Bereshìt – L’uomo, corona del creato? | Kolòt-Voci

Bereshìt – L’uomo, corona del creato?

Scialom Bahbout

Perché un uomo del 2020, non necessariamente credente, dovrebbe leggere il libro della Genesi e in particolare la descrizione della creazione? Possiamo dare risposte diverse a questa domanda e tutte accettabili. L’ignoto autore greco del libro “Sul Sublime” – il primo testo di filosofia dell’estetica – risponderebbe che un buon motivo per leggere la Genesi è la bellezza eccezionale del suo primo capitolo: infatti per spiegare cosa sia il “sublime”, l’eccellente per natura, egli sceglie l’inizio della Genesi: “E Dio disse: Sia la luce. E la luce fu”. E’ in effetti un attacco che sconcerta, per la fusione fra estrema semplicità e grandiosità del contenuto: la creazione di tutto dal nulla, in sei parole. Ma non è di questo che voglio parlare, ma piuttosto di quella che è considerata la “Corona della creazione”, cioè della creazione di Adamo.

La Genesi presenta la creazione dell’uomo in maniera diversa nei primi due capitoli, cosa che ha fatto pensare ai critici che si tratti di due diverse versioni della creazione. Il problema dei critici è che, quando non sanno capire un testo, anziché ammettere la propria incapacità di interpretarlo, lo manomettono e ne riducono o modificano il significato.  I Maestri di Israele erano consapevoli delle differenze tra i due capitoli (Berakhot 61a, Ketubot 8a) e ognuno interpretava  il testo biblico a modo suo, in quanto si tratta della narrazione di un evento realizzato in due momenti diversi e consecutivi.  Tuttavia, considerate le varie differenze,  è opportuno  andare più a fondo per capire la descrizione della creazione dell’uomo nel primo e nel secondo capitolo.

Tra i commentatori della Torà una risposta approfondita a questa domanda dà rav Joseph B. Soloveitchik nel libro “The Lonely Man of Faith”(edizione in italiano:  La solitudine dell’uomo di fede, a cura di Vittorio Robiati Bendaud, Salomone Belforte Editore 2016 ) e nel suo commento alla Genesi (Chumash mesorath harav, New York 2013, OU press).

Rav Soloveitchik nota quattro differenze fondamentali tra la prima e la seconda descrizione della creazione dell’essere umano che lui definisce come Primo Adamo e Secondo Adamo, dove con Adamo bisogna intendere Persona, come insieme di uomo e donna.

Il primo AdamoIl secondo Adamo
Viene creato Bezèlem Elokim, a immagine di Dio, senza dettagli sulla formazione del suo corpoViene forgiato “polvere dalla terra” e il Signore soffia in lui l’alito vitale
Riceve il mandato di riempire la terra e conquistarlaGli viene assegnato il compito di coltivare e custodire il giardino dell’Eden;
Maschio e femmina vengono creati assiemeEva appare solo successivamente come suo complemento
Il Signore viene chiamato “Elokim”Elokim appare accompagnato dal Tetragramma (Hashem) 

Nell’impossibilità di descrivere completamente l’analisi che rav Soloveichik fa per rispondere alle domande, mi limiterò a tracciare alcune linee essenziali, rimandando alla lettura del libro per meglio comprendere il discorso del Rav.

Il Primo Adamo è una creatura capace di creare (è in questo senso a immagine divina), ha il compito di “conquistare la terra e dominarla” e per raggiungere questo scopo è interessato a conoscere come funziona la natura per poter meglio riprodurne il funzionamento e compiere la sua missione. Qui echeggiano le parole del salmista (Salmo 8):

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, 
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, 
il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Eppure l’hai fatto poco meno di Elokim, 
di gloria e di maestà lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi. ….

Per raggiungere questo scopo il Primo Adamo ha bisogno di un partner, deve condividere il progetto con altre persone, con una società e pertanto viene creato assieme a un’altra creatura (Maschio e femmina li creò); infine il nome con cui viene chiamato Dio è Elokim, nel senso di creatore e padrone di tutte le forze.

