Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Beffò il regime con il suicidio

La sfida di Formiggini

Stefano Paolo

Editore ebreo di libri umoristici si uccise nel ‘ 38 per contestare le leggi razziali «I posteri non si occuperanno di me». Il presentimento di Angelo Fortunato Formiggini si è avverato. I posteri lo hanno quasi ignorato. Eppure è una di quelle figure su cui gli storici della cultura avrebbero molte ragioni per riflettere. «Un punto luminoso del Novecento», lo definisce Antonio Castronuovo in una biografia da poco uscita (Libri da ridere, Stampa Alternativa, pp. 156, euro 7) dedicata al «privato editore dilettante» e al filosofo della risata. Una biografia sui generis per un personaggio sui generis, un omaggio leggero a un uomo che aveva sposato la leggerezza e che il 29 novembre 1938, all’ indomani della promulgazione delle leggi razziali, scelse di gettarsi dalla Ghirlandina, la torre campanaria di Modena. Continua a leggere »

Milano: La mozione della svolta

Giuseppe Flavio

Per anni abbiamo pensato che nel Consiglio della nostra Comunità regnasse la più serena calma, che tutti andassero d’amore e d’accordo, che le decisioni venissero prese all’unanimità. Ci eravamo sbagliati. La crisi apertasi con l’annuncio di possibili “dimissioni” da parte di Rav Giuseppe Laras ha aperto una finestra e stanno venendo fuori cose interessanti. Sono sempre di più ad esempio i consiglieri che hanno mal di pancia per la gestione autoritaria dei lavori durante le sedute settimanali della Giunta e del Consiglio da parte del presidente Roberto Jarach, un approccio che definiscono “aziendalistico”, ma anche per la sua tendenza a ridurre gli spazi di autonomia per le diverse organizzazioni ebraiche. Continua a leggere »

Il futuro del giudaismo

Gli ortodossi aumentano, presto l’ebraismo non ortodosso potrebbe tornare a essere un episodio

Daniel Pipes – New York Sun – 25 gennaio 2005

Fino al XVIII secolo, è esistito fondamentalmente un solo tipo di ebraismo, che oggi viene chiamato ortodosso. Esso equivaleva a vivere secondo i 613 precetti religiosi e a pervadere di fede la vita degli ebrei. In seguito, a cominciare dal filosofo Baruch Spinoza (1632-1677) e con una vivace evoluzione subita nel corso dell’haskalah (“illuminismo”), a partire dalla fine del Settecento, gli ebrei svilupparono una vasta gamma di interpretazioni alternative della loro religione, molte delle quali sminuirono il ruolo della fede in seno alle loro vite e indussero a una concomitante riduzione del senso di appartenenza ebraica. Continua a leggere »

Per un dialogo con l’Islam

Alberto Somekh

Rivincita e differenza

Nel 1991 il Dott. Gilles Kepel, docente all’ Institut d’etudes politiques di Parigi, pubblicava il suo libro intitolato “La rivincita di Dio. Cristiani, ebrei, musulmani alla riconquista del mondo” (Rizzoli). In questo importante saggio l’A. identificava in quattro eventi della seconda metà degli anni ’70 (l’elezione del battista Jimmy Carter alla Casa Bianca, di Menachem Begin a primo ministro d’Israele; di Karol Wojtyla al soglio pontificio e l’instaurazione della Repubblica Islamica di Khomeini in Iran) il simbolo di un movimento che era destinato ad affermarsi nell’ultimo scorcio del secolo in tutte tre le religioni abramitiche: quel movimento per cui l’Occidente avrebbe adoperato l’etichetta di fondamentalismo o integralismo. Continua a leggere »

«L’Italia faccia i conti con i collaborazionisti»

Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma. «Chi allora aiutò i nazisti nella deportazione degli ebrei racconti oggi la verità»

Francesco Grignetti

COLLABORAZIONISTI venite fuori e raccontate come andò». Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica di Roma, è un quarantenne. Suo nonno era il rabbino capo di Genova ed è morto ad Auschwitz. Sua nonna, nascosta in un convento di suore, fu arrestata e deportata. «La presero i fascisti, non i nazisti. C’è la testimonianza della madre superiore del convento». Le parole di Domenico Gramazio («L’Italia fascista non condivise le leggi razziali») gli hanno fatto male. Continua a leggere »

I frangenti della Storia

Alberto Somekh

Yonah. 2,4: “Tutti i tuoi frangenti e le tue onde sono passati su di me”. Shemot 15, 11: “Chi è come Te fra gli dei, H.”

Chi può avere pronunciato una frase simile nella Shirat Ha-yam, la “Cantica del Mare” cui è dedicato lo Shabbat odierno, detto appunto “Shabbat Shirah”? E’ la domanda del Midrash, che si trova dinanzi all’ingombrante cenno a divinità straniere contenuto in questo verso. Difficilmente sarà partito dalle bocche di Mosheh e dei Figli d’Israel. Ebbene, sarebbe stato nessun altro che il Faraone a pronunciarla per primo, dopo aver visto il suo popolo annegare nel mare: estrema, tragica conseguenza di una politica sbagliata. Quello stesso Faraone che aveva detto: “Chi è H. alla cui voce debba prestare ascolto?” ora fa Teshuvah e dice: “Chi è come Te fra gli dei, H.?” Continua a leggere »

Rav Laras: Lascio una comunità meno divisa di un tempo

«Ho potuto conoscere ognuno di voi», scrive Laras

Comunità divisa, si dimette il rabbino capo

L’addio dopo 25 anni: «Ho riflettuto, lascio in estate». Dietro la scelta il timore della mancanza di mezzi per continuare il lavoro

La lettera di rav Giuseppe Laras è arrivata d’improvviso nelle case degli ebrei di Milano, «carissimi fratelli e sorelle della comunità, dopo attenta riflessione ho deciso che, nell’estate prossima, lascerò l’incarico di rabbino capo». E da quel momento in tanti, stupiti, gli stanno scrivendo per chiedergli di rimandare almeno le dimissioni. Perché l’addio di Giuseppe Laras, che ha l’incarico da 25 anni e tra l’altro è presidente (e lo rimarrà) dell’Assemblea rabbinica d’Italia, segnala un problema che non sarà facile risolvere, nella comunità italiana più numerosa dopo Roma: quello della perdita di unità, del «senso di appartenenza alla comunità». Del resto le dimissioni non sono una questione di anzianità, Laras compirà 70 anni in aprile, grandi rabbini come Elio Toaff sono rimasti in carica oltre gli ottanta e non esiste, come per i vescovi cattolici, un’età pensionabile. E allora la faccenda è più complicata, anche per la statura della persona: docente di storia del pensiero ebraico alla Statale, Laras arrivò a Milano come rabbino capo nel gennaio del 1980, gli stessi giorni in cui faceva ingresso il cardinale Carlo Maria Martini. E proprio l’apertura e l’amicizia fra i due, i momenti di incontro e di meditazione biblica comune hanno portato Milano all’avanguardia del dialogo fra ebrei e cristiani. Ma Laras resterà in città, continuerà a insegnare. L’essenziale piuttosto è che in questi anni il rabbino capo ha rappresentato anche una sorta di punto di equilibrio, fra le varie anime degli ebrei milanesi. Continua a leggere »