Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Parigi, 16 luglio 1942: il rastrellamento del Velodromo d’Inverno

Giorgio Giannini

Nel giugno 1940, dopo poche settimane di guerra, la Francia è sconfitta dai nazisti. La parte settentrionale è occupata militarmente dai tedeschi mentre nella parte meridionale si costituisce uno stato collaborazionista, con capitale la cittadina termale di Vichy (per cui è chiamato Regime di Vichy), di cui è presidente il Maresciallo Philippe Pétain (eroe della Prima guerra mondiale) e primo ministro Pierre Laval. Il 21 settembre 1940 un’ordinanza nazista dispone il censimento di tutti gli ebrei francesi, anche nello stato fantoccio di Vichy, dove è incaricato di eseguire il provvedimento l’ispettore di polizia André Tulard. In pochi mesi tutti gli ebrei sono schedati, con l’indicazione della loro professione e del loro indirizzo, in un lungo elenco, chiamato Dossier Tulard. 

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Gli Ebrei in Sardegna. Ogni sardo ha del sangue ebreo che scorre nelle sue vene

Giuliana Mallei

Con la deriva fondamentalista islamica, si sta nuovamente parlando di antisemitismo. Quest’ultimo è un atteggiamento di intolleranza nei confronti del popolo ebraico, anche se le popolazioni semitiche sono tutte quelle che linguisticamente sono collegate al comune ceppo linguistico semitico: Ebrei, Arabi, Cananeo-Fenici, Maltesi, Cartaginesi. Anche qui in Sardegna non è raro incontrare persone che mantengono un atteggiamento di disprezzo nei confronti degli Ebrei; eppure tutti i Sardi hanno parecchio sangue ebraico nelle loro vene. I popoli semitici, lungo i secoli, hanno spesso raggiunto la Sardegna, pensiamo ai Fenici e ai Cartaginesi, e qui hanno sempre trovato accoglienza. Le notizie documentarie attestanti la presenza degli Ebrei in Sardegna partono dal I secolo d.C con lo storico Giuseppe Flavio, poi ne parla Svetonio (75 – 150 d.C), quindi Tacito (114 d.C) e Dione Cassio (II – III secolo d.C.).

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Il corpo e il cuore

Parashà di Devarìm

Rav Scialom Bahbout

Il libro di Devarim contiene i discorsi fatti da Mosè nell’ultimo mese prima dell’ingresso nella Terra promessa ai patriarchi e che ora dovevano apprestarsi a conquistare. Una delle parti fondamentali del primo discorso di Mosè è in sostanza un excursus sulle vicende che hanno caratterizzato quella terra e i popoli che l’hanno via via occupata. Mosè passa in rassegna tutti i popoli con cui Israele è venuto in contatto nel suo viaggio per arrivare alla Terra promessa: riserva un’attenzione particolare ai  popoli con cui esisteva un rapporto di “parentela”: i discendenti di Esaù e dei figli di Lot (Moav e Ammon). Per dettato divino, Israele non poteva fare guerra con queste popolazioni, anche se le loro terre derivavano da conquiste di terre appartenute ad altri popoli: gli Emim, popolazione dalle dimensioni gigantesche, conquistati dai discendenti di Moav;  i Chorim conquistati dai discendenti di Esaù; i Refaim, chiamati anche Zamzumim, conquistati da Amon; gli ‘Avvim, che abitavano vicino a Gaza, conquistati dai Kaftoriti. Insomma Mosè descrive ciò che accade normalmente nella storia dell’uomo: ogni terra è stata teatro di lotte e conquiste e viene occupata da popolazioni diverse. Ora Israele si apprestava a fare la stessa cosa e anche la terra d’Israele avrebbe potuto seguire lo stesso destino: una terra promessa, ma conquistata, un giorno avrebbe potuto subire la stessa sorte, essere conquistata da un altro popolo. Così avrebbe dovuto essere, se come dice Machiavelli, si applica a tutti gli eventi umani l’antica massima “historia magistra vitae”:  nel presente si riscontrano situazioni analoghe a quelle passate, da cui è possibile cogliere insegnamento.

