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Caro Presidente, il voto all’Unesco ha ferito gli ebrei

Unesco, lettera aperta al capo dello Stato. Un testo che dà voce autorevole a un ampio schieramento degli ebrei in Italia

Noemi Di Segni

noemi-di-segniIllustre Presidente Mattarella,
il momento della sua partenza per l’attesa visita in Israele, la prima nel suo mandato di Presidente della Repubblica, è ormai vicino. Alla vigilia di questo importante appuntamento, vorrei condividere in questo messaggio i nostri sentimenti di ebrei italiani, cittadini che credono nella pace e nel progresso.

La sua visita si annuncia intensa e carica di significati, volta a riaffermare la storica amicizia che lega lo Stato ebraico all’Italia, ai suoi rappresentanti, al suo popolo, alla sua cultura. Italia e Israele sono oggi al fianco in molte sfide. Collaborano strettamente sul piano istituzionale, e questo viaggio ne è la più alta conferma, ma la cooperazione si estende anche in molti altri campi.

Un flusso continuo di persone, idee e progetti che rafforza un comune impegno al servizio dell’intera collettività e del suo benessere economico, intellettuale, spirituale. Un vissuto plurimillenario, che tra ebraismo e cristianesimo, tra Gerusalemme e Roma, due capitali della civiltà mediterranea, testimonia un confronto vivo, talvolta contrastato, ricco di storia, di vicende, di speranze talvolta tradite, di conquiste che hanno spesso un risvolto quasi miracoloso.

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Un vento nuovo all’Ucei?

Fatta la tara alla retorica vetero-femminista, la vera novità è che il nuovo presidente Ucei cambia finalmente registro lessicale. Entra la parola “famiglia”, assenti le parole “shoah” e “memoria” e soprattutto una seconda e felice citazione ebraica, quella di Ruth e Noemi, dopo le Massime dei Padri, ricordate subito dopo l’elezione. Vuoi vedere che i politici ebrei sanno anche dire qualcosa di “ebraico”? (Kolòt)

Paolo Conti

noemi-di-segniNoemi Di Segni, 47 anni, nata a Gerusalemme e romana d’adozione, è il nuovo presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Torna una donna alla guida dell’ebraismo italiano: «È il risultato di un lavoro di 4 anni realizzato da un gruppo di donne all’interno dell’Unione. Come succede per gli alberi, c’è voluto tempo per vedere i frutti».

Lei idealmente succede a Tullia Zevi, presidente dell’Unione dal 1983 al 1998.

«È un onore confrontarmi con la straordinaria eredità di Tullia Zevi che ha guidato l’Unione svolgendo un lavoro fondamentale in anni di sfide faticose. Necessariamente diverse da quelle di oggi che hanno come sfondo le nuove tecnologie e il loro uso, l’integrazione, il dramma del lavoro, l’identità europea in crisi».

Quale valore aggiunto può portare una donna in un incarico molto delicato come quello di rappresentare un ebraismo italiano compatto ma insieme diversissimo?

«C’è il valore particolare delle donne: il loro saper tutelare e salvaguardare il nucleo familiare. Io ho tre figli e so bene quanto sia essenziale. Nella mia famiglia però tutte le donne non solo hanno avuto rapporti familiari forti ma hanno sempre consolidato il loro percorso personale affrontando studi universitari e inserendosi nella vita pubblica e nelle istituzioni. In Israele, l’uguaglianza tra uomini e donne è un dato acquisito: l’importanza di quella parità apparteneva alla matrice sociale degli anni in cui nacque lo stato di Israele. Anche in Italia sono stati compiuti molti passi in avanti ma le sfide restano numerose. Una donna alla presidenza dell’Unione può trasferire il proprio momento familiare a una famiglia più allargata, quella dell’ebraismo italiano, trasmettendo con passione l’affetto per la comunità con spirito di servizio. Il mio non è un “lavoro”, ma un incarico gratuito in un ente che notoriamente non è lucrativo». Continua a leggere »

Unione delle Comunità Ebraiche, Noemi Di Segni alla presidenza

Nata a Gerusalemme, romana d’adozione, 47 anni, Noemi Di Segni è da oggi il nuovo presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

noemi-200x140Assessore al Bilancio nel passato quadriennio di governo UCEI, Di Segni ha ottenuto l’incarico nel corso della prima riunione del nuovo Consiglio dell’Unione, formatosi in seguito alle designazioni dei singoli Consigli comunitari e dalle consultazioni elettorali svoltesi nelle Comunità di Roma, Milano, Firenze, Livorno e Trieste in data 19 giugno.

