Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

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I politici israeliani devono scusarsi prima di Kippùr

Chen Artzi Sror – Ynetnews

“ I politici devono chiedere perdono per l’odio e l’intolleranza che hanno diffuso durante questa campagna elettorale; ma in questo periodo dell’anno – è necessario un momento di penitenza e di preghiere che portano alle importanti festività ebraiche di Rosh Hashanà (Capodanno ebraico) e Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione) – dovremmo riflettere tutti, sul nostro comportamento reciproco.”

Netanyahu, Liberman, Litzman, Lapid e Gantz devono delle scuse a Israele. Benajmin Netanyahu, membri di Likud, ora è tempo che vi scusiate. Chiedete scusa a oltre il 50% degli elettori che avete marchiato come traditori e sciocchi. Scusatevi con i cittadini arabi israeliani per le vostre palesi bugie, i vostri insulti, il vostro razzismo.

Signor Gantz, signor Lapid e certamente signor Liberman – dovete scusarvi con la comunità ultraortodossa, i religiosi e gli ebrei osservanti. Andate a Bnei Brak. Andate velocemente e chiedete perdono per aver sparato i vostri petardi. Non esiste un’unità nazionale secolare. Questo è un ossimoro.

Nitzan Horowitz, Stav Shafir ed Ehud Barak dell’Unione Democratica, dovreste recarvi nell’insediamento di Yitzhar, la comunità che ospita il maggior numero di donatori di reni in Israele. Guardate quelle persone negli occhi e supplicate di essere perdonati per averle demonizzate. Andate in giro per il loro centro giovanile e la loro scuola materna e dìte loro che siete dispiaciuti.

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Purim e Kippur – Due feste così diverse eppure così uguali

Analogie e similitudini tra Purim e Kippur

David Gianfranco Di Segni

G DiSegniLa festa di Purim ricorda, come è noto, un fatto accaduto circa 2500 anni fa in Persia durante il regno di Assuero. Si racconta nella Meghillàt Estèr , uno dei libri della Bibbia, che Hamàn, il perfido consigliere del re, voleva sterminare tutti gli ebrei del regno, uomini, donne e bambini. Per intercessione della regina Ester, una giovane ebrea che era diventata moglie del re nascondendo la propria origine ebraica, e di suo zio Mordechai, che era il capo della comunità ebraica, gli ebrei vennero salvati e i responsabili della tentata “soluzione finale del problema ebraico” furono puniti. A ricordo dello scampato pericolo fu istituita la festa di Purim, che letteralmente significa “sorti”, perché il giorno stabilito per il massacro era stato estratto a sorte dal perfido Haman.

La festa è caratterizzata da uno spirito estremamente gioioso: sia la sera che la mattina si legge pubblicamente la Meghillàt Estèr , scritta a mano su uno speciale rotolo di pergamena; si fanno doni ai bisognosi; si inviano cibi e bevande in regalo agli amici; si partecipa a uno speciale banchetto festivo in cui si beve vino a volontà, fino a confondersi e a scambiare le benedizioni con le maledizioni, a tal punto da dire “benedetto Haman” e “maledetti Ester e Mordechai”. I bambini usano mascherarsi, a ricordo del ribaltamento delle sorti.

Purim è una festa contraddistinta da una dimensione molto materiale, in cui manca un rituale religioso specifico, come esiste invece per altre feste comandate dalla Bibbia. È una festa mascherata in tutti i sensi: sia perché ci si maschera, ma anche perché la dimensione spirituale è, per così dire, “mascherata”, nascosta. Il nome stesso “Ester” viene fatto derivare dalla parola ebraica hastèr , che significa appunto “nascondere”: Ester, quando fu prescelta per diventare regina, nascose la propria origine. Anche la dimensione del Divino è nascosta: non è un caso che il Nome di D-o non compaia mai nel libro di Ester, unico in questo fra tutti i libri della Bibbia; solo allusioni alla Divinità sono presenti, come quando Mordechai incita Ester a intercedere presso il re Assuero, perché se non lo farà lei – dice Mordechai – “la salvezza verrà comunque da un altro posto”.

