Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Quando Saba chiese al Duce di non considerarlo ebreo

LA CASA BLOOMSBURY METTE ALL’ASTA UN DOCUMENTO INEDITO

CRISTINA STILLITANO

«Non somigliare – ammoniva – a tuo padre. Ed io più tardi lo intesi: eran due razze in antica tenzone». Sapeva poco o nulla, Umberto Saba, di quel padre discendente da una nobile famiglia veneziana che lo abbandonò ancor prima di nascere. Un gaio e leggero “assassino” che aveva intriso di malinconia la sua infanzia, sfuggendo “come un pallone” dalle mani di una madre che “tutti sentiva della vita i pesi”. Da Ugo Edoardo Poli il piccolo Berto ricevette essenzialmente due cose: lo sguardo “azzurrino” e, quantunque fosse nato nel 1883 nella Trieste austro-ungarica, la nazionalità italiana. Da Felicita Rachele Cohen, la madre, ebbe invece le radici ebraiche che, dopo le leggi razziali del 1938, lo avrebbero costretto a prendere la via dell’esilio. Non prima tuttavia, di aver compiuto un disperato tentativo in extremis chiedendo al Duce «la discriminazione per meriti di carattere nazionale», ovvero per la vena tutta italiana e dunque patriottica della sua produzione poetica. Continua a leggere »

Sacha il comico che toglie il sorriso a Bush

Marco De Martino – 20/10/2006

Il comico inglese Sacha Baron Cohen, in «Borat», storia di un giornalista kazaco in giro per l’America alla ricerca di Pamela Anderson. Chi è il comico inglese che, nei panni di un giornalista, va offendendo femministe, gay, ebrei. Ha creato una crisi diplomatica tra Usa e Kazakistan. E sbeffeggia il presidente. Il suo film Borat debutta al Festival capitolino.

Gira l’America in un camioncino dei gelati alla ricerca di Pamela Anderson, che vuole sposare dopo avere fatto «una esplosione di amore cosmico sul suo seno». Si stupisce che i gay americani non indossino un cappellino blu come quello che devono mettersi in Kazakistan, il paese che lo ha mandato in missione a esplorare gli Stati Uniti. Continua a leggere »

Perché parlando di ebraismo dimentichiamo i matrimoni paolini?

Ancora sull’articolo di rav Di Segni che rispondeva a Guido Fubini su Hakeillah:

Emanuele Calò

L’interessante scambio d’idee fra Rav Riccardo Di Segni e Guido Fubini merita l’inserimento di un terzo, et pour cause. Quest’ultimo lamenta che l’ebraismo italiano s’allontani dalle idee dei suoi grandi uomini del passato, imbevuti, in modo diverso ma tutti a grandi livelli, di spirito democratico ed antifascista. Il primo, invece, fa notare, non senza ragione, che anche gli importanti personaggi del passato chiamati in causa da Fubini si erano allontanati dall’ebraismo, sottovalutando le conseguenze dell’allontanamento dai precetti. Continua a leggere »

Sull’elegia dell’Ebraismo italiano

Riccardo Di Segni

Non riesco a resistere alla tentazione di commentare la breve e disperata nota dell’amico Guido Fubini pubblicata a pag. 2 del n.3 di Ha Keillah. Commentando l’ultimo Congresso dell’UCEI Fubini ha scritto: “A me e pochi altri il Congresso è sembrato celebrare il funerale dell’ebraismo italiano. Ma siamo caduti in errore. È stato solo il funerale di un certo ebraismo, quello dei Rosselli, dei Bauer, dei Colorni e dei Foa”. Questo glorioso ebraismo sarebbe stato sostituito da “una curiosa sintesi di Jewish Pride post-sionista e di berlusconismo, ammantandosi del richiamo alla Halakhà, ignorando democrazia e rispetto delle istituzioni e trovando riscontri nella politica del presidente Bush”. Continua a leggere »

L’ultimo rabbino lascia Bagdad

La maggior parte di loro ha paura a incontrarsi per celebrare insieme. A osservare lo Yom Kippur sono solo una decina di ebrei della comunità della capitale. L´unica sinagoga rimasta è stata sprangata con tavole e assi di legno. Molti non escono da casa nel timore di essere rapiti oppure uccisi.

AMIT R. PALEY

BAGDAD – Lunedì scorso, mentre nel giorno sacro del calendario ebraico il sole tramontava su Bagdad, l´ultimo rabbino rimasto nella capitale si accomodava per la sua ultima cena di Yom Kippur in Iraq: una fetta di torta e due bicchieri di latte. Yom Kippur, il giorno ebraico dell´espiazione, ha inizio con il digiuno e si chiude con una festa di celebrazione. Ma, ha ammesso Emad Levy, quest´anno c´era poco da festeggiare. Ormai a osservare lo Yom Kippur sono solo una decina di ebrei della comunità ebraica di Bagdad, nata 2.600 anni fa. La maggior parte di loro ha paura a incontrarsi per celebrare insieme. Continua a leggere »

Israele, il ritorno della tribù perduta

Arrivano dall´India i Figli di Menasse, dispersi da 2.700 anni – Riemersi da una piega della storia ebraica, i discendenti della tribù perduta hanno faticato molto a farsi accettare dal rabbinato ufficiale – Perseguitati e convertiti con la forza, sono stati “scoperti” da un rabbino israeliano – Hanno gli occhi a mandorla e una fede solidissima I primi 218 in arrivo a Tel Aviv

Alberto Stabile

GERUSALEMME – Arrivano dal nordest dell´India dopo aver attraversato l´oceano della Storia. Perciò non bisogna stupirsi se hanno occhi a mandorla, passaporto indiano e un´antica fede ebraica. Sono, dicono, i discendenti della tribù di Menasse, esiliata e dispersa in Asia dopo la conquista assira del regno d´Israele nel 722 a.C. I «Bnei Menashè», letteralmente «figli di Menasse», non sono una novità nel fluire dell´immigrazione verso la Terra dei Padri. Alla spicciolata, su base più o meno individuale, ne sono già arrivati un migliaio negli ultimi due decenni. Per la prima volta, tuttavia, un gruppo di 218 Shinlung, o Mizo-Kuki-Chin, come vengono definiti dagli antropologi, sbarcheranno nei prossimi giorni all´aeroporto Ben Gurion, preceduti e seguiti, proprio in quanto «gruppo», da qualche polemica. Continua a leggere »

Trieste: La Comunità al bivio!

Antonio Tirri

I recenti e gravi avvenimenti che hanno coinvolto la Comunità (l’allontanamento del vice Rabbino, la partenza del Rabbino, le dichiarazioni e le successive rettifiche del Rabbino sul quotidiano cittadino) ci hanno messo di fronte ad una situazione delicata che richiede un’approfondita riflessione. Far finta di niente è demagogico; considerare l’attuale realtà una normalità è sinonimo di miopia e superficialità. La Comunità, quindi, si trova a un bivio, oserei dire, di vitale importanza, e per superarlo deve farsi domande cruciali sulla propria identità, sul proprio futuro e soprattutto sulla propria sopravvivenza. Continua a leggere »