“Rimarcare ancora di più il contributo valoriale che l’ebraismo italiano offre e condivide con la società esterna e il modo in cui l’ebraismo stesso è riconosciuto e tutelato. Ma la sfida è anche verso l’interno, il reciproco rispetto e la capacità di ascolto. È fondamentale – ha spiegato Di Segni in un recente intervento sul mensile UCEI Pagine Ebraiche – mantenersi ed evolversi nel rispetto e nella valorizzazione delle peculiarità culturali e ritualistiche di ogni comunità esistente, dell’emergente presenza ebraica nel Meridione, al contempo ridefinendo modelli di gestione e di governance che siano in grado di offrire e sostenere le molteplici esigenze”.
Presentatasi al voto in qualità di capolista del gruppo “Benè Binah”, formazione che un significativo consenso ha ottenuto tra gli ebrei romani, Noemi Di Segni succede a Renzo Gattegna, per 10 anni al vertice dell’ebraismo italiano.

Intervenendo tra l’altro nel corso della mattinata, Noemi Di Segni aveva affermato:

“Viviamo la nostra vita quotidiana correndo e curando i nostri affetti personali, ma sappiamo già – dai più piccoli ai più grandi – che la densa nuvola nera è arrivata anche sui cieli dell’Europa. E le sfide che abbiamo da anni imparato ad affrontare, come israeliani, come ebrei e come Comunità, sono divenute sfide anche dei Governi e delle Istituzioni europee.
L’Europa, dopo la tragica esperienza della seconda guerra mondiale, aveva finalmente capito la necessità di agire all’unisono per difendere i valori fondamentali di libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. La cronaca di questi giorni dimostra purtroppo che è entrata in crisi la stessa identità dell’Unione Europea, all’interno della quale, ormai, nessuno può più dirsi al sicuro.

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Elezioni Ucei a Milano. Intervista al co-presidente Raffaele Besso

Presidente Besso, perché si candida per l’UCEI?

Raffaele-BessoLo faccio per sostenere gli interessi della Comunità ebraica milanese e di tutte le Comunità ebraiche italiane. E’ a Roma che molte cose vengono decise, e per questo dobbiamo essere presenti. Basti un dato: è in sede Ucei che si decide la destinazione dei 5 milioni di euro raccolti con l’8 per mille.

La sua lista Wellcommunity in cosa si differenzia dalle altre?

Per la concretezza: non ci interessano le dispute ideologiche. Per questo ci siamo rifiutati di entrare nella polemica sulle conversioni. Non essendo di competenza UCEI, sarebbe stato come parlare dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Si può essere d’accordo o meno, ma non riguarda chi sarà eletto domenica 19. Non solo. Mi spiace registrare che tale dibattito ha distolto l’attenzione dai problemi su cui invece possiamo incidere come UCEI: educazione ebraica, sostegno ai bisognosi e sicurezza per Israele e per gli ebrei italiani.

Concretamente, cosa farete una volta all’UCEI?

Educazione ebraica, prima di tutto. Senza cultura ebraica i numeri ci dicono che rischiamo di scomparire dalla nostra penisola. E’ essenziale che la formazione ebraica si rivolga a tutte le comunità, grandi e piccole perché crediamo sia un dovere delle grandi comunità occuparsi delle piccole.

In tal senso una riorganizzazione dell’UCEI è doverosa. Educazione significa però anche e soprattutto investire sempre di più sui giovani e sulle scuole, per cui stiamo già lavorando a progetti per dedicare il 20% delle risorse dell’8 per mille alle scuole (che per Milano vorrebbe dire 350 mila euro in più all’anno) a un progetto in itinere al Ministero dell’istruzione volto ad un maggiore supporto economico dello Stato alle nostre scuole. Il mio sogno è riuscire a abbassare le rette della scuola. E’ giusto onorare il passato e continueremo a farlo, ci mancherebbe. Ma il futuro dell’ebraismo italiano sono i nostri ragazzi.

Qualche idea in particolare sui giovani?

Rilanciare (che vuole dire investire soldi) le attività che permettano l’incontro tra tutti i giovani ebrei italiani. Penso agli incontri estivi e invernali per tutte le classi di età, con un occhio particolare ai giovani delle piccole comunità che spesso e volentieri non hanno mai visto più di 10 ebrei insieme. Ma perché non pensare anche a incontri durante l’anno scolastico con visite nelle grandi comunità? O, per i più grandi, agevolare la creazione di start up tra ragazzi delle diverse Comunità. Facciamo di tutto insomma per farli incontrare, anche in questo modo si contribuisce a fare nascere nuove famiglie ebraiche.

Dopo l’educazione ebraica, non possiamo non chiedere anche del vostro secondo punto forte: Israele.

