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Tag: Storia

Nessuno tocchi gli ebrei – Disse Federico II

La tolleranza del «puer Apuliae»

Cesare Colafemmina

Della tolleranza di Federico II si discute ormai da tempo. E di tanto in tanto l’argomento torna in auge. Nei confronti degli ebrei, in quanto minoranza religiosa, il sovrano svevo si espresse, in due fasi: di allineamento dapprima con la legislazione della Chiesa – e quindi con provvedimenti vessatori -, di distacco e di superamento poi da tale legislazione. La particolare condizione religiosa degli ebrei offrì all’inizio a Federico il destro di utilizzarli per la realizzazione del suo disegno di potere. Parecchie sue disposizioni nei loro confronti, infatti, furono dettate da motivi di ordine politico, mirando egli a fondare e gestire l’Imperium di concerto con il Sacerdotium (papato, vescovi, ordini religiosi) che voleva perciò ingraziarsi. Continua a leggere »

Ebrei a Novara

Alberto David

È mai esistita una Novara ebraica? È possibile reperire segni che riconducano a una presenza dei discendenti di Abramo nel territorio novarese? Sono le domande che opportunamente si pongono Rossella Bottini Treves e Lalla Negri all’inizio del loro bel volume Novara ebraica. La presenza ebraica nel Novarese dal Quattrocento all’Età Contemporanea, uscito per i tipi dell’Alterstudio per la stessa volontà del Comune di Novara. Continua a leggere »

Prigioniero del battesimo (storia di Leon Osimo)

Giuseppe Pederiali – Padania Felix, Reggio Emilia, Diabasis 1999, ISBN 88-8103-080-2, p. 52-60.

La sera del 26 gennaio 1778 un bambino ebreo di diciassette mesi, Leon Osimo, entrava nel carcere di Finale Emilia, la possente rocca che era stata fortezza di confine tra Longobardia ed Esarcato, poi castello degli Estensi, loro palazzo di villeggiatura e infine, dopo il passaggio di quella famiglia a Modena, di nuovo avamposto militare e tetro carcere. Continua a leggere »

Ebrei con gli occhi a mandorla. Ecco la «tredicesima tribù»

La « Piccola Vienna » di Shanghai: per molti fu un rifugio dal nazismo

Giorgio Pressburger

Fino a poco tempo fa, quando mi facevano domande sull’ Europa centrale, rispondevo con il paradosso secondo il quale, in realtà, l’ Europa centrale si trovava ovunque, tranne che in India e in Cina. Infatti, le migrazioni forzate di numerose famiglie, soprattutto ebraiche, fuggite nel Novecento in America, in Australia, in Africa, hanno portato la cultura centroeuropea in molte parti del nostro pianeta. Pensavo che solo i due colossi asiatici facessero eccezione. Ultimamente un viaggio fatto in Cina mi ha persuaso del contrario. A Shanghai, città di quattordici milioni di abitanti della Cina sudorientale, è esistita, fino al secondo dopoguerra, una folta colonia di ebrei arrivata in tre ondate successive. La prima, nell’ Ottocento, da Bagdad, l’ oggi martoriata città dell’ Iraq, la seconda, all’ inizio del Ventesimo secolo, soprattutto dalla Russia zarista, in seguito ai sanguinosi pogrom , la terza al tempo delle persecuzioni naziste, dalla Germania, dalla Polonia e da altri Paesi della famosa e famigerataMitteleuropa. Nel 1944 questa « colonia » contava circa quarantamila anime, tante quanti sono tutti gli ebrei nell’ Italia di oggi. Il quartiere dove questi ebrei si erano installati ancora adesso si chiama con il nome eloquente di « Piccola Vienna ». Continua a leggere »

Da Freud a Einstein gli ebrei geniali perché perseguitati

Albert Einstein, Sigmund Freud, Leonard Bernstein, Saul Bellow erano predisposti al genio in quanto ebrei, vittime per secoli di pogrom e discriminazioni? È questa la provocatoria conclusione di uno studio di antropologi dello Utah che hanno messo in relazione l’intelligenza altamente sopra la media degli ebrei ashkenazi alle persecuzioni da questo gruppo subite nel corso dei secoli.

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Gli ebrei in Italia dall’antichità ai giorni odierni

MONACO – Il 16 e 17 giugno scorsi si è svolto presso l’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera un importantissimo congresso internazionale su “Gli ebrei in Italia dall’Antichità ai giorni odierni: tra ghetto e integrazione”, promosso dal Dipartimento di Storia Europea del XIX e XX secolo e dal Dipartimento di Storia e Cultura ebraica, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura, della Fondazione Fritz Thyssen per il progresso scientifico e del Circolo degli Amici della Cattedra di Storia e Cultura ebraica. Continua a leggere »

Verso Gerusalemme

David Bidussa

Non è facile definire che cosa sia l’ebraismo. Certo se si ritiene che l’ebraismo sia una religione che ha regole precise e che si riconosce in base all’osservanza di quelle regole, definirlo e riconoscerlo è allora alquanto semplice. E’ sufficiente aprire dei testi, mettere insieme e comparare ciò che nei testi è contenuto, scegliere i commenti più autorevoli. Da questa immagine si ricava che l’ebraismo è un costrutto culturale che stabilisce regole comportamentali e che nel tempo consente di conformare comportamenti a principi. Gli ebrei sono coloro che si comportano in un certo modo e che si conformano a un modo di agire. Pensano perché fanno. Ovvero: sono qualcuno (soprattutto sono riconoscibili) perché preliminarmente agiscono secondo regole pratiche e pragmatiche che nel momento stesso in cui vietano e consentono, o permettono, costruiscono la personalità culturale di un individuo o di un insieme di individui. E’ una risposta plausibile, sostenibile, ma non credo che sia l’unica da considerare. Continua a leggere »