No, gli ebrei non erano schiavisti di prim’ordine | Kolòt-Voci

No, gli ebrei non erano schiavisti di prim’ordine

La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto di Robert Hughes

Emanuele Calò

Robert Hughes è l’autore del libro “The Culture of complaint. The fraying of America”, NY, 1994 (in italiano: “La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto”, Adelphi, 1995), ed è anche autore di “The jerk on one end.  Reflections of a modest fishermen”, NY, 1999 (in italiano, significativamente ma senza l’intenzionalità di un profeta a sua insaputa: “La filosofia della sardina. Riflessioni di un pescatore mediocre”, Piemme, 2000).  All’inizio di “The culture of complaint”, Hughes cita “For the time being. A Christmas Oratorio”, del poeta W.H. Auden (1907/1973), dove si profetizza che la Ragione lascerà il posto alla Rivelazione e che al posto della legge razionale (verità oggettive, evidenti a tutti coloro che si assoggettano alla disciplina intellettuale, e per tutti uguale) la conoscenza dirazzerà in una sommossa di visioni soggettive, con gli sgorbi fanciulleschi apprezzati al pari dei maggiori capolavori, prevedendo che l’idealismo sarà sostituito dal materialismo e che la giustizia verrà rimpiazzata dalla pietà; tutti i timori del castigo svaniranno, laddove la nuova aristocrazia consisterà esclusivamente di eremiti, barboni e invalidi permanenti.

Sempre nel volume “The culture of complaint”, Hughes descrive e confuta l’accusa rivolta dall’irredentismo afroamericano secondo la quale gli ebrei sarebbero stati degli schiavisti di prim’ordine (p. 146); l’autore cita lo schiavismo mediorientale, nel quale vi fu un obbrobrioso traffico umano senza mai alcun segno di resipiscenza.

Scriviamo queste brevi righe in seguito a diversi recenti episodi di aggressioni sanguinose perpetrate negli USA ai danni di ebrei da parte di afroamericani. Lo si fa con grande tristezza, soprattutto alla luce dell’alleanza di fatto fra gran parte dell’ebraismo americano con la comunità afroamericana, e nel ricordo dello straordinario pastore Martin Luther King, il prezioso leader vigliaccamente assassinato, che si spese coraggiosamente in favore degli ebrei e di Israele.

Appare probabile che, senza questa civiltà del piagnisteo, che ha ormai lambito la nostra meravigliosa penisola, non assisteremmo al razzismo, all’odio immotivato ed alla mistificazione, alla quale qualche preteso intellettuale in decadenza presta da ultimo degli inesistenti quarti di nobiltà. A noi interessa anche estrapolare dalle parole di Auden la previsione, avveratasi, della prevalenza della pietà sulla giustizia, alla luce del ruolo svolto nell’ebraismo dalla giustizia: aiuti il bisognoso non perché ti fa pena bensì perché è giusto farlo. Assistiamo ora alla sostituzione di un confuso pauperismo al seriore ruolo della ragione, a dimostrazione del fallimento, annunciato da Karl Popper, dello storicismo marxista, atteso il mesto tramonto della ragione, con grave nocumento degli ebrei. Testi pregni di pregiudizi sono vergati per la loro diffusione nei mass media, dimostrando come l’ignoranza, già confinata in reconditi sottofondi, ora emerga orgogliosa e rigogliosa al contempo, spoglia della sua origine plebea per essere accolta, trionfante, nei salotti buoni. Non è il sonno della ragione, è il suo malinconico tramonto, dove anche gli esseri umani, in qualche modo, appaiono, quasi à la Eugène Ionesco, inquadrati spiritualmente (e letteralmente) sott’olio, nella vieta ripetizione di inutili luoghi comuni, tesi paradossalmente a contrastarne degli altri, uguali e quindi speculari.  

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