I recenti attentati ci confermano quanto diciamo da tempo. La difesa di Israele è essenziale per noi come per tutto l’Occidente. Smettiamo di illuderci che prendendo le distanze da Israele ci risparmieranno. Noi siamo ebrei come tanti israeliani, e la battaglia culturale è la stessa: da Orlando a Gerusalemme, passando per Buxelles e Parigi l’odio del radicalismo islamico va spento perché colpisce tutti. Per questo proponiamo uno stop per legge alle iniziative di boicottaggio contro Israele da un lato, e una maggiore attenzione agli interlocutori islamici che lo Stato italiano si sceglie dall’altro. Visti i tempi in cui viviamo, non possiamo permetterci errori e dobbiamo lavorare con rappresentanti dell’islam al di sopra di ogni sospetto.

Infine, come si fa talvolta agli esami, scelga un argomento a piacere.

Vorrei spendere due parole per un tema tanto importante quanto noioso. Per portare avanti le nostre idee abbiamo bisogno di eleggere tutte le persone della nostra lista. Raccomando dunque agli elettori di esprimere tutte e cinque le preferenze di cui dispongono, distribuendole a loro scelta tra i nostri sette candidati. Attenzione a non fare l’errore di dare solo una o due preferenze, altrimenti rischiamo di eleggere solo uno o due candidati. Per contare all’UCEI, abbiamo bisogno di essere eletti tutti e sette. Solo così potremo difendere con forza le idee che abbiamo sopra esposto.

Che cosa tiene in vita una Comunità Ebraica?

Riassunto delle puntate precedenti: A seguito dei commenti dell’Assemblea dei Rabbini Italiani (Ari) alla sua relazione (“Mare Aperto”) di fine mandato come Presidente Ucei, Renzo Gattegna ha pubblicato ieri sul sito dell’Ucei una nuova lunghissima nota. Un ex Consigliere Ucei di Milano propone una mediazione.

Raffaele Turiel*

TurielCaro Renzo, ho letto il tuo intervento odierno e vorrei approfittarne per gettare lo sguardo oltre la querelle con la Rabbanut. Nutro rispetto ed uso franchezza nei tuoi riguardi, non sono certo di poter esserci domani. Premetto che quando i Rabbanim si esprimono non mi sento in trincea perché non li considero una controparte, ma l’Autorità che deve ispirare le nostre scelte di amministratori. Questo è quanto vedo nel comunicato dell’ARI.

Ti confesso che il comunicato pubblicato su Kolot è diventato un mio piccolo oggetto di culto; l’ho  letto più volte e non cessa di sorprendermi per almeno due motivi. Il primo è presto detto: non avevo dato (colpevolmente, pur con il rispetto che porto a te ed alla tua funzione) grandissimo rilievo al tuo discorso di commiato. Le questioni che avevano assorbito la mia attenzione, nel corso dell’ ultima riunione del Consiglio uscente, erano state altre, segnatamente la difficile situazione della Comunità Ebraica di Roma.

Il tuo discorso mi era apparso quello che doveva essere, ecumenico al punto giusto e neppure particolarmente autocelebrativo. Certamente non poteva mancare il passaggio di stampo riformista, riferito alla necessità di abbandonare chiusure e isolamenti a favore di una maggiore integrazione, ma senza dire quali e richiamando i “classici” valori universali, il messaggio finiva per stemperarsi e ridursi, per quel che è stata la mia percezione, a poco più di una clausola di stile.

Un intervento consono ad un Presidente laico e moderato quale sei, perché i riformisti che abbandonano il terreno delle considerazioni generali e si spingono ben più in là, finiscono in genere per approdare a  due tipologie di apertura dalla quali mi sento distante mille miglia: quella “religiosa” (riformare l’alachà vetusta, convertire senza troppo esigere da singoli e famiglie, tornare al buon tempo che fu, pur se sempre più falcidiati dall’ assimilazione galoppante) e quella “politica”, più recente nel tempo (sostenere Israele, ma con tutti i distinguo che dipendono da questo o quel governo, apparire credibili alle istituzioni ed ai non ebrei perché capaci di prenderne le distanze).

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Rabbini italiani: Il presunto “isolamento” è solo un mito

Durissimo comunicato dell’Assemblea Rabbinica in risposta alla relazione conclusiva del presidente Ucei uscente, Renzo Gattegna

ARI LogoNell’ultima riunione del Consiglio UCEI, il Presidente avv. Gattegna, al termine del suo mandato  di dieci anni di presidenza, ha letto una relazione conclusiva. Desideriamo in primo luogo esprimere la nostra gratitudine per l’impegno disinteressato di tutti i Consiglieri e in particolare al presidente uscente, che non intende continuare la sua attività, per la sua lunga militanza disinteressata e appassionata a favore dell’ebraismo italiano. Il rispetto e la gratitudine sono fuori discussione ma questo non può cancellare opinioni e visioni anche molto diverse, valutazioni critiche di  impostazioni e risultati che devono fare parte di un sano dibattito per il bene comune. È proprio quanto lo stesso presidente afferma nel suo invito al dialogo che deve essere condotto rifiutando estremismo, demagogia, provocazione e demonizzazione dell’avversario, regola che ovviamente  deve valere per tutti.

