Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

«Attenti, è pericoloso essere misericordiosi con i malvagi»

Intervista a rav Riccardo Di Segni

ROMA – Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, si trova da giovedì 28 dicembre a Gerusalemme. È tra i relatori di un convegno internazionale dedicato proprio agli ebrei di Roma, la più antica comunità della Diaspora. Tra gli organizzatori, il Museo italiano di Gerusalemme. E proprio parlando di cultura, in particolare della tradizione rabbinica, Di Segni risponde alla domanda che mezzo mondo si sta ponendo in queste ore: l’ esecuzione di Saddam è stata una barbarie o un atto di giustizia? «La questione della pena capitale per l’ ebraismo è complicata, sia dal punto di vista morale che giuridico. Nella Bibbia appare con chiarezza una lunga serie di reati per i quali la pena di morte è prevista. Ma il dato biblico è fortemente integrato dalla tradizione rabbinica che è arrivata a stabilire una procedura estremamente rigorosa, direi quasi pedante, per tutte le sentenze capitali. Per arrivare poi a una conclusione». Continua a leggere »

La kashrut a Torino

Alberto Somekh

Ho letto l’importante ed interessante scritto di David Piazza: “I costi della kashrut in Italia”, che mette sul terreno alcune delle problematiche del settore. Rispondendo ad un invito esplicito dell’Autore, voglio aggiungere a mia volta alcune considerazioni tratte soprattutto dalla mia esperienza di Rabbino Capo di una media Comunità italiana. A Torino distinguiamo fra due procedure diverse di “hekhsher”: la “certificazione kasher” e l'”autorizzazione kasher”. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia 2

Alcune reazioni all’articolo. Altre seguiranno.

Nella sua newsletter sulla Kashrùt, il Consigliere David Piazza esprime delle idee apparentemente condivisibili da tutti. Prezzi troppo cari, confusione dei ruoli di alcuni dipendenti comunitari (leggi Rabbini), concorrenza forse sleale di rabbini stranieri e non , invasione di campo (hassagàt ghevùl) e lesa maestà delle autorità rabbiniche locali. Lodevolmente ci ricorda come le istituzioni centrali (UCEI) si siano distinte per l’iperattivismo nei settori della cultura, la (legittima) memoria dei morti, la conservazione dei beni artistici etc, trascurando invece i reali bisogni religiosi,quali ad esempio la Kashrùt. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »

Ridere della Shoah si può. Ma che rimanga in famiglia

Arriva anche da noi «Tutto il resto è di primaria importanza» di Eva Menasse, saga famigliare ebrea nella quale la nonna ha vissuto l’Olocausto, il padre vuole dimenticare e la zia si converte al cristianesimo

Luigi Reitani

Accolto con notevole successo nel mondo di lingua tedesca, arriva anche da noi Tutto il resto è di primaria importanza (pp. 400 pagine, euro 18,00, Frassinelli) il primo romanzo di Eva Menasse, brillante giornalista austriaca che vive da qualche anno a Berlino. Si tratta di una saga familiare prettamente viennese, con forti tratti autobiografici, che racchiude la storia di almeno tre generazioni. Al centro vi è la figura del padre della narratrice: un noto calciatore austriaco in tempi in cui questo sport non assicurava ancora ricchezza economica e aveva bisogno di essere integrato da una qualche attività lavorativa. Vorrebbe armonizzare ogni conflitto, l’ex calciatore arguto e sempre charmant, la cui frase preferita è «tutto a posto?», e soprattutto vorrebbe esorcizzare ogni aspetto problematico del passato, trascorrendo tutto il suo tempo libero al circolo del tennis.

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Quando Saba chiese al Duce di non considerarlo ebreo

LA CASA BLOOMSBURY METTE ALL’ASTA UN DOCUMENTO INEDITO

CRISTINA STILLITANO

«Non somigliare – ammoniva – a tuo padre. Ed io più tardi lo intesi: eran due razze in antica tenzone». Sapeva poco o nulla, Umberto Saba, di quel padre discendente da una nobile famiglia veneziana che lo abbandonò ancor prima di nascere. Un gaio e leggero “assassino” che aveva intriso di malinconia la sua infanzia, sfuggendo “come un pallone” dalle mani di una madre che “tutti sentiva della vita i pesi”. Da Ugo Edoardo Poli il piccolo Berto ricevette essenzialmente due cose: lo sguardo “azzurrino” e, quantunque fosse nato nel 1883 nella Trieste austro-ungarica, la nazionalità italiana. Da Felicita Rachele Cohen, la madre, ebbe invece le radici ebraiche che, dopo le leggi razziali del 1938, lo avrebbero costretto a prendere la via dell’esilio. Non prima tuttavia, di aver compiuto un disperato tentativo in extremis chiedendo al Duce «la discriminazione per meriti di carattere nazionale», ovvero per la vena tutta italiana e dunque patriottica della sua produzione poetica. Continua a leggere »

Sacha il comico che toglie il sorriso a Bush

Marco De Martino – 20/10/2006

Il comico inglese Sacha Baron Cohen, in «Borat», storia di un giornalista kazaco in giro per l’America alla ricerca di Pamela Anderson. Chi è il comico inglese che, nei panni di un giornalista, va offendendo femministe, gay, ebrei. Ha creato una crisi diplomatica tra Usa e Kazakistan. E sbeffeggia il presidente. Il suo film Borat debutta al Festival capitolino.

Gira l’America in un camioncino dei gelati alla ricerca di Pamela Anderson, che vuole sposare dopo avere fatto «una esplosione di amore cosmico sul suo seno». Si stupisce che i gay americani non indossino un cappellino blu come quello che devono mettersi in Kazakistan, il paese che lo ha mandato in missione a esplorare gli Stati Uniti. Continua a leggere »