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L’ora del Talmud

Francesco Lucrezi

lucreziÈ stato già sottolineato l’eccezionale rilievo, sul piano culturale, del mirabile progetto della traduzione in italiano del Talmud. Ciò che va ancora evidenziato è come tale opera, oltre a dare un enorme contributo alla conoscenza della tradizione e della cultura ebraica, sia certamente destinata a determinare un profondo e duraturo impulso sul piano della ricerca storico-giuridica, i cui effetti potranno essere compiutamente misurati, verosimilmente, solo negli anni e nei decenni a venire. Questa traduzione, infatti, permetterà a generazioni di studiosi dei diritti antichi, nonché di diritti positivi, di filosofia del diritto e di comparazione storico giuridica, di acquisire una conoscenza diretta – sia pure mediata dal filtro della traduzione – di un corpus giurisprudenziale di straordinaria importanza, che spicca, nel panorama universale delle fonti del diritto, per la sua assoluta unicità, che è poi la stessa unicità della posizione occupata, tra tutte le esperienze giuridiche antiche e moderne, dal diritto ebraico: unico, tra tutti i diritti dell’antichità, a essere ancora, a tutti gli effetti, un diritto vivente, alimentato da un patrimonio sapienziale di incomparabile ampiezza – in gran parte inesplorato extra moenia -, nel quale fonti e interpretazioni antiche e moderne si intrecciano in un continuum senza cesure né soluzioni di continuità.

La conoscenza del Talmud permetterà a fasce sempre più ampie di studiosi di toccare con mano la peculiare realtà di un sapere giuridico che, a distanza di millenni, resta, a tutti gli effetti, ancor oggi un diritto positivo, oggetto di concreta interpretazione e applicazione in tutti i luoghi del mondo dove esistano batè ha-midràsh, yeshivòt e batè din, scuole, accademie e tribunali rabbinici deputati allo studio e all’attuazione della halachah, conformemente alla lettera del testo mosaico e alla tradizione dell’interpretazione rabbinica. Continua a leggere »

Ma è veramente “impossibile” tradurre il Talmud?

Sandro Servi*

Sandro ServiÈ stato detto recentemente che “tradurre il Talmud è impossibile quanto tradurre la Torà”. Giusto, come si potrebbe anche sostenere che “dipingere un fiore è impossibile”, o “descrivere un amore è impossibile”. Tuttavia queste operazioni vengono compiute: operazioni parziali, imperfette, ma non disutili.

Chi potrebbe affermare che l’immenso lavoro portato a termine in cinquant’anni da rav Adin Even Israel (Steinsaltz) con la sua traduzione in ebraico moderno, o che l’altrettanto ciclopico lavoro degli editors della ArtScroll, nella loro edizione americana, non abbiano avuto un impatto rivoluzionario sull’ebraismo mondiale aprendo le porte del Talmud a decine o centinaia di migliaia di studiosi, o di semplici studenti?

Più banalmente, chi di noi – e siamo tutti convinti che la Torà sia intraducibile – potrebbe sostenere che la traduzione della Bibbia in oltre 2500 lingue non abbia cambiato la Storia dell’Umanità?

Tradurre il Talmud è un’impresa enorme: non so se, e quanto, noi ci riusciremo. È una sfida culturale entusiasmante. Non a caso tutti i redattori il cui lavoro sto coordinando, fra tutte le difficoltà, e anche le frustrazioni, dovute ai tanti ostacoli da superare, tutti, mi dicono che, passata la prima fase di stupore e di timore, vengono presi da una passione, da una gioiosa commozione che permette loro di superare le fatiche e i disagi del loro lavoro, umile e insostituibile.

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Talmud Gets New Italian Translation

Ambitious project, possibly first of its kind headed by a woman, will present initial completed volume on April 5 at ceremony hosted by the country’s president.

Anna Momigliano

TLM Marchio16 200In 1553, the authorities in Rome burned all the Talmuds they could find in a Counter-Reformation crackdown on Jews. But now, nearly half a millennium later, the Talmud is once again being translated into Italian in an ambitious project funded by the Italian government.

The first translated volume, the Rosh Hashanah tractate, will be presented on April 5 during a ceremony in Rome hosted by Italian President Sergio Mattarella. The book is being published by La Giuntina, a company that has specialized in Jewish texts since 1980, and will be available in bookstores the same day.

“Publishing the Talmud is a great honor, but also a very hard job,” said La Giuntina’s Shulim Vogelmann, in an email interview with Haaretz. The Talmud, given its length, challenging language and unique format – in which primary text and commentary dance around each other – is considered particularly difficult.

