Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Breve storia di una prigioniera israeliana

Amira Hass è una giornalista ebrea impegnata a “a costruire un movimento bi-nazionale contro l’apartheid israeliano” che scrive regolarmente su Internazionale

Amira Hass

Hallel Rabin

Hallel Rabin viene da un ambiente privilegiato e avrebbe potuto tranquillamente fare il servizio militare nell’intelligence o nella radio dell’esercito o in qualsiasi unità lontana dall’azione sul campo e abbastanza prestigiosa da favorire la sua carriera futura. Ma Rabin, che ha da poco compiuto 19 anni, proviene dalla comunità antroposofica di Harduf. Non ha mai mangiato carne né pesce, e si rifiuta di arruolarsi perché è contraria a qualsiasi forma di violenza. Rabin avrebbe potuto trovare una scorciatoia e chiedere l’esonero. Avrebbe potuto far finta di essere religiosa o di essere affetta da disturbi mentali. E invece chiede che l’esercito israeliano riconosca la legittimità della sua obiezione di coscienza. 

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Jeremy Corbyn cacciato dal labour perché antisemita

Giacomo Andreoli 

Dalle stelle del socialismo mondiale alle stalle dell’isolamento fiduciario è un attimo. Questo, almeno, sembra dimostrare la vicenda dell’ex leader del Labour ingleseJeremy Corbyn. È bastato poco più di un anno per stravolgere il suo destino. Eh sì, perché quando Teresa May lasciava il governo del Regno Unito il 24 luglio 2019, l’opposizione socialdemocratica nei sondaggi aveva raggiunto i conservatori e Jeremy veniva citato dai politici di mezzo mondo come un simbolo. Poi l’arrivo al potere del british Trump, Boris Johnson, la sua forzatura sulla Brexit e la totale incapacità del Labour di indicare una strada alternativa (“Brexit sì, Brexit no?”, “Referendum bis sì, referendum bis no?” Altro che “La terra dei cachi”, come cantavano quelli di Elio e le storie tese…). Quindi il flop alle elezioni dello scorso dicembre, le necessarie dimissioni da segretario e ieri la pietra tombale: il suo partito lo ha sospeso.

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La storia di Vivian Maier, la bambinaia solitaria che non ha mai smesso di scattare fotografie

Le sue immagini sono diventate famose per caso, dopo la sua morte, grazie a una misteriosa cassa battuta all’asta…

Daniela Ambrosio

Coraggiose, glamorous, osannate, sconosciute, avventurose. Sempre vigili e pronte a cogliere l’attimo più fuggevole, oppure estremamente riflessive, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Sono le donne fotografe, coloro che sono riuscite, attraverso l’obbiettivo, ad abbattere i pregiudizi di una pratica considerata “maschile”. Ma non solo: hanno lavorato in situazioni di pericolo, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita. Si tratta di donne che hanno contribuito a cambiare i costumi, a far uscire le donne dalla loro posizione di “angeli del focolare”, per conquistare, finalmente anche se faticosamente, il loro posto nel mondo.

La storia di Vivian Maier è una storia singolare e unica. Nessuno sapeva dell’esistenza di una grande fotografa che aveva trascorso anni a collezionare scatti senza mai farne parola con nessuno. Probabilmente, non avremmo mai conosciuto il suo lavoro (e la bellezza delle sue fotografie) se un ragazzo di nome John Maloof, di professione rigattiere, non avesse comprato all’asta, in blocco, una scatola che apparteneva a una sconosciuta signora. Tra i vari oggetti presenti – si trattava di un esproprio, avvenuto al seguito al mancato pagamento di diversi canoni d’affitto – c’erano anche più di trecento negativi e molti rullini mai sviluppati. Il ragazzo, che stava facendo una ricerca iconografica sulla città di Chicago, cominciò a stampare alcuni negativi, spinto dalla curiosità per questi oggetti che raccontavano di un’esistenza solitaria e al limite dell’indigenza. Iniziò a fare delle indagini su quella donna misteriosa, partendo proprio dalle sue cose, dai tanti scontrini che conservava, dalle ricevute degli acquisti fatti, dai biglietti dei mezzi pubblici che prendeva. Grazie all’abitudine all’accumulo che aveva questa signora, il giovane Maloof incominciò pian piano a ricostruire la sua identità. Quella scatola apparteneva a una certa Vivian Maier, di professione bambinaia. Come in un negativo da sviluppare, la storia di quella donna cominciava a emergere, anche grazie agli incontri con le persone che l’avevano conosciuta. 

maier038, 5313, 643 pm, 16c, 5732x6036 154883, 100, custom,  160 s, r430, g147, b284

Vivian Maier, Self-Portrait, 1956, 40×50 cm(16×20 inch.) , © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

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Isacco e Ismaele: il futuro dal cuore antico

Scialom Bahbout

Quando la sera del seder cantiamo Quattro madri d’Israele Sarà Rivkà Rahel e Leà , mettiamo le matriarche tutte sullo stesso piano. Così come ognuno dei patriarchi ha lasciato un suo segno, lo stesso potremmo dire per le matriarche: tuttavia, se il ruolo di Abramo è stato determinante, ci chiediamo se possiamo dire altrettanto per Sara.

