Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Spunti dal lunario 1934 per il “Modello ebraico Italiano”

Rav Scialom Bahbout

Da qualche tempo ho tra le mani un Lunario ebraico per l’anno 5694, corrispondente all’anno 1934, pubblicato a Venezia per la Comunità locale (vedi figura).  E’ opera abbastanza pregevole e soprattutto contiene molte notizie sulle quali vale la pena fare una riflessione. Accanto all’anno dell’Era volgare, viene ricordato anche l’anno dell’Era fascista e più avanti tra le feste civili e nazionali vien segnalata anche la data della Marcia su Roma: così si usava allora!

Sfogliando il lunario della  Comunità di Venezia scopriamo che: si facevano ancora i digiuni di Shovavim (12 tra Gennaio e Febbraio!), si segnalavano l’ora della Luna nuova e della Luna piena  e il giorno e l’ora esatta della Tecufà. Inoltre per ogni mese veniva segnalato un breve midrash.

Continua a leggere »

Vista e visione

Parashà di Vayerà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Vista e visione giocano un ruolo importante nelle due narrazioni iniziali di Parashat Vayera. All’inizio della Parashà di questa settimana, Avraham appena circonciso, che riposa nella sua dimora di Elonè Mamre, “alza lo sguardo” e vede “tre uomini in piedi davanti a lui” (Gen. 18:1-2). La loro apparizione innesca una raffica di attività frenetica nella tenda dei nostri antenati con Avraham e Sara che si affrettano a eseguire la mitzva di hakhnasat orhim, accoglienza degli ospiti nella propria casa. Questi misteriosi messaggeri vengono accolti come ospiti, per poi recapitare la notizia che Sara concepirà un figlio. Il gesto di Avraham che volge lo sguardo “verso l’alto”, si rivela un atto sia fisico che spirituale. Il gesto spirituale rispecchia il gesto fisico mentre Avraham si adopera a soddisfare i bisogni dei perfetti estranei che gli stanno facendo visita.

Continua a leggere »

“Collaboriamo con Roma per il bene dell’ebraismo italiano”

Intervista a Walker Meghnagi, neopresidente della Comunità Ebraica di Milano

Ariela Piattelli

Come considera il risultato dalle elezioni della CEM?

«Bisogna trovare risorse per i giovani e riacquistare l’armonia all’interno della nostra comunità» Walker Meghnagi dosa bene franchezza e diplomazia mentre parla con Shalom a poche ore dalla sua elezione come Presidente della Comunità Ebraica di Milano (CEM). La sua lista “Beyachad” ha vinto con 300 voti di scarto, mentre “Milano Ebraica”, guidata dal Presidente uscente Milo Hasbani, è arrivata seconda. «Abbiamo vinto con uno scarto minimo, ma che ci permette di governare» commenta Meghnagi, nato a Tripoli nel 1950, imprenditore immobiliare, con 3 figli, e impegnato nelle istituzioni comunitarie da più di un decennio. Meghnagi ha già guidato la CEM dal 2012 al 2014, e adesso torna in pista con nuovi obiettivi, perché le sfide, come ci spiega, sono cambiate.

Noi siamo chiaramente contenti del risultato raggiunto. Siamo preoccupati però per la scarsa affluenza, sintomo di allontanamento degli iscritti alla comunità. Questo lo consideriamo un grave sintomo al quale bisogna porre rimedio.

Continua a leggere »

Ebraismo italiano, la storia di un secolo

La prefazione di rav Riccardo Di Segni al libro Diritto ed ebraismo. Italia, Europa, Israele – Giorgio Sacerdoti, ed. Il Mulino

Oggi “La Zanzara” è il nome di un programma radiofonico discusso e di successo, che si richiama non solo al fastidioso insetto, ma all’ormai storico titolo di un giornaletto scolastico del liceo milanese Parini che negli anni ’60, con le sue prese di posizioni a quell’epoca innovative e provocatorie, suscitava lo scandalo dei benpensanti. Tra gli altri autori, scriveva su quel giornaletto l’adolescente studente Giorgio Sacerdoti, che da allora non ha smesso di scrivere; questo libro, che presenta un’ampia raccolta di suoi scritti, più maturi nella forma e nella sostanza ma sempre pungenti, ce ne offre una ricca e preziosa testimonianza.

Continua a leggere »

Tecnicamente kashèr, ma vietato

L’Impossible pork e l’ebraismo. La strana storia del maiale vegetale

Rav Scialom Bahbout

La prima rivoluzione industriale, con lo sviluppo economico e ambientale che ha prodotto, ha creato molti problemi di cui oggi lentamente i governi si rendono conto: quale impatto ha avuto questa rivoluzione sul mondo ebraico e sulla Halakhà, che è il modo ebraico con cui l’ebraismo risponde ai cambiamenti. La rivoluzione digitale e le nuove tecnologie, assieme alla creazione di nuovi prodotti alimentari, hanno creato non pochi problemi, ma hanno anche permesso di risolverne altri e creare nuove opportunità. Gli ambiti in cui la Halakhà è stata chiamata a cercare una soluzione ai problemi che via via sono sorti sono vari: lo shabbath, la kasheruth, Pèsach, l’utilizzazione dei sistemi di comunicazione nelle riunioni di Beth din, partecipazione alle tefilloth, l’alimentazione ecc.

Continua a leggere »

Fare l’impossibile

Parashà di Lekh Lekhà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – MIlano

Nella Parashà di Lech Lechà è scritto che quando i re della Mesopotamia invasero Sodoma e Gomorra, (Bereshit 14:13) “il rifugiato venne e riferì ad Avram” che suo nipote Lot e la sua famiglia erano stati fatti prigionieri. Avram radunò rapidamente le sue forze, diede la caccia ai re della Mesopotamia e liberò i prigionieri. Chi era questo misterioso fuggitivo che riferì questo importante messaggio?

I nostri Maestri identificano il fuggitivo come Og, re dei Bashan, famoso perchè sfuggì alla morte durante il Diluvio universale aggrappandosi all’arca di Noach. Il suo tempestivo rapporto dal campo di battaglia ha permesso ad Avram di salvare suo nipote prigioniero dei re della Mesopotamia. Molti anni dopo, quando il popolo ebraico si preparò a lanciare la conquista di Eretz Canaan, il regno di Og si mise in mezzo per impedire la conquista. La Torà ci dice (Bereshit 21:34): “E D-o disse a Moshe: ‘Non temerlo, perché Io l’ho consegnato nelle tue mani.'” Da questo versetto, possiamo dedurre che Moshe aveva paura di Og. Perché aveva paura?

Continua a leggere »

Ariel Disegni, medico a Torino

Storie di ebrei torinesi
 

Intervista di Bruna Laudi

Ariel Disegni è stato medico di base per circa quarant’anni e dopo il pensionamento del dottor Marcello Tedeschi è subentrato a lui come medico alla Casa di Riposo ebraica. Chi lo conosce sa che è una persona molto riservata e di pochissime parole: è dotato di un’ironia pungente che usa anche con se stesso e, quando fa le sue brevissime battute, assume un’espressione particolare che, personalmente, ho sempre trovato molto divertente. La premessa per dire con quanta difficoltà mi sono accinta a dismettere i panni della vecchia cugina conosciuta da una vita e assumere quelli dell’intervistatrice seria e compunta: ci siamo comunicati il reciproco imbarazzo e abbiamo cominciato.

Continua a leggere »