Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Il progetto Masada tra (auto)celebrazione e rinnovamento – John Zorn

Jazz ebraico contemporaneo

Emiliano Neri

Arriva un momento nella carriera di un musicista in cui occorre guardarsi indietro e attorno, fare i conti con quanto si è prodotto negli anni, con il proprio pubblico e il proprio successo, con la propria vena creativa.

O quanto meno questo momento dovrebbe arrivare… Per gente come Anthony Braxton, ad esempio, il problema nemmeno si pone tanto incontenibile è il suo genio e tanto frenetico è il susseguirsi delle stagioni creative. Altri invece – pensiamo magari a Keith Jarrett – oppongono ad esso un ostinato rifiuto, costringendo(si) ad una triste spirale involutiva.

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Omosessuali e Olocausto 2

Anche Kolot sulla graticola. Tutto si può dissacrare nel mondo occidentale, ma nulla sembra di più sacro della vulgata gay politically correct. Commentino in calce.

Lettori credenti scrivono a Kolot

Definire una banalizzazione della Shoah la condivisione della memoria con coloro che hanno subito discriminazioni a causa non di ciò che facevano ma di ciò che erano, per il solo fatto di “essere”: Zingari, Omosessuali, Testimoni di Geova, o a causa della loro opposizione politica al regime nazista, mi sembra una manifestazione di insensibilità e di chiusura mentale in totale contrasto con i principi su cui si fonda il pensiero ebraico: il perseguimento della giustizia e della dignità per tutti gli esseri umani. Negare ad altri la memoria delle sofferenze da essi patite, attribuire al dolore una scala di valori diversa in base a chi lo ha subito, è ingiusto e vergognoso.

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Condividere per cambiare

I risultati di Noar09, primo incontro delle realtà giovanili ebraiche in Italia, svoltosi a Milano domenica 1/2/2009

La giornata è iniziata di buon mattino nella biblioteca Hasbani già completamente affollata, con il saluto degli organizzatori (Claudia De Benedetti – Vicepresidente Ucei, Alan Naccache dell’Ufficio Giovani Nazionale e David Piazza – Assessore ai Giovani della comunità Ebraica di Milano) ed una breve lezione di Rav Arbib che ha puntato sull’importanza dei giovani per il futuro delle nostre comunità.

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Homocaust: la banalizzazione della Shoah

Banalizzazione 1: L’eccidio di omosessuali nei campi di sterminio diventa Homocaust (con l’aiuto di intellettuali ebrei). Domanda: Visto che nei campi morirono anche comunisti e criminali comuni ora avremo anche Kommuncaust e Krimicaust? DP

Ebrei ed Omosessuali per ricordare insieme la Shoà e l’Homocaust: evento non stop organizzato dall’Associazione “Ecad” in occasione del GIORNO DELLA MEMORIA 2009.

“La memoria degli altri” – questo il titolo dell’iniziativa culturale ideata da Vittorio Pavoncello – giunge qui alla sua terza edizione, dopo gli eventi degli anni precedenti dedicati rispettivamente ad “Ebrei e Rom” (Auditorium Ara Pacis, 2006) ed “Ebrei e Disabili” (Auditorium Parco della Musica, 2007). Nella cornice multipiano del Qube, lunedì 26 gennaio, dalle 11 alle 24, la Shoà sarà così ricordata attraverso testimonianze parlate, discusse, filmate, raffigurate e interpretate che oltre a tracciare la storia passata, cercheranno di disegnare più civili modi di comprensione, analisi e dialogo per le persone e gruppi che da sempre hanno costituito fonte e stimolo per l’identità europea.

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Il dialogo c’entra come i cavoli a merenda

Un lucido Giorgio Israel ci spiega le manovre politiche di illustri ex

È significativo che il violento attacco con cui il rabbino capo di Venezia Richetti ha accusato Benedetto XVI di aver demolito 50 anni di dialogo ebraico cristiano sia apparso sul mensile dei gesuiti Popoli. Peraltro, basta attenersi ai fatti, senza ricorrere alla mediocre pratica della dietrologia, per rendersi conto che in questa diatriba vi sono moventi che con il merito hanno poco a che fare.

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Rabbini sì, rabbini no

Imperversa la crociata del “Dialogo interruptus” mentre si registrano segnali contrari (vedi sotto). Giornata dell’ebraismo: «Le ragioni del nostro no»

Rav Elia Enrico Richetti Rabbino capo di Venezia

L’Assemblea dei rabbini d’Italia ha comunicato che, almeno per quest’anno, non vi sarà collaborazione fra le Comunità ebraiche d’Italia e le istituzioni cattoliche per la celebrazione della Giornata dell’ebraismo (17 gennaio). È la logica conseguenza di un momento particolare che sta vivendo il dialogo interconfessionale oggi, momento i cui segni hanno cominciato a manifestarsi quando il Papa, liberalizzando la messa in latino, ha indicato nel Messale tridentino il modulo da seguire. In quella formulazione, nelle preghiere del Venerdì Santo è contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla «verità» della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù. A onor del vero, quella preghiera, che nella prima formulazione definiva gli ebrei «perfidi», ossia «fuori dalla fede» e ciechi, era già stata «saltata» (ma mai abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l’ha espurgata dai termini più offensivi e l’ha reintrodotta.

Fin dal primo momento, l’Assemblea dei rabbini d’Italia ha preso una pausa di riflessione, sospendendo temporaneamente gli incontri interreligiosi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti, anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del senso di rispetto e di pari dignità delle fedi.

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Reciproca fiducia

L’Unione delle Comunità Ebraiche decide di stanziare 300.000 Euro (a seguito donazione privata) a favore delle vittime della guerra a Gaza e gli ebrei italiani in Israele protestano.

David Piazza

L’ultimo giorno del 2008 è stato cruciale per il Consiglio dell’Ucei. Con una tempestività senza precedenti ha intrapreso la via della solidarietà alle popolazioni civili e ha stanziato quella che per i piccoli bilanci comunitari è una grande somma (ma spesso vale più il “pensiero”) destinandone 2/3 a Gaza e 1/3 in Israele (vedi sotto i dettagli). Questo gesto è bastato a scatenare una miriade di mail, molte delle quali farcite di pesantissimi insulti personali ,che non è il caso di riportare su queste pagine, dirette ai massimi rappresentanti delle istituzioni ebraiche italiane, in particolare Riccardo Pacifici (presidente a Roma) e Renzo Gattegna (presidente Ucei).

Le accuse, partite principalmente dalla più focosa delle mailing list ebraiche in italiano (Mafrum per tutti) che lega più di 1000 ebrei di origine tripolina sparsi per il mondo, ma anche altri esponenti della comunità degli “italkìm” (gli ebrei emigrati in Israele dall’Italia) sostanzialmente accusano l’Ucei di aver fatto il gioco della propaganda palestinese, evidenziando le perdite civili. Ancora più grave è l’accusa di volersi, con questo gesto, “dissociare” dalle posizioni israeliane di resa di conti con Hamas, presentando all’opinione pubblica una “diversa” idea di ebraismo, più attenta alle sofferenze.

Eppure questa “dissonanza” con le autorità ebraiche della diaspora italiana può rappresentare un’ottima occasione per qualche riflessione sui rapporti fra Comunità tanto distanti fisicamente e tanto vicine emotivamente:

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