Ebrei come i profughi di oggi? | Kolòt-Voci

Ebrei come i profughi di oggi?

Scivolata demagogica (poi ritirata) nella villa di Wannsee dove Adolf Eichmann accelerò la Shoah. Tolti i mobili dell’epoca per far spazio a dei pannelli

Roberto Giardina

Quando amici italiani vengono a Berlino, li conduco a visitare la villa che fu di Friedrich Minoux, sul Wannsee. Una gita al lago attraverso quartieri che i turisti di solito ignorano. Un posto idilliaco. Dalle ampie vetrate, anche in inverno, si scorgono le barche a vela, e poi si può pranzare in un’osteria quasi sull’acqua. Qui, esattamente 78 anni fa, il 20 gennaio del 1942 si tenne la Wannsee Konferenz, indetta da Adolf Eichmann per organizzare in modo più efficiente l’eliminazione di 11 milioni di ebrei in Europa. Li uccidevano già, ma con spreco di uomini e mezzi. La villa è diventata un museo, dopo la riunificazione, è sempre visitabile, e l’ingresso è gratuito.

Hanno girato due bei film sulla conferenza. In uno del 2001, Kenneth Branagh impersona Heydrich e Stanley Tucci Eichmann, bravi benché per nulla somiglianti ai personaggi da loro interpretati. Uno dei partecipanti chiede: a chi apparteneva la villa? Si sente puzza di ebrei. Ma Minoux non lo era. Figlio di un sarto, orfano a 15 anni, divenne miliardario durante la grande inflazione, non fu un fan di Hitler né un oppositore, ma non volle contribuire al partito neanche con un marco. Heydrich si volle impossessare della sua villa, e lo fece condannare per imbrogli che avrebbe compiuto con le sue imprese. Vero o no, poco importa. La conferenza durò appena 90 minuti, la durata di un film, tanto era tutto deciso.

Alcune sale della villa quest’estate erano chiuse per allestire la nuova mostra permanente inaugurata proprio ieri. Ma ha suscitato aspre critiche subito dopo la prima visita riservata alla stampa, giovedì scorso. Le scelte compiute dal direttore del museo, Hans-Chistian Jasch sono sembrate a molti discutibili, a cominciare dal fatto che sono stati eliminati molti mobili originali e le sale sono occupate da enormi pannelli. Un peccato perché il salone della conferenza era stato conservato così com’era quel giorno del ’42. È sparito anche il lungo tavolo intorno a cui si trovarono seduti i partecipanti.

Chi entra nella villa sente subito un rumore ormai sconosciuto ai giovani, il ticchettio di una macchina da scrivere che batte il documento della soluzione finale. La visita si riduce alla visione di filmati, di foto accompagnate dalla voce dei sopravvissuti. Ma invece di venire fino alla villa, basterebbe comprarsi un cd. La documentazione era già presente nella vecchia installazione, più autentica e meno tecnologica. Le buone intenzioni sono spesso disastrose.

Ha fatto discutere soprattutto la sezione denominata Partizipationsstation, in cui si vuole stabilire un confronto tra oggi e il passato. Su un touchscreen appare il cartello Juden unerwünscht, ebrei indesiderati, il divieto di accesso allo stabilimento balneare sul Wannsee, sempre esistente, che si scorge sull’altra sponda del lago. Il confronto è con il divieto in molte piscine per i musulmani, imposto dall’estate del 2016. Le due situazioni non sono affatto simili. Anche l’ultima estate, in diverse piscine si è dovuto ricorrere alla presenza di poliziotti per controllare i giovani profughi. I bagnini erano insufficienti. Gli incidenti e le risse sono stati frequenti. I ragazzi arabi infastidiscono le donne, e reagiscono con violenza se vengono rimproverati o espulsi.

Nell’autobiografia Mein Leben, la mia vita, pubblicata in Italia da Sellerio, il principe dei critici tedeschi, l’ebreo Marcel Reich-Ranicki (1920-2013), di origine polacca, ricorda come da ragazzo riuscisse nonostante il divieto a intrufolarsi nello stabilimento del Wannsee insieme con la sua ragazza Teofila, che sposò proprio nel ’42, l’anno della conferenza tenuta sulla riva opposta. Non credo che il giovane Marcel insidiasse le bagnanti né fosse un cliente manesco. Come si fa a paragonare la discriminazione nazista nella Berlino degli anni Trenta, l’inizio di una persecuzione che si sarebbe conclusa con i campi di sterminio, con un divieto che cerca di preservare l’ordine in una piscina?

Il direttore Hans-Christian Jasch, 47 anni, uno storico del diritto, ha fatto marcia indietro, e ammette che si è trattato di un errore. Quel paragone è stato eliminato. Una decisione lodevole. Ma è un peccato che le nuove installazioni abbiano compromesso l’atmosfera della villa di Herr Minoux che, incarcerato per cinque anni da Heydich, morì nel ’45. La bellezza del luogo, il roseto amato dal padrone di casa, il panorama, i mobili costosi e borghesi, creavano un contrasto intollerabile con l’orrore deciso intorno a un tavolo da un gruppo di partecipanti a cui si offriva cognac francese e caffè a volontà.

© Riproduzione riservata

https://www.italiaoggi.it/news/ebrei-come-i-profughi-di-oggi-2418206