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Gli ebrei che tutti gli ebrei odiano

Neturei Karta, i “Guardiani della città” di Gerusalemme. Quando il pensiero ebraico diverso è ancora un crimine.

Elena Lattes

Neturei-Karta-Proseguendo il percorso iniziato nel precedente articolo fra le minoranze oltranziste e talvolta anche violente, troviamo in Israele, all’estremità politica opposta dei Tag Mehir, o Giovani delle Colline, alcuni gruppi di haredim, o, come vengono definiti in Italia, ultra-ortodossi. Vestiti per lo più di nero, con pesanti cappotti e cappelli anche quando fa molto caldo, vivono in gran parte in quartieri specifici (il più emblematico è sicuramente Mea Shearim a Gerusalemme) e non vedono di buon occhio tutto ciò che è considerato non conforme alla Bibbia.

Anche se dall’esterno possono sembrare tutti uguali, in realtà sono suddivisi in varie correnti, spesso perfino in aperto conflitto tra loro, soprattutto per questioni di differenze interpretative dei Testi sacri. Alcuni, tra i quali i più famosi sono i Neturei Karta e i Satmar, sono contro lo Stato di Israele che, ai loro occhi, è una sorta di blasfemia poiché è stato ricostituito dal sionismo socialista ed è laico e pluralista.

Secondo la loro ideologia, infatti, soltanto con l’arrivo del Messia e con la ricostruzione del Terzo Tempio, gli ebrei potranno autogovernarsi. Fra i due sopracitati il più estremista è quello dei Neture’ Karta, il cui nome significa in aramaico “Guardiani della città”. Fondato a Gerusalemme negli anni ’30 in opposizione al movimento sionista, sono attualmente circa cinquemila in tutto il mondo. Vivono principalmente nella capitale israeliana, ma alcuni di loro, a causa dell’ostilità e dell’insofferenza verso l’ebraismo laico, l’hanno lasciata per trasferirsi in Europa e negli Stati Uniti. Auspicano la distruzione dello Stato “eretico” e alcuni non mancano occasione di dimostrarlo (la maggioranza è comunque silenziosa e conduce sostanzialmente una vita appartata e lontana dai riflettori) arrivando perfino a bruciarne le bandiere nelle pubbliche piazze durante il giorno dell’Indipendenza. Continua a leggere »

Villaggio in Guatemala espelle oltre duecento ebrei ultra-ortodossi

Il caso a San Juan la Laguna. Gli indigeni di origine Maya hanno minacciato di morte i membri della comunità Lev Tahor, che sono scappati in massa: “Volevano imporre la loro religione”. La replica: “Non è vero”. La Procura dei Diritti Umani locale ha aperto un’inchiesta

Lev TahorUna comunità di ebrei ortodossi è stata costretta ad abbandonare il villaggio indigeno di San Juan la Laguna, nel Guatemala occidentale, dopo essere stata minacciata di morte in caso di permanenza. Lo ha confermato alla stampa locale Misael Santos, membro del Consiglio degli anziani di San Juan, località che conta in totale circa 4mila abitanti. Gli incontri degli ultimi tempi tra la comunità di origine Maya e gli ebrei ultraortodossi non sono serviti a riportare la pace. E così si è arrivati allo scontro finale, con l’espulsione dei membri di “Lev Tahor” (“Cuore puro”).

Il caso. Il gruppo di religione ebraica si era insediato nella regione, situata ai margini del Lago Atitlan, a 145 chilometri dalla capitale Città del Guatemala, circa sei anni fa, anche se gli ultimi arrivi sono giunti dal Canada all’inizio dell’anno. Ora, però, il gruppo ha deciso di andarsene, a seguito delle intimidazioni, per garantire soprattutto la sicurezza dei tantissimi bambini, oltre cento, presenti nella comunità. “Noi siamo uomini di pace. Ma ci hanno avvertito che, se non fossimo partiti subito, sarebbe scorso parecchio sangue”, ha detto Santos. “Dunque, per evitare ulteriori incidenti, abbiamo deciso di andarcene. Ci hanno minacciato di linciarci, oltre a tagliarci luce e acqua”. 