Il Secondo Adamo  non si propone di cambiare e conquistare la natura, ma di cercare di capire il mondo così com’è, l’infusione  di spirito divino nell’uomo lo spinge a rispondere non a delle domande sul come, ma sul perché: perché sono stati creati l’uomo e la natura, chi è che lo interroga e lo induce a porsi continue domande sull’essenza della vita. Le domande che si pone il secondo uomo sono quindi: perché è stato creato il mondo? Qual è il significato della sfida che l’uomo deve affrontare al di là delle frontiere e della sua anima. La metafora biblica  dell’infusione di soffio divino nell’uomo, si riferisce alla ricerca del divino: Adamo secondo è alla ricerca dell’esperienza esistenziale, delle orme dell’ignoto che ci sono nel creato. Il secondo Adamo viene creato da solo e solo successivamente viene posta al suo fianco (meglio, dal suo fianco!) una donna perché collabori con lui: l’espressione “non è bene che l’uomo sia da solo” non va intesa nel senso che ad Adamo necessiti di un partner che collabori con lui per fare funzionare meglio la società, ma un partner per dialogare e con cui fare un patto di vita. In effetti condividere la propria azione con un partner è una condizione necessaria per rompere l’isolamento e poter dialogare per cercare assieme e dare un senso all’esistenza, intesa anche come servizio e custodia del creato (Le’ovdah ulshomrah).

L’uso del termine Hashem Elokim va spiegato proprio nel senso della ricerca da parte di Adamo di un rapporto intimo con il Signore, caratteristica fondamentale del Tetragramma.

Ogni persona ha difficoltà nel riuscire a fare convivere queste due modalità dell’esistenza, perché spesso si ha il pregiudizio e le si ritiene contrapposte, mentre in realtà sono tra loro connesse e interdipendenti. Questo vale per la cultura ebraica e per quella italiana: basta guardare ai grandi del Rinascimento e del periodo illuminista quando grandi umanisti sono stati anche grandi scienziati.

Oggi spesso si pensa che il tempo dedicato alla riflessione spirituale e alla cultura sia tempo perso e che bisogna dedicare le proprie energie culturali allo studio delle tecnologie. Questo atteggiamento trova la sua applicazione nelle Università, dove gli studi umanistici hanno fondi e spazi sempre più ridotti. Per rispondere a questa sfida possono venirci in aiuto i racconti di alcuni personaggi biblici, cui ispirarsi.

La  Bibbia narra di uomini che erano profeti e uomini del patto: Mosè è un uomo che è passato dalla vita di successo nella reggia del Faraone, alla visione del roveto, all’esperienza del patto e poi della conduzione politica del popolo; il profeta Elia e anche il profeta Eliseo diventano uomini del patto, pronti a tornare a occuparsi poi della vita politica.

Ognuno deve quindi essere capace di oscillare tra il Primo Adamo e il Secondo Adamo e poter realizzare compiutamente la missione complessiva che era stata assegnata all’umanità primitiva. L’uomo moderno, sconvolto e immerso nel mondo della tecnologia, sembra oramai incapace di collegarsi con il proprio mondo più intimo e con quello del prossimo, convinto di poter dominare su tutto ciò che lo circonda.

E’ bastato un piccolo minuscolo Virus per fargli comprendere che non è lui la Corona del creato. Come dice il midrash, Dio dice ad Adamo “non dimenticare che anche se sei stato creato  per ultimo, in fondo una zanzara (oggi diremo: un Virus) è stata creata prima di te”.

Ma contro questa deriva, l’epidemia del Covid 19 potrebbe essere vissuta come un’opportunità per tornare a indossare la Corona che era stata destinata ad Adamo.

 Scialom Bahbout

Rav Joseph B. Soloveitchik è nato in quella che oggi è la Bielorussia (Pružany, 1903 – Boston nel 1993) in una famiglia di rabbini eminenti nell’Europa dell’est. Dopo gli studi in Yeshivà, ha studiato all’università di Berlino fisica, matematica e filosofia, scrivendo una tesi sulla filosofia di Herman Cohen. Rabbino capo di Boston nel 1932, fonda la Scuola Maimonide nel 1939. Ha insegnato Talmud alla Yeshiva University per molti anni. Era considerato per molti anni come il Rav, il punto di riferimento di un ebraismo ortodosso che creava ponti con il mondo moderno