Beata Nemcovà. La guardiana | Kolòt-Voci

Beata Nemcovà. La guardiana

Stefan Chrappa, .tyzden, Slovacchia

È la custode volontaria di un cimitero ebraico in una città della Slovacchia. Motociclista e antifascista, ha trasformato un luogo abbandonato in un monumento alla memoria storica della comunità locale

Strade tortuose arrivano a Banskà Stiavnica, nel centro della Slovacchia. È una città dall’atmosfera straordinaria, che non a caso negli ultimi anni attira un numero crescente di turisti. È così ambita che la domanda di immobili è in costante aumento, e questo a sua volta fa salire le quotazioni immobiliari. C’è davvero qualcosa di particolare qui. Stiavnica ha i suoi segreti e i suoi traumi sia nel lontano passato sia nel presente. Il suo misterioso castello è incantevole: costruito attorno a una chiesa medievale, si dice fosse una roccaforte dei templari.

Nel quartiere, tra piazza della Santa Trinità e piazza Radnicné, c’è la chiesa di Santa Caterina, che fu costruita dai minatori. Al cantiere parteciparono sia cattolici sia luterani. Alla fine la chiesa rimase cattolica, ma fin dal 1658 in questa città multiculturale si predicava in slovacco. Di fronte a Santa Caterina sorge una chiesa evangelica in stile classicista.

Incastonata dentro un edificio, ci lascia di stucco quando, entrando dal fondo, c’imbattiamo nella sua originale organizzazione dello spazio. Il pilastro della Santissima Trinità fu eretto all’inizio del settecento dopo che la città era stata colpita da un’epidemia di peste. Nel vicolo dietro la piazza del municipio c’è una sinagoga neoioga del 1893. Percorriamo poche centinaia di metri su una ripida scala e arriviamo al castello rinascimentale, Novy zàmok, da cui si può ammirare il panorama di Stiavnica.

Tutti questi edifici raccontano delle storie: turbolente o gloriose che siano, hanno lasciato segni che l’occhio del visitatore può leggere e decifrare. Tuttavia in questa città mineraria, un tempo molto ricca e importante, c’è anche un luogo che è il testimone silenzioso di altri eventi. Ed è lì che ci stiamo dirigendo.

La nostra guida, Beata Ruckschloss Nemcovà, interprete in tribunale, custode del cimitero ebraico della città e guida dell’associazione civica Omnis Terra, ci sta aspettando nel parcheggio ai piedi del castello. Gira su un’elegante motocicletta nera e sembra l’eroina di un film d’azione. Ha un simbolo antifascista stampato sulla bandana: una svastica barrata di rosso. Si toglie il casco e gli occhiali, ci dà il benvenuto e ci mostra il percorso che faremo insieme.

Prendiamo degli attrezzi e delle torce dalla macchina e saliamo verso il castello, svoltando a sinistra su una strada non asfaltata. Ruckschloss Nemcovà, la nostra carismatica guida, ci precede lentamente sulla sua moto chopper. Si ferma, indica un punto e ci racconta di quando l’autocarro su cui viaggiava si è ribaltato: “Il bordo della strada era franato, fortunatamente non è successo niente a nessuno, ma è stato pericoloso”.

Senza soluzione

Da lontano vediamo la cupola della camera mortuaria che domina il cimitero. Ci avviciniamo. Ruckschloss Nemcovà ferma la moto e tocca con la punta delle dita il muro scrostato. Sull’edificio sfregiato due cartelli indicano gli artefici di questa desolazione. “I comunisti provarono a tenere insieme la struttura fissandola con il cemento, ma alla fine è franata sotto al suo peso. A quell’epoca le cose venivano sempre fatte in modo provvisorio. Noi abbiamo eliminato il cemento e abbiamo intonacato l’interno. Poi abbiamo ricevuto i finanziamenti dalla fondazione di una banca e abbiamo cominciato a intonacare anche l’esterno”.

È stato l’inizio di un’esperienza esasperante. A volte in Slovacchia sembra che niente possa cambiare. Cos’è successo dopo? “L’intonaco all’esterno era stato realizzato in modo non professionale, ed è crollato insieme a quello precedente- mente applicato all’interno”, spiega Nemcovà.

