Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Il sangue di Ariel Toaff 4

Un libro scomodo

Gadi Luzzatto Voghera

Raramente la pubblicazione di un libro di storia medievale ha suscitato tanta attenzione polemica in Italia, quanto l’uscita del testo di Ariel Toaff, Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali (Il Mulino, Bologna 2007, 366 pp., ?25). I giudizi negativi hanno iniziato a grandinare ancora prima dell’uscita del volume, sull’onda di un’anticipazione provocatoria scritta da Sergio Luzzatto sul paginone culturale del Corriere della Sera. Si è trattato di reazioni spesso non meditate, istintive, provocate dall’evidente disagio per un tema scabroso e duro come quello della nota accusa rivolta agli ebrei di far uso di sangue cristiano nei riti pasquali, che veniva presentato senza le cautele che avrebbe richiesto.

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Il sangue di Ariel Toaff 2

Ariel Toaff doveva studiare i nuovi ghetti islamici

Roma, 8 feb (Velino) – La polemica è partita dalle pagine del Corriere della sera, come la precedente lanciata dallo storico dossettiano Alberto Melloni sui bambini ebrei. Uno studioso israeliano di nome Ariel Toaff ha pubblicato per il Mulino un nuovo libro, Pasque di sangue, in cui sostiene che dal 1100 al 1500, nell’area compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, alcune minoranze di ebrei ashkenaziti compirono davvero sacrifici umani.

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Quelle Pasque di Sangue

La sconcertante rivelazione di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una menzogna antisemita. Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo

Sergio Luzzatto

Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. Nell’ abitazione-sinagoga di un israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli. La città è sotto choc. Unica consolazione, l’ indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno partecipato al rapimento e all’ uccisione del «putto» gli uomini più in vista della comunità ebraica locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé «il Vecchio», l’ ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo. Continua a leggere »

Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo

Milano, 25 gennaio – `Visto da lontano, Arpad Weisz non e` alto e non e` basso. Non e` bello e non e` brutto. E’ un uomo normale`. Chi e` stato Arpad Weisz? E per quale motivo uno dei grandi personaggi degli Anni 30 e` caduto nell’oblio, al punto da non conoscerne, oggi, neanche il nome? Perche` il calcio ha rimosso con vergogna il ricordo del piu` grande allenatore della sua epoca? Da queste domande nasce e si sviluppa il viaggio-inchiesta alla scoperta del trainer che ha vinto lo scudetto con l’Inter nel 1929-30 – il primo della Serie A come la conosciamo ora – e di altri tre titoli nazionali col grande Bologna. Oltre al Trofeo delle Esposizioni, la Champions League dell’epoca, conquistato contro i maestri del Chelsea. Continua a leggere »

Se gli ebrei buoni sono quelli contro Israele

Un libro di Ottolenghi attacca gli intellettuali tolleranti con l’ Islam e critici verso il sionismo

L’ ultima frontiera del politicamente corretto: rinnegare la propria patria

Il testo qui pubblicato è la prefazione di Magdi Allam al libro di Emanuele Ottolenghi «Autodafé. L’ Europa, gli ebrei e l’ antisemitismo», Lindau, pagine 382, 24, in questi giorni in libreria. Emanuele Ottolenghi ha insegnato Storia d’ Israele all’ Università di Oxford. Ora dirige il Transatlantic Institute di Bruxelles.

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Sami, il Bar mitzvà 64 anni dopo

Deportato ad Auschwitz non poté farlo a 13 anni

Ariela Piattelli

La settimana della Memoria, che precede la giornata del 27 gennaio, si è aperta ieri nella grande Sinagoga di Roma. Ed è iniziata con un evento unico e lieto, perché Samuele Modiano, 77 anni, reduce dai campi di sterminio nazisti, ha potuto finalmente festeggiare il suo Bar Mitzvà, la maggiorità religiosa che ogni ragazzo ebreo celebra a tredici anni. Originario di Rodi, Samuele detto «Sami», all’età di tredici anni fu deportato ad Auschwitz, insieme ad altri 2500 ebrei greci. Nel cuore dell’inferno non ebbe certo la possibilità di festeggiare il Bar Mitzvà, e ieri, più di sessant’anni dopo, la Comunità Ebraica di Roma ha voluto restituire a Sami una piccola, ma importante parte, di ciò che la vita gli ha tolto. Continua a leggere »

Gli ebrei di New York

Nuovo straordinario libro di Maurizio Molinari

Giulio Meotti

Roma, 10 gen (Velino) – Per chi non lo sapesse, il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il “tempio” al 770 di Eastern Parkway. È la convinzione degli ebrei che hanno riconosciuto nel rebbe Menahem Mendel Schneersohn il “Melek Moshiach”, l’unto per eccellenza morto nel 1994. Sono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher, detto anche Chabad, una delle “tribù” più grandi che costituiscono la New York ebraica. Maurizio Molinari, corrispondente della Stampa dagli Stati Uniti, la racconta in un libro per Laterza, “Gli ebrei di New York”. La Grande Mela è la città di Isaac Bashevis Singer, Woody Allen e Leonard Bernstein. E di Irving Berlin, Aaron Copland, Arthur Miller e Art Spiegelman, il vignettista del New Yorker autore del commovente “Maus”.

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