Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Halakhà, bioetica e pensiero laico

Francesca Bolino

A seguito della vicenda di Eluana Englaro, abbiamo intervistato Riccardo Di Segni, capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, al quale abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra religione, politica e bioetica dal punto di vista dell’ebraismo e non.

Quali sono gli atteggiamenti dell’ebraismo rispetto ad alcuni aspetti della bioetica?

Innanzitutto bisogna capire di quale ebraismo si parla, perché esistono tanti tipi di ebraismo e tante concezioni diverse di ebraismo. Qui mi riferisco specificamente alla posizione del rabbinato ortodosso in merito ai temi di cui abbiamo deciso di parlare.

Gli ebrei però non si rifanno solo al rabbinato ortodosso e non si rifanno magari a nessun rabbinato, giacché spesso ragionano con la loro testa; e quindi se si fa una ricerca di opinione rispetto a qualsiasi problema generale tra gli ebrei sarà possibile trovare opinioni disparate.

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Gli ebrei visti da Rembrandt

Di che cosa è fatto l’ebreo nell’immaginario collettivo europeo? Molto spesso è una silhouette definita per assenza, per sentito dire, per eccesso esacerbato, e vive in uno spazio intermedio tra realtà e finzione. Forse è per questo, perché si tratta di catturare un fantasma, che una giovane scrittrice – ancora non sa di esserlo -riesce laddove i più agguerriti sociologi e critici falliscono. Tanto più se gli ebrei in questione sono macchie di colore, ombre e luci, che da secoli custodiscono il loro mistero.

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E la destra si spacca. Sui matrimoni civili

Prove generali di sdoganamento a sinistra del razzista Lieberman: i matrimoni misti sono più importanti. DP

Contrari i religiosi di Shas e Unione per la Torah. Il laico Lieberman non molla

07.324.45050. Di tutti i numeri usciti sulla ruota di Avigdor «Yvette» Lieberman, fenomeno della destra israeliana, è quello che i suoi elettori ricordano di più. La stanza d’ un call center di Gerusalemme, due voci gentili che rispondono: il nuovo telefono amico per chi vuole sposarsi in Israele. Lo inaugurano adesso, sotto San Valentino, e gl’ ideatori tengono a dire d’ essere di sinistra, di non aver nulla a che fare con Lieberman, ma in fondo vogliono la stessa cosa: «Aiutare chi non ha origini ebraiche purissime e non riesce a far convalidare il suo matrimonio dai rabbini ortodossi, che sono poi quelli che contano». Un problema vero, in Israele. Perché l’ Halakha, l’ insieme delle leggi religiose ebraiche, stabilisce almeno 24 cause d’ inefficacia, prima fra tutte quella di sposare un gentile, ovvero un non ebreo. Perché ci sono almeno trecentomila immigrati russi, d’ incerte radici o di coniuge non ebreo, che da sposati non hanno lo stesso trattamento di chi è ebreissimo. Perché è a questi sposi frustrati che Lieberman ha promesso di rivedere la legge: scatenando la furia degli ultrà religiosi e rendendo problematica, forse impossibile, una coalizione di destra intorno a Bibi Netanyahu.

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Quando il Golem scende sul campo da baseball

Fumetti

Americana di James Sturm è una trilogia di racconti dedicati alla storia degli Usa. La prima storia, Il colpo mitico del Golem del 2001, è il racconto delle vicissitudine di una squadra di baseball, Le Stelle di David, che gira per i piccoli centri a caccia di ingaggi. Sulla maglietta campeggia la stella a sei punte e i giocatori viaggiano su un vecchio autobus. Quando arrivano nei paesi dove giocheranno, i bambini si chiedono “sono arrivati gli ebrei?” mentre Hetty Douglas, una signora modello zitella con la croce al collo e una figlia con un vestito lungo da suora a quadrettoni da tovaglia, inspiegabilmente si presenta alla partita: non sono qui per il baseball, ma per vedere gli ebrei…

James Sturm descrive con poche battute la diffidenza dell’americano medio, che vive fuori dai grandi centri urbani, e che crede che l’America sia il baseball. D’altra parte anche Noah Strauss il manager del team prende le distanze dal padre, sarto per conto terzi nella Grande Mela, “mio padre sarebbe profondamente deluso se sapesse che giochiamo di sabato. Lui resterà sempre un immigrato. La sua mente vive nel paese da cui se ne è andato. La mia vive in America e il baseball è l’America”.