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I laici scoprono che gli ultra-ortodossi sono esseri umani

AlefBet di Daria Gorodisky  

ShtiselAlon Zingman ha dovuto ridurre la troupe al minimo indispensabile e riprendere gli esterni da una finestra, mentre, come ha scritto il settimanale statunitense «Forward», gli attori ricevevano le sue istruzioni tramite auricolare. Perché bisogna essere molto discreti se si sceglie come location Mea Shearim, il quartiere di Gerusalemme regno degli haredim, gli ebrei più osservanti.

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Parla una donna ultra-ortodossa

Una nuova battaglia per Gheula: la verità sulle donne ortodosse (di Israele e del mondo)

Gheula Canarutto Nemni

Il giovedì era il mio giorno da incubo, il giorno del tema. A 11 anni ti costringevano a soffermarti sulla vita, sulle frasi dei poeti, sui terremoti e a scrivere intere pagine di quaderno sviscerando ogni sillaba. Mi sedevo accanto a mia madre e insieme analizzavamo il titolo, cercando di capirne bene le parole e il senso. “Pregiudizio cosa vuol dire?” le domandai una volta mentre tiravo su con la forchetta l’ultimo spaghetto dal piatto. “Vuol dire che le persone ti giudicano senza sapere davvero chi sei. Pre vuol dire prima. E’ un giudizio che si forma in un momento sbagliato. Il giudizio dovrebbe formarsi sempre dopo. Dopo aver conosciuto, aver parlato, aver discusso. Mai prima, ricordatelo” Me lo ricordo ancora. Dopo trent’anni.

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Ultra e light

Qualche dubbio sulla critica costante agli “ultra-ortodossi” da parte degli altri ortodossi

David Piazza

Nel suo discorso al matrimonio della figlia, un mio carissimo amico ricordava di come questa avesse accettato il consiglio dei genitori su quale sposo fosse più adatto per lei in virtù del fatto che i genitori stessi si consultavano spesso con i propri rabbanim di riferimento. Queste consultazioni avvengono dunque anche su questioni non strettamente inerenti alla sfera religiosa.

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Rama riempie (finalmente) il vuoto

Uno dei film più interessanti e delicati presentati a Venezia è quello della regista ultra-ortodossa (ma non erano tutte in cucina?) Rama Burstein. Ed è solo l’inizio.

Francesco Gallo

‘Fill the Void’, scritto e diretto da Rama Burshtein, unico film israeliano in concorso alla Mostra di Venezia, è uno di quei lavori da non sottovalutare. Quasi un film da camera molto low-cost – è stato girato quasi interamente in interni – ci porta dentro un mondo a molti sconosciuto. Ovvero dentro una famiglia ebrea ortodossa di Tel Aviv dove anche l’amore ha il sapore di quelli che racconta la Bibbia. Tutto si svolge in una comunità di Haredim (coloro che tremano davanti alla parola di Dio) che, vestiti come impone la loro religione, studiano i sacri testi all’interno di una vita in cui tutto è scandito da rassicuranti norme.

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La battaglia dello zoppo

Charedim. La stampa ebraica (e non) parla molto di loro. Spesso contro di loro. Ma a pochi viene in mente di sentire che cosa ha da dire uno di loro. Ecco il pericoloso articolo non pubblicato da Shalom, il mensile della Comunità ebraica di Roma.

Andrea Asher Spizzichino*

Yakov si ritrova solo nella notte, dopo essere tornato indietro dal suo nuovo accampamento per aver dimenticato dei piccoli oggetti nell’accampamento precedente (Parasha’ Vaishlach). In questa notte buia e piena di sentimenti contrastanti (il giorno dopo incontrera’ dopo tanti anni il fratello Esav), Yakov si imbatte in una figura, un angelo, che combatte contro Yakov fino all’alba.

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