Quindici paesaggi russi di Isaak Levitan che dovete ammirare | Kolòt-Voci

Quindici paesaggi russi di Isaak Levitan che dovete ammirare

Aleksandra Guzeva

Isaak Levitan (1860-1900) nacque in una famiglia ebrea povera nel villaggio di Kibarty nell’ovest dell’Impero russo (oggi Kybartai, in Lituania). Sebbene i Levitan avessero pochi soldi, si sforzarono di dare ai loro figli la migliore istruzione possibile e si trasferirono a Mosca in modo che Isaak e il suo fratello maggiore, Avel, potessero studiare alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca. Isaak mostrò grande talento e per i suoi risultati eccellenti venne persino esonerato dalle tasse scolastiche. I genitori morirono presto e il ragazzo rimase in povertà: soffrì la fame, e fu costretto a pernottare all’interno della scuola.

Tra gli insegnanti di Levitan c’erano pittori molto famosi, e in una delle lezioni fu notato in particolare da Aleksej Savrasov (1830-1897), celebre per i suoi paesaggi lirici, e soprattutto per la tela “I corvi devono tornare a casa” del 1871. Savrasov invitò il ragazzo a studiare nel suo corso di pittura paesaggistica e la sua primissima mostra fu un grande successo, cosa che alla fine del XIX secolo era quasi impossibile per un ebreo (dopo l’attentato allo zar Alessandro II, molti ebrei furono addirittura espulsi da Mosca e San Pietroburgo). Levitan riuscì a diplomarsi e, dall’età di 18 anni, iniziò a guadagnarsi da vivere con i suoi dipinti.

Lo scrittore Konstantin Paustovskij (1892-1968) ha scritto, nel suo racconto “Isaak Levitan”, che gli insegnanti erano irritati dal talento del ragazzo ebreo nel dipingere la natura russa. “Un ebreo, secondo loro, non avrebbe dovuto occuparsi del paesaggio russo. Era compito dei russi farlo”. Tuttavia, il paesaggio russo non era neanche un genere troppo invidiato: la maggior parte degli artisti era interessata a paesaggi urbani, palazzi, paesaggi storici e biblici.

Levitan amava i campi delle grandi pianure e le strade fangose, i ponti traballanti e le piccole chiese della provincia russa; tutto ciò, insomma, che a molti sembrava indegno di grandi tele. Il suo luogo prediletto era il Volga: dipinse molti paesaggi epici con vista sul grande fiume, soprattutto nella città di Pljos con le sue numerose chiese.

Ottenne un vero riconoscimento solo alla fine della sua breve vita: a 37 anni fu nominato accademico di pittura paesaggistica, e a 39 morì a Mosca per un aneurisma cardiaco. In quel momento, una mostra delle sue opere era in corso al padiglione russo dell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1900.

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