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Venerdì non si può rimandare

Un brano dalla straordinaria opera prima di Naomi Alderman, ebrea ortodossa londinese: “Disobbedienza”. La storia di una ragazza che sfida un’intera Comunità per affermare la sua diversità sessuale. La vittoria dell’ortodossia e la sconfitta del conformismo piccolo-borghese. DP

Il Venerdì, pensava Esti, ronza come un insetto spaventato. Ronza. Intrappolato nella testa, sbatte da una parte all’altra, colpendo il cranio, producendo un rumore simile al ticchettio di un orologio. A ogni ticchettio dichiara: questi sono i minuti che mancano a Shabbat. E ora questi, e ora questi.

Questo ronzare, questo ticchettare è una cosa leggera, una cosa semplice, ma esigente. Una cosa cui è impossibile sottrarsi, come al ritmo del nostro bisogno di respirare o ai periodi e ai giorni del ciclo mestruale. Venerdì non rimane senza risposta. Venerdì non si può rimandare. Se quello che va fatto non viene fatto di venerdì, non vi sarà misericordia. Perché il Sabato non può essere rimandato nemmeno di mezzo minuto rispetto al tempo prescritto e tutti coloro che pensano di ritardarne l’arrivo commettono una grave trasgressione.

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Tutti uguali o tutti diversi?

Sul messianesimo laico di sinistra

Ugo Volli

La settimana scorsa Moked ha pubblicato un ritratto della giornalista israeliana Amira Hass, suscitando una risposta polemica da parte di Davide Nizza, che condivido integralmente. Agli occhi di chi come me studia le relazioni fra i modi di comunicare e i significati trasmessi, in quell’intervista colpiva però un passaggio in cui la Hass affermava questa catena di concetti: in quanto figlia di sopravvissuti della Shoà, era stata educata all’eguaglianza, quindi era di sinistra e di conseguenza aveva deciso di mettersi dalla parte dei palestinesi, almeno dalla loro parte della barriera di sicurezza. E’ una catena di ragionamenti molto interessante, anche perché molto condivisa, al di là della vicenda umana della giornalista di Haaretz. Vale la pena di analizzarla con la velocità, ma anche la necessaria superficialità caratteristica di una rubrica come questa.

Che essere di sinistra voglia dire essere coi palestinesi, con gli arabi, con gli islamici ecc. (e dunque, se non giochiamo con le parole, contro Israele) lo vediamo da cinquant’anni su tutte le piazze del mondo e abbiamo appena finito di rivederlo le scorse settimane. Sarebbe bene che chi si sente di sinistra si chiedesse perché. Per i contenuti culturali del Corano (le pene corporali, la discriminazione o peggio di donne e omosessuali ecc.)? Sfogliando il classico libretto di Bobbio su destra e sinistra mi sembra difficile. Perché i palestinesi e in generale gli arabi sono gli oppressi? Intanto bisognerebbe chiedersi perché e da chi sono oppressi, chi si tenga al potere con la violenza e la tortura, chi non divida i proventi del petrolio. E poi sarebbe una buona ragione per approvare chi come Bush aveva il programma – un po’ ideologico, lo ammetto – di risolvere la questione del Medio Oriente importando la democrazia nel mondo arabo.

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Il progetto Masada tra (auto)celebrazione e rinnovamento – John Zorn

Jazz ebraico contemporaneo

Emiliano Neri

Arriva un momento nella carriera di un musicista in cui occorre guardarsi indietro e attorno, fare i conti con quanto si è prodotto negli anni, con il proprio pubblico e il proprio successo, con la propria vena creativa.

O quanto meno questo momento dovrebbe arrivare… Per gente come Anthony Braxton, ad esempio, il problema nemmeno si pone tanto incontenibile è il suo genio e tanto frenetico è il susseguirsi delle stagioni creative. Altri invece – pensiamo magari a Keith Jarrett – oppongono ad esso un ostinato rifiuto, costringendo(si) ad una triste spirale involutiva.

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