Leggiamo nelle parashoth di Lech Lechà e Vayerà, il ruolo che ha svolto Sara nella storia de popolo d’Israele. L’erede della missione assegnata ad Abramo tardava a venire tanto che a raccogliere l’eredità si alternano successivamente Lot (nipote di Abramo), Eli’ezer (maggiordomo) e Ismaele, la cui nascita sembra porre fine alla lunga attesa di Abramo e Sara. Ismaele è stato fortemente voluto da Sara: questa scelta è stata subita, anche se volentieri, da Abramo. L’inattesa e miracolosa nascita di Isacco (ma quale nascita non lo è?) spariglia le carte e tutto sembra diventare più difficile.  

Proviamo a seguire il processo che porta alla scelta di Isacco e alla relazione tra quanto avviene nella casa di Abramo e ciò che accadrà quando gli ebrei usciranno dall’Egitto.

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La Cabala. Il mondo mistico dell’ebraismo, di Daniela Leoni

Elena Lattes 

Nell’Ebraismo sono molti i testi di supporto alla comprensione della Bibbia. Uno di questi, il cui nome proviene dal verbo “ricevere” e che è diventato di uso comune per indicare la pratica di indovinare il futuro attraverso l’interpretazione dei numeri (ma con l’accento spostato sulla prima vocale), è la Cabalà. Cabalà è dunque una “ricevuta” (anche nella lingua moderna) e si riferisce alle Tavole della Legge che, secondo le tradizioni bibliche, il Signore dette a Mosè sul Monte Sinai. Attorno ad essa si è sviluppata nei secoli una letteratura immensa: verso la fine del Medio Evo e nel Rinascimento alcuni cristiani, infatti, fondarono un movimento che, applicando procedure di studio cabalistiche anche al greco e al latino,  trasformò “una tradizione religiosa esclusivamente ebraica in un fenomeno intellettuale universale.”  Tra questi Pico della Mirandola fu sicuramente uno dei più famosi esponenti.

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Il ghetto interiore

Emanuele Calò

Lo scrittore e regista argentino Santiago Amigorena, ha vinto il Premio Goncourt all’estero, assegnato da giurie di studenti (per l’Italia ed il Belgio) per Il ghetto interiore (Neri Pozza editore, 2020, tradotto da Margherita Botto). La trama riguarda il nonno, Vicente Rosenberg, emigrato in Argentina, lasciando la madre ed il resto della famiglia in Polonia negli anni del nazismo, ed il suo rimorso di fronte alla crescente certezza del loro destino infausto, il quale sviluppa in parallelo un crescente degrado e un altrettanto crescente mutismo. Il volume fa parte di un progetto letterario di lunga gittata, tendente a proporsi verso Marcel Proust come Joyce si propose ad Omero, con una pretesa forse eccessiva. Il romanzo, ameno e scritto con grande professionalità, mi riporta, con grande efficacia, nella Buenos Aires degli anni quaranta, che potrebbe non essere stata molto diversa da quella degli anni sessanta che, anche per ragioni anagrafiche, ben conosco.

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Il numero di ebrei in Europa tocca il minimo storico degli ultimi 800 anni

Queste tendenze includono anche un aumento del tasso di matrimoni misti e un calo del tasso di riproduzione delle coppie ebree.

Oggi nell’Europa continentale, il Regno Unito e la Turchia vivono 1,3 milioni di persone che si identificano come ebrei. Rappresentano il 60% in meno rispetto alle cifre del 1970, quando 3,2 milioni di ebrei vivevano nello stesso territorio. Secondo la ricerca, se alla fine del XIX secolo l’Europa continentale ospitava l’88% dell’intera popolazione ebraica mondiale, oggi questa cifra è scesa drasticamente al 9%, il tasso più basso degli ultimi 800 anni.

“La proporzione di ebrei residenti in Europa è più o meno la stessa che al tempo del primo resoconto della popolazione ebraica mondiale di Benjamin de Tudela, un viaggiatore ebreo medievale, nel 1170”, affermano gli autori.

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