Laudadio Sacerdoti. Il rabbino “biricchino del ghetto” | Kolòt-Voci

Laudadio Sacerdoti. Il rabbino “biricchino del ghetto”

“Di un celebre Rabbino Modenese Laudadio Sacerdoti”. Corriere Israelitico 39, 1900-1901

Jacov Di Segni

La Comunità Israelitica di Modena può vantarsi di aver avuto dei Rabbini celebri, assai dotti e distinti per mente e per cuore, oltre a tante altre personalità che si distinsero nelle arti, nelle scienze e nell’esercito. Uno dei più illustri Rabbini moderni fu senza dubbio l’Ecc. Laudadio Sacerdoti, nome ben noto fra i cultori delle ebraiche discipline, perché autore di molti ed importanti lavori letterari, fra i quali meritano speciale menzione, il Sciud Zeranh-Emed quesiti di rituaria, ed il Scevah-Pesah commento all’Agadà.

Al Sacerdoti ricorrevano per consigli e per domande sopra questioni religiose, i dotti Israeliti di ogni parte del mondo. Egli ebbe un fratello di nome David, ed un nipote, Efraim Jehiel, ambidue assai versati nella scienza ebraica. Questo nipote scrisse una bella poesia in elogio dello zio, come prefazione alla suddetta opera “Zeranh Emed”. Un pronipote scrisse una bella elegia in occasione della morte del dotto zio, la quale insieme ad altra di un discepolo del Sacerdoti, è conservata nell’Archivio Comunale di Modena. Ai tempi del Sacerdoti la Comunità di Modena aveva un Bet-Din, un tribunale ebraico, di cui Egli era il Capo: gli altri due Rabbini erano suoi scolari, il Reuven Jachia ed Efraim Gallico. Un figlio del Jachia, anch’egli scolaro del Sacerdoti, fu Rabbino a Co­reggio, e si chiamava Jahacov Haim.

Il Rabbino Bonaventura Modena che fece l’elogio funebre del celebre Ismaèl Coen Zedech, fu suo collega e successore: il Modena, forse perché più giovane, andò nel 1806, quale membro del Gran Sinedrio di Parigi, ove pubblicò una composizione ebraica in onore di Napoleone I. — Il Modena morì nel 1829, e lasciò molti scritti, che dimostrano la sua grande erudizione. Fra questi il Pirurè – Lehem ancora inedito, viene ge­losamente conservato dai suoi pronipoti. Il Modena fu il padre di un altro Moreno, del David Zehud, e questi fu il padre del bravo notaio Laudadio Modena di f. m. decesso nel Gennaio 1900.

Tornando al Sacerdoti, questi da giovanetto era chiamato “il biricchino del Ghetto!” eppure dal documento che qui riportiamo, ognuno vede a qual grado egli era giunto, o quanta stima godeva. Il Sacerdoti morì il 2 Giugno 1811. Il Rovatti cronista contempo­raneo, lasciò scritte queste belle parole, questo prezioso documento, che trovasi nell’Archivio storico comunale di Modena, e che io credo ben fatto sia riprodotto in questo periodico Isr. — In quasi tutte le famiglie israelitiche di Modena, trovasi il ritratto di questo illustre Rabbino, ed il suo nome viene sempre benedetto e ricordato con grande venerazione. Giuseppe Cammeo.

Ecco il Documento:

“Domenica 2 Giugno 1811 alle ore 4 pom. in età di anni 88 cessava di vivere il Sig. Laudadio Sacerdoti Rabbino Maggiore di questa nazione Israelitica del Dipartimento del Panaro. Il detto soggetto per la sua probità e pei suoi talenti erasi acquistato la stima non solo dei suoi na­zionali, quant’anche di persone qualificate della nazione cristiana.

Circa l’ora una dopo la mezzanotte colla scorta di un distaccamento francese i capi dell’Azienda Economica di questa nazione ebraica levano il cadavere in cassa del lodato Rabbino dalla casa segnata K 965, e lo trasportano alla Piazza del Recinto ebraico, ornata con nere gramaglie e frappe doro, ed illuminata con torcie nelle urne e nelle placche.

Nella stessa Piazza ergesi un catafalco ed una cattedra, il catafalco è contorniato da oltre 150 ebrei distinti; fra i medesimi vi sono dei Rabbini e dei Deputati di Reggio, Finale e Carpi, con torcie accese, e dalle compagnie scelte della guarnigione francese.

Collocata l’esangue spoglia nel letto mortuario posto sopra il cata­falco si recitano tre orazioni funebri in lode del trapassato, la prima dal sig. Bonaventura Modena, 2° Rabbino in questa Comune, la seconda dal Rabbino di Reggio cognato dell’estinto, la terza dal Rabbino del Finale nipote del defunto. Fra le dette orazioni funebri si cantano diversi salmi coll’intermezzo del suono del tamburo scordato.

Terminata la lugubre cerimonia comincia la funebre marcia diretta al cimitero della nazione ebraica situato a mano sinistra fuori della Porta Bologna, pas­sato il Ponte della Pradella[1]. Tale marcia è formata: da un picchetto di guardie nazionali; dai tamburi e dalle trombe delle compagnie scelte della guarnigione; da un Plotone di truppa francese; da parecchi Rabbini; dalla Cassa col cadavere nel mezzo, di due file delle prefate compagnie scelte e di due file di 150 signori ebrei con torcie accese, e fornite da un nastro di velo nero, da 6 carrozze per comodo degli ebrei più vecchi. Nel locale del citato cimitero hanno luogo le cerimonie del rito ebraico, dopo le quali il corteggio si restituisce in città verso le 4 ore[2].

NB. Il minimo disordine turba questa funzione, alla quale trovasi pure presente un considerevole numero di cristiani.


[1] È l’attuale cimitero che fra pochi mesi sarà chiuso per mancanza di terreno disponibile per le sepolture (Nota del G.C.). 

[2] È un fatto strano che il trasporto funebre del Sacerdoti sia stato fatto di notte. Dal documento non si rileva il motivo (Nota del G.C.).