Per questo spirito dialogico riteniamo che non possano essere passate sotto silenzio alcune affermazioni contenute nella relazione del presidente. Da questa sembra emergere, come punto centrale del messaggio, il rifiuto del l’isolamento contro “le forme di chiusura e ripiegamento in se stessi, adottate nei secoli scorsi dai nostri antenati per autodifesa ” e che, a detta del presidente, “appaiono superate, inutili e dannose in un mondo globale nel quale confini e barriere si sono fortemente affievoliti e non esistono più microcosmi impenetrabili e incontaminabili“. Desideriamo premettere che il giudizio espresso sulle strategie adottate in passato dai nostri Maestri per mantenere vivo e vitale l’ebraismo, preservando negli ebrei un’identità  forte e una dignità tenace,  ci pare approssimativo e fuorviante rispetto a quanto possiamo tuttora recepire del loro esempio e insegnamento. A parte questo punto preliminare, ciò che ci preoccupa nell’impostazione  del messaggio del presidente uscente è prima di tutto la centralità di questo discorso, che sembra l’ unico tema programmatico. La realtà critica dell’ebraismo italiano che si contrae demograficamente ogni giorno dovrebbe essere al centro di una relazione presidenziale e di qualsiasi progettazione comunitaria e dell’UCEI. Spostare l’attenzione al confronto con l’esterno pone delle serie domande. E non si dica che la preoccupazione per il nostro interno e il nostro futuro è ovvia e implicita. O peggio che “l’uscita dal l’isolamento “, quando poi questo isolamento è solo un mito, rappresenti la cura del problema.

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Milano Ucei. Voglia di ricambio, parte seconda

Riproponiamo, senza alcun consenso da parte dell’autore, un articolo pubblicato alla vigilia delle elezioni per la Comunità ebraica di Milano del 2015 perché crediamo sia utile rinfrescare la memoria prima della presentazione delle liste per le prossime elezioni per il Consiglio Ucei. La proposta è assolutamente trasversale e apolitica.

La Comunità Ebraica a Milano va alle elezioni anticipate dimenticando, con molta ipocrisia, il grande furto di cui è stata vittima. Ecco il manifesto di un Assessore che ha deciso di farsi da parte e invita altri a farlo.

Guido Osimo*

Tre ScimmieDomenica 22 marzo la Comunità Ebraica di Milano andrà alle urne, per eleggere il suo prossimo Consiglio. Il primo passo è la presentazione delle liste elettorali; e a mio parere è anche uno dei più importanti. Negli ultimi trent’anni la Comunità è stata amministrata in modo spesso inefficiente; la cartina di tornasole di questa grave inefficienza è stata naturalmente il cosiddetto “caso Lainati”. Tale caso è esploso nel 2014, in seguito al licenziamento del direttore amministrativo della Comunità Sergio Lainati, che è ora accusato di avere sottratto alle casse comunitarie parecchi milioni di euro.

Lainati è stato assunto in Comunità nel 1982; e un’attenta analisi dell’attività di Consiglio e di Giunta di questi trent’anni mostra che la resistibile ascesa di Sergio Lainati ai vertici amministrativi della Comunità è stata favorita in alcuni snodi importanti da una gestione politica approssimativa.

Allo stato attuale, non vi sono elementi per ipotizzare alcun tipo di responsabilità penale dei vertici politici e gestionali della nostra Comunità in questa vicenda. Ma a mio parere la questione è ben diversa quando si tratta di discutere le responsabilità politiche e – vorrei dire – etiche. Qui le responsabilità ci sono certamente, ed esiste anche un modo molto semplice per affrontarle.

A mio parere nessuna persona che abbia ricoperto le cariche di Presidente, Assessore alle Finanze, Assessore al Personale o Segretario della Comunità, dal 1982 fino al momento in cui l’attuale Presidente (Walker Meghnagi), l’attuale Assessore alle Finanze (Raffaele Besso), l’attuale Assessore al Personale (Claudia Terracina) e l’attuale Segretario (Alfonso Sassun) hanno scoperto gli ammanchi di cui si è reso responsabile Sergio Lainati, dovrebbe ripresentarsi alle prossime elezioni.

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