Come un’utopia può diventare realtà | Kolòt-Voci

Come un’utopia può diventare realtà

Dall’intervento tenuto a Milano il 13 marzo al Forum sulla guerra in Ucraina organizzato da La Repubblica.

Rav Scialom Bahbout

1.     Quando si vuole aprire una guerra con un paese bisogna aprire con una proposta di pace (Deuteronomio 20: 10): gli effetti di un rifiuto a rispondere a una proposta di pace anche se onerosa per chi la accetta, possono risolvere problemi molto gravi. Tutto dipenderà dalle persone che dovranno trattare.   

2.     Al di là delle gravi perdite umane e non solo che questa guerra comporta, essa può/deve essere vista come un’opportunità da non perdere per cambiare il mondo. Questo riguarda le forze che si combattono Russia e Ucraina, ma anche l’Europa e gli Stati Uniti per il ruolo che hanno avuto prima e durante la guerra. Il modo in cui si risponderà a questa situazione, potrà essere utilizzato come spunto per altre situazioni simili nel pianeta.

a)     Il cambiamento non può essere il prodotto di una guerra, ma deve essere il risultato di una profonda riflessione che porti a un cambiamento radicale nei nostri comportamenti. Il pericolo cui andiamo incontro è che sia l’ennesima occasione sprecata: un’immagine biblica che può aiutarci a capire bene il concetto è quella dell’amata del Cantico dei cantici che quando l’amato bussa alla sua porta, indugia e finalmente, una volta che apre la porta, è troppo tardi:  l’amato si è dileguato (Cantico 5: 2 – 6).

b)      Le lotte e le controversie sono il motivo ricorrente del libro della Genesi: lo scontro tra Caino e Abele per chi ha diritto sulla terra o chi deve possedere i mezzi di produzione (Genesi 4: 6 – 9); Giuseppe e Giuda e Fratelli, figli di Giacobbe, discutono aspramente tra loro, ma il testo non dice nulla su cosa stesse facendo il Signore. Il midrash nota che ognuno era occupato a risolvere i propri problemi: Giacobbe era in lutto per la perdita del figlio Giuseppe, Giuda era impegnato nel risolvere i propri problemi familiari,  Giuseppe era in fondo a un pozzo, schiavo di Potifar; ma cosa faceva nel frattempo la Presenza divina? Si occupava a fare splendere la luce Messia: da Tamar nuora di Giuda sarebbe disceso il Messia per merito della moabita Ruth.

c)     I danni di questa guerra devono indurci a riflettere cosa fare nel futuro: molte sono le vittime  evidenti, ma molte altre saranno evidenti in futuro: è chiaro che l’aver lasciato da parte nostra che accadesse tutto quanto vediamo è segno di una grave responsabilità e miopia.  

d)     Cosa bisogna fare in futuro: trasformare il male causato dalla guerra in qualcosa di positivo, cioè fare un’azione di Tikun (riparazione) che dovrà essere accompagnata da un’azione di Tzimzum, cioè ritrazione autolimitante che deve fare l’uomo creato a immagine divina per lasciare spazio agli altri, così come ha fatto Dio quando ha creato il Mondo.

3.     Sempre in questi giorni è stato sollevato il problema quale sia il valore da privilegiare: la pace o la verità. Da vari passi della Bibbia si deduce che la pace è un valore assoluto da perseguire con forza (Cerca la pace e inseguila, Salmo 34: 15), mentre la verità assoluta rimane comunque al di fuori della portata dell’uomo: questo impariamo dal rapporto tra Giuseppe e i fratelli e tra Samuele, Davide e Saul.

4.     Una domanda è stata sollevata in questo periodo: tra tutti i luoghi e gli Stati presenti nel Mondo, perché Gerusalemme dovrebbe essere la sede di trattative di pace? Ovviamente come ebrei possiamo fa notare che il nome della città è già un programma (città della pace), poi Gerusalemme rappresenta la fedeltà a un’idea e ai valori che hanno contraddistinto la storia del popolo ebraico, cosa che ha meravigliato l’illuminista J.J. Rousseau e che ha permesso al popolo ebraico di superare i millenni.

È paradossale che una piccola realtà come Israele possa essere il centro per cercare di dirimere la controversia: non dimentichiamo che lo stesso auspicio era già stato espresso dai profeti Micha (4: 1 – 5) e (Isaia (2: 1 – 4) quando le grandi potenze del tempo erano l’Egitto e l’Assiria e tutti i popoli saliranno sul Monte del Signore e ognuno potrà seguire il proprio Dio.

L’Ucraina e la Russia sono stati al centro della rinascita politica del popolo ebraico e al centro del suo rinnovamento culturale, nonostante i pogrom che hanno contraddistinto la storia degli ultimi secoli alcuni sia per quanto riguarda la cultura che la politica. Qualche nome per tutti: Agnon, Bialik, Mendele Mocher Sefarim, Shakom Alechem, Shaul Tchernichovsky, Pinsker, Lilinblum, Golda Meir, Sharet (ministro degli esteri era di Cherson) e molti altri uomini politici.

Un’osservazione: tutta l’Europa orientale, ma l’Ucraina in particolare, hanno visto il nascere e lo sviluppo del movimento Chassidico che basa la sua attività sul pensiero del Zimzum e del Tikun di Rabbi Itzchak Luria: solo lasciando spazio agli altri si può raggiungere la pace e l’armonia. Questo processo – ritrarsi, farsi piccoli, lasciare spazio agli altri – è un processo educativo che deve iniziare fin dalla fanciullezza, perché solo così potrà mettere radici e cambiare davvero ogni uomo.

Un processo educativo che ha bisogno del suo tempo per consolidarsi: nell’educazione bisogna avere pazienza. E allora dopo che Russi e Ucraini saranno saliti assieme a Israele sul monte, a Gerusalemme, anche gli altri popoli vi saliranno.

Quella che sembra essere un’utopia potrà realizzarsi se solo ognuno sarà disposto a fare la propria parte. E il popolo ebraico ha dimostrato che “se lo si vorrà non sarà una leggenda”.Scialom Bahbout