Ugo Volli | Kolòt-Voci

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La storia del laico che modernizzò la lingua santa

Informazione Corretta intervista a Ugo Volli Ugo Volli

La rivitalizzazione dell’ebraico è stata intrapresa da Eliezer Ben-Yehudah. Che ruolo svolge la sua figura?

Di Eliezer Ben-Yehuda si sa poco; è triste che si abbia poca cura della sua figura: ci sono strade intitolate a lui in ogni città israeliana, ma non c’è un museo su di lui. La sua casa, donata alla municipalità di Gerusalemme, è oggi sede di un’associazione germanica per la pace. Continua a leggere »

Ma cosa abbiamo da ridere, poi?

Sempre controcorrente, un vivace Volli tenta di demolire qualche luogo comune sul quale sono state costruite le fortune di molti odiatori di sé. Anche in Italia.

Ugo Volli

E’ stato ampiamente annunciato: domenica 2 settembre, si svolgerà la tradizionale giornata europea della cultura ebraica, che avrà come oggetto l’umorismo. Come accade abbastanza spesso con questi appuntamenti decisi su qualche tavolino europeo, con rapporti piuttosto vaghi e indiretti con la produzione e la conservazione reale della cultura viva del popolo ebraico, si tratta di un tema discutibile, che sembra rispondere più che alla sfida dell’elaborazione dei tratti più propri e più vitali di un popolo, a un’idea di cultura come intrattenimento o industria culturale o al massimo produzione antropologica. Ma forse proprio per questo, per la sua indiscutibile facilità e per il suo probabile successo, esso richiede di essere almeno un po’ pensato e discusso.

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Suicidarsi “come ebrei”

Sulla difesa della vignetta antisemita di Vauro da parte di Gad Lerner

Ugo Volli

Cari amici, qualche volta faccio fatica a capire. Non capisco come ci sia della gente nel mondo ebraico che si schiera “come ebreo” dalla parte di chi non attende altro che di tagliar loro la gola. Li conosciamo tutti. Volete qualche esempio? Leggete qui: «Come ebreo mi vergogno di Sharon», un testo datato 2002, quando le bombe straziavano autobus ristoranti e mercati in tutta Israele.

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Come ti demonizzo gli ultra-ortodossi

Ugo Volli

Penso che sia importante raccogliere l’invito di Guido Vitale a discutere del problema del rapporto fra Israele e gli haredim che si è imposto all’attenzione pubblica in questi ultime settimane. Anche se sperabilmente non dovremo assistere subito a nuovi episodi intollerabili come l’aggressione a una bambina “vestita troppo immodestamente” e la sfilata di persone travestite da prigionieri dei Lager nazisti per protestare contro lo Stato ebraico, il problema dell’insofferenza di settori “ultraortodossi” alle regole della società israeliana è destinato a durare e a rinnovarsi. Non credo però che il problema sia solo la “modestia” come valore ebraico: nessuno in Israele, credo, ha tentato di proibire pratiche di modestia sia pur molto lontane dalle abitudine occidentali come la parrucca per le donne sposate o gli indumenti caratteristici degli haredim. Sono loro – o meglio alcuni di loro – a voler imporre a tutti gli altri certe loro abitudini: come gli autobus e i marciapiedi separati per genere o la proibizione della voce femminile nelle cerimonie militari.

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Marx e il suo odio antiebraico

Ugo Volli

Ho scoperto con qualche meraviglia su questo sito (Moked.it NdR) che c’è ancora chi loda Marx come saggio interprete dell’ebraismo, o magari come suo diffusore, per aver distinto nella sua operetta giovanile destinata al nostro popolo fra “ebrei mondani” e “ebrei di Shabbat”. Penso che la cosa meriti un approfondimento, perché si tratta di un pregiudizio pericoloso, che ha travolto generazioni di ebrei e migliaia di comunità. Dal punto di vista quantitativo, proprio a partire da questi testo di Marx e da prodotti analoghi, il comunismo è stato per il mondo ebraico orientale un male di dimensioni analoghe a quello del nazismo.

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Il secolo ebraico e l’assimilazione

Ugo Volli

Com’è potuto accadere che in meno di due secoli, proprio mentre molti ebrei godevano (ovviamente ad eccezione dei luoghi e dei tempi dei pogrom e della Shoah) della maggiore libertà e prosperità della storia, l’ebraismo europeo nel suo complesso sia avvizzito e si sia frantumato come un albero colpito dal fulmine? Decadenza non solo demografica e della pratica religiosa, com’è ovvio, ma anche della sua identità collettiva, della sua produzione autonoma, della sua autoconsapevolezza.

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Riccardo Pacifici, votare per lui è votare per Israele

Per capire la misura della vittoria di Riccardo Pacifici, confermato ieri Presidente della Comunità Ebraica di Roma anche con il nuovo sistema elettorale, proponiamo l’endorsement del presidente di Lev Chadash

Ugo Volli

Cari amici, sapete quella vecchia storiella del Robinson Crusoe ebreo? Naufrago da vent’anni, finalmente salvato, fa visitare ai suoi soccorritori la sua isola: “questi sono i campi, questa la cucina con i piatti per il latte e quelli per la carne, questo il laboratorio di fisica che mi sono costruito, questo il forno per il pane azzimo… e queste sono le mie due sinagoghe.” Perché due, scusi, lei è sempre stato qui da solo, che se ne fa di due sinagoghe? “Mah, una è quella dove vado a pregare, l’altra quella coi riti sbagliati cui non parteciperei per nessuna ragione al mondo!” Da sempre gli ebrei sono così, un popolo piccolissimo che ha la passione di discutere, anche a costo di dividersi: Giuseppe e i fratelli, Mosé e Korach, il regno di Israele e quello di Giuda, il talmud (che di per sé è il verbale di una interminabile e accanita discussione virtuale) di Gerusalemme e quello di Babilonia, Askenaziti e Sefarditi….

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