Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

The Passion di Mel Gibson: una bomba antisemita, un moderno autodafè

Pur non concordando con i toni, riteniamo utile pubblicare:

Il deicidio è una tragica minaccia per cristiani ed ebrei

“The Passion of the Christ” di Mel Gibson sembra essere la più recente e cruenta delle migliaia di opere antisemite compiute nei secoli. E’ la storia delle ultime dodici ore di Gesù raccontate dai cristiani, la rappresentazione della morte violenta inflitta dagli ebrei e della loro furia assassina, la rappresentazione del deicidio e di chi lo ha compiuto descritta nei vangeli. Il film racconta la falsa storia della cospirazione messa in atto dal sinedrio, dai sacerdoti e dai farisei per condannare a morte Gesù, l’ennesima conferma della verità cristiana, verità che di per sé, e da sempre, è una minaccia per l’ebraismo e un pericolo reale ed imminente per gli ebrei. La falsa teoria del deicidio e la calunnia della cospirazione e del complotto del popolo ebraico, artatamente ricostruite da Mel Gibson tra i vicoli e le case dei Sassi con fanatismo, enfasi mistificatoria ed esaltazione demagogica, sono l’essenza dell’antisemitismo e piuttosto che aiutare il cristianesimo o i cristiani hanno l’unica funzione di condannare gli ebrei. Continua a leggere »

La Comunità e il suo Maestro

Discorso pronunciato a Roma in occasione della cerimonia per il 40 anno di in insegnamento di rav Chaim Vittorio Della Rocca

Roberto Colombo

Credo che per capire l’importanza di una Kehillà (Comunità) sia necessario definire, anche se molto brevemente e in modo assolutamente generico, che cosa la tradizione ebraica intenda per Comunità. Al principio del libro dei Bereshit è narrato che l’uomo viene creato da solo ma Dio stesso subito dopo disse: “Non è cosa buona che l’uomo rimanga in solitudine; farò quindi un aiuto per lui”. Continua a leggere »

Ginevra si, Ginevra no

Lettera di intenti del Gruppo Martin Buber – Ebrei per la pace

Cari amici,

vi alleghiamo una nostra proposta per un evento da tenersi in Israele in appoggio alle intese di pace di Ginevra. Vi chiediamo di aderire all’iniziativa, di diffonderla nei modi opportuni e al contempo di darci i vostri suggerimenti, anche sul piano organizzativo e dei contatti con gruppi ebraici in altri paesi, per aumentarne l’efficacia. Continua a leggere »

Che non ci tocchi mai

Andrea Jarach e Danielle Sussmann Seiteanu rispondono a Riccardo Calimani

Caro Riccardo,

ricevo tramite Morasha la tua lettera aperta al Primo ministro di Israele Ariel Sharon. Permettimi dunque di risponderti nella speranza di rappresentare almeno tanti altri ebrei italiani quanti ne rappresenti tu. Anche la mia famiglia vive in Italia da circa 500 anni anche se non sempre a Milano, dove solo da un secolo gli ebrei risiedono permanentemente, ciononostante quando Sharon ha parlato, e io ero presente a Roma al suo discorso, ho sentito un brivido nella schiena.

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L’intellettuale e il primo ministro

Riccardo Calimani

Signor Primo Ministro,

sono costretto a scriverLe questa lettera aperta a seguito del suo discorso: «Ebrei, tornate a vivere in Israele perché è l’unico posto al mondo dove gli ebrei possono vivere da ebrei». Non sono affatto d’accordo con Lei e con le sue parole che considero anzi una interferenza indebita e lesiva. La mia famiglia vive a Venezia da oltre 5 secoli e non permetto a nessuno, né ad un primo ministro né a qualsiasi altro di decidere per me dove devo andare a vivere. Non solo non sono uno straniero ma non permetto a nessuno sia esso un antisemita o un politico israeliano di decidere dove io debba andare ad abitare.

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I mal di pancia dei sionisti milanesi

1. Franchetti sulla manifestazione del 23 novembre a Milano

In genere non rispondo alle provocazioni e non mi piacciono i personalismi, ma stavolta penso che si debba fare chiarezza su un certo modo di spargere veleni. E’ dunque successo che l’ADI abbia deciso di tenere una manifestazione di solidarietà con Israele. Molte organizzazioni preparano manifestazioni di questo genere da sole e eventualmente invitano gli aderenti ad altre organizzazioni a intervenire all’evento. Contrariamente a quanto afferma David Piazza, la Federazione Sionista è ben lieta che vi sia questo genere di iniziative: la diffusione della coscienza sionista è infatti la grande vittoria dell’idea sionista, e la sua partecipazione non è certo necessaria. Degno di nota è il fatto che parlando della federazione il Piazza la definisca “sionista”, fra virgolette. Infatti è noto che i veri sionisti sono lui e suoi amici messianici e ultra-ortodossi.

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Camera oscura

Alberto Somekh

Ricordo un Bar Mitzwah alcuni Sabati fa nella mia Comunità. Quando entrai nel Bet ha-Kenesset per Shachrit trovai, accanto ai soliti tre o quattro correligionari puntuali, una quindicina di volti nuovi, non meno spaesati nel vedere me di quanto lo fossi io nel vedere loro. Nell’imminenza del primo Qaddish mi arrestai e mi guardai intorno imbarazzato, alla ricerca improbabile di Minyàn. Dovette accorgersi della situazione il padre del festeggiato, che si affrettò a porgere un Tallit a due dei suoi invitati, familiari giunti da Israele, per renderli facilmente distinguibili da tutti gli altri, che evidentemente ebrei non erano. Continua a leggere »