Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

L’abito fa il monaco?

Parashà di Tetzavvè – Purìm

Rav Scialom Bahbout

Quest’anno Purim a Yerushalaim cade di Shabbath Tezzavè: la lettura della Meghilà si fa il venerdì sia nella Diaspora che a Gerusalemme. Alla lettura della parashà settimanale a Gerusalemme aggiungeranno il brano che ricorda la battaglia che Giosuè conduce  contro ‘Amalek, che aveva aggredito senza alcun motivo la retroguardia affaticata e fragile del popolo ebraico appena uscito dall’Egitto. Questa “coincidenza” non è sporadica, ma avviene quasi ogni anno ed è spontaneo domandarsi se esista una relazione tra Tetzavè, Amalek e Purim.  Andiamo per ordine:

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La quinta mem di Purìm

Le maschere e lo strano rapporto con il carnevale

Rav Riccardo Di Segni

A Purim si usa mascherarsi, ma perché? Da dove origina questo uso? Sappiamo che tradizionalmente vi sono quattro precetti da osservare a Purim, ognuno dei quali inizia con la lettera mem: meghillà, la lettura della meghillàda fare la sera e la mattina; mattanòt la evionim, doni ai poveri, un dono ciascuno a due poveri differenti; mishloach manòt, invio di due alimenti a un amico; mIshtè, il banchetto, nel senso di un pasto in cui si abbonda con il cibo e soprattutto con il vino. A questi precetti si è aggiunta un’altra cosa, che non è un precetto, ma una consuetudine, quella di mascherarsi; maschera in ebraico si dice massekhà, e così abbiamo la quinta mem.

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“Amos Oz, un violento” La figlia Galia accusa

Fanno scalpore le parole contenute nel memoir appena uscito in Israele. Ma sua madre e i fratelli la smentiscono: “Padre attento e amorevole”

Sharon Nizza

“Un meraviglioso uomo di famiglia e un uomo di pace e moderazione”, così Fania, la figlia maggiore di Amos Oz, si separava dal padre, mancato nel 2018 a causa di un tumore. A sconvolgere l’immaginario collettivo di uno degli intellettuali israeliani più amati, noto in tutto il mondo per la sua prosa tradotta in trenta lingue e per l’impegno civile contro il fanatismo, è la secondogenita di Oz, Galia, 56 anni, anche lei scrittrice, che ha pubblicato un libro autobiografico, “Qualcosa travestito da amore”, in cui denuncia i “continui abusi, fisici e mentali”, subiti dal padre.

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Profanare il tempo per costruire il tempio?

Parashà di Terumà – Si può costruire il tabernacolo di shabbat?

Rav Scialom Bahbout

Il Signore parlò a Mose dicendo: parla ai figli d’Israele e prendano per me una offerta; prenderete la mia offerta da ogni persona il cui cuore lo spingerà a donare …. E faranno per me un Santuario …….  – tutto l’argomento dalla Menorà, al tavolo e all’altare, ai travi e alla tenda e alle cortine e a tutti gli oggetti del tabernacolo – che scopo hanno?

Hanno detto i figli di Israele di fronte al Signore:  Padrone del Mondo! i re delle nazioni hanno una tenda e un tavolo e una Menorà e un incensiere, e queste sono le insegne regali, perché ogni re ha bisogno di questo; e tu sei il nostro re, il nostro redentore e il nostro salvatore: non ci saranno davanti a te le insegne regali, in modo che tutti coloro che vengono al mondo riconoscano che tu sei il nostro re?

(Rispose il Signore) Figli mei, voi siete fatti di carne e sangue e avete bisogno di tutto questo, ma io non ho bisogno di tutto questo, perché davanti a me non c’è cibo, né bevanda e non ho bisogno di luce; e i miei servi lo dimostrano: la luna e il sole illuminano tutto il mondo e io li influenzo con la mia luce e li controllo per merito dei vostri padri.

I figli d’Israele hanno risposto al Signore: Padrone del Mondo! Noi non chiediamo dei padri – perché tu sei il nostro padre, perché Abramo non ci ha conosciuto e Israele non ci riconosce  (Isaia 63, 16).