In quel periodo lei aveva rischiato di perdere una gamba a causa di un infortunio. Quando è finalmente riuscita a tornare al cimitero, è rimasta inorridita. “Quattro mesi dopo la fine dei lavori l’intonaco stava crollando. Ho trovato un grosso calcinaccio qui per terra, non potete immaginare come mi sono sentita in quel momento”. L’impresa che aveva eseguito i lavori di restauro sosteneva che nella camera mortuaria era tutto a posto. E così si è aperto un contenzioso in cui non ci sono stati vincitori, ma solo vinti, o piuttosto beffati: tutti quelli che riposano nel cimitero e le persone a cui questo posto sta a cuore.

“Abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere giustizia, firmando petizioni, facendo denunce e ricorsi. Abbiamo anche un rapporto di più di cento pagine di un esperto. L’impresa che ha fatto i lavori lo aveva commissionato per incolpare noi, invece le perizie confermano che il restauro è stato eseguito in modo sbagliato. Siamo arrivati al culmine quando l’impresa è stata vendut a e noi siamo rimasti con un palmo di naso”. La camera mortuaria sarà ricostruita quando si troveranno i fondi necessari e dei donatori.

Ruckschloss Nemcovà apre il massiccio cancello inferro battuto della camera mortuaria. Ci indica il panorama del cimitero ebraico su un terreno in pendenza, come tutto in que sto angolo delp ae se. Da qui si vede anche il panorama di Stiavnica, i tetti delle case e la chiesa del Calvario, a pochi chilometri in linea d’aria.

Beata RuckschlossNemcovà è nata a Banskà Stiavnica. Quando insegnava inglese in una scuola superiore della città, i suoi studenti lavoravano a un progetto sui luoghi dimenticati. “Una volta completato il lavoro, ci siamo resi conto che era rimasto fuori questo cimitero ebraico. Si amo venuti qui. Siamo rimasti incantati dal luogo e abbiamo deciso di rimetterlo a posto in un anno”. Era un piano coraggioso ma ingenuo. Il cimitero eraricoperto di erba alta e vegetazione spontanea. I monumenti erano crollati. “Non sapevamo neanche cosa fosse esattamente, ma sapevamo che dovevamo fare qualcosa. Era il 19 97. Non avevamo idea di quante fosserole tombe, a cosa servissero quegli edifìci fatiscenti. In poche parole, era una giungla. Quando abbiamo tagliato l’edera e le erbacce,abbiamo scoperto che c’erano molte tombe. Le abbiamo pulite tutte, una per una. Di tutte le pietre tombali ne erano rimaste in piedi solo quattordici. Le altre erano state abbattute. Dopo la pulizia, abbiamo dovuto mappa- re le tombe,riportare al loro posto le pietre tombali ed erigerle di nuovo. Erano sparse per il cimitero e nell’area circostante. Molte mancavano, erano state rubate, prese per farne materiale da costruzione o da incisione. Un gioco da ragazzi: basta cancellare i nomi sulla lapide per ottenerne una pronta da vendere. Così si fanno affari d’oro, no?”, dice Ruckschloss Nemcovà.

Oggi ogni tomba è localizzabile, ha una descrizione e una documentazione fotografica. C’è anche il cimitero virtuale di Banskà Stiavnica, un sito creato anni fa da alcuni studenti di geodesia come tesi di laurea.

Attraversiamo il cimitero, fermandoci vicino a ogni tomba. La nostra guida indica una lapide rotta: “Questa è la più antica”. Gli esperti hanno confermato che è del cinquecento. È stata la prima. “Cosa c’è scritto? Non lo sappiamo. Abbiamo inviato una foto ai nostri amici esperti in Israele, ma non hanno saputo darci una risposta perché manca un pezzo e le lettere rimaste sono danneggiate”.

Pregi e difetti

Le pietre tombali nel cimitero ebraico di Stiavnica sono poliglotte. Alcune hanno iscrizioni solo in ebraico, altre in due o addirittura tre lingue. “Stiavnica ha un passato multiculturale: tedeschi, slovacchi, ungheresi, cechi ed ebrei vivevano qui fianco a fianco. Queste pietre tombali mostrano chiaramente quale fosse la lingua prevalente in un dato periodo. I più affascinanti sono gli epitaffi spiritosi. Nei cimiteri cristiani una cosa del genere non sarebbe concepibile. Eppure quelle scritte ci dicono chi era realmente la persona sepolta e che neanche i difetti potranno essere dimenticati. In poche parole, qui giacciono uomini e donne, non immagini idealizzate”, osserva la nostra guida. “È tutto più umano”.

