Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

La “primogenitura” è una questione di sangue?

Parashà di Toledòt

Rav Scialom Bahbout

La lotta per il diritto alla primogenitura, che è centrale nella parashà di Toledot, attraversa tutta la Bibbia fin dalla nascita dei primi figli dell’uomo: Caino perde la primogenitura che di fatto viene acquisita da Shet  (terzo figlio di Adamo ed Eva), Ismaele primogenito di Abramo perde la sua posizione a favore di Isacco, Giacobbe compra la primogenitura da Esaù, Giuda e Levi saranno le tribù guida nella vita politica e religiosa (ai danni dei primogeniti Ruben e Giuseppe), Menashè viene sostituito da Efraim, Mosè e non Aronne sarà il capo politico, David – settimo figlio di Ishai – sarà il Re, Salomone e non Adonià figlio maggiore di David, erediterà il trono del padre ecc.

Fra tutti questi casi, desta scandalo quello della primogenitura carpita da Giacobbe, con una manovra poco limpida, perché acquisita sfruttando un momento di difficoltà di Esaù: l’acquisto della primogenitura comporterà il diritto all’eredità e alla  benedizione, la bekhorà בכרה diventa quindi berakhà ברכה, due parole composte dalle stesse lettere.

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L’eccentrica nonna Giuditta in cerca del cimitero perfetto, il “romanzo israeliano in lingua italiana” di Ghila Piattelli

Francesca Nunberg

Devono essere i tempi che avvicinano libri apparentemente lontani, o magari le atmosfere, la capacità di vedere oltre le apparenze: qui c’è Giuditta, che ha deciso di scegliere il luogo più adatto per il suo eterno riposo, mentre in quel best-seller che è stato l’anno scorso “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin, c’era Violette che indossava l’estate sotto l’inverno e faceva la custode di un cimitero e che, andando ancora indietro, a sua volta ricordava Renée, la portinaia sciatta e sorprendente dell’“Eleganza del riccio” di Muriel Barbery, ed era il 2006. Ma qui siamo in Israele ed è tutta un’altra storia. Nonna Giuditta, dunque, che va in cerca del cimitero perfetto con il soprabito abbinato alle scarpe di vernice, è la protagonista di “Resta ancora un po’” (Giuntina, 280 pagine, 15 euro), il “romanzo israeliano in lingua italiana” di Ghila Piattelli. Nata a Roma nel 1973, l’autrice si è trasferita in Israele nel 1992: sposata e con tre figli lavora come traduttrice e insegnante di italiano e questo è il suo esordio narrativo. 

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Il dossier Wallenberg, di Davide Amante

Elena Lattes 

Robert conosce Mira ad una cena nella villa di Joszef Balosh influente editore della rivista Magyar Szemble (nella realtà la rivista si chiamava Magyar Szemle). Lui è a capo della Legazione svedese, lei una giovane, affascinante e misteriosa ungherese. Tra i due ci sarà immediatamente un’attrazione irresistibile che sfocerà in una breve, ma intensa storia d’amore nonché in una collaborazione frenetica per riuscire a salvare il più alto numero possibile di ebrei dalle grinfie naziste.

Ispirato alla vera storia del diplomatico e Giusto fra le NazioniRaoul WallenbergDavide Amante, riprende le sue vicende, raccontate nel primo romanzo già recensito per questa testata: “Punto di fuga” in un nuovo e intrigante thriller, “Il dossier Wallenberg” (DMA Books).

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The Specials, i registi di Quasi amici ripetono il piccolo miracolo

Lo sfondo è quello della Parigi contemporanea dove tutto corre distrattamente lasciando nell’oblio chi soffre nascosto dietro la maschera dell’autismo

