La “primogenitura” è una questione di sangue? | Kolòt-Voci

La “primogenitura” è una questione di sangue?

Parashà di Toledòt

Rav Scialom Bahbout

La lotta per il diritto alla primogenitura, che è centrale nella parashà di Toledot, attraversa tutta la Bibbia fin dalla nascita dei primi figli dell’uomo: Caino perde la primogenitura che di fatto viene acquisita da Shet  (terzo figlio di Adamo ed Eva), Ismaele primogenito di Abramo perde la sua posizione a favore di Isacco, Giacobbe compra la primogenitura da Esaù, Giuda e Levi saranno le tribù guida nella vita politica e religiosa (ai danni dei primogeniti Ruben e Giuseppe), Menashè viene sostituito da Efraim, Mosè e non Aronne sarà il capo politico, David – settimo figlio di Ishai – sarà il Re, Salomone e non Adonià figlio maggiore di David, erediterà il trono del padre ecc.

Fra tutti questi casi, desta scandalo quello della primogenitura carpita da Giacobbe, con una manovra poco limpida, perché acquisita sfruttando un momento di difficoltà di Esaù: l’acquisto della primogenitura comporterà il diritto all’eredità e alla  benedizione, la bekhorà בכרה diventa quindi berakhà ברכה, due parole composte dalle stesse lettere.

Ma vediamo come si è arrivati al passaggio della primogenitura da Esaù a Giacobbe: l’annuncio viene dato a Rebecca in una profezia.

Scrive Umberto Moshè David Cassuto *

L’elemento che domina tutti i racconti del ciclo di Giacobbe ed Esaù, e che domina del pari la concezione israelitica dei rapporti tra i popoli d’Israele e di Edom, di cui quelli sono la raffigurazione simbolica, è l’oracolo pronunziato, secondo 25,23 quando i due gemelli erano ancora nel seno materno: “due popoli sono nel tuo senso, due nazioni dalle tue viscere si dipartiranno; l’una nazione sarà più forte dell’altra, e il maggiore servirà il minore” Questo oracolo deve sempre essere tenuto presente se si vuole intendere ciò che ad esso segue nella Genesi, dimenticarlo o lasciarlo volutamente da parte  significa  precludersi la via ad intendere i testi. Ciò che esso annunzia  è un decreto divino, ovvero una comunicazione data dalla presenza divina, e non potrà non avverarsi, qualunque cosa vogliano o dicano o facciano gli uomini. Se non che, esso è, come di solito gli oracoli, vago ed ambiguo. “Una nazione sarà più forte dell’altra”: quale sarà la più forte e quale la più debole? In questo stico non è detto. Ma neppure lo stico seguente, sebbene sembri dover chiarire la cosa, effettivamente non la chiarisce, non in modo tale da non lasciare dubbiezze. “Il maggiore servirà il minore”, così esso suona. Ma i due gemelli “si agitavano”  nel seno della madre: chi ci dice che non si siano scambiati il posto, e che quello che nacque prima non fosse quello che doveva nascer dopo? Tanto più che il secondo esce tenendo afferrato colla mano il calcagno del primo, segno di una lotta che doveva esserci stata fra loro per la precedenza. Senza contare che chi avesse voluto intendere l’oracolo a modo suo, avrebbe anche potuto sostenere con un po’ di sforzo, che “il maggiore” è oggetto e “il minore” è soggetto: altra possibilità di dubbiezza.  Più tardi i fatti dimostreranno che il maggiore, da intendersi come soggetto, è Esaù.

(La questione della Genesi, pagina 229).

Se la primogenitura è determinata solo da aspetti genetici, ci chiediamo come sia possibile mettere in discussione chi è il vero primogenito. Ma sono proprio le donne, le testimoni latrici delle nascite, che fanno le scelte in cui privilegiano il candidato più adatto ad accogliere l’eredità spirituale di Abramo. A prendere le decisioni e a indirizzare la storia non saranno gli uomini, ma le donne. Vediamo in sequenza i vari stadi attraverso cui l’eredità spirituale viene trasmessa:

 Sara. Se analizziamo il comportamento di Abramo e di Isacco e poi quello di Giacobbe, osserviamo che i padri non avevano capito qual era la persona più idonea a indirizzare la storia: Sara decide di cacciare Hagar e il figlio Ismaele perché non vuole che il figlio della schiava riceva l’eredità assieme a Isacco, e prende una decisione difficile e problematica, ma che dimostra la sua capacità di vedere più lontano.

Rebecca. L’oracolo ricevuto le permette di prendere l’iniziativa di indirizzare la storia secondo l’interpretazione che lei dava all’oracolo stesso e cioè che il figlio maggiore (Esaù) avrebbe servito il minore (Giacobbe).