The translation project began in 2010, when Clelia Piperno, a law professor at the University of Rome, approached the Italian Ministry of Education, Universities and Research with the idea, and then-Education Minister Mariastella Gelmini agreed to allocate 5 million euros ($5.6 million) to the project.

“The Talmud is a vast source of knowledge and we wanted it to be available for everybody,” Piperno told Haaretz via telephone. She noted that the Talmud is the first example of the simultaneous presentation of written law and its related commentary in history, and that having it translated into Italian “would enrich Italy’s culture.” Seventy translators and 20 additional researchers – including computer programmers, linguists and rabbis – worked relentlessly on the project, which involved the Institute of Computational Linguistics, a public institution at Italy’s National Research Council, and the country’s Union of Jewish Communities.

Piperno led the project, while Rome’s chief rabbi, Riccardo Di Segni, served as chairman. “It’s probably the first Talmud project headed by a woman, and it was great working with a rabbi who wasn’t afraid of working with women,” Piperno said.
She couldn’t offer an estimate as to how long the whole translation will take, when the next volume will be completed, or how many volumes will ultimately be printed.
“It took Adin Steinsaltz 50 years to complete the job,” she said, referring to the Israeli scholar who began translating the Talmud into modern Hebrew in 1965 and completed the work in 2010. “But we’re working faster [than Steinsaltz] because we have very innovative software.”

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La summa del pensiero ebraico finalmente disponibile a tutti

Il rabbino Riccardo Di Segni: “Un progetto culturale grandioso reso possibile anche grazie all’intervento delle istituzioni dello Stato”.  In libreria il primo volume

Elena Loewenthal

TLM Marchio16 200In ebraico si chiama Torah she beal peh, «Torah che sta sulla bocca». Ma la tradizione orale dei figli d’Israele è un immenso corpus scritto, redatto lungo una catena di secoli. Il suo cuore è il Talmud, parola ricavata da una radice che significa «imparare» e «insegnare»: «ho imparato molto dai miei maestri», dice un rabbino, ma ho imparato di più dai miei allievi».

Di Talmud ne esistono due, uno di Gerusalemme e uno di Babilonia, che è quello per antonomasia, arrivato intorno al V-VI secolo nella sua forma attuale: 5422 pagine fitte. Summa di fede scritta in due lingue, ebraico e aramaico, il Talmud contiene prima di tutto materiale legale, ma non è estraneo a nessun campo dell’antico sapere, dall’astronomia alla medicina. La sua forma è quella del verbale di discussione, di un «domanda e risposta» che parte dal versetto biblico e procede all’infinito. Testo aperto per eccellenza, il Talmud si legge con un metodo non dissimile da quello della pagina web con i suoi rimandi, cioè i link, in un continuo cammino di interpretazione.

Il progetto della prima traduzione in italiano del Talmud è siglato in un protocollo di intesa fra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Miur, Cnr e Unione delle Comunità Ebraiche Italiane il 20 gennaio del 2011. Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità di Roma, medico e studioso, è il presidente del consiglio di Amministrazione nonché del comitato di coordinamento di questa opera davvero immensa.

Come è nato questo progetto, rav Di Segni?

«Quasi per caso. Mi sono detto: proviamo a proporre la traduzione del Talmud in italiano. Sotto sotto ero convinto che si trattasse di una missione impossibile. Ho avviato sondaggi informali, e mi sono reso conto che c’era un reale interesse da parte delle istituzioni dello stato. Questo sostegno è stato fondamentale. Così ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo su uno staff capace. Ora abbiamo una squadra di circa cinquanta studiosi fra traduttori esperti, traduttori in formazione, istruttori, redattori. E’ davvero una operazione enorme, ma anche innovativa. Abbiamo costruito un apparato di note e di schede illustrative fatto apposta per entrare in questo universo religioso, culturale, intellettuale». Continua a leggere »

Rabbini e leadership

Discorso  al pranzo annuale dell’Israel Institute for Talmudic Publications, Gerusalemme, 23 Kislev 5774  (25 novembre 2013). Il rabbino Steinsaltz, nato a Gerusalemme nel 1937, è anche filosofo e studioso di fisica, chimica, matematica e sociologia. Ha fondato nel 1965 l’Israel Institute for Talmudic Publications, e ha tradotto il Talmud in ebraico moderno, francese, russo e spagnolo. È stato insignito di diverse lauree honoris causa.

