Il futuro tra fede, protesta e impegno | Kolòt-Voci

Il futuro tra fede, protesta e impegno

Parashà di Beshallàch

Rav Scialom Bahbout

La parashà di Beshallàch contiene molti argomenti: l’inseguimento del Faraone, la divisione del Mar Rosso, la  Cantica del mare, le acque di Marà, la Manna, lo shabbat, le acque di Refidim e la guerra con Amalek: si tratta di argomenti che, pur essendo narrati in successione, sono spesso in contrasto con loro.

Scrive Feivel Melzer*,

In base a quanto dicono i Maestri, per la fede dimostrata sul Mar Rosso la Presenza divina si posò su Israele e gli ebrei cantarono la Shirà: la stessa redenzione di Israele dall’Egitto fu un premio per fede dimostrata e, anche in futuro, per la loro fede, gli ebrei verranno redenti dalle Diaspore in cui si troveranno.

L’apertura delle acque del Mar Rosso ha avuto un ruolo importante nel rafforzamento della fede perché ha creato le condizioni speciali per le quali è stato detto “Una serva ha visto sul mare ciò che non videro il profeta Ezechiele e tutti gli altri profeti”. La Shirà contiene però dei momenti di grande fede, ma anche di forte protesta.

Di grande fede: nelle parole “Questo è il mio Dio e io lo farò dimorare (veanvehu, ואנוהו)” che vengono intese o nel senso che Israele dichiara che deve fare dimorare Dio dentro di sè, rendendosi simile al Signore:  “Come Egli è misericordioso anche tu devi essere misericordioso, come Egli è longanime anche tu devi esserlo; oppure con una interpretazione più spinta, nel senso che Io e Lui siamo amici, siamo quasi una stessa unità, come diciamo durante la festa di Sukot: salva אני והוא ani vahu (la parola ואנוהו viene divista in due אני והוא come per indicare l’estrema unità di Israele e Dio).

Di forte protesta: quando Israele afferma “chi è come te tra gli dei, (mi kamocha baelim ,   באלים parola che i Maestri trasformano in Baillemim באילמים  (tra i sordi): chi è come te che non ascolti le preghiere dell’uomo. Israele però non si perde d’animo: la Mekhiltà interpreta il seguito dello stesso verso (questo è il mio Dio) dicendo “è il Dio di mio padre e io lo innalzerò” facendo uso di una parabola: Israele dice: Io sono una regina figlia di re, amata figlia di amati, santa figlia di santi, pura figlia di puri; come quell’uomo che andò e sposò una donna: a volte si vergognava di lei, a volte della sua famiglia, a volte si vergognava dei suoi parenti; ma questo non vale per Israele: io non mi comporto così, ma sono sempre regina figlia di re….  

I maestri andarono oltre e utilizzarono la cantica come esempio di come si deve impostare una preghiera. I 18 versi della Shirà comprendono tre versi di lode, tre versi di omaggio di chiusura e i 12 versi centrali dedicati alla descrizione  dell’apertura del mare; similmente  i Maestri hanno stabilito tre  benedizioni iniziali di lode, tre di ringraziamento finale, le benedizioni centrali per le richieste che l’uomo fa ogni giorno.

Come s’è detto, nella parte centrale della parashà  troviamo le lamentele del popolo per la mancanza di cibo (pane e carne) e di acqua: sono queste le occasioni in cui il popolo mette alla prova il Signore. Un’espressione chiara in questo senso troviamo dopo l’episodio dei 12 esploratori: “mi hanno messo alla prova per dieci volte” (Numeri 14, 22). Delle dieci volte in cui il popolo mette alla prova il Signore ben sette si trovano in questa parashà: due prima dell’apertura del mare, due nella mancanza d’acqua, due nella mancanza di cibo (manna) e uno nella mancanza di carne (quaglie).

La Torà dice: Arrivarono a Marà, ma non poterono bere dell’acqua poiché le acque erano amare – le azioni di quella erano amare (Shemot Rabbà 80, 3). Si dimostrarono irriconoscenti nel protestare per il presente, esprimendo anche tutta la nostalgia per il passato, diventato tutto rosa, quando il cibo veniva dato, senza che loro però avessero la libertà e la responsabilità delle proprie azioni.

Ma il Signore mette alla prova Israele non tanto con delle grandi prove, ma con delle piccole prove tutti i giorni: riuscire a superarle è molto più difficile, perché richiede costanza e impegno continuo, molto più di una grande prova. Tutto ciò che viene raccontato tra l’inizio e la fine ci spiega due cose.

1.     Il grande miracolo del Mar Rosso non li ha cambiati nel profondo, questo accadrà solo dopo i 40 anni di vita nel deserto e di prove che gli ebrei dovranno superare giorno dopo giorno.

2.     I contrasti interni di cui si parla nella parte centrale della Parashà finiscono per indebolire Israele e renderlo più attaccabile da Amalek.

In effetti quando pensiamo alla storia del popolo ebraico, non possiamo non osservare che più volte le divisioni interne al popolo ebraico hanno causato notevoli disastri.

Rashi nel commento al verso Esodo 19,2 scrive:  “Israel si accampò di fronte al monte: come un sol uomo con un solo cuore, ma tutte le altre tappe furono fatte con discussioni e divisioni” .  

Il popolo ebraico è uscito profondamente ridimensionato dopo le persecuzioni del secolo scorso ed è chiaro che le divisioni non possono fare altro che indebolirlo ulteriormente. Pur con tutte le possibili e molteplici interpretazioni, la Torà – – che anche gli altri popoli riconoscono come la Carta Magna del popolo ebraico – rappresenta il momento dell’unità del popolo ebraico. Se il popolo ebraico vorrà costruire per sé un futuro più solido dovrà ripensare in che modo porre la Torà al centro delle scelte ebraiche per garantirne la continuità. Naturalmente i suoi leader hanno oggi più che mai una responsabilità maggiore che in passato e non potranno affidarsi ai miracoli che, anche quando si manifestano,  hanno una influenza temporanea e limitata.

Scialom Bahbout

Feivel Melzer (Kovno 1893, Gerusalemme 1973)

Membro di una importante famiglia di rabbini e studiosi. Ha studiato nella Yeshivà di Slovodka, attivo nei movimenti sionista, salito in Israele nel 1923 ed è stato tra i fondatori del progetto “Daat  Mikrà”, che comprende la stampa di un commento moderno a tutti i libri della Bibbia. Ha insegnato all’Università Bar Ilan e alla Yeshiva University. Docente nelle scuole per la formazione di insegnanti. Non dava una lezione sul testo biblico se non aveva consultato prima con la moglie che era una grande esperta della Bibbia. Tra i suoi scritti il commento a Ruth, un commento alle Parashoth e Haftarot e un importante e originale commento al libro dei Salmi.