Antisemitismo | Kolòt-Voci

Categoria: Antisemitismo

E pure gli ebrei diventano “oppressori”

La nuova feroce strada per essere ritenuti degni o indegni di simpatia, di pubblico apprezzamento, di fiducia è impervia: chi sgarra viene espulso da posti di lavoro, cenacoli culturali, ruoli istituzionali.

Fiamma Nirenstein

La nuova feroce strada per essere ritenuti degni o indegni di simpatia, di pubblico apprezzamento, di fiducia è impervia: chi sgarra viene espulso da posti di lavoro, cenacoli culturali, ruoli istituzionali. Oggi è in America, ma arriva anche da noi in gran fretta. E la lista si allarga di giorno in giorno. L’ultimo Grande Fratello, con tutte le sue storiche e morali ragioni di rabbia, è il movimento Black Lives Matter. Ma lasciatemi subito dire che non voglio trascurare proprio nessuno, nemmeno la santificata Unione europea. Come dice a Julia Winston Smith, il protagonista di 1984, è in corso un gioco per cui il passato è stato abolito, ogni libro è stato riscritto, ogni pittura ridipinta e ogni statua e strada sono state ribattezzate.

Continua a leggere »

Dissoluzione ebraica in nome dell’Umanità

Già lo scorso anno era uscito il provocatorio libro “To Heal the World?” (Curare il mondo? – Come la sinistra ebraica erode l’ebraismo e mette in pericolo Israele) facendo il verso al libro di rav Jonathan Sacks dal titolo simile. (Kolòt)

OPINIONI – Niram Ferretti

Il radicalismo antiebraico che viene dagli ebrei è una di quelle patologie con cui è necessario fare i conti, e per le quali, purtroppo, non esiste alcuna cura. Chi, come Karl Marx ritrae nella Questione ebraica del 1844, l’ebraismo sotto il sembiante della religione del denaro la cui dissoluzione potrà servire solo la buona causa della società disalienata, è un celebre esempio di quell’odio per la storia e la tradizione che anima nel profondo i fautori progressisti del Nuovo Mondo che verrà. Nipote di due rabbini ortodossi, Marx getta alle ortiche insieme all’”oppio” religioso i panni obsoleti della sua stessa genealogia. Il passato, con tutto il proprio ingombrante peso di cultura e appartenenza a una comunità, a un popolo e a una religione, è orrendo. Splendido è solo il futuro, il domani in cui l’uomo sarà pienamente Uomo e niente più di quello. E’ la linea di pensiero che ritroveremo nel lavoro di un altro pensatore ebreo marxista, Isaac Deutscher, il quale, in un suo saggio del 1954 dal titolo emblematico, L’ebreo non ebreo, spiegherà la necessità di liberarsi di questo ingombrante carapace.

Continua a leggere »

Ciascuno è pazzo a modo suo, gli ebrei lo sono in modo “eletto”

Quella dell’ebreo folle è un’immagine ricorrente del pregiudizio antigiudaico. Uno scrittore brasiliano si confronta con questo topos, raccontando le vite di 16 ebrei eccentrici, da Ron Jeremy, star del cinema porno, al filosofo Otto Weininger, allo scacchista Bobby Fischer.

Elena Loewenthal

Che cos’è, infondo, la follia? Su un piano strettamente clinico è una patologia, anzi un universo di patologie che esigono cure, sorveglianza, a volte disperazione. Ma c’è anche un altro tipo di follia cui tutti, in qualche magari infinitesima misura, apparteniamo. Ce l’abbiamo tutti, un pizzico di follia, un momento nella vita in cui usciamo dai binari, sentiamo di dovere e potere essere altro.

Continua a leggere »

Ritorno a Leopoli

La piccola Parigi dell’Est: prima austroungarica poi polacca, sovietica e oggi ucraina. Negli anni ho visto guerre e tragedie, i paesaggi cambiare. Ma le comunità possono sopravvivere al loro destino

Anne Applebaum

Fu alla fine della calda estate del 1985, durante l’epoca chiamata in seguito “gli anni della stagnazione” sovietica, che vidi per la prima volta la città di Leopoli. Per un giorno e mezzo il mio treno si era diretto verso Leningrado, fermandosi di tanto in tanto in piccole città, ognuna con una triste stazione ferroviaria, un sudicio binario, un chiosco dove si potevano comprare biscotti secchi. Ricordo di aver avvertito quel senso di frustrazione che sempre accompagnava i viaggi in Unione Sovietica. A quell’epoca, gli stranieri venivano relegati in determinate città, su strade speciali e treni riservati. Mentre sorseggiavo il tè, guardavo fuori dal finestrino e desideravo sapere di più di quella piatta e incolta campagna che si estendeva appena oltre i binari. Per me era un territorio proibito, inaccessibile quanto la luna. E poi, piuttosto inaspettatamente, il mio desiderio venne esaudito. Il treno si fermò. Eravamo arrivati nella città di Leopoli, nell’Ucraina sud-occidentale. Un annuncio fu trasmesso a sorpresa. Il treno necessitava di riparazioni e si sarebbe fermato per qualche ora, i passeggeri avevano il permesso di scendere.