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Il panino prosciutto e formaggio di Kippur

Una giornata di studi a Torino sulla figura di rav Menachem Emanuel Artom, il primo dei rabbini “cattivi”

Manuel Disegni

La tradizione ebraica delle lezioni commemorative, soprattutto quando sono dedicati al ricordo di un Maestro, prevede che alla rievocazione della sua figura e alle testimonianze dirette siano alternati momenti di studio vero e proprio. Si considera questo, infatti, il modo più adeguato a onorare la memoria di un rabbino. La seconda sessione del convegno Torath Chajim organizzato nei locali della Comunità ebraica torinese per ricordare rav Menachem Emanuele Artom z.l ha rispettato questo segno distintivo, trovando, fra le dotte lezioni rabbiniche, ampi spazi per soffermarsi sulla personalità di rav Artom, suo lascito umano e intellettuale.

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La feroce polemica su quando cade Kippur

Polemiche fra rabbini atto II, ovvero: gli ebrei del Kippur e gli ebrei dello shabbat

Gianfranco Di Segni

Quest’anno Kippur capita di Shabbat. Non è un evento raro: in media, succede ogni tre anni. La stranezza è che anche l’anno prossimo Kippur capiterà di Shabbat; e saltando il 2012, ci sarà poi un’altra doppietta di Kippur/Shabbat nel 2013 e 2014. Quest’assembramento inusuale di Kippur coincidente con Shabbat, 4 volte in 5 anni, si ripeterà (con il calendario attualmente in uso) solo fra vent’anni, dal 2034 al 2038, mentre per almeno 64 anni prima di quest’anno non si è mai verificato (indietro non sono andato; chi è curioso di controllare, mi contatti e gli spiego un modo pratico e facile per farlo).

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Kippur che cade di shabbàt

Una “chaqirah” halakhica

Alberto Somekh

Qualche giorno fa un membro della mia Comunità mi ha posto un quesito interessante: se Yom Kippur cade di Shabbat, come quest’anno, che cosa ne è della Mitzwah di ‘Oneg Shabbat (“delizia del Sabato”)? E’ possibile che questo aspetto del “settimo giorno” venga del tutto messo da parte a fronte della Teshuvah e del digiuno? La domanda richiede una “chaqirah” (indagine, disamina) delle Halakhòt di Yom Kippur, ed ecco per sommi capi gli elementi che ho ritenuto rilevanti.

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Che ne è dello shabbàt se cade di Kippur?

Una “chaqirah” halakhica

Alberto Somekh

Qualche giorno fa un membro della mia Comunità mi ha posto un quesito interessante: se Yom Kippur cade di Shabbat, come quest’anno, che cosa ne è della Mitzwah di ‘Oneg Shabbat (“delizia del Sabato”)? E’ possibile che questo aspetto del “settimo giorno” venga del tutto messo da parte a fronte della Teshuvah e del digiuno?

La domanda richiede una “chaqirah” (indagine, disamina) delle Halakhòt di Yom Kippur, ed ecco per sommi capi gli elementi che ho ritenuto rilevanti. Continua a leggere »

La grandezza di colui che ha fatto teshuvà

Donato Grosser

R. Yehudà Moscato (Osimo, 1530-1593, Mantova) nella sua opera Nefutzòt Yehudà, nella trentottesima derashà, scritta in occasione del giorno di Kippur, cita il seguente passo dal trattato Yomà (86b) del Talmud babilonese: R. Shim’on ben Lakish (detto Resh Lakish) disse: “Grande è la teshuvà, perché grazie ad essa i peccati commessi intenzionalmente [zedonòt] vengono considerati [al trasgressore che ha fatto teshuvà] come fossero stati commessi per errore [shegagòt], come è detto dal profeta Hoshea’: «Ritorna, Israele, all’Eterno, tuo Dio, perché sei inciampato nel tuo peccato commesso intenzionalmente» (Osea, 14:2). [Vediamo che] I peccati commessi intenzionalmente sono chiamati un inciampo [da cui si deduce che chi fa teshuvà è considerato come se avesse peccato per errore e non intenzionalmente]. [E viene domandato] È proprio così? [che i peccati intenzionali sono chiamati commessi per errore]. Proprio lo stesso Resh Lakish ha affermato che la teshuvà è così grande che i peccati commessi intenzionalmente vengono considerati come se fossero dei meriti, come è detto dal profeta Yechezkèl: «E quando il malvagio si allontana dalla sua malvagità, e fa ciò che è lecito e giusto, vivrà così» (Ezechiele, 33:19)! [La risposta è che] [Tra le due affermazioni di Resh Lakish] non vi è una contraddizione: nel secondo caso si tratta  di una teshuvà derivata dall’amore, mentre nel caso precedente da una teshuvà derivata dal timore”.

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