Disse loro il Santo benedetto sia: allora, fate ciò che voi volete, ma fate le cose come io vi comando …… come è detto: “ Fate per me un santuario  … fate una Menorà ….. farai un tavolo…. farai un altare per accendere dell’incenso… (Midrash Agadà Terumà 27,1)

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Un ricordo di Rav Gershon Garelik z.tz.l.

Donato Grosser – New York – Mosaico

Sabato 13 febbraio è deceduto a Brooklyn rav Gershon Garelik. Il rabbino Garelik arrivò a Milano con la moglie Bassie, nel dicembre del 1958. Rav Garelik fu uno dei primi shelichìm inviati dal Rebbe Menachem Mendel Schneerson all’estero e venne a Milano a sostituire rav Mordechai Hakohen Perlow che aveva servito la comunità ashkenazita della città dal 1950 nella sinagoga di Via Cellini 2.

Rav Garelik era nato in Crimea il 14 maggio del 1932 (8 Yiar 5692), dove il padre era shalìach del Rebbe Yosef Yitzchak Schneerson, in uno dei periodi peggiori della dittatura stalinista. Il padre, rav Chaim Meir Garelik (con il figlio Gershon nella foto, da Beis Moshiach, n. 801), faceva parte di un gruppo di chassidìm che mandava i figli a studiare nelle yeshivot clandestine, nonostante i rischi di essere scoperti e esiliati in Siberia, o fucilati. Durante la Seconda Guerra Mondiale il giovane Gershon Garelik studiò nella yeshivà clandestina a Samarcanda nella classe di rav Michael Teitelbaum insieme con Berel Zaltzman che in un suo libro descrisse le sue esperienze di quegli anni (Zaltzman, Hillel, Samarkand, New York, Chamah, 2015, p. 637). La vita sotto il regime di Stalin fece di questi giovani degli uomini di ferro, disposti a tutto pur di rimanere fedeli alla Torà.

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I nuovi antirazzisti hanno un vecchio problema: con gli ebrei

Nick Cohen spiega che c’è una parte del mondo progressista che non è meno antisemita dei fascisti. Il punto di vista dello Spectator

“Ci sono dei dibattiti tra uomini e donne, bianchi e neri, in cui tu sai da che parte stare”, scrive Nick Cohen sullo Spectator. “Da una parte, dal ‘lato giusto della storia’, ci sono i progressisti e dal lato sbagliato ci sono i bigotti e i reazionari che si tappano le orecchie in modo da non dovere mai cedere i loro privilegi ereditati. Tuttavia, quando si parla di ebrei, si capovolgono i ruoli. Secondo Cohen una parte dell’opinione pubblica progressista ha deciso che il miglior modo per mostrare di essere dal lato giusto della storia è quello di ripetere idee antisemite e accusare chiunque la pensi diversamente di essere complice di una trama per difendere gli interessi di Israele e spostare l’attenzione dalla sofferenza reale delle minoranze etniche meno privilegiate. Il libro di David Baddiel Jews Don’t Count è uscito questa settimana e sostiene che in un’epoca in cui ogni minoranza viene ascoltata, esiste una grande minoranza etnica, ovvero gli ebrei, verso cui un gran numero di progressisti non mostra alcun interesse.

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Fatti non foste a viver come bruti

Parashà di Mishpatim

Rav Scialom Bahbout

Il passaggio dall’atmosfera che si respira nella parashà di  Itrò a quella di Mishpatim, può lasciare interdetti: si ha una specie di caduta di tono e di stile. Dall’enunciazione dei grandi principi si passa all’analisi delle piccole cose di tutti i giorni: Rashi ci dice che l’uso della vav ו all’inizio della parashà (e questi.. ואלה) sta ad indicare che quanto segue va a completare ciò che è stato detto in precedenza ed è una sua continuazione. La Torà in sostanza afferma che la vita dell’individuo e della società è fatta spesso di piccoli dettagli e l’importante è che questi siano in linea con i principi generali appena enunciati. Potremmo cercare di individuare come le norme racchiuse nella parashà di Mishpatim si relazionano al Decalogo, ma questa sarebbe un’analisi troppo lunga. Ci limiteremo a individuare la relazione tra la prima Parola e la prima norma che si trova nella parashà.

Il primo comandamento afferma “Io sono il Signore che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto dalla casa degli schiavi”: la prima norma riguarda quindi lo schiavo ebreo, l’’eved ‘ivrì.

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