Anna Maria Pasetti

Il valore della nuova fatica cinematografica di Éric Toledano e Olivier Nakache è racchiusa nel suo titolo, The Specials, film di rara levità sulla malattia mentale tradotta nel sociale. Del resto la dorata coppia di registi francesi si è fatta nome e successo grazie al racconto della disabilità scanzonata con l’indimenticabile Quasi amici – Intouchables (2011), tuttora il maggior incasso nelle sale Oltralpe. A nove anni di distanza, i due cineasti riescono nel piccolo miracolo di superare loro stessi per maturità espressiva e capacità di entrare nelle pieghe di un disagio che non è solo sanitario. L’ispirazione arriva dall’incontro con gli operatori sociali Stéphane Benhamou, fondatore dell’associazione “Le Silence des Justes”, e Daoud Tatou, direttore dell’associazione “Le Relais IDF”: dall’iniziale intenzione di farci un documentario la scelta (vincente) di mutarlo in film di finzione, perché è nel pedigree di Nakache e Toledano la capacità di alleggerire la gravità senza privarla di profondità. Così Benhamou è divenuto Bruno dal volto ebreo e barbuto di Vincent Cassel mentre Tatou si è trasformato in Malik, musulmano, dall’inedita leggiadria di Red Kateb. E con due coppie sapienti di tale portata dietro e davanti alla macchina da presa, si è compiuto un prodigio così “Special” che a fine film vorremmo vederne ancora.

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Gli eredi di una sopravvissuta all’Olocausto fanno causa a Borat 2

Shoah come Maometto? È vera satira sulla Shoah?

Alessandro Zoppo

Borat: Subsequent Moviefilm, l’attesissimo sequel di Borat in uscita il 23 ottobre 2020 su Amazon Prime Video, sta avendo un serio problema con gli eredi di Judith Dim Evans, ebrea tedesca-israeliana sopravvissuta all’Olocausto e scomparsa proprio poche settimane fa all’età di 88 anni. La donna, insieme a Mike Pence e Rudy Giuliani, è stata una delle intervistate dall’indecente “giornalista” kazako interpretato da Sacha Baron Cohen nel film, che racconterà con i consueti toni politicamente scorrettissimi lo “Yankeeland” ai tempi della pandemia di Covid-19, della quarantena e dei “negazionisti” a stelle e strisce.

Il problema è che la Evans è scomparsa prima dell’uscita del sequel e i suoi eredi hanno fatto causa ad Amazon e ai produttori di Oak Springs Productions, sostenendo che la donna non ha acconsentito all’uso commerciale della sua persona nel film.

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Un matrimonio non è mai “per caso”

Parashà di Chayè Sarà

Rav Scialom Bahbout

La lettera Beth con cui inizia la Torà – e che ha un valore numerico pari a due – ha suggerito diverse interpretazioni e, in particolare, il fatto che fin dalla creazione la realtà in cui l’uomo si muove può essere compresa solo attraverso la polarità e la contrapposizione di concetti contrastanti tra loro. Molti aspetti dell’ebraismo possono essere spiegati attraverso una dialettica tra due concetti opposti: amore e timore, ordine e spontaneità, individuo e collettività, impulso cattivo e impulso buono, questo mondo e il mondo a venire, provvidenza e caso ecc. L’analisi di questi ultimi due concetti è essenziale per capire quanto narrato nella Torà a proposito del modo in cui avviene la scelta della futura sposa di Isacco.

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Un ricordo di rav David Feinstein z.tz.l.

Donato Grosser

Il 6 novembre è deceduto all’età di 91 anni R. David Feinstein. Nel trattato Shabbàt (105b) i maestri criticano aspramente coloro che non si affrettano a fare discorsi funebri (hespèd) in onore di un Talmid Chachàm (un saggio di Torà).  A New York, oltre alle onoranze funebri che ebbero luogo nella piazza di fronte alla yeshiva Tiferet Yerushalaim nel Lower East Side, ve ne sono numerose, organizzate da altre yeshivot e sinagoghe. Per gli ebrei d’America, rav David Feinstein era il “gadol hador”, il grande della nostra generazione

Per gli ebrei italiani che sono relativamente isolati dal mondo della Torà in America, il nome di R. David Feinstein non è noto a molti. Suo padre, R. Moshè Feinstein lascio l’Unione Sovietica con la famiglia nel 1937 a causa delle persecuzioni anti-religiose del regime comunista e si trasferì a New York dove divenne Rosh Yeshiva della Yeshiva Tiferet Yerushalaim e nel corso degli anni fu riconosciuto come il più autorevole decisore halachico negli Stati Uniti.

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