Vietare la macellazione Kasher: Europa judenfrei? | Kolòt-Voci

Vietare la macellazione Kasher: Europa judenfrei?

Eliahu Alexander Meloni*

Come accade spesso, a metà del mese di dicembre è successo un fatto quasi passato inosservato. Le preoccupazioni legate al COVID, l’avvicinarsi alle festività natalizie e il fatto che riguarda soprattutto il mondo ebraico e anche musulmano hanno rilegato la notizia in secondo piano. Tuttavia le conseguenze sul lungo periodo di una decisione della Corte Europea potrebbero essere catastrofiche per la permanenza della presenza ebraica in Europa.

L’Unione Europea si vanta di essere un esempio di tolleranza, libertà e di promozione di tutti i valori civili. Tuttavia la sua più alta istanza giudiziaria, la Corte di Giustizia Europea, ha emesso una sentenza che conferma il divieto di macellazione rituale nelle due regioni del Belgio: Vallonia e Fiandre. La sentenza sostiene il requisito che gli animali macellati debbano prima essere storditi, pratica assolutamente proibita dalla Halakhà. Per la legge ebraica è fondamentale che l’animale venga ucciso nel modo più umano possibile e con meno dolore possibile. Di conseguenza, gli viene tagliata la gola con un coltello affilato, causando una perdita quasi istantanea di coscienza a causa di forte dissanguamento e poi la morte. È altrettanto fondamentale che l’animale sia in buona salute e libero da patologie, se l’animale è ferito o in agonia non è idoneo alla macellazione.

Attualmente, i regolamenti dell’UE vietano la macellazione di animali senza previo stordimento, sebbene siano state consentite eccezioni a questa regola per la macellazione religiosa.

Alcuni paesi europei, tuttavia, hanno vietato tali eccezioni e quindi vietato le pratiche di macellazione kasher come la Svezia, la Norvegia, l’Islanda, la Danimarca e la Slovenia. 

Due regioni del Belgio – Fiandre e Vallonia – hanno imposto un divieto simile nel 2017. La Comunità Ebraica belga – assieme alle Comunità musulmane –  hanno contestato questa imposizione portando la causa alla Corte Europea, che ora ha emesso la sua rovinosa sentenza.

È già grave che singoli Paesi abbiano scelto di non consentire eccezioni alla macellazione di loro iniziativa tuttavia, una decisione del genere da parte della più alta Corte dell’UE è di gran lunga peggiore. Questo non solo può stimolare più Paesi a fare lo stesso, ma manda anche un segnale culturale devastante. 

Viene messo in discussione, per non dire abolito, il principio fondamentale del mondo occidentale, secondo cui le minoranze possono praticare liberamente i loro precetti religiosi in una sfera privata, in cui non rappresentano una minaccia per la maggioranza. La Corte Europea non ha tenuto conto dell’argomentazione portatale che ricordava che «gli Stati membri dell’UE hanno l’obbligo a rispettare le convinzioni religiose profondamente radicate nei fedeli della fede ebraica e musulmana e autorizzando la macellazione rituale degli animali richiedendo, nello stesso tempo, lo stordimento durante il processo di macellazione, compromettono il principio delle libertà religiose» che l’UE garantisce. Tuttavia il tribunale ha respinto l’argomentazione affermando invece di avere trovato “il giusto equilibrio” tra benessere animale e libertà religiosa.

L’argomentazione della Corte Europea riconosce, in un primo tempo, che lo stordimento prima della macellazione “comporta una limitazione” dei diritti degli ebrei e musulmani alla libertà di manifestare la propria religione. Tuttavia afferma che la legge consente di interferire con questa libertà. Come? Con un sofisma non da poco, afferma che lo stordimento è «limitato ad un aspetto specifico dell’atto rituale di macellazione, e questo atto di macellazione non è, tuttavia, proibito in quanto tale».

Ora, come ho già accennato prima, l’ebraismo richiede che gli animali “siano integri e sani al momento della macellazione” affinché la carne sia kasher.

Stordire un animale sparandogli in testa un proiettile o con una scarica elettrica che danneggia il suo cervello, rendendolo, in entrambi i casi, gravemente ferito – e persino morente – è in totale contraddizione con l’ebraismo. Il divieto di stordimento è quindi un elemento essenziale per una macellazione rituale e per avere carne permessa per la vita ebraica.