Continua a leggere »

Tutti gli ebrei del maresciallo Lucignano

Pier Luigi Guiducci 

Nella manovra di accerchiamento attuata dai nazisti il 16 ottobre del 1943 non venne rivolta una particolare attenzione all’Isola Tiberina perché non vi risiedevano famiglie ebree. Si voleva soprattutto violare, oltre ad altre zone, l’area dell’antico Ghetto per cancellare l’immagine di una comunità viva e laboriosa. In tale operazione alcuni ebrei riuscirono comunque a sfuggire alla cattura. E trovarono rifugio anche sull’Isola Tiberina. In questa Isola, intorno alle 5,30, furono in diversi ad accorgersi della tragedia in atto. Dall’Ospedale Fatebenefratelli vennero presto individuate le manovre dei militari tedeschi. Tra i presenti figurano anche il medico Vittorio Emanuele Sacerdoti (ebreo) e il laureando inmedicina Adriano Ossicini. In quel momento era assente il primario Giovanni Borromeo, ma i suoi collaboratori sapevano che era favorevole ad accogliere ebrei e a nasconderli. Mentre Ossicini si assentò da Roma per più giorni, si mosse nel frattempo una figura importante: quella dell’economo fra Maurizio Bialek. In una situazione di emergenza l’intesa tra frati, medici e infermieri fu immediata e fruttuosa. Tale azione umanitaria ricevette il sostegno del cardinale vicario Marchetti-Selvaggiani. 

Continua a leggere »

Ma chi è George Soros?

È un miliardario e filantropo che per la sua attività politica è diventato lo spauracchio di tutti i complottisti di destra (e non solo)

George Soros è uno dei trenta uomini più ricchi del mondo, un filantropo che ha donato centinaia di milioni di dollari a ong che si occupano di diritti umani e che si è spesso impegnato in politica, finanziando il Partito Democratico statunitense e i suoi candidati alla presidenza, come fanno molti altri miliardari americani. La risposta alla domanda nel titolo potrebbe esaurirsi qui, se non fosse che  Soros è anche un’altra cosa: la “bestia nera” dei complottisti di tutto il mondo.

Uno sguardo rapido alla sezione “Conspiracy” del sito Reddit, dove solo negli ultimi sei mesi sono state aperte 800 discussioni su Soros, restituisce un’idea abbastanza chiara dell’opinione che molti hanno del miliardario americano: «È un burattino miliardario della famiglia Rothschild che destabilizza intere nazioni finanziando programmi destinati alla “giustizia sociale” e corrompendo politici»; «È un tizio che vuole distruggere tutto ciò che c’è di bello nel mondo e non credo di aver mai sentito una buona ragione sul perché voglia farlo. Vorrei che questa fosse un’iperbole»; «Se non vado errato è il cugino del diavolo. In sostanza, finanzia ogni causa spregevole a cui puoi pensare e lo fa in nome del denaro e dell’influenza globale».

Soros è particolarmente detestato dai conservatori statunitensi per via delle sue idee progressiste, ma negli ultimi anni la sua persona ha iniziato a diventare famigerata anche tra gli esponenti della destra radicale italiana. Soros – che è ebreo, particolare citato sgradevolmente spesso nelle varie teorie del complotto – di recente è accusato soprattutto di essere la mente di un bizzarro piano che sembra uscito da un romanzo di fantascienza distopica: sostituire la popolazione italiana con immigrati da utilizzare come operai a basso costo. Questa strampalata cospirazione è stata sdoganata anche dai politici e dai media mainstream. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, ha parlato di questo complotto più volte, l’ultima proprio questa settimana: «Sono sempre più convinto che sia in corso un chiaro tentativo di sostituzione etnica di popoli con altri popoli: è semplicemente un’operazione economica e commerciale finanziata da gente come Soros. Per quanto mi riguarda metterei fuorilegge tutte le istituzioni finanziate anche con un solo euro da gente come Soros».

Continua a leggere »

Il re del mimo francese salvò centinaia di bambini ebrei

Annalisa Lo Monaco

“L’arte del silenzio”: così il grande mimo francese Marcel Marceau definì la sua straordinaria capacità di esprimere, senza l’ausilio della parola, la poesia della vita. Bip il Clown, il personaggio che lo ha reso famoso, era una maschera al tempo stesso comica e tragica, com’è del resto la realtà. Nella sua vita Marceau non si è distinto solo come attore, ma anche come coraggioso membro della Resistenza francese, durante l’occupazione nazista. Molti bambini ebrei chiusi in un orfanotrofio riuscirono a salvarsi dalla deportazione nei campi di sterminio: Marceau li condusse sani e salvi in Svizzera, grazie anche alla sua capacità di stupire con la mimica, usata per tenere buoni i piccoli.

Marcel, il cui vero cognome era Mangel, apparteneva a una famiglia ebrea che viveva a Strasburgo, proprio vicino al confine con la Germania. A 16 anni comprese bene cosa avrebbe significato l’occupazione nazista, per sé e per la sua famiglia, che si trasferì a Limoges, nella Francia centrale.

Marcel Mangel capì che avrebbe dovuto lottare per sopravvivere, e quando l’esercito francese capitolò davanti alle forze di invasione tedesche, decise di cambiare il cognome in Marceau, in onore di un generale della Rivoluzione Francese. Insieme al cugino George Loinger si unì alla Resistenza, ma non riuscì comunque a salvare il padre, che venne catturato e mandato ad Auschwitz, dove morì. Continua a leggere »