Rav Adin Steinsaltz

Adin SteinsaltzIl “Santo Ebreo” di Pryzucka (Rabbi Yaacov Yosef Rabinovich, 1766-1813) disse un tempo: “All’inizio ci furono i profeti, ma D. vide che la situazione si andava deteriorando, e che i profeti non erano più come prima. Quindi la profezia cessò, e i profeti furono rimpiazzati dai Saggi della Mishnà e del Talmud. Dopo un po’ di tempo anch’essi andarono in declino, e D. mandò i Geonim, ma anch’essi in seguito cominciarono a peggiorare. I Geonim furono allora seguiti dai Grandi Rabbini, i Rishonim e gli Akharonim, ma anch’essi persero di valore. Così D. mandò i Rebbe chassidici, ed ora” disse il Santo Ebreo, “vedo che anche questi vanno deteriorando, ma non so cosa verrà dopo”.

Questa dichiarazione non vale solo per i mutamenti della realtà, ma anche a proposito del fatto che il popolo ebraico in ogni generazione ha avuto dei leader. Non parlo di leadership politica: ci sono capi politici con grandi poteri in mano, ma alla fine anche la memoria dei grandi dittatori svanisce, e diventano come le miriadi di soggetti che ai loro occhi non erano che granelli di polvere. Cosa è rimasto, per esempio, di Nimrod, il capo politico supremo ai tempi del nostro Patriarca Abramo? Forse poche leggende, magari neppure.

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Chouchani, il santo rabbino che un giorno sparì nel nulla

Baharier rievoca la vita del mitico «clochard lunare» Protagonista La personalità del protagonista fa pensare a una parabola trasparente e affascinante: «La leggenda del santo bevitore» di Joseph Roth

Aldo Grasso

Baharier«Qualcuno in quei tempi lontani, di Chouchani trattenne l’eccezionalità, il suo essere il meglio, e in essa si consolò. Chouchani accecava ogni individuo che incontrava. Solo collettivamente, insieme, quei reduci facevano schermo e riuscivano al di là delle scintille, e per mezzo di queste scintille, a coglierne l’essenza: la claudicanza». Chi è questo monsieur Chouchani (si pronuncia Sciuscianì)? È una figura gigantesca, e profondamente enigmatica, giusto per accrescerne il carisma. L’aspetto trasandato, quasi repellente, da clochard, i pochi che l’hanno conosciuto lo descrivono come un genio talmudico: sapeva tutto, di ogni materia. Di lui Emmanuel Lévinas ha detto: «Incontrarlo era come entrare in contatto con un genio nel senso assoluto della parola; era un uomo che poteva tenere insieme un numero molto vasto di idee senza essere soggetto alla costrizione di condurle a un esito conclusivo. Era come se il Talmud fosse presente dentro di lui, incorporato, vivente».

Dopo appena poche pagine de La valigia quasi vuota di Haim Baharier (Garzanti), abbiamo la certezza di trovarci di fronte a un essere indistruttibile, vocato a eterne interpretazioni (come vuole il Talmud), a torsioni di significato, uno di quei rari personaggi che camminano sul crinale fra storia e leggenda. Nello sconvolgimento che suscita, Chouchani è una grande occasione per sfuggire all’opprimente banalità della ragione.

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Prima si bruciava il Talmud, poi l’eretico

Letture per il 9 di av … Affinché sappiano le vostre generazioni… (Levitico 19, 42)

Jehudà Nello Pavoncello (z”l)

Il 9 settembre 1953 si compivano quattro secoli dal giorno in cui venne dato alle fiamme il Talmud pubblicamente in Piazza Campo di Fiori a Roma, dove alcuni anni dopo verrà arso vivo il marrano Josef Saralvo e dove dopo più di mezzo secolo subirà la stessa sorte il pensatore e filosofo Giordano Bruno (v. «dai Canti d’Israele in Italia» a cura di Sh. Bernstein, Gerusalemme 1939 (in ebraico), pp. 47-53). In Italia quella data passò pressoché inosservata, né i giornali e le Riviste allora esistenti ne fecero parola. Non così avvenne in Erez Israel, dove la nefasta data non passò sotto silenzio. In quell’anno, infatti, lo studioso e bibliografico A. Ja’ari, dava alle stampe un volumetto, in lingua ebraica, dal titolo: «Il rogo del Talmud in Italia nel compiersi 400 anni dall’accaduto», nel quale raccoglieva tutto il materiale storico, liturgico e letterario sull’argomento. Questo volumetto mi è stato di guida e di grande aiuto nella compilazione del presente articolo, che altra pretesa non vuole che portare a conoscenza di un pubblico ignaro della lingua ebraica e che non ha la fortuna di leggere i testi nella sua forma originale, i fatti e l’accaduto.

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