La Corte Europea afferma di rispettare la libertà della pratica religiosa in generale e quella ebraica in particolare, prendendosi comunque il diritto di ridefinire questa pratica in un modo che queste religioni rifiutano mettendo fuori legge un precetto fondamentale, costringendo ebrei e musulmani ad adottare una pratica che è loro proibita. Inoltre tenta di nascondere l’intolleranza della sua sentenza, affermando che non è vietato – lo stordimento – per gli ebrei e per musulmani poiché è il tribunale che ha stabilito questa legge.

Il tutto viene motivato dalla Corte Europea dalla sua preoccupazione per il benessere animale! 

Non si può evitare di chiedersi dov’è la coerenza se questa stessa Corte non lo chiede per la caccia o la pesca. Un cervo ferito dal colpo di fucile del cacciatore non soffre? Il visone che muore per le ferite causate da una trappola o la volpe sbranata dai denti di un branco di cani non vanno incontro ad una morte molto più crudele dell’animale macellato secondo i riti della kasherut? Non hanno diritto anche loro alla tutela del loro benessere?

La risposta data dalla Corte ha l’apparenza di un sillogismo: «Queste uccisioni si svolgono in un contesto in cui le condizioni per l’uccisione sono molto diverse da quelle utilizzate per gli animali da allevamento». Certo, ma in questo caso sembra che l’animale selvatico sia inferiore a quello d’allevamento ricordando la differenza che si faceva nel XVII° secolo tra l’uomo selvaggio e civilizzato. Il primo si poteva uccidere e schiavizzare perché ritenuto inferiore.

E tempo di chiedersi, senza mezzi termini, quale siano le vere motivazioni che alimentano questa controversia sulla macellazione ebraica, dato che esistono tantissime prove che la Shekhità è molto meno cruenta dell’uccisione con stordimento e molto più rapida.

L’Europa è fiera ed orgogliosa di portare i valori dell’illuminismo, che sono la base del liberalismo e della tolleranza (direi di una certa tolleranza), diventando un nuovo dogma: l’universalismo.

Tuttavia bisogna ricordare che l’Illuminismo nasce da un’avversione per la religione e con la convinzione che la ragione poteva prevalere solo se la religione fosse soppressa o per lo meno sotto il controllo totale della ragione e dello stato. In poche parole, nella vita pubblica la ragione e nella vita intima la religione, a patto che quest’ultima sia soprattutto simbolica e senza impatto sulla società. Questo porta nella seconda metà del XX° secolo alla nascita di un’ideologia predominante nell’Occidente, il relativismo morale e culturale, che ha spinto l’ascesa della venerazione del mondo animale e la natura – portandoli quasi al livello di divinità come uno nuovo paganesimo – a spese dell’uomo e della sua libertà, in particolare, religiosa che viene percepita come contro la natura e come antagonista al progresso.

Non escludo anche un rimasuglio di antisemitismo inconscio, ricordiamo che Göring prese come uno dei primi provvedimenti contro gli Ebrei il divieto della Shekhità. Tuttavia non penso che sia il motore principale di queste decisione.

Tuttavia le conseguenze di tale decisione sono drammatiche sia per la libertà religiosa in Europa che per il mondo ebraico.

In effetti se le strutture governanti possono decidere di come si pratica la religione, usando lo strumento della legge, la morale e l’etica religiosa finiranno inevitabilmente per seguire i cambiamenti politici e non saranno più criteri “super partes”, che determinano i limiti invalicabili, che definiscono l’Umanità di ogni società e civiltà.

Per noi ebrei significa, a più o meno lungo termine, l’impossibilità di continuare a vivere in Europa. Se l’Europa, attraverso l’UE e la sua Corte, si arroga il diritto di definire ciò che è lecito applicare della Halakhà e non più noi stessi, sulla base della nostra tradizione, significa la nostra scomparsa.

Scomparsa se rimaniamo in Europa, poiché la nostra cultura sarà stravolta. Se oggi si incomincia a cambiare e vietare la Shekhità non sarà lontano il tempo in cui la milà – circoncisione – verrà sospesa o sarà possibile solo quando il bambino sarà in età di decidere se farla o meno.Scomparsa, molto più probabile, perché abbandoneremo l’Europa. È certo che, se si continua su questa via, la componente più religiosa andrà in luoghi dove si potrà osservare liberamente le mitzvot impoverendo in modo drammatico le Comunità Europee determinando la fine della presenza ebraica millenaria in Europa. Si arriverà a dare concretezza a certi sogno di un Europa judenfrei?

*Rabbino Capo di Trieste