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Decreto Zan, inutilmente complicato

Leggi a confronto

Emanuele Calò

Nel novembre 2016, il legislatore francese ebbe a modificare il codice penale, introducendo questa novellazione: Art.225 – 1 «Constitue une discrimination toute distinction opérée entre les personnes physiques sur le fondement de leur origine, de leur sexe, de leur situation de famille, de leur grossesse, de leur apparence physique, de la particulière vulnérabilité résultant de leur situation économique, apparente ou connue de son auteur, de leur patronyme, de leur lieu de résidence, de leur état de santé, de leur perte d’autonomie, de leur handicap, de leurs caractéristiques génétiques, de leurs mœurs, de leur orientation sexuelle, de leur identité de genre, de leur âge, de leurs opinions politiques, de leurs activités syndicales, de leur capacité à s’exprimer dans une langue autre que le français, de leur appartenance ou de leur non-appartenance, vraie ou supposée, à une ethnie, une Nation, une prétendue race ou une religion déterminée.

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La tedesca che aiutò la spia ebrea a convertirsi al cattolicesimo

Come l’Italia del dopoguerra riabilitò sia Celeste Di Porto che aveva denunciato anche i parenti ai nazisti e sia la sua amica tedesca. Anna Foa e Lucetta Scaraffia ricostruiscono una vicenda oscura e ambigua nella Roma dell’occupazione nazifascista

Gesù, nel Vangelo di Giovanni, afferma: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La frase evangelica naturalmente ha un valore prima di tutto religioso ma crediamo possa avere un suo significato pregnante anche applicata al racconto storico, alla ricostruzione del passato di una persona e ancora di più di una nazione. Senza ricerca e volontà di conoscere la verità è impossibile fare i conti fino in fondo con la propria storia e questo vale per il singolo individuo e ancora di più per i popoli. Certo, guardare in faccia i propri scheletri nell’armadio richiede coraggio, richiede la forza di rischiare e di non fare sconti alla propria coscienza. Necessita della propensione ad assumersi responsabilità e colpe e disponibilità a pagare per i propri errori e i crimini commessi. Solo in questo modo, però, si costruiscono basi solide per il presente e si può guardare con fiducia a un avvenire diverso. 

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Gerusalemme: città – rifugio per l’umanità?

Parashà di Mattòt-Massè

Rav Scialom Bahbout

L’istituzione delle “città di rifugio” viene ricordata più volte nella Torah e nella Bibbia: sei città dei Leviti vengono messi a disposizione per un omicida che volesse sfuggire alla “vendetta” da parte dei parenti della persona uccisa involontariamente (1): le città di rifugio sono una risposta concreta per combattere l’abitudine a risolvere i problemi con delle faide, per “fare giustizia” da soli. L’applicazione della giustizia è cosa troppo importante per lasciarla nelle mani di persone il cui cuore, come dice il testo, è stato infiammato.  

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Studi talmudici e studi secolari

Rav Alberto Moshe Somekh

Hanno suscitato il consueto scalpore le recenti affermazioni con cui il rabbino capo sefardita d’Israele rav Yitzhak Yosef ha dichiarato la propria netta preferenza per la Yeshivah tradizionale rispetto a curricula di studi che associano al Talmud le materie secolari. Chi dissente dal pensiero del rabbino reagisce in genere con stizza, ribadendo la propria altrettanto ferma contestazione fino a screditare l’avversario, liquidato rapidamente come il portavoce di una visione gretta e anti-moderna. Dato il calibro del pulpito da cui viene la predica, tuttavia, non si può non tentare una via differente, a costo di rischiare l’impopolarità. Penso si debba cercar di inquadrare il messaggio analizzando le fonti e adoperando, per quanto possibile, un sano senso storico e critico.

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