Nel quartiere c’è anche un cimitero cristiano. All’interno c’è un monumento eretto in memoria delle ultime vittime della seconda guerra mondiale. “Qui viveva anche una comunità tedesca. Nel caos della guerra sono usciti allo scoperto i lati più oscuri delle persone. Questi tedeschi non erano collaborazionisti. Erano a tutti gli effetti cittadini di Stiavnica. Nonostante questo furono fucilati vicino alla stazione ferroviaria”.

Alcune tombe ebraiche si possono trovare anche nei cimiteri cattolici o evangelici. Quasi tutti i defunti erano parenti acquisiti.

Quando i volontari hanno cominciato a pulire il cimitero, le reazioni dei residenti non sono state per niente entusiaste. Per questo terreno c’erano altri progetti. “Qui volevano costruire un palazzo. D’altra parte il posto è bellissimo, tranquillo, soleggiato. È forse un problema se qualcuno va a vivere sul sito di un ex cimitero? La gente sembra più infastidita dai furti delle lapidi, ma la costruzione di un palazzo non gli darebbe fastidio. Tuttavia, se si trattasse della tomba dei loro nonni probabilmente non permetterebbero uno scempio del genere”.

La distruzione dei monumenti ebraici e la profanazione delle tombe è tipica dello pseudopatriottismo slovacco e dell’antisemitismo. Se ne sente parlare spesso. Com’è la situazione a Stiavnica? “Ci sono casi anche dalle nostre parti, cinque o sei volte all’anno. Avevamo sia foto sia video degli atti vandalici, ma questi materiali non possono essere usati come prove. Di solito risolviamo il problema ricostruendo il monumento abbattuto. Non chiamiamo più la polizia, ci siamo resi conto che non ha senso”.

La guida ha un modo tutto suo di trattare i delinquenti: “Quei ragazzi, quasi tutti giovani non troppo istruiti e non molto consapevoli, sono stracolmi di energia e a volte di alcol. Io li ho portati qui a pulire qualche tomba. Nel frattempo mi sono messa a raccontargli della comunità ebraica locale, della tragedia accaduta qui. Molti di loro si sono vergognati di quello che avevano fatto e si sono scusati. C’è un solo modo: informare ed educare”.

Il ritorno

Per ogni problema che affligge la Slovacchia, il filo rosso porta sempre alle scuole. “Lì è cominciato tutto. Tengo lezioni anche agli insegnanti: non mi metto a elencare date, ma cerco di coinvolgerli con l’aiuto di racconti ed emozioni”.

Se il cimitero fosse dichiarato monumento nazionale, le sanzioni per gli autori degli atti di vandalismo potrebbero essere più severe, anche se non gli impedirebbero di commetterli. Molto spesso i visitatori chiedono a Ruckschloss Nemcovà perché gli ebrei, a cui appartiene questo cimitero, non se ne occupino. “Perché per il 99 per cento sono stati uccisi! Ma tramite il sito siamo stati contattati da persone che avevano dei parenti qui. Per esempio, un canadese che di cognome fa Hell è un discendente dei famosi Hellov. La sua famiglia emigrò oltreoceano. Hell è professore di matematica in Canada. Quando è tornato a vedere il posto e poi siamo andati nella sua vecchia casa è stato un momento magico. Nella sua cameretta c’era ancora un dipinto che aveva lì da bambino. Oggi è chiusa, sarà ricostruita”.

Cosa pensa Ruckschloss Nemcovà del fatto che dei politici dichiaratamente fascisti hanno incarichi importanti in Slovacchia? “Nel 2006 i giornalisti mi hanno chiesto se pensavo che il fascismo sarebbe tornato. Tornare? È già qui! Mi hanno trattato come un’isterica. Ma oggi i fascisti sono in parlamento! ”.

Che ne sarà del cimitero? Le riparazioni della camera mortuaria andranno avanti, poi ci sarà una mostra sui rituali funebri ebraici, una rarità in Europa. “Tutti dovrebbero trovare un cimitero, almeno immaginario, di cui prendersi cura. È a tutti gli effetti un investimento a lungo termine”, dice Nemcovà.

Biografìa

♦  1973 Nasce a Banskà Stiavnica, in Slovacchia.

♦  1998 Si laurea in lingue all’università Matej Bel e diventa interprete e traduttrice dall’inglese.

♦  2008 Entra per la prima volta nel cimitero ebraico della città e lo trova in stato di completo abbandono.

Internazionale 1377 | 25 settembre 2020