Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Morta Rina Lattes due mesi dopo suo marito Nedo Fiano

Ricoverata da anni nella casa di riposo ebraica di Milano è morta poco dopo Nedo, testimone instacabile dell’Olocausto per tutta la sua vita. Di famiglia ebrea fiorentina, era scampata alle deportazioni e nel 1945 aveva incontrato Nedo

Zita Dazzi

Sono stati sposati 71 anni e, come se non potessero vivere divisi, hanno lasciato la loro vita terrena  a meno di due mesi di distanza. E’ mancata dopo esser stata attaccata dal Covid, nella casa di riposo ebraica di Milano, Rina Lattes, detta Riry, moglie di Nedo Fiano, instancabile testimone degli orrori della Shoah. Nedo era spirato il 19 dicembre scorso, nello stesso luogo dove entrambi i coniugi erano ricoverati da anni. Ne dà notizia su Facebook, il figlio Lele Fiano, deputato Pd, dopo aver negli ultimi giorni raccontato l’agonia di Rina: “La mamma non c’è più. Ha smesso di soffrire su questa terra. Ha lottato con le sue piccole forze contro il Covid per giorni. Ha resistito, combattente quale era, e poi ha raggiunto il suo amore di una vita, papà. Ora soli, non più figli, ma mariti e padri. Ora soli ad interrogarci per sempre sulla vita, il suo messaggio continuo, la forza dell’attaccamento alla vita che ci avete trasmesso, l’etica di una vita retta che ci avete tramandato, la scelta di dare battaglia sempre”.

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Ricordare l’unicità della Shoah, perché non si ripeta

Roberto Della Rocca

A proposito della Shoah si registra sempre più spesso un tentativo di assimilare lo sterminio degli ebrei ad altre stragi dell’età contemporanea, così da diminuirne l’importanza e negarne l’unicità. La Storia narra di molti stermini apparentemente motivati da obiettivi mirati, quali conquiste territoriali, assalti al potere o ontologie totalitarie. Nella Shoah c’è qualcosa di diverso e di più specifico. L’obiettivo dei persecutori e la “colpa” delle vittime sono identificabili in un atto di nascita: essere ebrei.

La specificità della Shoah non sta nella somma algebrica di quante espulsioni, schiavizzazioni, violenze, abusi o assassinii sono stati compiuti rispetto a altre folli stragi della storia, ma piuttosto nella sua genesi. 

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Jean Jacques Rousseau e le leggi di Mosè

Parashà di Yitrò

Rav Scialom Bahbout

Come per ogni parashà gli argomenti di cui trattare sono molti, ma non si può fare a meno di trattare dell’argomento centrale della Parashà di Itrò: la promulgazione del Decalogo, traduzione più corretta di quella più usata “ Dieci Comandamenti”, in quanto la Torà li definisce Dibberot Devarim, cioè parole: da cui – Decalogo. Difficile dire qualcosa di nuovo su un argomento del genere, anche se in generale quanto più un tema è centrale nella storia e nella cultura, tanto più si tende a sorvolare e dare per scontato che sia tutto chiaro.

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Blondet e la galassia neo-fascista e “socialista-nazionale”

Davide Cavaliere

In Italia esiste una vasta galassia, presente soprattutto in rete, di individui e riviste di area neofascista e socialista nazionale. Uno dei nomi più conosciuti è quello del giornalista Maurizio Blondet. Ex inviato di “Avvenire”, diffonde sul web tesi strampalate e cospirazioniste imbevute di antisemitismo e cattolicesimo preconciliare. I suoi scritti si concentrano su presunti “poteri occulti” ebraici e massonici. Da vent’anni si impegna a promuovere la versione complottista dell’Undici settembre, secondo la quale gli attentati di Manhattan sarebbero il prodotto di un piano segreto dei sionisti e dei neoconservatori statunitensi. Blondet attinge con abbondanza dagli scritti di Thierry Meyssan e ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion.

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Quella firma alla Carta della Memoria che crea polemiche

Su richiesta della lista Wellcommunity pubblichiamo

Caro Presidente, cari Consiglieri e caro Rav Arbib, i consiglieri di Wellcommunity prendono atto che il consigliere G. Schonheit conferma di non voler togliere la sua firma (in qualità di assessore alla cultura della Comunità Ebraica di Milano) quale sottoscrittore della Carta della Memoria, facendo così apparire l’intera Comunità come sottoscrittrice di un testo che ha, come ben noto, suscitato molte polemiche. Per coerenza rispetto a comportamenti analoghi assunti dal consiglio precedente dovremmo chiedere la sua sfiducia.

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Il castello del banchiere ebreo

A lungo abbandonato, ora diventa una residenza per anziani

Mephisto si prese il castello del banchiere ebreo, castello alla francese, una storica villa su un lago. Gustaf Gründgens, il grande attore che per il successo, come Faust, vendette l’anima ai nazisti, comprò per meno della metà del suo valore la residenza della famiglia Goldschmidt nel 1934, sullo Zeesener See, un lago a 30 chilometri dal centro di Berlino. Dalla caduta del Muro e la riunificazione il castello è in abbandono, rischia di andare in rovina, ma ora dovrebbe essere restaurato e trasformato in un residence di lusso per anziani. Ma tutto è fermo a causa del Covid.

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Ci ha lasciato il kohen che impartiva la Birkat Kohanim con voce silenziosa e sottile

Marco Ottolenghi

Il 14 di Shevat è mancato Alessandro Sandel Nistor. Nato in Romania nel 1930, giunse in Italia nel dopoguerra e frequentò il liceo nella scuola di via Eupili a Milano. Questo luogo gli rimase nel cuore e in seguito, negli anni sessanta, quando la scuola venne adibita a Bet keneset, divenne la sua sinagoga di riferimento. Studiò chimica al Politecnico, ma aveva grandi interessi umanistici accanto a quelli scientifici, come un altro illustre personaggio, Primo Levi. 

Grande amante dell’arte, appassionato bibliofilo, ogni conversazione con lui era un’esperienza istruttiva e piacevole, sia per la sua sterminata cultura sia per il suo unico senso dell’umorismo sempre pungente, ma mai cattivo. Dietro alle quinte fu tra i promotori della “Cattedra di Judaica Goren Goldstein” all’Università Statale di Milano e per diversi anni frequentò le lezioni senza mai dare nell’occhio. 

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