’ipotesi che qualcuno, a due ore dall’arrivo di shabbath, abbia la testa occupata da altro. Altro alto, o magari anche altro basso: finire di cucinare oppure tornare a casa, doccia, vestiti puliti.

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L’ebraismo di Kissinger

IL PESSIMISMO DI UNO STATISTA

Sostenere che Henry Kissinger sia stato il più controverso segretario di Stato americano del Ventesimo secolo, sarebbe un eufemismo. In questi ultimi anni, passando da una lettura all’ altra su quest’ argomento, si è rafforzata sempre più la sensazione che provai, a suo tempo, sfogliando i libri sulla famiglia Rothschild. Nel Diciannovesimo secolo, se una banca elargiva prestiti ai regimi conservatori o ai Paesi impegnati in guerra, nessuno sembrava accorgersene. Se a farlo erano i Rothschild, però, ecco che i pamphlettisti scatenavano un coro quasi unanime di indignazione. In realtà, non basterebbero le librerie di questo mondo per contenere tutte le infuocate invettive contro i Rothschild sfornate dai precursori vittoriani dei Christopher Hitchens, dei Seymour Hersh e compagnia bella. Il che solleva un interrogativo: è possibile che la ferocia delle critiche che Kissinger ha attirato su di sé sia legata al fatto che, come i Rothschild, egli è ebreo? (Con ciò non si vuole affatto insinuare, badate bene, che i critici di Kissinger siano antisemiti. Alcuni dei più accaniti detrattori dei Rothschild erano ebrei, infatti, e lo stesso vale per Kissinger).

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Smettiamola con i piagnistei

Una risposta all’articolo di David Bidussa “il nuovo antisemitismo, socialismo degli imbecilli”, del 26 giugno.

Riccardo Tomesani, giornalista

Il buon Bidussa si attorciglia nei suoi ragionamenti e ci chiede di chiamare le cose col loro nome, ma alla fine proprio lui parla di socialismo e di dannati della terra a mio parere a sproposito.

L’antiebraismo (continuare a parlare di antisemitismo credo sia ottocentesco e errato, soprattutto in questo caso: gli aggressori arabi sono semiti tanto quanto gli ebrei, mi allineo alla scelta lessicale di Magdi Allam) che negli ultimi decenni si verifica in Europa ma soprattutto in Francia non ha nulla a che vedere con il razzismo nazista, è sempre attuato da arabi islamici, si tratti di molotov contro le sinagoghe o di profanazioni di cimiteri ebraici.

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