Lea e Rahel. Giacobbe sposa per prima Lea, nonostante lui desiderasse sposare Rahel. Ma questo è stato possibile, non solo per l’imbroglio organizzato da Labano per rispettare l’uso di far sposare la sorella maggiore prima della minore, ma per l’amore disinteressato mostrato da Rahel. Lea, la sorella maggiore destinata a sposare Esaù, si dispera e perde la sua bellezza rincorrendo l’idea di sposare Giacobbe. Per amore verso Lea, Rahel  – che conosceva bene gli imbrogli del padre – le suggerisce il codice che aveva concordato con Giacobbe affinché non si accorgesse di una eventuale sostituzione della sposa: per merito del duo Rahel – Lea la storia ebraica prenderà la direzione che, attraverso il figlio Giuda, arriverà infine al re David.

Ma anche questo percorso sarà costellato da ostacoli e saranno sempre delle donne a essere le protagoniste:

Tamar: Zerah e Peretz, figli di Giuda, nascono da una relazione problematica: sono figli di Tamar sua nuora, che ha il coraggio di rimandare al responsabile, cioè a Giuda stesso, la paternità dei figli che porta nel ventre, e da Peretz discenderà David.

Ruth e Naomi. Bo’az, discendente di Peretz, sposerà Ruth la moabita che gli si presenta nottetempo per chiedergli di posare la sua ala protettiva su di lei per recuperare i terreni appartenenti alla famiglia di Na’omi. Il Tribunale rabbinico del tempo prende una decisione coraggiosa: la Torà proibiva solo il matrimonio con moabiti uomini, ma non con le donne, e questo perché solo gli uomini avevano rifiutato di dare acqua e pane agli ebrei usciti dall’Egitto. Ruth si comportò con coraggio: abbandonò la sua terra per seguire la suocera e su suo suggerimento si presentò in piena notte a Bo’az, rischiando di essere additata come una poco di buono. Ancora una volta tutta l’iniziativa fu presa da Na’omi e da Ruth, che sarà la progenitrice del Re David e, quindi, del Messia: una sequenza che parte da Sara, passa poi attraverso Rebecca e poi ancora attraverso il duo Lea – Rahel, e il coraggio di Tamar, di Na’omi e Ruth, che sarà la progenitrice del Re David.

La donna che conosce l’indole dei propri figli fin dalla nascita, è lei che ha la percezione di quale sia la personalità che dovrà prendere in mano la storia, per scegliere la direzione in cui bisogna muoversi: le matriarche e altre donne valorose  hanno determinato i percorsi della storia e sono state il fondamento della vita ebraica.

Solo l’amore di Rahel per la sorella e la sua disponibilità a rinunciare ad essere la prima moglie di Giacobbe, consentireìanno a Lea di non essere discriminata per aver perso la sua bellezza.  Rahel – sepolta sulla strada di Betlemme in attesa del ritorno dei suoi figli dall’Esilio – annuncia la strada per raggiungere i tempi messianici. Questi arriveranno solo quando ognuno, come Rahel, sarà capace di guardare non solo a se stesso, ma sarà pronto a condividere tutto ciò che ha con gli altri.

Questo discorso ci porta naturalmente a riflettere su quale potrebbe essere il ruolo delle donne oggi.

Sapranno le donne ebree di oggi ispirarsi al coraggio e all’iniziativa delle matriarche e delle altre donne coraggiose di Israele, per dare una nuova svolta alla storia ebraica?

Scialom Bahbout

Umberto Moshè David Cassuto

Nato a Firenze nel 1883 morto a Gerusalemme nel 1951. Ha studiato all’Università e al Collegio Rabbinico Italiano diretto da rav Margulies. Insegno Ebraico e letteratura ebraica dell’Università di Firenze e poi alla Sapienza di Roma. Rabbino capo di Firenze dal 1922 al 1925.  Nel 1939 in seguito alle leggi razziali, si trasferì in terra d’Israele, in quella che era allora la Palestina e fu nominato professore di Bibbia all’Università di Gerusalemme. Tra i suoi scritti: Gli ebrei di Firenze nell’età del Rinascimento; La questione della Genesi (in italiano poi tradotti in ebraico). Umberto Cassuto si proponeva di scrivere un commento a tutta la Bibbia: uno più particolareggiato alla Genesi e uno più esteso al resto della Bibbia. Ha pubblicato: Da Adamo a Noè e poi Da Noè ad Adamo e un Commento al libro dell’Esodo. La morte improvvisa non gli permise di portare a termine il suo progetto. Il Commento popolare di tutta la Bibbia in una edizione popolare, secondo le teorie di Umberto Cassuto, fu portato a termine dal cognato rav Elia Samuele Artom.

Celebre fu la controversia fra Umberto Cassuto e Alfonso Pacifici sul suo commento, scritto in polemica alla cosiddetta teoria delle fonti: il manoscritto con le lettere intercorse tra Pacifici e Cassuto sul tema è in corso di pubblicazione. Scopo del commento di Cassuto era quello di dimostrare che il testo biblico era unitario

Il figlio Nathan fu rabbino capo di Firenze, deportato ad Auschwitz morì nella marcia della morte. L’architetto David Cassuto, figlio di Nathan, è stato vicesindaco di Gerusalemme, presidente della Hevrat Yehudè Italia in Israele per 35 anni, e ha avuto un ruolo importante nella costruzione di decine di Batè keneset in Israele e preside della Facoltà di architettura dell’Università di Ariel.